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Brindisi, grave inquinamento della riserva naturale di Torre Guaceto
Il capoluogo salentino si ribella alle
scellerate scelte politiche e organizza una catena umana

ROMA (Italy) - Sabato 18 ottobre 2014, in Piazza della Vittoria, Brindisi, catena umana in difesa di Torre Guaceto. Mano nella mano, in una lunga catena che si è snodata da Piazza Vittoria fino alle Colonne Romane, migliaia di cittadini hanno chiesto la chiusura immediata dello scarico del depuratore di Carovigno nella riserva marina di Torre Guaceto. Tutti insieme per manifestare contro decisioni scellerate che rischiano di far crollare un'ipotesi di turismo non aggressivo e compatibile con l’ambiente.

Significative le parole di alcuni organizzatori: "da 19 giorni la Regione Puglia scarica nella zona più protetta della Riserva 3 tonnellate di liquami al giorno. Questa è una catena umana che vuole la chiusura immediata dello scarico e di questa situazione surreale." Anche il M5S ha presentato denunce e interrogazioni per bloccare il sopruso politico.


"Un fiume di liquami riversati in piena area protetta dove è persino vietata la balneazione per non alterare i luoghi. Questo quanto sta succedendo da ormai 20 giorni, a Torre Guaceto, nel brindisino, con l'autorizzazione rilasciata dalla regione allo sversamento nell'area protetta dei reflui provenienti dal depuratore consortile di Carovigno". Lo denunciano in una nota i portavoce e gli attivisti del M5S Puglia. "Un vero e proprio disastro ambientale ed economico di immani proporzioni che solo una politica impazzita ed una spietata burocrazia poteva consentire". Il movimento 5 stelle ha presentato sulla vicenda una interrogazione a firma De Lorenzis. "Abbiamo creato una task-force con parlamentari, eurodeputati e attivisti locali per affrontare questa emergenza. A breve presenteremo altre interrogazioni, sia al governo nazionale che al parlamento europeo. Molte le violazioni di norme e le anomalie procedurali e autorizzative su cui politici e funzionari dovranno rispondere e che segnaleremo alla magistratura, ma adesso la priorità è interrompere subito lo sversamento". In serata, a Brindisi, è stata organizzata una catena umana per protestare contro la situazione venutasi a creare nell'area protetta.

E la voce delle tante centinaia di partecipanti si è fatta sentire forte: "Per mano di chi lo ha aperto, o per mano di chi ha il diritto sacrosanto di chiuderlo anche con le proprie mani. Invitiamo cittadini, adulti, bambini, istituzioni ad unirsi alla protesta per ‘allungare’ la catena con le proprie mani, la propria faccia, il proprio diritto ad indignarsi contro chi, strapagato, votato e privilegiato, lavora in giacca e cravatta per distruggere il nostro territorio. La mobilitazione per Torre Guaceto si sposta nelle Città della Riserva“.

Il WWF Italia chiede che la Regione Puglia blocchi lo scarico del depuratore di Carovigno, realizzando celermente i lavori promessi della condotta sottomarina a tutela della biodiversità di Torre Guaceto, per scongiurare che gli scarichi di acqua non depurata che si riversino nei prossimi mesi nelle acque della Area Marina Protetta di Torre Guaceto rischiano di compromettere la prateria di Posidonia, protetta da un sito di importanza comunitaria (SIC), oltre ad un modello di gestione, quello dell’area marina protetta, conosciuto ed apprezzato a livello europeo e globale.

La Regione non può scaricare in zona A, nel cuore dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, un’eccellenza tra le a Riserve italiane, modello esemplare di tutela e sostenibilità, compromettendo il risultato di anni di lavoro, vanificando un modello di gestione che genera economia, lavoro e protezione di un’area preziosa per la biodiversità delle coste pugliesi, denuncia il WWF Italia. (Redazione)


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Brindisi, la riserva naturale di Torre Guaceto inondata dagli scarichi reflui di tre comuni del territorio
Dopo Legambiente anche il Consorzio dell'Oasi protetta denuncia il grave inquinamento

ROMA (Italy) - E' una vicenda complessa che ormai coinvolge anche la procura di Brindisi quella relativa all’attivazione del depuratore di Carovigno che scarica i reflui dell’impianto nel Canale Reale, cioè nella riserva naturale di Torre Guaceto. Non sarà facile venire a capo di una storia in cui sono coinvolti enti, oltre che l’Acquedotto pugliese, ma che soprattutto mettono a rischio l’ecosistema di questo zona umida dalla bellezza solo parzialmente incontaminata.

