www.italianews.org - L'agenzia internazionale di comunicazione e giornalismo

Le scuole italiane a rischio. Crolli, inquinamento e amianto i problemi maggiori
Nel 58,5% degli istituti gli impianti non funzionano o non sono a norma
Duemila le scuole che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto

ROMA (Italy) - Intonaci che crollano, rubinetti che perdono, vetri rotti. Ma anche seri problemi strutturali. Secondo il quinto numero del 'Diario della transizione' del Censis, nel 58,5% degli edifici scolastici statali - 24mila su 41mila - gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma.

Sono 9mila le strutture con gli intonaci a pezzi, in 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture; 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti (tra queste mura 580mila ragazzi trascorrono ogni giorno parecchie ore) e 2mila quelle che espongono i loro 342mila alunni al rischio amianto. Edifici malandati anche perché vetusti: più del 15% è stato costruito prima del 1945, altrettanti datano tra il '45 e il '60, il 44% risale all'epoca 1961-1980, e solo un quarto è stato costruito dopo il 1980.


Dalla tragedia di San Giuliano di Puglia in Molise, dove il terremoto del 2002 provocò il crollo di una scuola elementare e la morte di 27 bambini fino al decesso del 17enne Vito Scafidi a Rivoli nel 2008. L'allarme del Censis sull'edilizia scolastica riporta alla memoria le morti verificatesi all'interno delle scuole italiane ma anche gli episodi dove la tragedia è stata sfiorata. E' il caso della scuola di Pietrasanta nel novembre 1996, del crollo del solaio in una scuola romana nel 2002, dell'auditorium di una scuola a Casoria nel 2005, lo scoppio di una caldaia nel classico di Terlizzi nel 2008, i calcinacci della materna di Paternò febbraio 2011, della bimba ferita nella scuola materna a Ciampino dicembre 2012, dei due bambini feriti a Cardito, del crollo di alcuni pannelli del controsoffitto a Bologna febbraio 2013 e il crollo dell'intonaco del soffitto a Palermo febbraio 2014.

Secondo i 2.600 dirigenti scolastici consultati, per il 36% degli edifici è prioritario avviare lavori di manutenzione straordinaria ma nella maggioranza dei casi (il 57%) l'esigenza è dare continuità agli interventi di manutenzione ordinaria. Nonostante il patrimonio immobiliare scolastico sia vetusto, in qualche caso ricavato da caserme o conventi, solo nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio più adeguato o il trasferimento della scuola in un'altra sede. Di lavori se ne fanno pochi, e quando si fanno sono fatti male. Secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10mila edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati. Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l'abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale.

Per il Censis, "la recente assegnazione del 95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il 'decreto del fare' per l'avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose procedure degli anni passati". Sulla base delle risorse stanziate e dei ritardi di spesa accumulati, alla fine del 2013 il ministero delle Infrastrutture stimava in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi. Notevoli i ritardi nell'attuazione. Dei 500 milioni di euro attivati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a meta' del 2013 ne erano stati utilizzati 143, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli stanziamenti successivi, tutti i progetti sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria.

Va meglio l'impiego dei fondi strutturali. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell'ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l'accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel frattempo è scattata l'"Operazione edilizia scolastica" del governo, per censire le priorità d'intervento e le risorse necessarie, cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni. Per garantire la tempestività della manutenzione ordinaria e accelerare la realizzazione dei piccoli interventi necessari è stata prospettata recentemente la possibilità di dotare le scuole di un budget specifico. Il 54% dei dirigenti scolastici interpellati si dichiara favorevole, anche se il 45% condiziona tale eventualità alla semplificazione delle procedure per l'affidamento dei lavori. (Redazione)


Riproduzione non consentita ©


Brindisi Indagine epidemiologica

Ferrari F14T
Alonso - Raikkonen


Giornata della
Memoria 2014


Emirates nuovi
collegamenti aerei

Le destinazioni top
viaggi del 2014

Pensioni: i requisiti
per 2014 e successivi