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Maturità 2016, conto alla rovescia: il 22 giugno la prima prova scritta
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ROMA (Italy) - Conto alla rovescia al via. Esattamente tra un mese, con la prima prova scritta, quella di italiano, prende ufficialmente il via la Maturità edizione 2016. La prima prova avrà inizio alle 8:30 del 17 giugno e avrà una durata complessiva di sei ore. Lo svolgimento della prima prova scritta prevede diverse opzioni tra cui il candidato potrà scegliere. La prova è rivolta ad "accertare la padronanza della lingua nella quale si svolge l'insegnamento" quindi l'italiano e consentirà all'allievo di scegliere tra diverse opzioni. Anche quest’anno la commissione sarà mista, ovvero composta da professori interni e da alcuni docenti provenienti da altre scuole.


Accanto al "classico" tema "su argomento di ordine generale" o a carattere storico o letterario, si potrà optare per l'analisi e il commento di un testo letterario o non, in prosa o in poesia, per la produzione di un articolo di giornale o saggio breve. Quattro tipologie di tracce tra cui gli studenti potranno scegliere: l'analisi di un testo letterario, il saggio breve o articolo di giornale, il tema storico e il tema di attualità. Proprio per questo la redazione di Italia News mette a disposizione degli studenti i propri archivi consultabili gratuitamente all'indirizzo www.italianews.org

La seconda prova è in calendario giovedì 23 sempre alle 8.30. La durata è per tutti di 6 ore, tranne che per alcuni indirizzi come il Liceo musicale, coreutico, artistico, dove la prova si svolge in due o più giorni. La terza prova, diversa per ciascuna scuola, ci sarà lunedì 27 giugno sempre alle 8.30.

Per ogni prova scritta verrà assegnato un voto in quindicesimi. La situazione è un po’ differente per quanto riguarda le date degli esami orali. Il Miur infatti non stabilisce quando quest’ultime debbano iniziare poiché la decisione viene lasciata alle singole scuole.

Mentre la prima prova scritta, quella di italiano, è uguale per tutti gli indirizzi, i contenuti della seconda prova scritta invece cambieranno a seconda della tipologia di Istituto. A Gennaio infatti il Ministero ha scelto quali sono le materie di questa prova per ogni liceo, istituto tecnico e professionale. La durata della prova cambia a seconda del tipo di indirizzo di studi e viene specificata dal Miur.

A differenza delle prime due prove, la materia per l’ultima prova scritta della maturità sarà scelta dalle commissioni, e non dal Miur, le quali sceglieranno anche la tipologia, i quesiti e il tempo a disposizione per lo svolgimento.

L’esame orale, ultima prova di maturità, consiste in un interrogazione incrociata su più materie davanti a tutta la commissione. Solitamente si parte dalla presentazione della tesina, ovvero un elaborato che propone un argomento centrale e lo collega a varie materie, oppure in alternativa si procede alla presentazione di una mappa concettuale delle varie materie, si procede con le domande da parte dei commissari per finire con la correzione delle prove scritte. In questo caso la commissione potrà assegnare fino ad un massimo di 30 punti. Anche quest’anno la commissione sarà mista, ovvero composta da alcuni professori interni e da alcuni professori provenienti da altre scuole.


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Esodo in massa per i "cervelli" del sud: destinazione università del centro - nord e quelle straniere
Le iscrizioni per il prossimo anno scolastico: al top il liceo linguistico e delle scienze umane

ROMA (Italy) - La fuga dei talenti dal Mezzogiorno ha numeri da capogiro: in un anno 31mila laureati sono andati all’estero o al Centro-Nord. Negli atenei di queste regioni gli iscritti meridionali sono un esercito di 168mila persone, con un costo economico per il sistema universitario del Sud, per le famiglie e per il Paese. Nell’anno accademico 2014-2015, rileva lo studio, si sono spostati dal Mezzogiorno verso le regioni del Centro-Nord quasi 23.000 giovani universitari. Nel 2010-2011 il flusso aveva interessato 27.530 immatricolati e nel 2006-2007 già superava le 26.000 unità.


Grande esodo di giovani studenti, laureati e talenti del Sud che lasciano le proprie città di origine per fuggire all'estero e al Nord del Paese. Nei tre anni accademici considerati la quota di immatricolati 'emigrati' per studiare al Centro-Nord si è attestata intorno all’8-9% del totale delle immatricolazioni. Per quanto riguarda gli iscritti, nell’anno accademico 2014-2015 gli studenti meridionali che frequentano le università del Centro-Nord hanno raggiunto la cifra di 168.000. Con i giovani che se ne sono andati, in dieci anni il Sud ha perso 3,3 miliardi di euro di investimento in capitale umano e 2,5 miliardi di tasse che sono emigrate verso le università del Nord. A tracciare lo scenario è uno studio realizzato dal Censis per Confcooperative.

