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La musica piange la scomparsa di Pino Daniele
Un infarto ha stroncato a 59 anni l'uomo in blues, l'eterno ragazzone targato "Napoli viva, Viva Napoli"

ROMA (Italy) - Pino Daniele è morto. Lo conferma il manager Ferdinando Salzano. Il cantante napoletano, che avrebbe compiuto sessant'anni il 19 marzo, sarebbe stato stroncato nella notte da un infarto. La figlia di Pino Daniele, Sara, interpellata, si è limitata a dire: "E' un momento terribile". Pino Daniele si è sentito male nella sua casa di campagna in Toscana, secondo quanto riferisce Il Mattino, citando il figlio e tour manager del cantante, Alessandro. La corsa verso l'ospedale Sant'Eugenio di Roma nel tentativo di prestargli soccorso si è però rivelata vana.

Nato a Napoli nel 1955, Pino Daniele è passato dal cantare della sua città, dei suoi contrasti e delle sue difficoltà a diventare artista internazionale con un respiro globale: voce black, sonorità mediterranee, sperimentazioni musicali, duetti ambiziosi sia in Italia che all'estero. E' stato uno dei più noti cantautori italiani fuori dai confini nazionali e uno dei campioni di vendite per ogni disco nuovo pubblicato.


Il primo a dare la tragica notizia sul web è stato l'amico e collega Eros Ramazzotti che, postando una foto del cantante sorridente, ha scritto: "Anche Pino ci ha lasciato. Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo. Ti vorrò sempre bene perché eri un puro e una persona vera oltre che un grandissimo artista. Grazie per tutto quello che mi hai dato fratellone, sarai sempre accanto al mio cuore. Ciao Pinuzzo". Dopo il concerto-evento del primo settembre, Pino Daniele era tornato in tour a dicembre con il live "Nero a metà": l'11 a Bari, il 13 a Roma, il 16 e il 17 a Napoli, il 22 a Milano. Ad accompagnarlo c'era la band originale del 1980. Il 30 dicembre la straordinaria carriera di Pino Daniele era stata omaggiata da una puntata monografica di "Canzone" su Rai1. Commuove l'ultimo tweet, che rilancia un post di Facebook, sul profilo ufficiale di Pino Daniele. Risale a tre giorni fa.

La sua ultima esibizione è stata davanti al pubblico di Rai Uno, la notte di Capodanno. E cinque giorni dopo, quando un infarto lo ha stroncato nella notte, è il momento di tornare alle origini di Pino Daniele, il nero a metà, l'uomo in blues, il mascalzone latino che, come si legge nella biografia ufficiale, lo ha portato "dai vicoli dove non entra mai il sole alle hit parade". Protagonista indiscusso della musica napoletana, è riuscito a portare il dialetto nel resto d'Italia e anche sui tantissimi palchi stranieri su cui ha suonato durante la sua oltre 30ennale carriera.

Giuseppe Daniele nasce infatti in un sottoscala della provincia di Napoli il 19 marzo del 1955, avrebbe compiuto 60 tra poco. Cresciuto da due zie, principlamente per problemi economici dei genitori, da ragazzino scopre Elvis Presley e inizia a formare le primissime band. La chitarra arriva poco: da passione giovanile autodidatta presto si iscrive ad una scuola e la trasforma in impegno costante. Terra Mia, il primo album di Napoli e blues Nel 1977, il primo album, Terra Mia, in un cui fonde la cultura napoletana con il tanto amato blues, primo esempio del cosiddetto fusion partenopeo. Dentro ci sono i racconti dei munacielli e delle zie che l'hanno cresciuto, le piazze e i vicoli di Napoli, il jazz e il sogno americano, Napule è contenuta nell'album, è il canto di una generazione. Nello stesso anno Pino Daniele si sposa e aspetta due anni per pubblicare il disco che porta il suo nome, quello che contiene Je' so' pazzo, il brano che lo porta al Festivalbar. Nero a Metà Nero a Metà, uscito nel 1980, lo consacra al grande pubblico. Rolling Stone lo inserisce tra i 100 migliori dischi italiani di sempre. L'anno dopo pubblica Vai mo' e diventa il punto di riferimento di quella Napoli musicale che interseca Africa, America e Mediterraneo. Per lui sono gli anni dell'impegno politico e del Newpolitan Power, vuole mostrare all'Italia che esiste un Meridione arrabbiato e strafottente, in grado di farsi sentire anche parlando in dialetto.

