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Stop al massacro delle balene. La Corte internazionale di giustizia si pronuncia contro il Giappone
I nipponici accusati di aver macellato, ai soli fini alimentari, 10mila cetacei

ROMA (Italy) – E' di 251 balene uccise il bilancio dell'ultima campagna annuale di pesca a "fini scientifici" nell'Antartico da parte del Giappone, chiusa in anticipo dopo il fermo ordinato dalla Corte dell'Aja il 31 marzo. Lo ha annunciato il ministero nipponico per la Pesca. Il numero è più che raddoppiato rispetto al 2013, ma ben al di sotto del target di 935 cetacei. Per la prima volta in 27 anni, Tokyo ha annullato la prossima stagione di caccia. L'Agenzia di pesca giapponese ha annunciato che rinuncerà alla sua prossima campagna di pesca nell'Antartico, per la prima volta da 27 anni a questa parte, conformemente all'ordine impartito dalla Corte di giustizia internazionale.

La causa è stata intentata dall'Australia, col sostegno della Nuova Zelanda, per chiedere alla Corte di proibire la caccia alle balene nell'Antartico a "fini di ricerca", motivazione ufficiale usata dal Giappone in tutti questi anni, durante i quali sono stati uccisi circa 10mila esemplari.


Il bilancio di quest'anno è più che doppio rispetto alle 103 unità del 2013, ma ben al di sotto del target di 935 cetacei. Un grosso grazie va alla pressante azione di boicottaggio esercitata dagli attivisti di Sea Shepherd che, con la sua flotta, aveva seguito le baleniere giapponesi in veri e propri scontri navali denunciando quanto avveniva nelle acque dell’oceano meridionale. Anche quest'anno, secondo i calcoli dell'Institute of Cetacean Research, su 70 giorni, dall'apertura alla chiusura, 42 sono stati i giorni attivi di caccia, mentre 18 quelli segnati dal sabotaggio di Sea Shepherd. Il 31 marzo, la Corte di Giustizia dell'Aja aveva ordinato a Tokyo il fermo immediato di "ogni attività, la sospensione delle licenze rilasciate e di eventuali nuove" per la caccia alle balene, accogliendo le ragioni addotte dall'Australia, in merito alla "illegittimità" dei 'fini scientifici', usati solo per camuffare la pratica a uso commerciale. A votare in favore delle tesi sostenute dal governo aussie erano stati dodici giudici su sedici.

Il Giappone deve cessare le attività di caccia ai grandi cetacei nell'Antartico. Lo ha stabilito la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia. "Questo processo riguarda l'interpretazione della convenzione internazionele sulla caccia alle balene - ha detto Peter Tomka presidente della Corte. Il Giappone deve revocare ogni licenza, permesso od autorizzazione già concessa nel quadro dei programmi di ricerca e astenersi dal concedere ogni nuova autorizzazione". La Corte in questo modo ha dato ragione all'Australia, che si era rivolta all'Aia nel 2010 accusando il Tokyo di praticare la caccia commerciale sotto la copertura di un programma di ricerca scientifico. La flotta giapponese, fino ad ora aveva mantenuto, la stagione della pesca - ufficialmente per scopi scientifici e per preservare la tradizione - nonostante il divieto della pesca commerciale imposto dalla Commissione Baleniera Internazionale nel 1986. Pur "profondamente deluso", il Giappone ha fatto sapere che rispetterà la sentenza della Corte. "In quanto Paese che rispetta lo stato di diritto".

La causa è stata intentata dall'Australia, col sostegno della Nuova Zelanda, per chiedere alla Corte di proibire la caccia alle balene nell'Antartico a "fini di ricerca", motivazione ufficiale usata dal Giappone in tutti questi anni, durante i quali sono stati uccisi circa 10mila esemplari. "Non pensiamo che sia necessario uccidere una balena per fare ricerca - sostiene Bill Campbell, uno degli avvocati dell'Australia - si fa ricerca ad esempio nel quadro della partnership dell'oceano meridionale su un certo numero di specie, utilizzando i sistemi satellitari". Il Giappone si difende ribadendo la sostenibilità delle azioni. "Ci sono diversi mezzi per impegnarsi nell'attività di ricerca ma riteniamo che il nostro programma sia davvero importante per contribuire a comprendere le balene".A seguire il processo da vicino gli attivisti di Sea Shepherd che da anni ostacolano con i loro blitz le baleniere giapponesi. "Penso che dovrebbe essere chiaro che la caccia alle balene non è permessa - dice Geert Vons, direttore del gruppo nei Paesi Bassi - Non si tratta solo di Australia contro Giappone, le balene appartengono a tutto il mondo, sono una specie migratoria ed è nell'interesse della comunità globale che andrebbero protette. (Redazione - 9 aprile 2014 ore 21.00)


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