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E’ il Giro delle Furie Rosse: Landa vince anche all’Aprica, Contador blinda la maglia
16esima tappa: nonostante una foratura, Contador riprende Aru, in crisi sul Mortirolo, e lo stacca
Il cavaliere sardo scivola al terzo posto nella generale: è ancora lui il capitano dell’Astana?

ROMA (Italy) - Stavolta ci eravamo illusi davvero tutti. E magari con un pizzico di ingenuità. Ingenuità, si tratta esattamente di questo, perché l’unica legge che vale ai piedi del Mortirolo è la legge del più forte. Poco importa che Aru si ritrovi con un vantaggio di quasi un minuto tra le mani alle pendici della penultima asperità di una tappa da montagne russe, con oltre 4500 metri di dislivello. Lo scrigno consegnato dal fato nelle mani del giovane scalatore sardo era davvero troppo delicato, magari anche immeritato. Soprattutto se ti trovi davanti il più grande interprete delle corse a tappe degli ultimi vent’anni. E il grande Marco Pantani, oggi più volte ricordato, non ce ne voglia da lassù.

La giornata no di Aru ed il miracolo sportivo di Contador, che non ha emozionato come Pantani ad Oropa nel ’99, ma ci è andato davvero vicino. E per uno scalatore che si dice fiero di aver preso spunto dall’elefantino di Cesenatico non è poco.


Colpi di scena - Chi si attende fuoco e fiamme sul Mortirolo non si sbaglia. Ma se c’è una cosa che questo Giro ci sta insegnando, è che tante volte proprio nei momenti più inattesi possono aprirsi scenari nuovi, preludendo a svolte che poi alla fine corrono tutte nella stessa direzione. Perché Contador, con due cadute sul groppone ed una spalla messa a dura prova per quasi una settimana, è stato sempre in totale controllo, lasciando davvero pochi margini ad ogni avversario. E allora accade che sulla discesa dell’Aprica, affrontata per la prima volta 75 km dal traguardo, una foratura della Maglia Rosa permette ad Aru, a coronamento di un’ottima azione di squadra, di presentarsi a Manzo di Valtellina con 50 secondi di vantaggio. Contador, smarriti i gregari, è obbligato a lanciarsi in un disperato tentativo di rimonta, reso oltremodo complicato anche dal compagno di viaggio che il suo diretto avversario può sfoggiare, ovvero il fido gregario Landa. Contador riprende tutti gli uomini che lo precedono, staccandoli uno ad uno sulle rampe che nel lontano 1994 avevano reso gloria ad un giovane ragazzo che veniva dal mare, ovvero Marco Pantani. Ferito nell’orgoglio dall’inatteso problema tecnico, diventa una specie di tornado a due ruote: li salta tutti e in una manciata di tornanti piomba sulla coppia di testa dell’Astana. Più che un ricongiungimento appare una sentenza. Un’occhiata indietro ed Aru capisce che adesso le cose si complicano, perché dopo un fugace scambio di colpi di pedale in compagnia, Contador riparte lasciando di sasso il capitano dell’Astana. Stavolta Landa non lo aspetta più.

La crisi - Spremuto dalla fatica, scarico dopo essere stato raggiunto e staccato, Aru affronta oltre metà Mortirolo da solo, ripreso e superato anche dagli altri contrattaccanti, come Trofimov ed Hesjdal. Il calvario del cavaliere dei quattro mori prosegue inesorabile, tanto che l’ascesa dell’infausto Mortirolo è un monologo di fatica e sofferenza. Un peccato quello di essersi rifornito male, dato che Aru, in crisi di fame, deve stringere i denti cercando di ricavare l’unica fonte di energia possibile da un pubblico che continua ad incitarlo nel bene e (soprattutto) nel male. Se nella salita Aru aveva pagato pecche di gioventù, la discesa è pura sfortuna, dato che un salto di catena lo costringe ad aspettare l’ammiraglia ed una nuova bici su cui montare. Gli si chiede solo una cosa, ovvero tirare fuori il carattere e l’orgoglio, tutto quello che comunque non gli manca. Nessun crollo verticale, ma solo contenimento della fatica: il ritardo lievita quando (ri)comincia l’Aprica, ma Aru, che pure giunge a tre minuti dal vincitore di tappa, ovvero Landa, dimostra ancora una volta di avere una stoffa diversa rispetto ai colleghi più arrendevoli. Incassa sberle dritte sulla faccia, che fanno certamente più male di un aspro valico alpino, ma che non possono mancare nel curriculum di un aspirante campione. Ed Aru, che un campione potrà diventarlo, ha bisogno anche di questo.

