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I tumori tra adolescenti e giovani sono in aumento. Controlli a tappeto ai primi sintomi
Più di 2mila casi all'anno confermano la grave preoccupazione. Nasce il progetto "Insieme…per una vita in più"

ROMA (Italy) - I tumori sono la prima causa di morte per malattia tra gli adolescenti e i giovani adulti. Negli ultimi anni sono aumentati in Italia in modo significativo i casi di tumore nella suddetta fascia di età e purtroppo i risultati delle cure, per la maggior parte delle neoplasie, sono inferiori a quelli registrati tra i bambini.

Tra le cause principali il possibile ritardo diagnostico (l’intervallo medio tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi è di circa 3 volte superiore a quello dei bambini), frequentemente imputabile al fatto che gli adolescenti celano o minimizzano i disturbi iniziali e la difficoltà di accesso degli adolescenti a centri di riferimento e a protocolli terapeutici dedicati, non essendo ben definiti i limiti di età per l’attribuzione ai centri pediatrici e a quelli degli adulti.


“I tumori degli adolescenti (15-19 anni) e dei giovani adulti (19-24 anni) sono un evento raro, circa l’1% di tutti i tumori maligni (in Italia 800 nuovi casi/anno negli adolescenti e 1300/casi anno nei giovani adulti) - afferma la Dott.ssa Franca Fagioli, Direttore della S.C. Oncoematologia pediatrica e Centro Trapianti dell'A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino - ma rappresentano la prima causa di decesso per malattia, seconda causa dopo gli incidenti”. In questa fascia di età si è osservato, negli ultimi anni, un miglioramento della probabilità di guarigione meno significativo rispetto a quello registrato nei bambini. Adolescenti e giovani adulti si trovano in una "terra di confine" tra l'oncologia pediatrica e quella dell'adulto, che spesso diventa una "terra di nessuno", in quanto non sono ancora ben definiti i limiti di età per l'accesso ai centri di cura e l'arruolamento in protocolli clinici specifici. Franco Sarchioni, presidente dell'UGI (Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini) sottolinea: “Adolescenti e giovani adulti presentano aspetti e bisogni complessi e peculiari, legati all'insorgenza della malattia neoplastica durante una delicata crescita fisica, psicologica e sociale e necessitano di un approccio globale, multispecialistico, dedicato”.

Medici e genitori, tramite AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologica Pediatrica), FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica), con la collaborazione di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e SIE (Società Italiana di Ematologia) si alleano contro il tumore degli adolescenti e dei giovani adulti. Ma quando un tumore colpisce un adolescente un altro aspetto da considerare e su cui concentrarsi è la conservazione della fertilità. Grazie al costante miglioramento dei risultati delle cure, è in continuo aumento la probabilità di guarigione dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore: attualmente supera l'80% dei casi. Di conseguenza si stima che in Italia, nell'anno 2020, un adulto su 350 di età compresa tra 20 e 39 anni, sarà stato curato per neoplasia nell'età evolutiva. L’infertilità rappresenta un effetto tardivo importante nei pazienti guariti da tumore pediatrico. In relazione alla terapia effettuata il rischio di danno gonadico e la conseguente infertilità sono differenti. La chirurgia locale, la radioterapia e alcuni agenti chemioterapici (quali gli alchilanti) sono responsabili di una maggiore tossicità a carico delle gonadi. Le manifestazioni cliniche del danno da chemio-radioterapia sono rappresentate da azoospermia, infertilità, pubertà ritardata, ginecomastia nel maschio ed amenorrea, insufficienza ovarica acuta, menopausa precoce, infertilità nella femmina. Ai pazienti sottoposti a chemio-radioterapia vengono quindi proposti dei protocolli di preservazione della fertilità prima dell’utilizzo delle terapie gonadotossiche che vanno adeguati al rischio di infertilità di ogni paziente.

Il Centro di Oncoematologia Pediatrica di Torino è stato uno dei primi, a partire dal 2000, ad attivare il programma sperimentale Fertisave che prevede la criopreservazione di frammenti di corticale ovarica di pazienti pre e post-puberi, che possono successivamente essere reimpiantati per ottenere una gravidanza. Ad oggi 52 pazienti sono state arruolate nel protocollo, la maggior parte delle quali è stata sottoposta a trapianto di cellule staminali emopoietiche, ed è stata portata a termine la gravidanza. Per i maschi post-puberi è invece possibile criopreservare il liquido seminale. Nel nostro Centro, a partire dal 2000, 51 pazienti hanno congelato il liquido seminale, la maggior parte dei quali era affetta da tumori ossei e linfomi. In collaborazione con il Dipartimento di Emato-Oncologia Pediatrica dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova è nato il progetto “Insieme…per una vita in più” con l’obbiettivo di proporre ai pazienti trattati presso entrambi i Centri con terapie gonadotossiche, un programma di preservazione della fertilità. Già alla diagnosi di tumore e all'inizio dell'iter terapeutico è fondamentale progettare il futuro: preoccuparsi di cosa succederà "dopo" aumenta la fiducia e la consapevolezza che dopo le cure la vita continua con la possibilità di dare origine a "una nuova vita".
(Redazione - 14 febbraio 2014 ore 18.00)


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