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Morto Joe Cocker indiscusso re del rock, addio al leone dal ruggito graffiante…
La star britannica è deceduta in Colorado dopo una lunga lotta contro il cancro

ROMA (Italy) - Tutti dicevano di lui che era “un leone bianco con la voce di un nero” per la sua voce graffiante e unica universalmente conosciuta in tutto il mondo. Il leone, però, l’ultima battaglia, la più dura, l’ha persa ed è morto a 70 anni dopo una lunga lotta contro il cancro, un carcinoma polmonare che non gli ha lasciato scampo e per cui si è spento nel suo ranch a Crawford, dopo una lunga vita trascorsa cantando e lasciandosi, così alle spalle ben 50 anni di carriera.

A darne l’annuncio il suo manager Barrie Marshall, che lavorava al suo fianco da oltre trent’anni e che ha testimoniato sul sito internet della BBC “Era semplicemente unico, sarà impossibile colmare il vuoto che lascia nei nostri cuori”. Joe Cocker era nato a Sheffield, in Inghilterra nel maggio del 1944.


Tra i primi a commentare la triste notizia, il cantante italiano Zucchero Fornaciari, molto legato alla star britannica, affermando che per lui era come un fratello, ricordando il rapporto di affetto e di comunanza artistica che avevano insieme.

Joe Cocker era nato a Sheffield, in Inghilterra nel maggio del 1944 e qui aveva per lungo tempo svolto il mestiere di idraulico. Egli, però amava il blues ed era anche molto bravo ad interpretarlo, fu così che solo a quindici anni, con il nome di Vance Arnold, entrò in una prima band, gli “Avengers”, poi nei “Big Blues” e infine nella “Greas Band”. Il suo primo singolo fu “I’ll cry instead”,per la cover dei Beatles, ma fu la sua apparizione a Woodstockin un concerto dei Fab Four a renderlo famoso. Uscì al terzo pezzo cantando “With a little help from my friend”: era venerdì 15 agosto 1969 … la sua voce roca, graffiante, mandò in delirio il pubblico: era appena nata la star del rock blues che sarebbe divenuta tra le più famose al mondo.
La sua fama raggiunse e conquistò l’America dove nel 1970 raggiunse la top ten con “the letter dei Box tops”. Dopo il travolgente successo giunsero anni bui e tristi, tra alcol e droga e fu anche arrestato in Australia perché, durante il suo tour, fu trovato in possesso di marjuana.

Negli anni ’80 la rinascita quando Joe Cocker tornò alla ribalta grazia ad un duetto con Jennifer Warmes con “Up where we belong” per la colonna sonora del film Ufficiale Gentiluomo del 1982. Il singolo arrivò al primo posto della classifica americana, rimanendoci per ben tre settimane. Vinse il Golden Globe come “miglior canzone originale” e l’Oscar come migliore canzone nel 1983. Joe Cocker riprese alla grande la sua brillante carriera. Scrisse ed entrò in classifica con una delle canzoni più belle della storia . “ You can leave your hat on”, che faceva da base allo spogliarello di Kim Basinger nel film “Nove settimane e mezzo” e che lo consacrò come una delle voci più sexy del cinema.

Scrisse altri grandi successi come “When the night comes” e “Unchain my heart”. Molti cantautori italiani furono affascinati dal grande artista, oltre a Zucchero, anche Eros Ramazzotti che incise un duetto con lui e Gianna Nannini che su Twitter, oggi, ha scritto “Joe mi mancherai per sempre, grazie della tua anima nella voce. Un abbraccio nel volo. Gianna!” L’ultimo grande concerto è stato a Londra nel giugno scorso, l’ultima sua apparizione proprio lì dove la sua vita artistica era cominciata, quasi un volontario congedo dal posto in cui aveva iniziato a “volare” settanta anni fa. Ringo Star lo ha salutato così “Goodbye and God Bless to Joe Cocker from one of his friends peace and love!” Addio al leone dal ruggito graffiante… (Federica Pignataro)


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