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Tatuaggi e Piercing sotto accusa quali trasmettitori di infezioni e malattie
La ricerca dell'Università di Roma Tor Vergata su 2500 studenti liceali,
solo il 5% è informato sulle malattie trasmesse: Epatite B, C fino all'Aids

ROMA (Italy) - Un quarto dei giovanissimi che si sono sottoposti a tatuaggi e piercing ha avuto problemi di infezioni. Lo afferma una ricerca condotta dall'Università di Roma Tor Vergata su 2.500 studenti liceali coinvolti con questionario anonimo. I rischi sono molto gravi: dal virus dell'epatite B e C fino all'Aids. Il grave problema dei piercing tra gli adolescenti e "Epatite C", per curarla arriva una pillola che costerà mille euro al giorno per 3 mesi.

Un problema, quello dell'infezione da HCV, su cui ha posto l'attenzione anche lo studio "Association of tattooing and hepatitis C virus infection: a multicenter case control study" pubblicato su Hepatology, dove si dimostra come l'infezione si trasmetta principalmente attraverso il riutilizzo di aghi monouso, la non sterilizzazione di materiali e il riutilizzo d'inchiostro contaminato con sangue infetto.


Tatuaggi e piercing sono sempre più di moda, ma aumentano il rischio di infezioni e danni al fegato tra i giovanissimi. A stabilirlo è una ricerca condotta dall’università di Roma Tor Vergata, che su 2500 studenti liceali, coinvolti con questionario anonimo, ha rilevato come il 24% di essi abbia avuto complicanze infettive. Solo il 17% ha firmato un consenso informato e il 54% è sicuro della sterilità degli strumenti che sono stati utilizzati. «Una volta esclusi i tossicodipendenti dall’analisi - spiega Carla Di Stefano, autrice dell’indagine e ricercatrice all’università di Tor Vergata - si può stimare che chi si sottopone a un tatuaggio ha un rischio 3,4 volte più alto di contrarre l’epatite C rispetto a chi non ci si sottopone.

Per quanto riguarda il piercing, il rischio di contrarre l’epatite C è 2,7 volte maggiore rispetto a chi non se lo fa applicare». «Il dato scientificamente più interessante», commenta Di Stefano, «sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico». Per tatuaggi e piercing, spiega Vincenzo Bruzzese, presidente nazionale del congresso della Sigr dove è stata presentata la ricerca, «non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati - corde di chitarra, graffette o aghi da cucito - ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico».

Il problema è stato più volte evidenziato in Italia fin dagli Anni 90, ma recentemente è stato stimato che nel nostro Paese una quota di casi di epatite C acuta superiore al 10% è attribuibile ai trattamenti estetici. Dai dati dei ricercatori italiani presentati al secondo congresso nazionale Sigr emerge quindi la necessità di un maggiore sforzo per incoraggiare l’utilizzo di materiale monouso e la corretta sterilizzazione degli strumenti, aumentandone il monitoraggio. Ad esempio informare con continuità che il far ricorso a strutture temporanee, come quelle che compaiono durante i mesi estivi nelle località balneari, aumenta il rischio di contagio perché si tratta di situazioni svincolate dai normali controlli, e promuovere interventi di educazione alla salute già nella scuola secondaria di primo grado.

Allarme Piercing tra gli adolescenti. Il rischio di complicanze, infatti, riguarda 1 adolescente su 3, mentre 1 su 100 finisce per rivolgersi al Pronto Soccorso. I problemi più diffusi sono le infezioni, il pus, i sanguinamenti, le cicatrici sulla lingua, vicino gli occhi e ai genitali. Un’infezione locale grave, inoltre, può condurre a setticemia, endocardite ed epatite, sebbene si tratti di episodi molto rari. Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha provato a spiegare le ragioni che spingono i ragazzi a bucarsi in modo estremo pur di avere un orecchino sulla lingua o sull’ombelico. Secondo l’esperto, infatti, gli studi con la risonanza magnetica funzionale hanno rivelato una correlazione tra i disturbi della personalità, la difficoltà nell’identità di genere e la confusione tipica dell’adolescenza con le tipologie di piercing più estreme. Il rischio, poi, aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati o in situazioni non regolate come l'ambiente domestico".

Epatite C, per curarla arriva una pillola che costerà mille euro al giorno per 3 mesi. Una pillola da mille dollari da prendere una sola volta al giorno per 12 settimane. È questa la rivoluzionaria cura per l’epatite C che utilizza la molecola sofosbuvir e approvata definitivamente venerdì sera dalla Food and Drug Administration (Fda), che ha un costo notevole, circa 84 mila dollari per terapia, ma che può portare a percentuali molto alte di guarigioni e quindi rappresentare in definitiva un risparmio rispetto alle cure attuali, protratte nel tempo. L’epatite C è una malattia infettiva del fegato causata dal virus Hcv e trasmessa principalmente per contatto diretto con sangue infetto. Può risolversi in poche settimane oppure portare alla cirrosi e al cancro al fegato e colpisce ogni anno 3-4 milioni di persone in tutto il mondo. Al momento ci sono circa 150 milioni di malati cronici. In Italia sono circa un milione le persone infettate dall’Hcv, ma appena l’1,5% si cura. Per l’epatite C le iniezioni di interferone, che ha problemi di tollerabilità e resistenza al trattamento, e le pillole di ribavirina rappresentano la terapia di riferimento. La sofosbuvir può essere invece utilizzata da sola per combattere almeno un sottotipo di virus, il genotipo 2.


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