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La malattia, l'orecchio e il suicidio di Van Gogh in primo piano nell'esposizione "Sull'orlo della follia"
Dal 15 luglio al 25 settembre al Van Gogh Museum di Amsterdam

ROMA (Italy) - Perché Vincent van Gogh si è amputato un orecchio, da quale male era afflitto e perché si è suicidato? Per la prima volta un museo dedica un’esposizione alla malattia di Van Gogh: Sull’orlo della follia. Circa 25tele e disegni creati da Van Gogh nel suo ultimo anno e mezzo di vita narrano la storia della sua lotta contro la malattia. Fra le opere vi sono importanti pezzi concessi in prestito da musei internazionali, come il ritratto del medico Félix Rey, un capolavoro proveniente dal museo Pushkin di Mosca, ora esposto per la prima volta nel Van Gogh Museum. L’esposizione è aperta al pubblico dal 15 luglio al 25 settembre 2016.


La mostra comprende anche lettere originali e documenti particolari, come la lettera del dottor Rey recentemente ritrovata, con disegni che mostrano l’autoamputazione dell’orecchio di Van Gogh. Ma anche il verbale di polizia e la petizione con cui nel 1889 i vicini di Van Gogh ad Arles ne richiedevano il ricovero forzato. Per la prima volta, inoltre, viene mostrato al pubblico il revolver rinvenuto in un campo di Auvers-sur-Oise, dove Van Gogh aveva tentato il suicidio. È senz’altro possibile che si tratti dell’arma con cui in quel periodo intendeva togliersi la vita.

L’arte creata da Van Gogh nonostante la malattia - Nell’ultimo anno e mezzo della sua vita Vincent van Gogh (1853-1890) è stato vittima di un male dall’andamento imprevedibile, che ha cambiato radicamente la sua esistenza. Durante gli attacchi, l’artista si trovava per giorni – a volte anche per settimane – in uno stato di confusione mentale che gli impediva completamente di lavorare. Tra un attacco e l’altro era lucido e dipingeva e disegnava senza posa. Il lavoro sembrava essere il suo unico rifugio: il miglior rimedio per combattere il male che lo perseguitava. Sull’orlo della follia fa capire come l’arte di Van Gogh non sia da considerarsi un prodotto della sua follia, bensì arte nata nonostante la malattia.
Con dipinti, disegni e documenti, la mostra illustra la convivenza di Van Gogh con il suo male, l’atteggiamento di chi gli era vicino e la misura in cui le sue condizioni psichiche influenzavano il suo lavoro. Nei 126 anni ormai trascorsi dalla sua morte, l’amputazione dell’orecchio e il suicidio hanno continuato a originare discussioni e a creare nuovi miti. Questi avvenimenti sono in primo piano nell’esposizione, così come le varie diagnosi formulate dai medici di Van Gogh nel corso degli anni.

Simposio sulla malattia di Van Gogh - L’esposizione e il libro ad essa abbinato forniscono un quadro delle varie diagnosi formulate dai medici nel corso degli anni; fra queste l’epilessia, il bipolarismo (mania depressiva), la schizofrenia e l’avvelenamento etilico. Molti medici hanno cercato di stabilire la natura del male che affliggeva Van Gogh: negli ultimi 100 anni sono state pubblicate innumerevoli ipotesi sulle possibili cause degli attacchi e sull’effetto che questi possono aver avuto sull’arte di Van Gogh. Ogni diagnosi, ovviamente, dev’essere vista nel contesto del proprio tempo: la scienza media è in continuo sviluppo e lo stesso vale per le conoscenze su Van Gogh. Alcune diagnosi sono ormai rigettate, altre continuano a rappresentare possibilità reali. Una risposta definitiva e incontestabile sulla malattia di cui soffriva Van Gogh non può tuttavia ancora essere data. Per quanto ormai si sappia sulla storia di Van Gogh, interrogare e visitare il paziente non è più possibile.
Si pensa che il male di Van Gogh sia stato una conseguenza di molti fattori concomitanti, anche se ancora nessuno li ha ancora valutati tutti a fondo; ma questo è esattamente ciò che il museo intende fare nell’ambito di un incontro di esperti. Mercoledì 14 settembre un team multidisciplinare di specialisti internazionali e conoscitori di Van Gogh si cimenterà con questa problematica. Il risultato dell’incontro sarà presentato il giorno seguente e costituirà tema di dibattito in un simposio sulla malattia di Van Gogh aperto al pubblico, nel corso del quale parleranno diversi esperti del team (giovedì 15 settembre).