Così accanto ai cartelli che indicano la delimitazione della Zona A, ossia quella in cui è vietata persino la presenza di bagnanti, c’è anche il grosso tubo arancione che scarica nel canale i reflui del depuratore che tratta le acque dei comuni di San Michele Salentino, Carovigno e San Vito dei Normanni.

Per i vecchi tre impianti, invece, la procura ha già notificato sette avvisi di conclusione delle indagini ad altrettanti indagati per inquinamento della falda tra i quali anche tecnici di AqP.


Al pm Antonio Costantini è affidato il fascicolo d’inchiesta, in cui al momento non c’è alcuna iscrizione nel registro degli indagati, ma solo un’indagine partita con due informative di reato: la prima è del Corpo forestale dello Stato che, a pochi giorni d’avvio dell’impianto, ha verificato la mancanza di alcune autorizzazioni; la seconda della Capitaneria di porto che sabato scorso ha effettuato un sopralluogo. La reazione dell’amministrazione comunale di Brindisi è arrivata poche ore dopo. “L'amministrazione non resterà a guardare mentre si sversano liquami nella riserva di Torre Guaceto. Siamo pronti a promuovere incisive azioni giudiziarie”. L'AQP ha dichiarato che entro il 15 dicembre saranno avviati i lavori per realizzare una condotta attraverso cui i reflui del depuratore saranno immessi nel mare ad una profondità di cinquanta metri. Ma ha rilevato anche un sabotaggio, con una condotta tranciata, poco dopo l’avvio dell’impianto. “Un dato è certo - ha voluto rassicurare il sindaco Mimmo Consales -. Non consentiremo che si inquini il mare di Torre Guaceto per chiare responsabilità, consolidatesi nel tempo, di Regione e Acquedotto Pugliese. Quel depuratore deve essere fermato fino al completamento dei lavori della condotta”.

Per i vecchi tre impianti, invece, la procura ha già notificato sette avvisi di conclusione delle indagini ad altrettanti indagati per inquinamento della falda tra i quali anche tecnici di AqP. Negli anni, insomma, queste acque sono finite nella falda, presumibilmente inquinandola. Poi il depuratore avrebbe dovuto ovviare a questo problema e garantire l’immissione in mare solo di acque perfettamente depurate. Nella realtà, però, prima che entrasse a pieno regime e a causa di questo sabotaggio, per i primi giorni l’impianto ha immesso nel Canale Reale acque visibilmente schiumose. Per sabato un gruppo di ambientalisti ha organizzato un sit in di protesta proprio nella riserva naturale: l’obiettivo è quello di bloccare il depuratore fino a quando non sarà garantita almeno la condotta sottomarina. Ma per l’8 ottobre è anche prevista l’udienza de Tar di Lecce che dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dal Consorzio di gestione di Torre Guaceto: l’impianto, infatti, sarebbe stato autorizzato senza i necessari documenti da parte della Provincia. La vicenda insomma non è destinata a concludersi a breve.
(Francesca Cuomo)

L'Oasi naturalistica di Torre Guaceto è formata da un'Area Marina Protetta e da una Riserva Naturale Statale, entrambe gestite dal WWF; si trova a circa 15 chilometri a nord di Brindisi, nei Comuni di Brindisi e Carovigno. Questo tratto di costa, lungo sei chilometri, comprende un paesaggio dai forti caratteri mediterranei che dal mare scivola oltre le dune, attraverso la macchia mediterranea e le paludi, fino ad un uliveto secolare. Ogni forma e colore del Parco é voluta e modellata dal mare. Il continuo monitoraggio del WWF ne ha preservato l'aspetto più interessante, quello naturalistico: passeggiando in prossimità della torre, la cosa che colpisce di più è la coesistenza, in un area ridottissima, di tre ecosistemi diversi che interagiscono tra di loro, influenzandosi a vicenda: la macchia mediterranea, la zona umida e il mare. E' oggi un tratto di costa tra i più conservati e rappresentativi nella zona adriatica, con paludi e dune alte fino a 10 metri e una Torre saracena che racconta la storia di questa zona. In mare un habitat ricchissimo di vita, protetto in un'oasi costiera, una delle poche in Italia.

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