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Eduardo De Filippo nel trentennale della sua scomparsa dal "palcoscenico della vita"
Drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore e poeta. Eduardo è stato insegnante di vita per generazioni

ROMA (Italy) - Trent'anni fa moriva Eduardo De Filippo, l'anima di Napoli, il drammaturgo e attore che fece della citta di Partenope una 'metafora' del mondo. Nato a Napoli il 24 maggio 1900, mori' a Roma il 31 ottobre 1984 E' stato un drammaturgo, attore e regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore e poeta. Fra i massimi esponenti della cultura italiana del Novecento, e' stato autore di numerosi drammi teatrali da lui stesso messi in scena e interpretati e, in seguito, tradotti e rappresentati da altri anche all'estero. Fu nominato senatore a vita dal presidente Sandro Pertini. Fu anche candidato per il premio Nobel per la letteratura.

La sua produzione teatrale va dal 1922, quando scrisse 'Uomo e galantuomo' al 1973 con l'ultimo capolavoro, 'Gli esami non finiscono mai': in 50 anni scrisse piece diventate classici del teatro italiano e mondiale.


Figlio naturale dell'attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo e i suoi fratelli furono riconosciuti come figli dalla madre di cui assunsero il cognome De Filippo. Eduardo Scarpetta, sposato il 16 marzo 1876 con Rosa De Filippo, da cui ebbe tre figli: Domenico, Maria e Vincenzo, ebbe una relazione extra-coniugale con Luisa De Filippo (figlia di Luca, fratello di Rosa De Filippo) da cui nacquero Titina, Peppino e Eduardo. Eduardo nacque a Napoli nel quartiere Chiaia, (secondo alcuni in via dell'Ascensione n. 3, per altri in via Giovanni Bausan n. 15). A soli quattro anni fu condotto per la prima volta su un palcoscenico, portato in braccio da un attore della compagnia di Scarpetta, Gennaro Della Rossa, in occasione di una rappresentazione dell'operetta 'La Geisha', al Teatro Valle di Roma. Cresciuto nell'ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina, la maggiore, che aveva gia' agli inizi degli anni '10 un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (uno dei figli legittimi di Scarpetta) e Peppino, il piu' piccolo che assieme ad Eduardo di tanto in tanto viene convocato per qualche apparizione in palcoscenico.

Tre sono state le donne importanti nella vita di Eduardo: Dorothy Pennington giovane e colta americana che sposo' nel 1928; Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposo' il 4 febbraio 1977.

Nel corso di pochi anni sopporto' gravi lutti familiari: prima la morte della figlia Luisella, avvenuta il 5 gennaio 1960, poi quella della moglie (da cui si era peraltro separato l'anno prima), il 9 giugno 1961 e infine l'addio alle scene (1953) e la morte (1963) di Titina, la sorella da sempre "ago della bilancia" tra le forti personalita' di Eduardo e di Peppino. Eduardo non abbandono' mai il suo impegno politico e sociale che lo vide in prima linea anche ad ottant'anni quando, nominato senatore a vita lotto' in Senato e sul palcoscenico per i minori rinchiusi negli istituti di pena.

La sua produzione teatrale va dal 1922, quando scrisse 'Uomo e galantuomo' al 1973 con l'ultimo capolavoro, 'Gli esami non finiscono mai': in 50 anni scrisse piece diventate classici del teatro italiano e mondiale, da 'Natale in casa Cupiello' del 1931 a 'Non ti pago' del 1940, da 'La fortuna con l'effe maiuscola' del 1942 a 'Napoli milionaria!' del 1945, da 'Filumena Marturano' del 1946 a 'Sabato, domenica e lunedi'' del 1959 e 'Il sindaco del rione Sanita'' del 1960.

Nel 1962 parti' per una lunga tournee in Unione Sovietica, Polonia ed Ungheria dove pote' toccare con mano la grande ammirazione che pubblico ed intellettuali avevano per lui. Tradotto e rappresentato in tutto il mondo, combatte' negli anni sessanta per la creazione a Napoli di un teatro stabile.
Continuo' ad avere successo e nel 1963 gli venne conferito il "Premio Feltrinelli" per la rappresentazione 'Il sindaco del rione Sanita'' (da cui nel 1997 sara' tratto un film interpretato da Anthony Quinn). Del 1973 e' 'Gli esami non finiscono mai', allestito con successo per la prima volta a Roma: tale commedia gli permise di vincere il "premio Pirandello" per il teatro l'anno successivo. Dopo aver ricevuto due lauree honoris causa (prima a Birmingham nel 1977 e poi a Roma nel 1980) nel 1981 fu nominato senatore a vita e aderi' al gruppo della Sinistra Indipendente. Quando mori', la camera ardente venne allestita al Senato e dopo le solenni esequie trasmesse in diretta televisiva e il commosso saluto di oltre trentamila persone fu sepolto al cimitero del Verano.

Oggi il Senato della Repubblica ricorda Eduardo a trenta anni dalla sua scomparsa: l'Aula di Palazzo Madama ospitera' 'Cantata delle parole chiare. Voci dal teatro di Eduardo in Senato'. Per il presidente del Senato, Pietro Grasso, che con il suo intervento aprira' la celebrazione, "il ricordo di Eduardo, scrittore, regista, attore, uomo di teatro e di cultura, senatore a vita, rappresenta un'occasione importante per ricordare la sua grande arte e le sue battaglie civili e politiche, soprattutto a favore dei piu' giovani e dei piu' disagiati. Ringrazio gli artisti e quanti si sono adoperati, con grande generosita', per rendere possibile questa iniziativa".

Tocca a Luca De Filippo ricordare la figura del padre leggendo alcuni passaggi dell'intervento in Aula svolto da Eduardo il 23 marzo 1982 quando il senatore a vita affronto', in un'interpellanza all'allora ministro di Grazia e Giustizia, la condizione dei giovani detenuti nell'Istituto 'Filangieri' di Napoli, i ragazzi di Nisida.

Per l'occasione torna in libreria uno dei libri piu' originali e intensi di Italo Moscati, 'Eduardo De Filippo. Scavalcamontagne, cattivo, genio consapevole' (Edizioni Ediesse. Pagg 239 - euro 14,00) dove il critico, autore teatrale e giornalista delinea un ritratto inedito e originale del drammaturgo napoletano. In questo volume compaiono i racconti dei compagni di lavoro e i pareri di colleghi famosi, alcuni dei quali scomparsi. Tra questi si segnalano le testimonianze di Regina Bianchi - insieme a Titina e Sophia Loren la piu' grande Filumena Marturano della storia - di Valeria Moriconi, Vincenzo Salemme e Liliana Cavani, animate da simpatia ma anche talvolta da risentimenti. Racconti inediti poco celebrativi, inquieti, provocatori. Un ritratto a piu' voci di un grande artista del Novecento a cavallo tra teatro, cinema e televisione. Un genio consapevole che scriveva e rappresentava le proprie idee con grande sicurezza e misura. Un forte carattere nei rapporti sulle scene e nella vita. De Filippo e' stato una sorta di moderno viaggiatore, originale e spregiudicato, nell Italia del Novecento e a questa Italia complessa e variegata Eduardo De Filippo ha saputo dar voce come pochi altri, sperimentando sempre nuove intersezioni tra le arti e la comunicazione, sempre pronto a trasferire nelle sue opere pensieri e sentimenti capaci di parlare agli spettatori. Pensieri profetici, in grado di guardare oltre. (Redazione)


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