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Fallisce il Referendum sulle Trivelle (tranne che in Basilicata) ma in 14 milioni votano contro Renzi
Il Governatore Emiliano attaccato dal presedente del consiglio si difende in diretta tv
Mentana di La7: il
premier la deve smettere di dare la colpa alla televisione

ROMA (Italy) - Si ferma al 31,18% l'affluenza alle urne per il referendum sulle trivellazioni. Il risultato definitivo disponibile sul sito del ministero dell'Interno considera il dato nazionale, 32,15%, insieme a quello estero, 19,73%. Sotto dunque la soglia del quorum necessario per la validità della consultazione.

Quanto agli scrutini netta la prevalenza dei 'sì': 13.334.764 italiani, l'85,84% dei votanti, ha espresso voto favorevole. 'No' fermi al 14,16%, pari a 2.198.805. La maggioranza assoluta, invece, ha scelto di ignorare il problema o di non esprimersi.


Il referendum sulle trivelle fallisce il quorum. I dati del Viminale indicano che l'affluenza finale è stata del 32,15% degli elettori, ben al di sotto della metà dei voti più uno necessari per dare efficacia al voto. Alle 19 l'affluenza era stata del 23,48%. Voluto da nove regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) che temono per conseguenze sull'ambiente e sul turismo, il quesito chiedeva di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l'ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè fino all'esaurimento del giacimento. Sebbene le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso – secondo una norma approvata lo scorso dicembre – non hanno dunque scadenza certa.

Ma in questo quadro spicca una regione, l'unica nel quale il quorum del 50% più uno degli elettori è stato superato: si tratta della Basilicata, regione nella quale oltre un elettore su due ha scelto di esprimere il suo voto. Risultato? Una valanga di voti a favore del sì, che ha raggiunto percentuali che un tempo si sarebbero definite "bulgare": 96% di sì, meno del 4% di no. Come si spiega l'anomalia lucana? Un'analisi completa del voto deve essere ancora compiuta ma oltre alla spiccata sensibilità della popolazione locale per i temi del rispetto ambientale e in particolate della integrità del mare anche in chiave di sviluppo turistico, c'è da segnalare un dato: in Basilicata c'è il petrolio e c'è anche l'inchiesta sul petrolio. Quella che la procura di Potenza sta portando avanti sull'ipotesi di contaminazione ambientale delle aree adiacenti ai giacimenti di Tempa Rossa.

"Sono andate a votare 14 milioni di persone. Un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica". Lo ha scritto su twitter il presidente della Puglia, Michele Emiliano, tra i promotori del referendum sulle trivelle, che non ha raggiunto il quorum. "Il presidente del consiglio non se la puo' cavare parlando di ragioni personali. Io ho fatto mestieri anche di una certa complessita' e non ho mai agito per ragioni personali, ma solo per ragioni istituzionali". Cosi' Michele Emiliano, in un'intervista televisiva ha risposto al presidente del consiglio Matteo Renzi. "Io non consento a nessuno, neanche a lui di trasformare una battaglia di civilta' come quella che abbiamo condotto, di trasformarla in una vicenda ipocrita. E' inaccettabile. Renzi non e' mai venuto a sostenermi neppure in campagna elettorale. Evidentemente aveva un lungo progetto su di me".

Renzi attacca la Stampa - "Solo due parole sul premier: la deve smettere di dare la colpa alla televisione e ai talk show. Se non ci fosse la televisione a spiegare le ragioni dell'uno le ragioni e l'altro, e anche le sue di ragioni, noi non sapremmo e non potremmo, come cittadini, decidere cosa fare". Così Enrico Mentana nello speciale del TgLa7 dedicato al referendum sulle trivelle, si è rivolto duramente al presidente del Consiglio Matteo Renzi, commentando le sue dichiarazioni.

"La gran parte dei cittadini italiani a quanto pare ha deciso di non andare a votare - ha sottolineato il direttore del TgLa7 - Lo avrà fatto anche vedendo la televisione e i talk show non nonostante, con tutto il rispetto. Il presidente del consiglio queste cose prima o poi se le deve mettere in testa. Ha vent'anni meno di chi vi parla, quindi ha tutto il tempo per farlo".