Questione di cuore - La giornata no di Aru ed il miracolo sportivo di Contador, che non ha emozionato come Pantani ad Oropa nel ’99, ma ci è andato davvero vicino. E per uno scalatore che si dice fiero di aver preso spunto dall’elefantino di Cesenatico non è poco. Merita però tanto spazio anche la seconda vittoria consecutiva di Landa, che corona con un altro acuto una lezione di saggezza tattica e gestione della sofferenza. Quando, infatti, si rende conto del fatto che Contador non abbia alcuna intenzione di opporre resistenza all’attacco di Kruiswijk (elogiato proprio dal pluricampione iberico), riprende l’olandese e stacca ancora il numero uno per concedersi la passerella conclusiva. ‘’Non pensavo di essere così forte – ammette Landa, intercettato dalle telecamere – adesso penso di poter vincere un Giro in futuro’’. Una battuta anche per Aru (‘’E’ una situazione complicata, ma manca ancora tanto: venerdì e sabato potrà fare la guerra’’), quindi sul suo futuro (‘’Il mio contratto scade a fine anno, non so se resterò, ma l’Astana mi ha accolto a braccia aperte’’). Fiero di sé, ma anche molto emozionato, Contador: ‘’Quando ho forato la situazione era critica, ma i miei compagni sono stati straordinari. Questo è il ciclismo, questo resterà nella memoria della gente’’. Infine un’altra straordinaria testimonianza di affetto nei confronti di Pantani: ‘’Mi viene la pelle d’oca se sono paragonato a lui, che è stato un’ispirazione per me. Ho un rispetto enorme per il Pirata, come si dice in corsa per sempre Pantani’’. Davvero grande il cuore di Contador, come quello di Landa, ma anche Aru, che ammette di aver ‘’pedalato più con la testa che con le gambe’’, dimostra di non essere da meno. E da corridore più navigato di quanto già non sia, scansa ogni polemica, glissando: ‘’Landa pedalava molto bene, era giusto che giocasse le sue carte: se uno sta meglio non esiste gerarchia’’. Parole da capitano.
(Angelo Mingolla)


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Giro d’Italia, 9.a tappa: impresa di Tiralongo a San Giorgio, Aru continua a braccare Contador
Astana pigliatutto: appena tre secondi tra i due favoriti, ma Porte rimane in scia
Uran, sempre più in affanno, paga 2’10’’ dopo una settimana. E’ già fuori dai giochi?

ROMA (Italy) - Quanto è dura la vita da gregario. Vento sulla faccia, pioggia, talvolta anche fango che schizza dall’asfalto traditore. E poi salite, lunghe ed interminabili salite da comandare una ruota avanti al proprio capitano, facendogli da scudo prima di lasciarlo andare quando le gambe non sopportano più le aspre pendenze montane. E’ la storia di Paolo Tiralongo, uno dei nonni di questo Giro d’Italia, nonché vero e proprio mentore di Fabio Aru: 38 anni a luglio, già cinque stagioni all’Astana, tanti consigli da disseminare strada facendo, ma anche qualche giorno di gloria da regalarsi.

Proprio come oggi. Emozioni enormi, tutte quelle che sprigiona l’abbraccio tra Tiralongo ed Aru, in lacrime per la vittoria di un amico, prima che di un fidato compagno di squadra. L’immagine più bella che sino ad ora questo Giro ci abbia regalato, senza dubbio la migliore per chiudere questa intensa prima settimana.


Tra imprevisti e non - Non è un premio alla carriera, ma quasi. Paolo Tiralongo, che aveva già assaporato la vittoria di tappa in altre due circostanze, a Macugnaga e Rocca di Cambio, stamattina non si sarebbe mai aspettato di diventare il padrone di uno degli appuntamenti più interessanti di questa Corsa Rosa. La Benevento - San Giorgio del Sannio, frazione molto temuta, presentava tutte le caratteristiche della giornata da non sbagliare: un continuo saliscendi tra gli aspri passi appenninici, per un totale di circa quattro mila metri di dislivello. Già scritta, almeno sulla carta, la trama del film domenicale: attacco da lontano, scatti e contro scatti tra salite e (ripide) discese, in attesa di qualche segnale da parte dei leader. E proprio il luogotenente più fidato di uno dei leader, ovvero Tiralongo, si è visto stravolgere i piani quando l’ammiraglia gli ha suggerito di trasformare una delle tante giornate di sacrificio per il proprio capitano in una giornata d’attacco. E Tiralongo, un gregario che sa come centrare il bersaglio quando ha la licenza di attaccare, non si è lasciato sfuggire l’occasione.

