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Marco Pannella è morto oggi a Roma dopo una lunga malattia. Il leader dei radicali aveva 86 anni
Ha portato avanti battaglie talvolta controverse ma sempre coraggiose

ROMA (Italy) - Marco Pannella, storico leader dei Radicali, è morto oggi dopo un lungo periodo di malattia. Aveva compiuto 86 anni il 2 maggio scorso. Domani a Montecitorio, a partire dalle 15, verrà allestita la camera ardente. La cerimonia funebre è invece prevista per sabato mattina a piazza Navona. Nella notte tra venerdì a sabato verrà invece organizzata una veglia nella storica sede del Partito radicale di via Torre Argentina. Il cordoglio del mondo politico italiano e internazionale. Ha usato sino alla fine il ricorso allo sciopero della fame e della sete come arma di pressione politica, fino al limite del ricatto morale.


Addio a Marco Pannella. Il leader dei Radicali è morto all'età di 86 anni compiuti da poco ed era era stato ricoverato ieri in una clinica di Roma per l'aggravarsi delle sue condizioni. Tutto il mondo della politica esprime cordoglio per la scomparsa del leader politico, tra i più contestati e nello stesso tempo, se non tra i più amati, sicuramente tra i più seguiti e tra i più discussi. Un combattente e un leone della libertà, un grande leader politico che ha segnato la storia con le sue battaglie: controverse, ma sempre coraggiose e a viso aperto.

E il ricorso allo sciopero della fame e della sete come arma di pressione politica, fino al limite del ricatto morale. Durante uno degli ultimi, due anni fa, papa Francesco gli telefonò, preoccupato per la sua salute: per quel che se ne sa, parlarono per una ventina di minuti di un argomento che stava a cuore a entrambi, ovvero la situazione nelle carceri e le condizioni dei detenuti. E non sarebbe stata, quella, la sola telefonata amichevole del Pontefice argentino a Pannella. Marco Pannella ha affrontato la malattia con la stessa fierezza con la quale, per decenni, si è battuto per le cause in cui credeva. Con lui se ne va un protagonista assoluto della storia repubblicana.

Con la sua parlantina ipnotizzava chiunque lo ascoltava. Ma era con la forza del suo corpo che lanciava le idee radicali fuori dal recinto della politica, per farle viaggiare lontano. Invece di mostrare i muscoli mostri la tua magrezza. "Guardate Gandhi. Lui però quando digiunava stava al letto, io non mi fermo un attimo", spiegò in una recente intervista.

Cominciò da subito a usare le armi del pacifismo del Mahatma. Nel 1968, al momento dell'invasione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici, era all'est, in Bulgaria: avuta la notizia dell'arrivo dei carri armati a Praga inscenò una protesta solitaria, alzando cartelli e gridando slogan contro i sovietici. Le guardie bulgare lo ammanettarono e lo portarono in prigione chiedendosi chi fosse quel giovane con il naso aquilino che urlava ai passanti.

Era solo il primo di centinaia di happening: disobbedienza civile, arresti, digiuni (in "radicalese" Satyagraha) maratone oratorie, imbavagliamenti. Tutto pur di far arrivare il messaggio. Con lui alla guida il partito Radicale cessa di essere il circolo snob degli intellettuali eredi del laicismo ottocentesco e si trasforma in una macchina per la diffusione del verbo pannelliano. La sede di Torre argentina diventa il crocevia di giovani pronti ad andare in carcere per renitenza alla leva (l'obiezione di coscienza è ancora lontana), femministe, proto-ambientalisti, gay, coltivatori di cannabis.


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