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Pink Floyd, "Their Mortal Remains". A Milano una mostra dedicata alla mitica band
Mezzo secolo in compagnia della leggendaria formazione che ha fatturato ben 300 milioni di dischi venduti

MILANO (Italy) - Parte da Milano il viaggio della mostra sui Pink Floyd intitolata "Their Mortal Remains". La mostra multimediale dedicata alla leggendaria band inglese, infatti, ha scelto il capoluogo meneghino per lanciare, il 19 settembre, la retrospettiva ispirata alla musica della band e realizzata con la partecipazione fondamentale dei musicisti David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters. La mostra, curata da Aubrey Powell, cofondatore dello studio di design Hipgnosis insieme a Storm Thorgerson e Peter Christopherson, alzerà il sipario nella cornice della Fabbrica del Vapore dove circa 2.500 metri quadrati ospiteranno oltre 300 oggetti appartenuti o relativi alla band.

Se c’è una band che si presta a una grande retrospettiva quelli sono i Pink Floyd. Tra gli oggetti raccolti nella mostra c’è una scultura di venti metri presa dal set di The Wall.


Perché il debutto in Italia? Beh, l'Italia è un paese con cui la band ha sempre avuto un rapporto molto particolare, ed è il paese che ha ospitato due tappe leggendarie dei Pink, ovvero l'anfiteatro romano di Pompei dove venne girato il celebre film-live del 1972 e piazza San Marco a Venezia che ospitò il concerto del 15 aprile 1989 a San Marco a Venezia (macchiato dalle immagini di una piazza tra le più belle del mondo sfigurata dai rifiuti). La mostra a Milano sarà ospitata alla Fabbrica del Vapore. Il percorso, hanno raccontato ieri gli organizzatori nella presentazione del progetto (fra cui Fran Tomasi), parte dagli anni della psichedelia caratterizzati dall'allucinata guida di Syd Barrett, passa ai concept album degli anni '70, quando Roger Waters prese il sopravvento, fondendo gli esperimenti sonori con una ricerca filosofica su temi umani come l'alienazione, il tempo e il denaro (The Dark Side of The Moon) o l'omologazione, l'incomunicabilità e l'aberrazione della guerra (The Wall). Ci saranno più di 300 oggetti provenienti da tutto il mondo, alcuni di proprietà dei musicisti, interviste, registrazioni, set architettonici, stampe e sculture come per esempio la scultura di 20 metri di The Wall, i gonfiabili alti 5 metri e naturalmente il maialino volante. La mostra chiuderà il 19 ottobre e i biglietti saranno in vendita da domani. (Redazione - 1 marzo 2014 ore 16.00)

Il primo nucleo si formò agli inizi del 1965 col nome di Sigma 6. I fondatori erano Waters (chitarra solista), Wright (chitarra ritmica) e Mason (batteria). Della band facevano parte anche Clive Metcalf (basso), Juliette Gale e Keith Noble (cantanti). Dopo avere lasciato il primo manager attraversarono un periodo confuso in cui cambiarono più volte il nome: da T-Set a Megadeaths, per passare ad Architectural Abdabs o Screaming Abdabs fino al semplice Abdabs. Ben presto arrivarono due chitarristi: Bob Close (chitarrista Jazz di comprovate virtù) e un "tal" Syd Barrett (uno studente delle belle arti). Con questi nuovi innesti il gruppo si rivoluzionò. Juliette Gale, Keith Noble e Clive Metcalf se ne andarono, Roger fu degradato al basso e Rick si occupò delle tastiere. Ben presto il "regolare" Close si scontrò con l'eccentricità di Barrett e con le sue passioni sperimentali. Così Bob si chiamò fuori lasciando Syd, quasi per esclusione, leader indiscusso. Fu proprio quest'ultimo a ideare il misterioso nome Pink Floyd Sound (suffisso accantonato solo dal 1968) in onore di due bluesmen della Georgia: Pink Anderson e Floyd "Dipper Boy" Council.

E' con questa formazione che vide la luce, nel 1967, il primo album "The Piper at The Gates Of Dawn". In questo lavoro Barrett (tutti i pezzi meno uno sono suoi) esprime una genialità che di lì a poco degenererà in delirio. In effetti, nella migliore tradizione psichedelica, il prodigio di Cambridge faceva largo uso di droghe - in particolare LSD - che in poco tempo lo portarono alla pazzia. Le sue performances live, sempre più spesso, lo vedevano catatonico in mezzo al palco senza accennare il benché minimo accordo oppure suonare per trenta-quaranta minuti sempre la stessa nota col comprensibile disappunto degli altri Floyd. Col passare dei mesi la situazione andava continuamente peggiorando; fu a quel punto che il gruppo maturò l'idea di estromettere, prima temporaneamente e poi definitivamente, il loro uomo di punta e sostituirlo con un altro chitarrista. La persona più adatta sembrò, senza ombra di dubbio, un vecchio amico di Syd che suonava con i Jokers Wild: David Gilmour.

Ecco completata la formazione, capitanata da Waters, che negli anni '70 diventerà la rock band più influente del mondo. Durante questo decennio Wright e Mason, messi alla porta da Roger, abbandoneranno il gruppo e, agli inizi degli '80, sarà quest'ultimo, ad uscire di scena dichiarando conclusa la vita dei "Pink Floyd". Rinfrancati dalla partenza del dispotico bassista, e per niente intenzionati a dargli ragione, gli altri tre si riuniranno per continuare l'avventura floydiana giunta felicemente fino alle porte degli anni '90 (data dell'ultimo tour mondiale) dando vita, fra l'altro, ad una delle dispute legali più agguerrite della storia del rock.


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