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Lo scandalo ai vertici della FIFA coinvolge sempre più paesi
Tutti contro tutti e quasi tutti contro il patron Blatter accusato di favoritismi per alcune nazioni

ROMA (Italy) - Si accende una nuova Guerra fredda sulla rielezione di Sepp Blatter dopo il terremoto dello scandalo ai vertici della Fifa: l'Europa e' al fianco degli Stati Uniti nel chiedere un passo indietro dello "zar del calcio" o almeno un rinvio del voto previsto per domani, mentre Russia, Asia e Africa difendono il 79enne dirigente elvetico.

L'Italia votera' il principe Ali' Bin al-Hussein di Giordania. E' questo quanto emerge dalle parole di Carlo Tavecchio, presidente della Figc a Zurigo per le elezioni Fifa in programma domani. "Per essere il debutto in Fifa, e' abbastanza particolare - osserva - Dopo i fatti successi sotto gli occhi di tutti e che credo abbiano turbato gran parte del mondo sportivo, non possiamo non considerare le valutazioni del presidente Platini che hanno raccolto l'unitarieta' della Uefa e quindi comportarci conseguentemente".


In queste ore un principe esulta. È il vicepresidente della Fifa Ali bin Al Hussein di Giordania, l’avversario di Joseph Blatter. Un ricchissimo arabo di 39 anni che si era candidato a gennaio contro il presidente della Fifa ora coinvolto in una inchiesta Fbi. Da tempo Hussein chiede trasparenza nell’organizzazione mondiale che governa il calcio e ha sede in Svizzera; ha sempre detto che la Fifa è «endemicamente corrotta» e ha bisogno di una nuova leadership. IHa twittato ieri: «Occorre una leadership che ricostruisca la fiducia nelle centinaia di milioni di amanti del calcio nel mondo».

La Federcalcio di Mosca, che nel 2018 ospitera' i prossimi mondiali, ha ribadito il suo sostegno a Blatter. Tra i governi europei si rafforza invece la linea contraria alla rielezione. Dalla Gran Bretagna, il premier, David Cameron, ha chiesto le dimissiomi di Blatter dicendosi "totalmente al fianco" della Football Association inglese che ha scelto di appoggiare il suo unico rivale, il principe giordano Ali bin al Hussein, come nuovo presidente. Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri, Philip Hammond, affermando che "c'e' qualcosa di profondamente sbagliato al cuore della Fifa" e che "serve assolutamente un cambio di leadership". Per la Francia e' sceso in campo il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, che si e' unito alla richiesta dell'Uefa per un rinvio del voto sul nuovo presidente che rischierebbe altrimenti di riconfermare Blatter. "Avrebbe senso prendersi un po' di tempo, vedere cosa c'e' di vero in questa inchiesta e poi si potra' valutare, ma al momento stanno dando un'immagine disastrosa". Con Blatter si sono schierati invece sia la Confederazione asiatica (Afc) che la Confederazione africana (Caf), che si sono opposte al rinvio delle elezioni. Qualche sostegno al giordano Ali potrebbe arrivare invece, oltre che dall'Uefa, dalla Confederazione sudamericana (Conmebol) e da quella del centro e nord America (Concacaf).

Intanto la Visa si e' unita al coro d'allarme degli sponsor della Fifa, esprimendo "profonda delusione e preoccupazione" per quanto e' emerso. Senza "passi rapidi e immediati" per risolvere la questione, avverte la nota, "riesamineremmo la nostra sponsorizzazione". Preoccupazione e' stata espressa anche dalla Nike, mentre altri partner come Adidas e Coca-Cola hanno chiesto alla Fifa di aumentare la trasparenza e di risolvere le controversie.

Intanto, con una dura presa di posizione contro l'inchiesta Usa sulle presunte mazzette, il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito "a dir poco strani" gli arresti di sette dirigenti della federazione mondiale di calco eseguiti a Zurigo, a suo avviso "un tentativo degli Stati Uniti di estendere la loro giurisdizione ad altri Stati". Per il leader del Cremlino gli Usa si comportano come con i "nemici" Assange e Snowden e il loro e' "un chiaro tentativo di impedire la rielezione di Sepp Blatter" per via giudiziaria. Gli Usa "non hanno nulla a che fare con le questioni della Fifa" e "i dirigenti arrestati non sono cittadini statunitensi", ha affermato Putin.

Quattro anni fa, dopo che la Fifa aveva assegnato i Mondiali 2018 e 2022 a Russia e Qatar, Sepp Blatter si definì "un presidente felice". Non gli si poteva certo dar torto, visto che le due nuove frontiere dei petrodollari e dei gasdotti allargavano ulteriormente i confini del mondo del calcio e, soprattutto, il suo potere personale. Un volano enorme per il torneo sportivo più ricco e seguito al mondo: organizzare un Mondiale di calcio “costa” 13 miliardi di dollari (è la spesa di Brasile 2014 confermata anche dalle previsioni di Russia 2018) ma con grandi ricadute in termini di cassa, anche se la Coppa del Mondo in tempo di crisi non si trasforma sempre in un volano per l’economia. La costante riguarda piuttosto i costi che aumentano, per la gioia di chi mette le mani sugli appalti.


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