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Referendum sulle Trivelle in mare: chi, quando e come si vota
Il quesito referendario promosso da 9 regioni vede al voto 47 milioni di cittadini italiani

ROMA (Italy) - Domenica 17 aprile, si apriranno le urne - dalle ore 7 alle 23 - per lo svolgimento del referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare - nello specifico, all’abrogazione della legge e quindi porre fine alle trivellazioni nei mari alla scadenza delle concessioni alle società estrattifere. Il corpo elettorale, composto da tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età, è pari complessivamente a 46.887.562; a questi vanno aggiunti 3.898.778 di elettori residenti all'estero, che però dovranno esprimere il proprio voto per corrispondenza.


Al voto potranno partecipare anche gli italiani residenti temporaneamente all'estero - come gli studenti Erasmus - che tuttavia devono aver inviato entro il 25 febbraio una richiesta al proprio comune di residenza per ricevere il plico con la scheda. Questa possibilità è stata resa possibile grazie a una recente riforma della legge elettorale. Il corpo elettorale è ripartito negli oltre 8 mila comuni italiani e nelle 61.563 sezioni elettorali distribuite sul territorio nazionale. Lo scrutinio dei voti inizierà al temine delle operazioni di voto, quindi già a partire dalle ore 23. I dati sull'affluenza verranno resi noti dal Viminale alle ore 12, 19 e 23. In ogni caso affinchè la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un 'Si.

È anche bene ricordare che la legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 399 della legge numero 147 del 27 dicembre 2013) ha previsto che a decorrere dal 2014 le operazioni di voto in occasione delle consultazioni elettorali o referendarie si svolgono nella sola giornata della domenica, dalle ore 7 alle 23. L'insediamento del seggio avverrà alle ore 16 di sabato 16 aprile e il presidente lo costituirà chiamando a farne parte il segretario da lui scelto e gli scrutatori, a uno dei quali verranno affidate le funzioni di vicepresidente. In particolare il quesito riportato sulla scheda chiede: 'Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016), limitatamente alle seguenti parole: per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?'.

Nel caso ve ne fosse bisogno, è possibile rinnovare la tessera elettorale presso gli uffici elettorali dei Comuni di residenza; è opportuno che gli elettori che hanno necessità di rinnovare la tessera elettorale si rechino per tempo presso l'Ufficio elettorale del Comune di residenza; tale ufficio resterà comunque aperto per un rilevante lasso di tempo (dalle ore 9 alle ore 18) nei due giorni antecedenti la data della consultazione e, nel giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di votazione, e quindi dalle ore 7 alle 23.

Se siete favorevoli all’abrogazione della legge e quindi volete porre fine alle trivellazioni nei mari alla scadenza delle concessioni, dovete fare una X su SI; Se volete che le trivellazioni per estrarre idrocarburi entro le 12 miglia continuino fino a che il giacimento lo permette, dovete fare una X su NO. Per approfondimenti su dove, perché e come votare, leggi anche: Referendum trivelle del 17 aprile: dove e perché votare. Referendum No Triv, sondaggi: vince il SI o il No? Cosa dicono i numeri sul referendum del 17 aprile? Gli ultimi sondaggi disponibili mostrano un netto vantaggio del SI, con il 65% di voti contrari alle trivellazioni. Il 14% dei cittadini voterebbe per lasciare la legge così com’è, mentre il 21% non sa se votare SI o No. Per quanto riguarda la possibilità di raggiungere il quorum del 50%, stando ai sondaggi il 75% degli italiani ha dichiarato che si recherà alle urne, mentre il 19% non andrà a votare e il 9% non ha ancora un’opinione. Se la situazione si confermasse tale domenica 17 aprile, il referendum No Triv avrebbe in tasca la vittoria, ma ancora è tutto da vedere.


