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Tra Brindisi e San Vito dei Normanni discarica di rifiuti speciali.13 indagati e area sequestrata
15 mila tonnellate di materiale proveniente da aree inquinate di Taranto e non solo

BRINDISI (Italy) - Tredici persone sono indagate, a vario titolo, dalla Procura di Brindisi nell'ambito di un'inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti tossici. In particolare, sarebbero quattro le societa' coinvolte nell'indagine che ha portato al sequestro di 17 autotreni e di un impianto di Mesagne (Br) per lo smaltimento dei rifiuti.

Secondo le indagini dei carbinieri del NOE di Lecce, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, sarebbero state scoperte gravi irregolarita' nelle procedure di smaltimento dei fanghi dell'ex 'Belleli' di Taranto, azienda chiusa nel 2000. I carabinieri, lo scorso 26 marzo 2013, avevano rinvenuto e sottoposto a sequestro preventivo una cava dismessa ed un'area agricola di circa 30mila metri quadri a Brindisi, in “contrada Chiusura grande” e localita “Mascava”. Un territorio, questo di Brindisi, già pesantemente martoriato dalla presenza di rifiuti industriali che inquinano aria e falde acquifere.


Secondo i rilievi effettuati sul posto su queste aree erano state illecitamente stoccate e tombate quindicimila tonnellate circa di rifiuti speciali, costituiti da fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Taranto, inerti da demolizioni edili, plastiche e rifiuti ferrosi. Sulla vicenda era stata aperta una inchiesta della Procura di Brindisi per vagliare la posizione di quattro persone: i proprietari della ex-cava e del terreno agricolo, il titolare della societa' di autotrasporti e un autista sorpreso mentre era intento a scaricare i rifiuti in uno dei due siti. Per tutti l'ipotesi di reato contestata e' quella della gestione illecita di rifiuti speciali ed esercizio di discarica abusiva.

Da questa mattina, sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati di cui 12 (8 persone fisiche e 4 giuridiche) destinatarie di provvedimenti di sequestro preventivo a firma del gip Maurizio Saso su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, con contestuale notifica di avviso di garanzia. In particolare, è stato sottoposto a sequestro un impianto di recupero di rifiuti speciali pericolosi e non, di Mesagne che, sulla carta, avrebbe dovuto trattare i fanghi. Da lì i rifiuti sarebbero poi stati portati su alcuni terreni, in violazione della normativa che consente lo smaltimento laddove vi sia una falda acquifera già salinizzata. I sigilli sono stati anche apposti a 17 autotreni e 4 rimorchi, appartenenti a quattro distinte società di San Vito dei Normanni, Massafra e Taranto. Le accuse sono di esercizio di discarica abusiva e gestione illecita di rifiuti. In totale, a quanto emerso, erano state interrate a Brindisi 13.000 tonnellate di fanghi di dragaggio provenienti da operazioni di scavo effettuate fino a una profondità di 15 metri nel porto di Taranto, nell'area ex Belleli, ricompresa nei confini del sito di bonifica di interesse nazionale. Il totale dei fanghi in attesa di smaltimento è di 135mila tonnellate, ancora stoccate nell'area portuale.

I fanghi sequestrati oggi provengono dall'ex area Belleli di Taranto che costeggia la statale jonica prima di entrare in città. Un sito che risulta pesantemente contaminato. Mercurio, fenoli, idrocarburi e soprattutto Ipa, in particolare benzo(a)pirene e benzo(a)antracene. Inquinanti che hanno reso necessario un programma di bonifica costato alle casse pubbliche 12 milioni di euro di fondi Fas. Soldi che hanno oliato, però, nei fatti, quello strano ingranaggio che ha sgravato Taranto per soffocare ancora di più la cugina Brindisi. In una località, tra l’altro, Autigno, già martoriata dalla presenza della discarica che accoglie i rifiuti di tutti e venti i comuni della provincia. (Redazione - 20 gennaio 2014 ore 17.00)


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