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La "buona scuola" targata Renzi è fatta anche di paradossi e ingiustizie nelle migliaia di trasferimenti
Sindacati e magistrati sul piede di guerra: "obbligare una donna a emigrare per il lavoro
è una lesione di diritti della persona costituzionalmente garantiti"

ROMA (Italy) - Il premier Matteo Renzi l’ha definita senza mezzi termini “l’opera più importante del proprio governo”. Trattasi della “Buona scuola”, una riforma-additata da sindacati, docenti e movimenti studenteschi. La “privatizzazione del sapere” delle scuola-azienda dei “presidi-manager”, basata come il "Job Act" sul modello della “competizione e non della qualità”, sono solo alcuni dei capi d’accusa mossi al ddl i cui effetti hanno iniziato a palesarsi con l’inizio dell’anno scolastico 2016-17. Risultato: uno tsunami di ricorsi alle decine di migliaia di trasferimenti disposti secondo un "pazzo algoritmo" ministeriale. I primi provvedimenti dei magistrati.


Senza entrare nel merito di una riforma complessa che richiederebbe un’analisi lunga e approfondita di tutti i suoi commi, è importante in questa sede concentrarsi sul primo intento perseguito da Renzi. Nella mente dei suoi ideatori, la Buona scuola nasce come unica soluzione possibile alle emergenze che affliggono il comparto nazionale. La prima criticità riguarda il numero di docenti presenti nelle scuole. “Non abbastanza – si legge nella documentazione ufficiale prodotta dal Miur - dal momento che a settembre di ogni anno, con la riapertura delle scuole, ci ritroviamo con qualche decina di migliaia di insegnanti che mancano all’appello”. Non abbastanza, inoltre, perché le scuole non hanno bisogno di docenti solo per le lezioni in classe, ma anche per costruire un progetto formativo al passo coi tempi: l’“organico dell’autonomia”, ovvero un team di docenti che aiuti la scuola a gestire da sola, o in rete con altre, le molte attività complementari all’ordinaria attività didattica.

La seconda criticità riguarda la necessità di affrontare in maniera definitiva l’eredità di migliaia di persone che lo Stato tiene “in sospeso” nonostante abbia negli anni riconosciuto che debbano essere assunte stabilmente nella scuola. Il tutto ha comportato l’adozione di un “Piano straordinario di assunzioni” per chiudere una volta per tutte la questione del precariato storico.

Fin qui nessuna obiezione se non fosse che la conseguente ondata migratoria di insegnanti verso altre destinazioni non è stata accolta propriamente con i salti di gioia. Sono migliaia i casi di docenti che hanno dovuto fare armi e bagagli per rispondere alla chiamata a centinaia di chilometri di distanza da casa pur di non perdere il proprio posto di lavoro. Storie diverse in cui l’imprevisto si è materializzato con tratti tragicomici.

E' il caso di una giovane docente pugliese di scuola primaria: “P”. Ottime referenze curriculari, una specializzazione in ambito musicale e, soprattutto, una figlia di quattro anni a suo carico. Lei come tante altre colleghe è stata spedita in Emilia Romagna, a pochi chilometri da Bologna. Dopo lo sconforto iniziale per l’abbandono della propria terra natia, è subentrato un po’ di ottimismo legato soprattutto alla qualità della vita garantita nella sua nuova destinazione. “Si vive bene, i servizi sono ottimali è naturale fare dei confronti con tutto ciò che purtroppo non funziona nella mia città di appartenenza anche se è palese sentirne la mancanza".