Considerando il valore medio delle tasse universitarie pagate dalle famiglie, 'l'esodo degli studenti' del Mezzogiorno nell’ultimo anno ha prodotto una perdita di risorse per il sistema universitario meridionale pari a 122 milioni di euro. Le università del Centro-Nord hanno beneficiato di un valore aggiuntivo, determinato dal pagamento delle tasse universitarie, pari a 248 milioni di euro, creando in questo modo una spesa aggiuntiva per le famiglie del Mezzogiorno pari a 126 milioni di euro, visto che le tasse universitarie negli atenei del Centro-Nord sono mediamente più alte.

La proiezione di questo trend a dieci anni, rileva il Censis, porta un effetto di impoverimento delle università meridionali che supera il miliardo di euro, un aumento della spesa per le tasse universitarie sostenute dalle famiglie pari a 1,2 miliardi e una disponibilità di risorse aggiuntive per le università del Centro-Nord che raggiunge quasi 2,5 miliardi. E ancora. C’è anche un effetto economico negativo per il Mezzogiorno dovuto alla 'fuga dei talenti', cioè alla perdita netta di persone laureate che il Mezzogiorno ha subito negli ultimi anni. Nel 2013 ben 26.000 laureati hanno preso la strada delle regioni centro-settentrionali (l’età media di questa componente era di poco inferiore ai 34 anni), nel 2008 erano stati 19.000 (e l’età media si attestava sui 31 anni).

Sempre nel 2013 altri 5.000 laureati hanno lasciato il Mezzogiorno per andare all’estero. Quindi in un anno 31.000 laureati hanno deciso di spendere altrove l’accumulazione di competenze acquisite sul proprio territorio di origine, determinando in questo modo un ulteriore impoverimento degli asset disponibili per il Mezzogiorno. Tutto ciò, rileva il Censis, ha prodotto un investimento senza ritorno per il territorio.

Intanto, a conclusione del periodo di iscrizioni agli "istituti superiori - che restano l'anticamera delle scelte universitarie per due terzi dei diplomati italiani - si tirano le somme che pongono in netto vantaggio il Liceo Linguistico e quello delle Scienze Umane. Un podio che conquistano soprattutto in virtù della media degli ultimi quattro anni. Le statistiche, poi, aggiungono che ben il 53,1% degli studenti che si sono iscritti ad una classe prima di scuola superiore per l'anno scolastico 2016/2017, ha scelto un indirizzo liceale. Uno su tre, il 30,4%, ha optato per l'istruzione tecnica. Il 16,5% degli iscritti ha scelto un percorso professionale.

Indirizzi di studio
A.S. 2016/2017
A.S. 2015/2016
A.S. 2014/2015
A.S. 2013/2014
 
   
Liceo Classico
6,1
6,0
6,0
6,1
Liceo Linguistico
9,4
9,4
8,8
8,3
Liceo Scienze Umane
5,3
5,2
4,9
4,6
Liceo Scientifico
15,5
15,4
15,6
16,4
Liceo Musicale
0,9
0,8
0,7
0,6
Liceo Artistico
4,1
4,0
4,1
4,0
Istituto Tecnico
19,0
18,6
18,4
18,5
Istituti Professionali
16,5
17,6
19,4
19,9

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"Brain drain" o "Cervelli in fuga", migrazioni obbligatorie per 100mila giovani studenti italiani ogni anno
Sostanziale la scelta della "scuola giusta" da affrontare secondo richiesta di mercato e attitudini personali

ROMA (Italy) - Una domanda che risuona nelle menti dei giovani di oggi è: dove mi troverò tra un paio di anni? Un quesito che più o meno tutti si sono posti dopo aver completato il proprio percorso formativo, a causa della critica situazione socio-politica che viviamo nel nostro paese e del conseguente alto tasso di disoccupazione giovanile, dello scarso investimento in ricerca, di una scuola ancora non in linea con le richieste del mercato del lavoro solo per citarne alcuni, a cui il Governo Italiano non riesce a porre fine. Un fenomeno, secondo gli analisti, destinato ad incrementarsi negli anni futuri.


Dopo anni dedicati allo studio, al sacrificio, alla voglia di volere accrescere il proprio bagaglio culturale, i giovani italiani si sentono “obbligati” a dover emigrare, lasciando i propri affetti, la propria terra d’origine, perché vogliono sentirsi apprezzati, realizzati valorizzati, valorizzazione quest’ultima che non è garantita in Italia, portandoli pertanto a provarci all’estero, raggiungendo spesso prestigiosi riconoscimenti, ma con la conseguenza di una perdita di figure valide in Italia.