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La Basilicata sotto la lente di magistrati e ricercatori oncologici
I Carabinieri sequestrano migliaia di cartelle cliniche relative ai tumori nell'ambito dell'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi. In corso anche indagini epidemiologiche su agricoltura e bestiame

ROMA (Italy) - I medici lucani, soprattutto quelli della Val d'Agri e delle aree interessate dalle estrazioni petrolifere, sono allarmati per la salute dei cittadini. La maggioranza rileva, nella propria esperienza sul campo, un aumento delle malattie tumorali tra gli assistiti, che si teme sia legato a fattori ambientali. Ma si tratta di un dato, al momento intuitivo, che dovrà essere scientificamente confermato. Ed è l'obiettivo dello studio sugli abitanti di due comuni della Regione, Viggiano e Grumeto Nova, dove saranno 'arruolati' 200 cittadini (fra i 5 mila dei due Comuni) sui quali saranno fatti rilievi biologici e funzionali.


Al via le verifiche sugli ospedali lucani da parte dei Carabinieri del Noe, che hanno provveduto a sequestrare migliaia di cartelle cliniche, tra cui anche quelle relative ai tumori, nell’ambito dell’inchiesta sulle attività di smaltimento dei rifiuti prodotti dal Centro Oli dell’Eni. Parallelamente a questi sequestri, in Basilicata, sono in corso indagini epidemiologiche sugli indicatori che dimostrano i possibili livelli di inquinamento sulle produzioni agricole locali e sugli allevamenti.

La ricerca di valutazione dell'impatto sanitario, in partenza, è finanziata dai due Comuni e dal Cnr di Pisa, per un costo complessivo di un milione di euro. "Può sembrare assurdo - spiega all'Adnkronos Salute Giambattista Mele, medico di famiglia di Viggiano e referente dell'Isde, medici per l'ambiente di Potenza, 'anima' del progetto - ma anche se le estrazioni petrolifere in Basilicata sono state avviate da decenni, non disponiamo di dati epidemiologici affidabili sull'impatto ambientale e sanitario".

Gli ultimi 'numeri' sono quelli dell'indagine statistica - e non epidemiologica - realizzata per la Regione Basilicata dall'l’Istituto superiore di sanità su un'area di 20 Comuni (Val d’Agri e Valle del Sauro) nel periodo 2003-2010. Questa ricerca non indica nessuna relazione diretta tra ambiente e impatto sulla salute ma riferisce, sulla popolazione generale, un "eccesso di mortalità per tumori maligni allo stomaco, per infarto del miocardio, per la malattie del sistema respiratorio nel loro complesso, per le malattie dell’apparato digerente nel loro complesso". E in più, fra gli uomini emerge un eccesso, nella mortalità generale, "per leucemia linfoide (acuta e cronica), per diabete mellito insulino-dipendente, per malattie del sistema circolatorio nel loro complesso".

"I medici lucani - continua Mele - sono preoccupati. Lamentano l'aumento di malattie tumorali, ma poi non succede nulla. Per questo, all'interno dell'Ordine dei medici di Potenza, nascerà a breve una struttura dedicata alla relazione tra ambiente e salute nella nostra Regione. Un modo per sensibilizzare di più i professionisti sul problema, ma anche per lavorare sull'epidemiologia e capire meglio che cosa sta accadendo in Basilicata, attraverso una fotografia chiara, basata su numeri incontrovertibili".

Intanto, ieri è stata un'altra giornata intensa per le inchieste della Procura distrettuale di Potenza sul petrolio in Basilicata. Indagini che in queste ore sono concentrate sul filone che ruota intorno al Centro Olio della Val d'Agri (Cova) dell'Eni a Viggiano. Sull'ipotesi di disastro ambientale, i Carabinieri del Noe stanno acquisendo una notevole quantità di cartelle cliniche dagli ospedali lucani per pazienti deceduti per tumori. L'inchiesta si concentra sull'illecito smaltimento di reflui petroliferi e la nuova direzione dell'inchiesta riguarda le possibili conseguenze dell'inquinamento ambientale sulla salute pubblica.