In merito alla Buona scuola P. descrive un quadro che probabilmente trova riscontro nei pensieri di molti altri insegnanti toccati dalla riforma. “Lo spostamento era inevitabile – continua – ciò che contesto sono i tempi ristretti tra la comunicazione ufficiale e l’effettiva presa di servizio. In pochi giorni ho dovuto mettere in conto di cambiare completamente vita. In generale, si poteva procedere con più calma per passaggi provinciali e regionali nell’assegnazione delle cattedre, ma questa è solo una mia supposizione”. La problematica su cui va posata la lente d’ingrandimento è però un’altra. “Pur mettendo in conto l’emergenza e la necessità di seguire le direttive del nuovo piano varato dal Ministero, sarebbe stato indispensabile prevedere una tutela maggiore nei confronti dei figli degli stessi docenti – dichiara P. - nel mio caso specifico, ritrovandomi fuori tempo massimo con le iscrizioni, ho dovuto fare riferimento ad una scuola privata. Ecco, credo che questo non sia giusto. Lo Stato doveva e poteva fare qualcosa in più su questo fronte, così come i Sindacati”.

Una situazione non isolata perché in compagnia del caso di “M” che dal Salento e dopo più di 20anni di onorato servizio in varie strutture è stata “inviata” nella sperduta campagna bolognese; identica situazione per "S" che dopo un ventennio trascorso tra scuole del nord e quelle del sud si è ritrovata assegnata in Emilia pur avendo alle spalle una famiglia composta da coniuge e due ragazzi adolescenti; oppure di “A” che ogni mattina all’alba abbandona marito e figli nel Grande Salento per i suoi giornalieri 300 km a/r, obiettivo: insegnare in un paesino della Murgia barese.

Paradossi che però smuovono anche le montagne ministeriali. Ad esempio, il magistrati di Brindisi hanno sospeso il trasferimento di tre insegnanti pugliesi assegnate a scuole del Veneto perché “l’assegnazione di una sede distante oltre mille chilometri dal comune di residenza determinerebbe una totale modifica delle abitudini di vita, anche personali e familiari". In soldoni, i magistrati sostengono che “obbligare una donna a emigrare per il lavoro è una lesione di diritti della persona costituzionalmente garantiti“. Insomma, il diritti dei bambini prevalgono anche sugli algoritmi della Buona Scuola.

Un situazione complessa in cui trovano spazio realtà e scelte diverse, a tratti opinabili, come le richieste di congedo o il riferimento “forzato” alle agevolazioni previste dalla legge 104. Ma a volte “in materia di coscienza, la legge della maggioranza non ha valore” per usare le parole del Mahatma Gandhi. (Vincenzo Maggiore)


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La Scuola dichiara guerra alla riforma sulla "buona scuola" presentata dal Governo
Renzi invia una mail a tutti gli insegnati chiedendo di ricevere le riflessioni personali: matteo@governo.it

ROMA (Italy) - Il mondo della Scuola, con aggregati Sindacati e Studenti hanno dichiarato "lotta ad oltranza" contro il paventato disegno di legge che riorganizzerebbe la didattica italiana secondo delle visioni governative. Intanto slitta a mercoledì 20 maggio il voto finale sul ddl scuola: lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La votazione era inizialmente prevista per martedì.

Il fronte dei docenti ha confermato la propria netta opposizione alla riforma, e non esclude nuove iniziative di mobilitazione anche durante il periodo degli scrutini. Intanto gli studenti hanno boicottato i test Invalsi.


Lo scontro rischia di farsi sempre più aspro, la compagine ministeriale fa quadrato intorno alla decisione del Premier Renzi di non indietreggiare sulle scelte operate nel DDL Scuola. E infatti il Premier in persona ha inaugurato #matteorisponde per spiegare le parti meno "digerite" della riforma. Lo stesso concetto lo riprende nella lettera ai prof. «Con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore» scrive. Dateci «una mano a restituire speranza al nostro Paese» chiede e invita a non aver paura del cambiamento. «Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è prendere o lasciare. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi» scrive ancora il Premier nella lunga missiva (120 righe) in cui fa il riassunto delle misure in via di adozione.

Gentilissime e gentilissimi insegnanti, oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola. Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi. Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

Per questo con il progetto La Buona Scuola: I. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo. II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo. III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica. IV. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti. V. Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa. VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze. VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica. VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti. Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato.

Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:
- Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto; - I giorni di vacanza non si toccano: - Nessuno può essere licenziato dopo tre anni; - Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.

