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Alzheimer, questa sconosciuta: cifre, costi e futuro di una malattia in forte espansione
Questa forma di demenza interessa oggi quasi 50milioni di persone nel mondo

ROMA (Italy) - L'ennesima bufala - l'Alzheimer, che si potrebbe contrarre per contagio, hanno riportato alcune testate internazionali. Il panico è scaturito dopo la pubblicazione di una lettera di alcuni ricercatori sulla rivista Nature, nella quale si sottolineava la presenza, nella materia grigia e nelle pareti dei vasi sanguigni di alcuni soggetti sottoposti a studio e deceduti per malattia di Creutzfeldt-Jakob (il cosiddetto morbo della "mucca pazza"), di placche della proteina beta-amiloide, uno dei segni tipici dell'Alzheimer.
L'elemento che aveva fatto dedurre la possibilità di insorgenza di demenza a seguito di un contagio, era stato il fatto che tutti i pazienti in passato si erano sottoposti alla somministrazione di un ormone della crescita. Questa semplice osservazione (su uno studio peraltro di sole 8 persone), ripresa e rielaborata in modo decisamente sensazionalistico dai media, è stata fortemente smentita dalla comunità scientifica tutta, che ha ribadito come l'Alzheimer non si possa contrarre per contagio.


In Italia i malati di Alzheimer sono circa 800mila e il morbo è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile. La malattia rende le persone non più autosufficienti creando così un’esigenza di assistenza. Il poter contare su servizi sanitari, assistenza, ricerca è di grande aiuto a chi si trova in questa situazione. La malattia di Alzheimer è una sindrome a decorso cronico e progressivo che colpisce circa il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni. Rappresenta la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei paesi occidentali. Il 99% dei casi di malattia di Alzheimer è "sporadico", ossia si manifesta in persone che non hanno una chiara familiarità. Solo l'1% dei casi di malattia di Alzheimer è causata da un gene alterato che ne determina la trasmissione da una generazione all'altra.Le caratteristiche cliniche della malattia possono variare notevolmente da soggetto a soggetto, tuttavia il più precoce ed evidente sintomo è in genere una perdita significativa della memoria che si manifesta all’inizio soprattutto con difficoltà nel ricordare eventi recenti e successivamente si aggrava con lacune in ambiti sempre più estesi.

Affetti quasi 50 milioni di persone - Parlandone invece seriamente, è il caso di ricordare che questa patologia rappresenta il 50-60% delle demenze, e interessa 46,8 milioni di persone nel mondo. E se la cifra è già di per sé impressionante, sono da capogiro le previsioni per i prossimi anni, che vedono la sua diffusione in crescita di quasi il doppio ogni 20 anni, con oltre 9,9 milioni i nuovi casi di demenza ogni anno (un nuovo caso ogni 3,2 secondi). Conti alla mano, tra 15 anni le stime parlano di 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Si stima inoltre che per il 2050 quasi la metà delle persone affette da demenza vivranno in Asia. A rendere note le cifre, contenute nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 intitolato "L'impatto Globale della Demenza: un'analisi di prevalenza, incidenza, costi e dati di tendenza", è la Federazione Alzheimer Italia, rappresentando per l'Italia l'ADI - Alzheimer's Disease International.

I costi dell'Alzheimer - Insomma, una emergenza globale, un problema dalle proporzioni gigantesche. Basti pensare che, se l'assistenza per la demenza fosse una nazione, sarebbe la diciottesima economia nel mondo e il suo valore economico supererebbe quello di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi). Parlando in termini economici, infatti, il Rapporto mostra che gli attuali costi economici e sociali della demenza ammontano a 818 miliardi di dollari e ci si aspetta che raggiungano 1000 miliardi di dollari in soli tre anni. I costi globali della demenza sono cresciuti del 35% rispetto ai 604 miliardi di dollari calcolati nel Rapporto Mondiale 2010.

Emergenza in cifre - Il Rapporto aggiorna i dati di ADI sulla prevalenza, incidenza e costi della demenza a livello mondiale e mette in luce il crescente impatto che ha sui Paesi a basso e medio reddito; percentuale destinata ad aumentare al 68% nel 2050, soprattutto a causa della crescita e dell'invecchiamento della popolazione. "Ora possiamo dire di avere sottostimato la portata dell'epidemia odierna e futura di circa il 12-13% rispetto al Rapporto Mondiale 2009 e con un andamento dei costi che cresce più rapidamente del numero di persone malate" ha affermato il prof. Martin Prince del King's College di Londra per il Global Observatory for Ageing and Dementia Care, la cui ricerca ha permesso di aggiornare le stime precedenti, tenendo in considerazione sia il crescente numero di persone anziane a causa dell'invecchiamento della popolazione, sia le nuove e più aggiornate evidenze sul numero dei malati con demenza e i costi ai quali vanno incontro.

Intervenire - Come attrezzarsi, quindi, per far fronte a una emergenza di queste proporzioni? Di fronte a tali cifre, il Rapporto chiede che il lavoro globale di tutti gli stakeholders sia incentrato in particolare verso i Paesi a basso e medio reddito al fine di creare programmi che possano far crescere la consapevolezza e aumentino le possibilità di accesso a diagnosi tempestiva e assistenza, quindi anche con maggiori fondi alla ricerca per la cura, assistenza e prevenzione della malattia. ADI chiede che la classe politica di tutto il mondo affronti questo problema con una visione e una partecipazione più ampia, in particolar modo delle nazioni che fanno parte del G20.

La presenza di vasi linfatici finora sconosciuti potrebbe portare a riconsiderare alcune malattie neurologiche - Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui si affronta un gran numero di patologie cerebrali, è quella a cui si è giunti con uno studio della University of Virginia School of Medicine e pubblicata sulla rivista Nature. La scoperta, semplificando all’osso, è che esisterebbe un collegamento diretto tra cervello e sistema immunitario, grazie a vasi linfatici finora sconosciuti. Lo studio, effettuato sui topi, ha appunto permesso di scoprire l’esistenza di vasi linfatici meningei, dei quali fino ad oggi non si era notata l’esistenza, probabilmente perché erano "nascosti molto bene", come ha spiegato Jonathan Kipnis, uno degli autori della ricerca. Un'intuizione di Antoine Louveau, firmatario dello studio tra gli altri, ha permesso di scoprire questa presenza, le cui immagini sono state 'catturate' in un'area complessa, nei 'seni', cavità nelle ossa del viso che sono di collegamento con le cavità nasali.

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