Orari di apertura prolungati - Per l’esposizione Sull’orlo della follia il museo ha orari prolungati: da venerdì 15 luglio a domenica 4 settembre sarà aperto tutti i giorni dalle ore 9 alle 19; il venerdì fino alle 22 e il sabato fino alle 21. Da lunedì 5 settembre fino al 25 dello stesso mese, gli orari saranno dalle 9 alle 18 tutti i giorni, e il venerdì fino alle 22. (Press Italia News)


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L’uomo e l’artista al centro del nuovo Museo Van Gogh di Amsterdam
From the end of November onwards, the Van Gogh Museum will present its permanent collection
in a spectacularly new manner

ROMA (Italy) - La presentazione, completamente rinnovata, della collezione permanente del museo è incentrata sull’evoluzione di Vincent van Gogh. Il racconto della vita e dell'arte di Van Gogh, infatti, è il filo rosso che lega i diversi piani dell’edificio, dove sono esposti non solo i quadri, ma anche i disegni e le lettere dell’artista.

Per la prima volta, alcuni dei miti che circondano Van Gogh – il suicidio, la malattia, l’orecchio mozzato – vengono narrati con dovizia di particolari e il pittore viene collocato nel contesto storico del suo tempo. Ben rappresentata è anche l’enorme influenza che l’artista ha esercitato sulle generazioni future, grazie ad un’esposizione che mostra Van Gogh come fonte di continua ispirazione.


Vincent van Gogh (1853-1890) è fra gli artisti più celebri di tutti i tempi, una vera e propria icona, una figura quasi mitica, davvero fuori dal comune. È questa l’idea centrale del percorso che attraversa le sale magnificamente ristrutturate del Museo Van Gogh. Già al piano terra il visitatore si ritrova letteralmente faccia a faccia con il maestro, grazie alla spettacolare presentazione dei suoi autoritratti e della palette cromatica che da sempre lo contraddistingue. Nella hall, un’istallazione testimonia come, dopo la sua morte, Van Gogh si sia trasformato nella principale icona (pop)culturale del nostro tempo e come sia proprio la cultura dell’immagine a determinare il modo in cui il grande pubblico vive la sua arte.

Una visione completa - Per la prima volta il museo racconta l’intera storia di Van Gogh e tutti quegli aspetti che hanno contribuito a consacrarne la fama: l’arte, il contesto storico, le ambizioni personali, le emozioni, il mito e la sua influenza sino ai giorni nostri. La collezione permanente, esposta ai vari piani dell'edificio ma presentata come un’unica realtà, spiega bene come l’artista abbia saputo conquistare un pubblico vasto ed eterogeneo. Nel nuovo allestimento del museo, a fungere da filo rosso è la trasformazione di Van Gogh in uno dei maggiori artisti di sempre che qui viene evidenziata in diverse sezioni. In ogni fase Van Gogh ha vissuto con grande intensità l’esperienza di sé e del mondo, con l’obiettivo di rappresentare attraverso la propria arte i principali temi dell’esistenza umana: la paura, il dolore, l’amore e la speranza. I testi che accompagnano le varie opere spiegano come il suo caratteristico stile pittorico e le sue scelte cromatiche gli abbiano consentito di esprimere queste emozioni. Ogni sezione è incentrata su un'opera particolarmente significativa che riflette al meglio le ambizioni artistiche di Van Gogh in un determinato periodo. Le pareti sono tutte dipinte con colori accesi.

Lettere e disegni - Van Gogh era uno scrittore di talento e la sua corrispondenza è importantissima per capirne al meglio sia la personalità che l’arte. Il nuovo allestimento riservaampio spazio alle lettere che ha scritto: ce ne sono alcune originali e, indossando le apposite cuffie, i visitatori possono ascoltarne dei frammenti. Inoltre, i testi esplicativi delle varie sale sono spesso tratti da suoi scritti. In pratica, è come leggergli nel pensiero!
Infine, per la prima volta il museo espone in forma permanente i disegni di Van Gogh. L’artista ne ha realizzati moltissimi, circa 1100, di cui la metà è conservata nel Museo Van Gogh. Essendo particolarmente sensibili alla luce, la loro esposizione deve essere limitata. Per questo vengono selezionati e mostrati solo otto esemplari alla volta, fra ambiziosi progetti, schizzi e studi preparatori di particolare interesse.