Aspetto le Vostre considerazioni. Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico. Molto cordialmente,

Matteo Renzi
matteo@governo.it


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La Scuola italiana dice no alla riforma proposta dal Governo
Dopo otto anni tutte le sigle sindacali si compattano e dichiarano guerra alla riforma voluta dall'esecutivo

ROMA (Italy) - Il popolo della scuola, studenti compresi, domani sciopera e scende in piazza contro la riforma di Renzi, ma Governo e maggioranza, se da una parte ribadiscono la bontà del disegno di legge e l’intenzione di andare avanti, dall’altra non rinunciano a lasciare una porta aperta al dialogo, viste anche le modifiche apportate al ddl in Commissione alla Camera. Anche se le posizioni non sembrano al momento proprio concilianti. I cortei di domani si svolgeranno in sette città (Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma)


Inizialmente promosso dai Cobas per le scuole elementari e dell'infanzia, allo sciopero hanno man mano aderito Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, estendendolo ai lavoratori impegnati in scuole di ogni ordine e grado. Era dal 2007 (durante il secondo governo Prodi con Giuseppe Fioroni ministro della Pubblica istruzione) che le principali sigle sindacali non organizzavano una protesta del genere contro un provvedimento del governo. Come quello apportato ieri sera in Commissione cultura alla Camera, a firma Pd, nel quale si mitiga il potere dei presidi, uno dei punti più contestati del ddl. Preside-sceriffo, distribuzione delle risorse, assunzioni dei precari e test Invalsi: ecco perché si protesta. I sindacati sono contrari al potenziamento del ruolo del dirigente scolastico che potrà assumere direttamente i docenti (anche se in minima percentuale e solo in alcuni casi) attingendo da un apposito albo. La norma sarebbe anticostituzionale perché volerebbe l'articolo 97 della Costituzione che sancisce che nella Pubblica Amministrazione si accede per concorso. Sbagliato anche il taglio di risorse per la scuola pubblica (ossia il mancato stanziamento nel ddl degli annunciati fondi per la sicurezza degli edifici e l'introduzione di nuove tecnologie) e il finanziamento alla scuola privata (ossia gli sgravi fiscali per le famiglie che iscrivono i loro figli alle paritarie). Pollice verso anche contro le assunzioni dei precari perché invece delle 100 mila promesse dal governo, secondo i calcoli dei sindacati saranno “solo” 40 mila e non scatterebbero subito e automaticamente ma solo a chiamata da parte dei presidi. Infine, no al metodo di valutazione dell'Invalsi

Sarà normalmente in cattedra domani Agnese Renzi, moglie del premier e insegnante part time a Pontassieve. I sindacati dal canto loro ribadiscono le ragioni della protesta, e in particolare il no ai “super poteri dei dirigenti scolastici”, la richiesta di un piano di assunzioni per stabilizzare il lavoro di docenti e Ata e il rinnovo del contratto scaduto da sette anni, oltre a forti investimenti. I cortei di domani, che si svolgeranno in sette città (Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma), vedono schierati compatti cinque sindacati della scuola: Flc Cgil, Uil Scuola, Cisl Scuola, Snals Confsal e Gilda. I leader saranno sul palco a Roma, Milano e Bari. In piazza anche i Cobas, che però si smarcano dai “cinque sindacati monopolisti” che, secondo il leader Pietro Bernocchi, “si sono già pronunciati a favore di un compromesso a perdere con Renzi”. La protesta dei Cobas si concentrerà essenzialmente a Roma, dove manifesteranno prima davanti al ministero del’Istruzione e poi in piazza Montecitorio con gli studenti. La protesta nelle città preoccupa il Viminale, anche alla luce di quanto successo ieri a Bologna con gli scontri polizia-manifestanti: una circolare inviata oggi a prefetti e questori invita “le autorità provinciali di pubblica sicurezza a curare con la massima attenzione l’attività di vigilanza degli obiettivi sensibili”. Per domani si annuncia anche un flash mob in piazza Duomo, a Trento, proprio nelle ore in cui sarà presente Matteo Renzi.


