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Italia: viaggio nel paese delle … delle terze età
Più di tre quarti delle risorse economiche disponibili nel Belpaese sono destinate agli over sessanta,
e quando quasi tutta la torta del denaro è esaurita, ai giovani, digiuni, rimangono le briciole

ROMA (Italy) - Nel ventunesimo secolo la natalità e la mortalità pari a zero, provocano un lento invecchiamento della popolazione. Il benessere, l’agiatezza, i frenetici stili di vita causano l’abbassamento delle nascite; ed anche se i regimi demografici primitivi (come quelli che perduravano nel Neolitico) sopravvivono ancora in alcune nazioni sottosviluppate, la maggior parte degli abitanti del pianeta raggiunge ormai la terza età, ed oltre che consumare le risorse non rinnovabili della Terra, usufruisce del denaro, concedendo alle nuove generazioni, solo quel poco che resta.

Secondo l'Annuario Statistico Istat, l'indice di vecchiaia è di 151,4 anziani ogni 100 giovani, confermando l'Italia al secondo posto nell'Ue a 27 dopo la Germania (160). I dati della penisola variano da Regione e Regione. La Campania è la Regione italiana più giovane.


In un tempo lontano, circa duecentomila anni fa, la specie “Homo Sapiens” popolò le lunghe distese erbose del continente africano. Insediatosi in Africa Orientale, il più evoluto ominide della storia, già bipede, dotato di dita prensili e scatola cranica più sviluppata, migrò verso l’Europa Centrale, incontrando la specie cugina “Homo Neanderthalensis”. Gli istinti animali affiancavano i sentimenti, e nonostante il suo considerevole sviluppo psichico, quest’ultima specie si estinse a causa dello scontro con “Homo Sapiens” più intelligente, aggressivo, dominatore del fuoco, e del linguaggio, che si evolverà poi trasformandosi in “Homo Sapiens Sapiens”. Nonostante le numerose capacità però, diecimila anni fa, si registrò una diminuzione preoccupante delle nascite, a causa sia dell’elevato tasso di mortalità infantile (dovuto alla scarsa alimentazione, al clima, ed alle pessime condizioni igieniche), che della difficoltà dei gruppi nomadi di spostarsi con i piccoli. Tuttavia, la speranza di vita alla nascita arrivava a quarant’anni di età, e la popolazione mondiale non superava i sette milioni di abitanti.

Oggi la situazione anche se diversa, resta allarmante. Se millenni fa ogni problema sarebbe stato risolto con la sedentarizzazzione infatti,adesso il problema sembra inarginabile. Il tasso di natalità e il tasso di mortalità nei paesi occidentali, e quindi anche in Italia, sono pari a zero. Tra il regime demografico primitivo, che durò anche oltre i primi millenni del Neolitico, e l’esplosione demografica che caratterizza i giorni nostri dalla seconda rivoluzione industriale, è collocato un periodo di transizione demografica che spiega come le migliori condizioni di vita e i progressi scientifici, limitano le nascite e le morti. Invece, nel sud del mondo sopravvive ancora il primo regime demografico; le proli sono numerose perché i figli rappresentano forza lavoro, e le donne, giovani, hanno tempo di dedicarsi alla famiglia. L’esaurimento delle risorse economiche nei paesi in via di sviluppo come India e Cina, hanno addirittura determinato, l’adozione di politiche di limitazione delle nascite.

In Italia come negli altri paesi sviluppati, le nascite sono in netta diminuzione, e il tasso di fecondità, quindi il numero di figli per donna è pari ad uno, a differenza dei paesi sottosviluppati in cui il dato è uguale a cinque. La speranza di vita per gli italiani raggiunge i settantotto anni, per le italiane ottantasei anni, e l’età media supera i cinquant’anni. La percentuale di persone di età superiore a settant’anni è raddoppiata, quella di persone di età inferiore ai quindici anni è dimezzata. Le risorse economiche già scarseggianti nella Penisola, perciò interessano quasi interamente la terza età, tentando (spesso non riuscendoci) di garantire così pensioni e redditi adeguati. E i giovani intanto, privi delle condizioni ottimali per lo studio e per il lavoro, migrano all’estero. Morale della favola? Nessuno, né vive giovane, né anziano vive felice e contento. (Anita Ricco)

L'ISTAT racconta che l'Italia è il secondo Paese più vecchio d'Europa, dopo la Germania. Secondo l'Annuario Statistico Istat, l'indice di vecchiaia è di 151,4 anziani ogni 100 giovani, confermando l'Italia al secondo posto nell'Ue a 27 dopo la Germania (160). Grazie alla riduzione dei rischi di morte, prosegue l'incremento della speranza di vita alla nascita: per gli uomini da 79,6 del 2012 a 79,8 e per le donne da 84,4 a 84,6: in Ue siamo ai vertici insieme a Svezia, Spagna e Francia. I dati variano da Regione e Regione.

La Campania è la Regione italiana più giovane: l’indice di vecchiaia è al 109%, l’età media è ampiamente la più bassa a 40,6 anni (-2 anni rispetto a Sicilia e Trentino, seconde classificate) e la popolazione tra 0 e 14 anni tocca il picco italiano al 15,7%, a pari merito con il Trentino Alto Adige. La regione più vecchia è invece la Liguria con l’indice di vecchiaia al 239,5%, l’età media a 47,6 anni e la popolazione da 0 a 14 anni che tocca l’11,6% del totale. Il comune più giovane d’Italia è campano anch’esso, in particolare è della provincia di Caserta. Stiamo parlando di Orta di Atella: indice di vecchiaia al 31,7%, età media 32,8 anni e giovani da 0 a 14 anni che sono il 23,7% del totale.

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