Le attività rientrano negli accertamenti disposti dagli inquirenti sulle matrici ambientali. Nel fascicolo ci sono anche le varie denunce che nel tempo sono state presentate su questa delicatissima questione, soprattutto da parte di comitati civici. Al Tribunale di Potenza, intanto, sono iniziati gli interrogatori di garanzia della duplice inchiesta e i primi ad essere stati convocati sono i funzionari dell'Eni. Cinque di essi sono stati arrestati, con custodia ai domiciliari. (AdnKronos)


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Basilicata divisa tra petrolio e inquinamento di Stato
Questa volta il Governo vacilla sul serio. Politica e Magistratura attaccano le scelte di Renzi & Company

ROMA (Italy) - Al termine di una camera di consiglio durata circa quattro ore, il Tribunale di Potenza ha condannato a pena comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della Total e alcuni imprenditori e amministratori. La vicenda - diversa dalle indagini attualmente in corso - si riferisce ai lavori per la costruzione del centro oli di "Tempa rossa", fra Corleto Perticara (Potenza) e Gorgoglione (Matera). L'inchiesta, coordinata dall'allora pm di Potenza Henry John Woodcock, risale al 2008. Le condanne più gravi sono state inflitte a Roberto Pasi e Roberto Francini, ex dirigenti locali della Total, a sette anni di reclusione ciascuno. L'ex amministratore delegato della compagnia petrolifera francese, Lionel Lehva, è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, così come Jean Paul Juguet, ex manager della Total. In totale, gli imputati nel processo sono 31.


Cinque arresti ai domiciliari a carico di funzionari e dipendenti dell'Eni e decine indagati. E' il bilancio di una operazione effettuata dai militari del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, in collaborazione con i comandi provinciali carabinieri di Potenza, Roma, Chieti, Grosseto e Genova. Le persone coinvolte nell'inchiesta sono ritenute responsabili, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti. Fra gli indagati, nell'ambito dell'indagine che ha portato all`arresto di funzionari e dipendenti del centro oli di Viggiano in provincia di Potenza, dell'Eni perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti, risulterebbe anche Gianluca Gemelli, imprenditore e compagno della ministra dello sviluppo economico Federica Guidi nonchè Commissario di Confindustria Siracusa. Per i parlamentari del Movimento 5 stelle, guidati dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, hanno partecipato alla manifestazione davanti al Centro Oli dell'Eni, "protetto" dagli addetti della sicurezza, per chiedere le dimissioni del Governo e per chiedere di votare "sì" al referendum anti trivelle del 17 aprile. Il mega impianto della Val d'Agri - dove la produzione è sospesa da giovedì scorso - è al centro di uno filoni dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata.

Al via un'altra settimana intensa per le inchieste della Procura distrettuale di Potenza sulle attività petrolifere in Basilicata che hanno portato all'arresto di sei persone e ad altri provvedimenti di misure cautelari. Tra oggi e domani sono previsti gli interrogatori di garanzia alla Procura lucana. L'ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Partito democratico), e cinque dipendenti dell'Eni sono le persone arrestate, in esecuzione di ordinanze di custodia ai domiciliari, nell'ambito dei due distinti filoni di indagini sulle attività estrattive di petrolio e gas in Basilicata che coinvolgono entrambi i giacimenti.

Sul Centro Olio in Val d'Agri a Viggiano dell'Eni, l'indagine condotta dai Carabinieri del Noe riguarda presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi ed in tale contesto investigativo è stato notificato anche un divieto di dimora ad un ex dirigente del settore ambientale della Regione Basilicata. Tale attività ha portato al sequestro di impianti funzionali del Centro Olio con la conseguente sospensione della produzione media di 75.000 barili di greggio al giorno. Tra le ipotesi che gli investigatori potrebbero percorrere, anche il reato di disastro ambientale. L'altro filone, delegato alla Squadra Mobile di Potenza, riguarda l'affidamento di appalti e lavori per l'infrastrutturazione del giacimento Tempa Rossa della Total: è questa l'indagine che ha toccato il Governo, portando alle dimissioni del ministro Federica Guidi.

In tale contesto, oltre all'arresto dell'ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, sono state eseguite altre tre misure cautelari, un divieto di dimora per l'ex sindaco Giambattista Genovese e due divieti di esercizio dell'attività imprenditoriale a carico rispettivamente dei titolari di una casa di riposo di Corleto Perticara e di un'impresa di Matera.

