www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Il pianeta Terra soffoca. Per le Nazioni Unite è emergenza clima!
Dopo lo storico accordo tra Usa e Cina anche Norvegia e Liberia rispondono efficacemente

ROMA (Italy) - Perchè non esistono più le mezze stagioni? Il clima oggi è sempre più imprevedibile e irrefrenabile nelle sue manifestazioni di forza, a testimonianza di ciò sono le ondate di alluvioni e di devastazioni che stanno colpendo il nord d'Italia e gran parte dell'America. Una gravissima situazione più volte sottolineata nei vari G8 e G20 ma mai completamente affrontata per risolverla.

Il Paese scandinavo e la Liberia hanno stretto una The Partnership for Action on Green Economy (PAGE) , la prima si impegnerà a stanziare centocinquanta milioni di dollari a favore del Paese Africano, che in cambio si impegna a fermare l'abbattimento degli alberi della foresta fluviale Occidentale entro il 2020. Va sottolineato che non è la prima iniziativa “green” portata avanti dalla Norvegia, in precedenza aveva già finanziato un progetto per proteggere il patrimonio verde dell'Indonesia e anche in Brasile diversi anni fa ha contribuito a rallentare la deforestazione in Amazzonia. Ma anche Cina e Stati Uniti hanno deciso di combattere insieme la minaccia del cambiamento climatico, stipulando un ambizioso piano congiunto per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. “Se la Cina e gli Stati uniti possono mettersi d’accordo, allora il mondo intero puo’ trovare un accordo” ha ribadito Obama in un discorso a Brisbane, a margine del summit G20.


Già nella metà degli anni 70 si era registrato un costante aumento della temperatura media del globo, prodotto dall'accrescimento di gas serra (in particolare di anidride carbonica) del quale l'uomo con le sue attività ne è il maggiore responsabile nella sua totale negligenza e dell’egoismo esibito nei confronti dell'ambiente e della biodiversità. Come succede spesso, se problemi si ignorano o si rimandano “vita natural durante” questi non faranno che peggiorare nelle loro implicazioni future. La Norvegia ha colto il serio pericolo che incorre il pianeta, ma soprattutto del degrado che la qualità delle nostre vite e delle generazioni future rischia, perciò ha fatto un primo passo contro il riscaldamento globale e ha detto: stop alla deforestazione! Il Paese scandinavo e la Liberia hanno stretto una The Partnership for Action on Green Economy (PAGE) , la prima si impegnerà a stanziare centocinquanta milioni di dollari a favore del Paese Africano, che in cambio si impegna a fermare l'abbattimento degli alberi della foresta fluviale Occidentale entro il 2020.

Dopo la fine della guerra civile avvenuta nel 2003, in Liberia si è diffuso rapidamente il disboscamento illegale danneggiando pesantemente l'ecosistema che ospita e scatenando polemiche e malcontenti non solo degli ambientalisti più viscerali bensì dell'intera comunità internazionale. L'aria accoglie una ricca e preziosa vegetazione e fauna, come il Bonobo (Pan Panscus) noto anche come scimpanzè nano, l'obiettivo che entrambi i paesi si prefiggono è quello di salvaguardare l'ambiente territoriale trasformandolo in zona protetta entro sei anni. L'intesa raggiunta a molte menti forviate dal consumismo, specchio delle attuali società capitalistiche dell'eurozona, potrà sembrare uno scambio a somma zero o un semplice atto di carità. Invece è un interessante cambio di passo e una dimostrazione di una visione progressista, gli economisti chiamano queste collaborazioni “pagamenti in cambio di servizi per l'ecosistema (PES)” che costituiscono un meccanismo di incentivazione sempre più comune: i proprietari o i gestori vengono pagati per la fornitura, la prestazione o la gestione di servizi ambientali. I PES prendono forma e consitenza dal teorema di Ronald Coase , premio nobel nel 1991, che riformulò una nuova idea di costi e benefici. Lo scopo di Coase è dimostrare come il mercato possa giungere ad un equilibrio sociale migliore rispetto all'intervento dello Stato o delle regolamentazione attraverso tasse e contributi.

Va sottolineato che non è la prima iniziativa “green” portata avanti dalla Norvegia, in precedenza aveva già finanziato un progetto per proteggere il patrimonio verde dell'Indonesia e anche in Brasile diversi anni fa ha contribuito a rallentare la deforestazione in Amazzonia. L'occidente deve prendere esempio dai norvegesi, bisogna partire da qui per costruire una nuova forma mentis comunitaria, se non comprendiamo che abbiamo una grossa responsabilità della quantità di anidride carbonica presente nell'atmosfera non andremo avanti, pagare i paesi in via di sviluppo al fine di ridurre le emissioni è la politica giusta per garantire un modo migliore di fare gli interessi di tutti e di nessuno escluso. Se le risorse africane (carbone e petrolio) dovessero esaurirsi a causa dell'aumento delle emissioni, i danni che provocherebbe all'economia sarebbero ingenti, per non dire catastrofici.
In occasione del vertice Copenhaghen del 2009 i Paesi industrializzati si erano impegnati a stanziare 100 miliardi di dollari a favore di quelli più poveri entro il 2020; parte dei fondi dovrebbero finire in uno speciale “Fondo Verde” dell’Onu, ma finora solo piani e concordati e niente più. L'ambiente, invece, ha bisogno di fatti!
(Chiara Chiricò)

Barack Obama lancia l’offensiva sul clima davanti agli studenti australiani, che esorta a farsi sentire. “Meritate un mondo più pulito” dice. E incalza: l’accordo fra Stati Uniti e Cina è la prova che un “accordo mondiale sul tema è possibile”. Concorde il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: il clima è “il tema più” importante dei nostri tempi. Cina e Stati Uniti hanno deciso di combattere insieme la minaccia del cambiamento climatico, stipulando un ambizioso piano congiunto per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Il cambiamento climatico è la maggiore sfida dei nostri tempi: nessuno è immune e ognuno ha la responsabilità di agire e fare la sua parte.” Con questa parole il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha tentato di porre il cambiamento climatico nell’agenda dei 20 grandi del mondo. “Se la Cina e gli Stati uniti possono mettersi d’accordo, allora il mondo intero puo’ trovare un accordo” ha ribadito Obama in un discorso a Brisbane, a margine del summit G20. A Pechino, in pratica, Obama e il leader cinese Xi Jinping hanno annunciato un accordo per il quale gli Usa si sono impegnati a ridurre del 26-28 per cento i gas serra entro il 2025, mentre Pechino ha fissato attorno al 2030 il picco delle sue emissioni, dopo la qual data dovrebbero calare. Obama ha inoltre annunciato un contributo americano di 3 miliardi di dollari al fondo Onu per il clima.

Riproduzione non consentita ©


Immigrazione: un
milione pronti a partire


India: Latorre e Girone
detenuti illegalmente


Ucraina tra democrazia
e dittatura russa

Emirates nuovi
collegamenti aerei

Le destinazioni top
viaggi del 2014

Pensioni: gli ostacoli
di tutti i governi