Mito - Tutti conoscono le vicende della malattia di Van Gogh, dell'orecchio mozzato, della sua morte. Se prima si trattava di temi appena accennati in corrispondenza di determinate opere, oggi il museo vi dedica un’attenzione specifica: passo dopo passo, infatti, questi avvenimenti vengono presentati sulla base di lettere, documenti e ricerche approfondite. Il museo risponde così a un'esigenza ripetutamente manifestata dal pubblico. Con gli occhi di Van Gogh - Si pensa spesso a lui come a un artista isolato, ma la verità è che, fino alla fine della sua carriera, Van Gogh si è lasciato ispirare dai colleghi. Attento agli sviluppi artistici del tempo, insieme ad artisti del calibro di Paul Gauguin ed Henri de Toulouse-Lautrec ha sempre cercato di creare uno stile moderno. In precedenza, il museo preferiva esporre le opere di altri artisti in sale separate. Il nuovo allestimento, invece, prevede che i quadri dei predecessori e dei contemporanei del maestro vengano inseriti nel racconto della sua produzione artistica, in modo da consentire ai visitatori di guardarli con gli stessi occhi di Van Gogh.

Il sogno di Van Gogh di continuare ad ispirare il mondo anche dopo la morte si è avverato: oggi, infatti, il suo pubblico è composto da milioni di persone. Di tanto in tanto il museo espone un'opera (contemporanea) che mostra chiaramente l'influenza esercitata da Van Gogh. A partire dal novembre del 2014, per esempio, sarà la volta di Study for a Portrait of Van Gogh IV di Francis Bacon, in prestito dal Southbank Centre di Londra. Inoltre, l’enorme impatto di Van Gogh sulla generazione di artisti cresciuti subito dopo la sua morte è testimoniato dalle opere espressive di Maurice de Vlaminck e Kees van Dongen appartenenti alla collezione del museo. Le più recenti tecniche di informazione danno la possibilità di scoprire particolari sempre nuovi su Van Gogh e sulle sue opere. Fiore all’occhiello del museo è l’app Touch Van Gogh: in corrispondenza di alcune tele, infatti, i visitatori hanno a disposizione un touch screen che svela tutti i misteri del quadro in questione. Inoltre, alcune installazioni interattive, fra cui una cornice prospettica e un microscopio, gettano nuova luce sulle attività quotidiane del pittore. Per esempio, al microscopio si possono vedere i granelli di sabbia che, dalla spiaggia, si sono posati sulle sue tele bagnate. Per non parlare dei quaderni di appunti da sfogliare in versione digitale e dell’inedita prospettiva fornita dal nuovissimo tour multimediale.

Altra novità: tre diversi punti del museo invitano grandi e piccini ad ammirare insieme un quadro o un oggetto, il tutto sotto forma di gioco. Le opere sono appese ad altezza di bambino, riproducono oggetti autentici e vengono spiegate in modo particolarmente accattivante. Ciascuna ha una storia a sé, rappresentativa dell'amore di Van Gogh per la natura, delle sue eccezionali doti di scrittore di lettere e del suo laboratorio di pittura nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence. Il tema delle presentazioni viene cambiato ogni anno.
Il nuovo allestimento riflette la prestigiosa storia del museo e il ruolo della famiglia Van Gogh. Vincent Willem van Gogh, figlio di Theo van Gogh ed erede di tutti i quadri, era stato direttamente coinvolto nella realizzazione del Museo Van Gogh già nel 1973. Oggetti personali, documenti e racconti vari ripropongono questa straordinaria collaborazione. Per esempio, sono esposti alcuni oggetti di proprietà dalla famiglia, tra cui un martin pescatore imbalsamato e i gomitoli di lana usati da Van Gogh per i suoi esperimenti cromatici. (Redazione)


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