Per questa 'tranche' dell'inchiesta, inoltre, la Procura potrebbe depositare ricorso al Riesame contro la decisione del gip di Potenza di rigettare la misura cautelare per l'imprenditore Gianluca Gemelli., compagno di Guidi.

Ascoltare il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi "era necessario".
Lo dice il procuratore della Repubblica di Potenza, Luigi Gay, subito dopo l'incontro con Boschi sull'inchiesta sulle attività petrolifere in Basilicata. La ministra è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Al centro dell'audizione, l'emendamento approvato in legge di stabilità che sbloccava interventi strutturali legati alle estrazioni petrolifere in Val d'Agri, nel Potentino. All'incontro, erano presenti anche i pm Basentini e Triaffi, titolari dell'inchiesta.

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Il Referendum "anti trivelle marine" del 17 aprile fa paura al Governo che si schiera per il NO
La decisione di Renzi contro l'Election Day costa ai contribuenti italiani ben 400 milioni di euro
L'adriatico colabrodo tra occupazione lavorativa e inquinamento ambientale

ROMA (Italy) - Sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull'ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimità di piattaforme offshore presenti in Adriatico, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge. E' la denuncia che arriva dal rapporto 'Trivelle fuorilegge' pubblicato da Greenpeace in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all'inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari. Anche Il presidente della Puglia, Michele Emiliano attacca la dirigenza del Partito Democratico e Renzi rei di intimorire l'elettorato del SI.


Il quesito referendario è uno dei sei proposti da ben dieci Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) per bloccare le misure inserite nel c.d. “Sblocca Italia” col quale di fatto il Governo ha provato a rilanciare la ricerca e l’estrazione di petrolio e gas nei mari italiani. Tali norme sono state ritenute in contrasto all’esigenza di elaborare una strategia per un’economia “a basse emissioni”, fondata sulla “decarbonizzazione” e l’abbandono graduale dei combustibili fossili a favore dello sviluppo delle fonti energetiche pulite e rinnovabili.

I dati elaborati da Greenpeace mostrano una contaminazione ben oltre i limiti previsti dalla legge per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme (76% nel 2012, 73,5% nel 2013 e 79% nel 2014). E ancora: i parametri ambientali sono oltre i limiti per almeno due sostanze nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Anche nelle cozze la presenza di sostanze inquinanti ha mostrato evidenti criticità. "Il quadro che emerge è di una contaminazione grave e diffusa - afferma Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace - . Laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, le trivelle assai spesso non li rispettano. Ci sono contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani". "Nei pressi delle piattaforme monitorate - spiega Ungherese - si trovano abitualmente sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro."

A questo "si aggiunge - denunciano ancora gli ambientalisti - il fatto che i monitoraggi sono stati eseguiti da Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero dell'Ambiente, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Insomma, il controllore è a libro paga del controllato".

Importante, appare la dichiarazione di Filippo Zuliani Fisico, ingegnere, analista e acciaista. Vive e lavora in Olanda, tra produzione industriale e ricerca universitaria. Chiudere anticipatamente le piattaforme estrattive entro le 12 miglia significa aumentare le importazioni di gas naturale e petrolio, almeno nel breve periodo. Tuttavia, come visto sopra, questo non rappresenta necessariamente un disastro ma solo un problema transitorio che andrebbe opportunamente gestito, probabilmente con qualche vantaggio di ritorno per l’ambiente marino. Certo la Strategia Energetica Nazionale è importante, ma dovessimo dare un consiglio al Governo sarebbe di affrontare comunque il problema della transizione energetica verso le rinnovabili, senza indugi, qualunque sarà il risultato del referendum. Questo significa, ad esempio, aumentare progressivamente gli oneri delle concessioni nazionali per l’estrazione di gas naturale e petrolio, oggi tra i più bassi in Europa, possibilmente utilizzando i relativi proventi non tanto per ulteriori e dissennati incentivi alle rinnovabili, quanto per ricerca e sviluppo sulle tecnologie di accumulo energetico, o per creare una rete di distributori elettrici capillare e alla portata di tutti, o per incentivare la trasformazione degli impianti termici dal gas alle pompe di calore elettriche. Insomma, non ci sono bacchette magiche e la strada è lunga, ma la direzione indicata è certamente quella.


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