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Scuola, l'Unione Europea boccia quella italiana in efficacia dell'insegnamento
Il paese paga le colpe di una politica spesso ignorante nel campo della didattica
Speciale Scuola 2.0 ... "la scuola che vorrei.....". Richieste, aspirazioni e riflessioni
di dirigenti, docenti, genitori e studenti sull'attuale sistema italiano

ROMA (Italy) - Bocciata senza appello. La scuola italiana è l'ultima della classe in Europa per insegnamento e numero di laureati. Non solo, si conferma fanalino di coda anche per l'utilizzo delle tecnologie e la possibilità di impiego dopo il titolo di studio. L’Italia destina all’educazione solo il 4% del Pil a fronte di una media europea del 5,3%. Peggio fanno solo Romania (3,0) Bulgaria (3,5) e Slovacchia (3,8). Il BelPaese è ultimo in Ue per percentuale di laureati, solo il 22,4% a fronte della media europea del 38%, mentre in Irlanda e Lussemburgo è del 51%.


Poi, solo il 49% di chi consegue una laurea in Italia trova un impiego in tempi brevi a fronte di una media europea del 71%. Una situazione peggiore si registra solo in Grecia. L'istruzione italiana spicca solo per abbandoni e scolastici e le scarse competenze matematiche e linguistiche. Praticamente un disastro. E la pagella arriva direttamente da Bruxelles con il rapporto «Education and Training Monitor 2014» pubblicato dall'Unione europea. Per capire la situazione della scuola italiana, prima di tutto va detto che l'Italia è il paese Ue che stanzia meno risorse all'educazione dalle elementari all'università: appena il 4% del Pil a fronte di una media europea del 5,3%. E 1,3 punti percentuali non sono pochi: si piazzano al di sotto, in tutta Europa, solo la Romania con il 3%, la Bulgaria con il 3,5% e Slovacchia con il 3,8%. E le conseguenze ci sono. Nel 38% dei casi i docenti non sono sufficientemente preparati, il numero dei laureati è il più basso d'Europa: il 22,4% di dottori contro una media Ue del 38%.

Una percentuale da brivido se paragonata ai livelli di Irlanda e Lussemburgo dove svetta addirittura al 51%. E chi ottiene la laurea non riesce a sfruttarla in ambito lavorativo: trova un impiego in tempi brevi solo il 49% dei neolaureati contro una media Ue del 71%, peggio dell'Italia solo la Grecia. Altra nota dolente è la dispersione scolastica: il 17% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi senza aver conseguito un titolo e tra le cause maggiori ci sarebbero «le basse competenze alfabetiche e numeriche» delle famiglie in almeno il 30% dei casi contro una media europea del 19%. I sindacati dicono la loro: "Quel rapporto comunica al Governo Renzi che non è più tempo degli spot pubblicitari sulla buona scuola ma serve investire seriamente risorse aggiuntive e non fare il gioco delle tre carte. La riduzione delle risorse per il diritto allo studio, l'aumento delle tasse universitarie, il blocco del reclutamento, la assenza di servizi a favore degli studenti, la mancanza di prospettive di lavoro per chi si laurea e il dilagare della precarietà determinano un'università per pochi e non aperta a tutti".

E oggi la scuola, così come università e ricerca, saranno in piazza in tutta Italia per lo sciopero sociale. I risultati del rapporto attingono alla rilevazione Talis (Teaching and Learning International Survey) dell’Ocse, che prende in esame professori della scuola secondaria inferiore di più di 30 Paesi ed economie del mondo. Ebbene, emerge che è carente la preparazione specifica all’insegnamento, così come le attività di formazione continua, aggiornamenti, laboratori: il 38% degli insegnanti è giudicato "non abbastanza qualificato", in linea con la media europea come la percentuale (31%) di chi utilizza le nuove tecnologie per il proprio insegnamento.

Visualizza lo speciale dedicato alla Scuola 2.0 ... "la scuola che vorrei.....".
Richieste, aspirazioni e riflessioni di dirigenti, docenti, genitori e studenti sull'attuale sistema italiano


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)