Come un uragano - La favola di Tiralongo inizia sul Passo Serra, ultimo Gpm di giornata (3,6 km con pendenza media dell’8% e punte massime del 13%). Il fuggitivo Slagter, forte di un vantaggio di quasi due minuti sul gruppo dei contrattaccanti, sembra andare dritto verso la vittoria di tappa. Ma il gregario di Avola, che accende la rincorsa al lontano Slagter, pianta i contrattaccanti in salita con la determinazione di chi non vuole lasciarsi sfuggire una chance quasi irripetibile, prima di raggiungere l’olandese della Garmin grazie ad una discesa talmente spericolata da lambire i limiti della follia. Ripreso ai -8 dal traguardo, Slagter si lascia staccare appena la strada torna a salire: il finale è un monologo di Tiralongo, che si concede la passerella sul traguardo in assoluta tranquillità. Kruijswijk, molto attivo anche ieri, regola il plotoncino con 21 secondi di ritardo dal vincitore di tappa, due in più per Geschke, la nuova maglia azzurra.

I collaborazionisti
- Quanto ai big, la tappa di oggi non ha consegnato in eredità alcuna certezza nell’ottica favoriti alla vittoria finale, ma probabilmente uno dei possibili leader è già fuori dai giochi. Si tratta di Rigoberto Uran, staccato nel tratto più duro del Passo Serra, che ha già accumulato un ritardo superiore ai due minuti rispetto alla maglia rosa, Alberto Contador. Fabio Aru, che ha rilanciato l’azione in maniera decisiva insieme al leader della Saxo-Tinkoff, Richie Porte e l’instancabile gregario Landa, quarto nella generale, continua a sfoggiare giorno dopo giorno una condizione fisica eccellente. E lo scatto finale, che gli ha permesso di rosicchiare un secondo a Contador, non è un inutile dispendio energetico, quanto l’evidente testimonianza del fatto che lo scalatore sardo non abbia nulla da invidiare al rivale iberico. Ma Aru, punzecchiato per l’imprevisto allungo conclusivo, spegne da vero campione ogni focolaio di polemica:’’La corsa finisce sulla linea d’arrivo, oggi Landa ha fatto un lavoro superlativo’’. Spazio anche per un ringraziamento speciale, cioè quello ai tifosi di tutte le regioni attraversate, che lo stanno accogliendo come un beniamino, quindi la commovente confessione:’’Credo di essere più felice oggi per il successo di Tiralongo che nel caso di una mia vittoria di tappa’’. Tutto vero, basta guardare quell’abbraccio che sta ormai facendo il giro del web.

Quanta strada …
- Fare i conti dopo una settimana è decisamente complicato, dato che mancano all’appello altri importanti appuntamenti, ma già alcune indicazioni sono arrivate. Domani c’è un giorno di riposo che richiederà una cura ancor più maniacale a livello di alimentazione e preparazione, dato che in un grande Giro non ci si ferma mai, a maggior ragione alla vigilia di una serie di appuntamenti da evidenziare in giallo. Venerdì la temutissima crono con arrivo a Valdobbiadene, 59,4 km che potrebbero restituire le speranze ad Uran, ma gli arrivi a Madonna di Campiglio e soprattutto ad Aprica, dopo lo scollinamento di Tonale e Mortirolo, saranno decisivi. Quindi le rampe di Cervinia e l’ultima asperità, ovvero il Sestriere, preceduto dall’impegnativo Colle delle Finestre, dove nel 2005 Gilberto Simoni stava per sfilare il simbolo del primato a Paolo Savoldelli, uscito vincitore da un duello mozzafiato. Lo stesso duello che pare profilarsi tra Aru e Contador, trascinatori di questa prima settimana. Chi la spunterà? Sorprese permettendo. (Angelo Mingolla)


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