Negli ultimi 16 sempre più giovani hanno deciso di lasciare l’Italia per spiegare le ali ed intraprendere un percorso professionale all’estero, per migliorare le proprie opportunità di lavoro ed accrescere il proprio bagaglio professionale, arricchendo il proprio curriculum spesso in paesi come Stati Uniti d'America, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Brasile, Argentina ma anche Cina, Giappone, Singapore (sono questi i paesi maggiormente ambiti secondo le statistiche ufficiali), che diversamente dall’Italia applicano il principio della “meritocrazia” ossia dove competenze e capacità sono valorizzati e apprezzati, paesiquesti che erogano stipendi molto più elevati che in Italia.

Un esempio per tutti - L’Argentina ha bisogno di professionisti. E' il presidente Mauricio Macri ad affermarlo durante la visita di Renzi nel paese sud americano. "Ne mancano migliaia, mentre voi li avete. Ogni anno abbiamo quattromila ingegneri in meno di quelli che servirebbero. E la sola industria petrolifera è pronta a assorbirne settemila. L’Argentina ha spazi enormi, e gli italiani sono i benvenuti".

Alla luce della questione dei “cervelli in fuga o brain drain”, come viene definito il fenomeno in lingua inglese, alcuni studi hanno ravvisato altri elementi che hanno portato alla nascita di nuove definizioni come la “brain circulation” per indicare un percorso di formazione in cui ci si sposta all’estero per completare gli studi e perfezionarsi, e alla fine si torna in patria. Meno vantaggioso ed in forte incremento, invece, è il fenomeno del “brain waste”, letteralmente lo spreco di cervelli, in questo caso si discorre di perdita non fisica ma delle competenze, determinata dallo spostamento di personale altamente qualificato verso impieghi che non richiedono le competenze di cui dispongono, definiti quest’ultimi spesso Overqualified, fenomeno quest’ultimo in forte crescita. Il dato più allarmante riguarda però la fuga di capitale intellettuale che raramente, stando alle statistiche, ritorna nel paese di origine, generando una grande perdita economica ed un mancato investimento, penalizzando l’Italia all’interno di un mondo globalizzato è sempre più innovativo e competitivo.

Questi, i motivi che hanno spinto Renzi e Company a partorire politiche di rientro, per cercare di far ritornare i “cervelli in fuga”, con risultati per nulla soddisfacenti. Solo per citarne alcuni, l’ultimo provvedimento varato dal Premier risalente allo scorso luglio o la Legge Controesodo varata nel 2010, che aveva l’obbiettivo di riportare in Italia i laureati under 40 all’estero da almeno tre anni, non garantendo loro però le condizioni per un loro definitivo rientro.

Ora ci si chiede quale potrebbero essere le soluzioni per ovviare a tale problema? Per generare un’inversione di tendenza è indispensabile incrementare gli investimenti nella ricerca, creare collaborazioni tra pubblico e privato, riformare il sistema Universitario Italiano, cercare di modificare la Legge Fornero così da creare spazi occupazionali per i giovani, garantendo così un futuro alla nuova generazione. (Ilaria Digiacomo)

I dati ufficiali ministeriali degli iscritti allo scorso anno scolastico 2015-2016 sono implacabili e danno un'idea del futuro italiano nel quadro didattico-lavorativo. La tendenza è per un sostanzioso rallentamento delle carriere giuridiche ed economiche che attingono gran parte degli studenti dei licei classici. Licei che appaiono in tenuta, meno marcata al Sud ma dimezzata al Nord. Successo strepitoso, invece, per le Lingue e Scienze Umane. I dati del Ministero, infatti, raccontano di file per le iscrizioni ai relativi Licei che concedono sempre più spazi lavorativi in settori considerati all'avanguardia. Tiene lo Scientifico che dispensa diplomi spendibili nelle più disparate facoltà universitarie. Sempre più vincente è anche la scelta verso il Tecnico indirizzo Tecnologico che assorbe oramai un quinto di tutti gli studenti della penisola. In forte calo la figura dei Professionali che, tranne in alcuni casi - quali moda, servizi sociali e sanitari - sono in perdita costante.

Dati controversi sono quelli relativi ai neo licei europei/internazionali che, forse, vengono scelti dalle famiglie del bel paese più per vanità che per convizione. Il sistema didattico-culturale adottato, infatti, non è ancora completamente rodato e non appare neanche complementare a quello italiano con il risultato di ritrovarsi delle ipotetiche "barriere" nel corso degli studi successivi.

Indirizzi di studio
A.S. 2015/2016
A.S. 2014/2015
A.S. 2013/2014
 
   
Liceo Classico
6,0
6,0
6,1
Liceo Linguistico
9,4
8,8
8,3
Liceo Scienze Umane
5,2
4,9
4,6
Liceo Scientifico
15,4
15,6
16,4
Liceo Musicale
0,8
0,7
0,6
Liceo Artistico
4,0
4,1
4,0
Istituto Tecnico
18,6
18,4
18,5
Istituti Professionali
17,6
19,4
19,9

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