Sciò, primo album live, è il riassunto di questa fase della sua carriera che tocca l'Olympia di Parigi, l'Apollo di New York, il Festival di Varadero. Pino Daniele anticipa la world music che tanto avrà successo anni dopo. Quando Pino Daniele aprì il concerto di Bob Marley E' ricordato come "il più grande show nella storia di Bob Marley e i Wailers", il mitico concerto di Bob Marley a San Siro del 27 giugno del 1980. A fargli da apripista su quel palco indimenticato c'è Pino Daniele. Apre una stagione d'oro che culmina pochi mesi dopo nel concerto a Piazza del Plebiscito, come ricorda il sito ufficiale: "L’apoteosi di quella prima stagione, l’apice e la fine di quell’orgoglio napoletano si registra il 19 settembre 1981: piazza del Plebiscito, allora un parcheggio e non certo il salotto buono della città, si riempie di duecentomila persone, nessune se le aspettava, forse è il primo megaconcerto italiano. Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e uno straordinario James Senese accendono una notte tenerissima, indimenticabile".

Le colonne sonore per Troisi Ricomincio da Tre, Le Vie del Signore Sono Finite, Pensavo Fosse Amore Invece Era un Calesse, con il celebre Quando. Sono i tre i film di Massimo Troisi di cui Pino Daniele firma la colonna sonora. Dopo il primo è il regista a chiedergli di collaborare di nuovo e dopo il primo film arrivano gli altri due. Il primo infarto Negli anno Ottanta ha un infarto, il primo si può dire oggi. Per un breve periodo non può salire sul palco e fra i molti amici che gli stanno vicino ci sono proprio Troisi e Massimo Ranieri. Escono altri album: nel 1988 Schizzechea with Love che gli fa vincere il Premio Tenco, nel 1989 Mascalzone Latino - con omaggi ad Anna Magnani e a San Gennaro. La seconda fase dell'impegno civile E più tardi Sotto O' Sole, Un Uomo in Blues e Che Dio Ti Benedica, al quale partecipa anche Chick Corea e che vede Ornella Muti nel videoclip della canzone che gli dà il titolo. Si apre la stagione degli anni Novanta: il dialetto lascia il passo all'italiano come lingua principale, i temi che tocca sono quelli della xenofobia e dell'ecologia, ancora tantissime collaborazioni Omaggi, collaborazioni, contaminazioni Rispetto agli esordi Pino Daniele si avvicina, in questa parte della carriera, a ritmi più mediterranei, nel 1998 pubblica Yes I Know My Way con la collaborazione di Jim Kerr dei Simple Minds e l'anno dopo.

Scrive d'amore per la sua nuova donna e per la figlia che nasce dalla loro unione (la prima dopo quelli del primo matrimonio): è a lei che dedica Medina. Dopo Concerto, del 2002, si dedica all'esplorazione dei fiati e della musica gregoriana in Passi d'autore, con omaggi a Che Guevara, Django Reinhardt e Maradona, il richiamo ai madrigali, la tensione della ricerca. Poi esce Iguana Café, del 2005, che lui definisce come un esempio di latin blues e melodie già nel sottotitolo, un'altra versione della fusione tra Napoli e Stati Uniti che ha segnato da sempre la sua carriera. La storia recente di Pino Daniele è fatta di Il Mio Nome è Pino Daniele e Vivo Qui del 2007, concertoni da tutto esaurito con altri artisti italiani e stranieri, Electric Jam dove porta anche il rap di J Ax ma anche il suo passato, con Mina, Battiato e Mario Biondi. La sua etichetta indipendente La Grande Madre, del 2012, segna l'arrivo del primo disco prodotto dalla sua etichetta, la Blue Drag, e un nuovo tour tra Italia e Stati Uniti. L'anno dopo celebra i 30 anni di carriera con Tutta N'Ata Storia - Vai Mo' - Live in Napoli da cui trarrà anche cinque serate evento al Teatro Palapartenope. Un anno fa, prima che salutasse il 2014 appena finito, e anche noi arrivando con la sua musica nelle case degli italiani dal palco universale di Rai Uno. (Redazione)


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