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La crisi del cinema Italiano: spettatori ignoranti e pirateria
Sorrentino ci riporterà ai tempi di Totò? Il "valore aggiunto" del Giffoni film Festival

ROMA (Italy) - Se fino a qualche tempo fa si diceva del cinema Italiano che stesse attraversando una profonda crisi in termini di incassi e contenuti e che da fin troppo non portasse l’Italia sulle vette che era solita raggiungere in ambito cinematografico coi grandi classici, famosi in tutto il globo, di Totò e Alberto Sordi, dopo l’oscar a Sorrentino con “La grande bellezza” c’è da ricredersi? Questa crisi sarebbe causata dall’ignoranza in fatto di cinema degli Italiani. D’altra parte manifestazioni come il Giffoni Film Festival contribuiscono a impartire cultura cinematografica ai giovani.

È innegabile che da tempo ormai il cinema italiano incassi una sconfitta dietro l’altra e registri perdite più ingenti di anno in anno, anche se difficile da ammettere per tutti i nostalgici dei tempi d’oro con Totò, Alberto Sordi, Sofia Loren e l’Anita Ekberg de “La dolce vita” che ancora riecheggia nella memoria degli italiani come un sogno Idilliaco.


Solo nel 2011 si era registrata infatti una contrazione di incassi rispetto il 2010 del 17,1%. Dal 2011 al 2012 gli spettatori sono passati da 101 milioni 323 mila a 91 milioni 310 mila e nel 2013 sono scesi ulteriormente a 68 milioni. Per non parlare del flop dei cinepanettone di quest’anno. Tra le cause principali c’è sicuramente la distribuzione dei film in dvd e home video e, piaga ancor più gravosa, la pirateria. Inoltre si calcola che negli ultimi dieci anni siano state chiuse 712 sale, prevalentemente sale storiche ubicate nel cuore delle città, mentre rimangono i multisala periferici, più simili a fabbriche del consumismo e dove più che il film è importante la bevanda e lo snack da consumare. Dal 1895, nascita del cinema Italiano, non è quindi il cinema ad essere cambiato ma forse le richieste dello spettatore che lo assimila più che ad un’arte, ad una mera ora di divertimento davanti a un maxi schermo sgranocchiando pop-corn.

Triste ammetterlo, infatti, ma gli Italiani sono un popolo ignorante in fatto di "Settima Arte": ce lo dice un’inchiesta del mensile cinematografico “8 ½”, che prende il nome dal capolavoro di Fellini. Su un campione di 250 studenti tra i 19 e i 20 anni, sottoposti ad un questionario, la stragrande maggioranza si è dimostrata impreparata in materia. Paradossalmente l’Italia, la patria del bel cinema, non istruisce abbastanza i giovani in ambito cinematografico. Non c’è da stupirsi poi se a fare record di incassi è il film di Checco Zalone “Sole a catinelle” nel 2013 con più di 50 milioni e, precedentemente, nel 2011 “Che bella giornata” con 44 milioni. Ciò, senza nulla togliere al simpaticissimo comico pugliese, è emblematico di quanto l’Italiano, probabilmente abbastanza stressato per la crisi economica e desideroso di spensieratezza, rifugga le pellicole impegnate e di un certo spessore preferendo “commedie demenziali”. Non sarebbe quindi tutta colpa dell’ignoranza e del cattivo gusto cinematografico degli Italiani.

A parte gli scherzi, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: ci sono ancora associazioni e festival Italiani che mantengono viva e divulgano fra i giovani la cultura della "proiezione". Di certo, il più famoso fra questi è il Giffoni film Festival, una rassegna del cinema per i ragazzi che li cala per dieci giorni, nelle vesti di critici cinematografici, in un mondo ideale in cui anche l’aria sembra trasudare cultura cinematografica. Da 33 anni Giffoni si prodiga per la realizzazione dei sogni dei giovani svolgendo azione mediatrice con alcuni fra i più grandi miti del cinema di cui il Festival ha vantato la presenza, quali il regista François Truffaut che lo ha definito il festival più necessario, l’attore Nicolas Cage, l’attrice Jessica Alba e molti altri. Non solo i ragazzi possono incontrare i loro idoli ma addirittura intervistarli e premiarli. Sembrerebbe una vera e propria città dei balocchi per i ragazzi con la passione per la cinematografia e ancora di più per i maggiori di 18 anni che vogliono fare del cinema il loro mestiere, i quali possono godere di master gratuiti con professionisti del settore. Giffoni contribuisce quindi in gran parte a mantenere viva questa secolare forma d’arte valorizzando i prodotti Italiani e istruendo sul cinema straniero.

Uscendo dalla nostra penisola, tuttavia, verrebbe da chiedersi: perché il cinema Italiano non riesce più a sfondare al di fuori dell’Italia? All’estero ci rimproverano di essere ancora attaccati alle nostre vecchie glorie e di essere rimasti ai tempi di Fellini. La prova? Bernardo Bertolucci chiamato per la seconda volta in carriera come Presidente di Giuria al Festival del Cinema di Venezia nel 2013: certo, si tratta di un omaggio a uno dei più grandi registi viventi, ma da oltreoceano questo viene visto anche come un sintomo di mancanza di nuove leve. È sicuramente vero che il nostro cinema offre meno grandi film che in passato. Svolta importantissima per il Cinema Italiano, ha sicuramente comportato la vittoria de “La grande bellezza” di Sorrentino agli Oscar. Anche questo un film molto discusso, forse fin "troppo Italiano", se non "romano", per essere apprezzato fuori dal nostro Paese ma che, nel bene o nel male ha riportato alla luce il buon gusto dei registi Italiani nello scenario cinematografico mondiale e la fama perduta da decenni. Non dimentichiamo poi Tornatore, reduce da un grande successo internazionale con “La migliore offerta” e meno recentemente Muccino, apprezzato all’estero sia quando gira in italiano, in particolare con “L’ultimo bacio”, sia quando ha girato ad Hollywood “La ricerca della felicità”. Queste vittorie segneranno la ripresa del cinema Italiano o bisogna abbandonare la speranza di un ritorno allo splendore del cinema degli anni ’50? (Valentina Iaia)


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