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Gentiloni presenta il Governo deciso dal Pd, ma non avevano perso il referendum...
Nomine e promozioni per i fedelissimi di Renzi. Bisogna arrivare a settembre per maturare il vitalizio

ROMA (Italy) - Il Governo Gentiloni: Angelino Alfano diventa ministro degli Esteri, Marco Minniti - Interno, Andrea Orlando - Giustizia, Roberta Pinotti - Difesa, Pier Carlo Padoan - Economia, Carlo Calenda - Sviluppo economico, Maurizio Martina - Politiche agricole, Gianluca Galletti - Ambiente, Graziano Delrio - Infrastrutture, Giuliano Poletti - Lavoro, Valeria Fedeli Istruzione, Dario Franceschini - Beni culturali, Beatrice Lorenzin Salute, Anna Finocchiaro - Rapporti con il Parlamento, Marianna Madia - Semplificazione e Pa, Enrico Costa Affari regionali, Claudio De Vincenti - Coesione territoriale, Luca Lotti - Sport. Maria Elena Boschi Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.


Con il tradizionale passaggio della campanella e il primo cdm a Palazzo Chigi, taglio del nastro, ieri, per il governo capitanato da Gentiloni. Un esecutivo che molti hanno già definito 'governo fotocopia', con ben 12 ministri su 18 confermati nei loro ruoli (FOTO). Solo due new entry all'attivo: Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento e Valeria Fedeli all'Istruzione. E oggi, alle 18.45, nell'Aula della Camera ci sarà la votazione di fiducia sulle dichiarazioni programmatiche fatte dal neopresidente del Consiglio.

Un'aula semi vuota. Sono i tre elementi che hanno caratterizzato l'intervento del neopresidente del Consiglio, che ha chiesto la fiducia alla Camera davanti ai soli deputati della maggioranza che sosterranno il suo governo. Da ieri si sapeva infatti che Lega Nord e M5S avrebbero disertato la seduta ma così hanno fatto, in sostanza, anche i deputati di Fdi, Fi, Cor che hanno lasciato solo una sparuta rappresentanza in aula, come anche tutti quegli altri gruppi che al governo cercheranno di rendere più complicato il cammino dagli scranni dell'opposizione.

Quanto alla legge elettorale "il governo non sarà l'attore protagonista. Spetta a voi la responsabilità di trovare intese efficaci. Certo, il governo non starà alla finestra e cercherà di accompagnare e sollecitare il confronto. Una sollecitudine che non deriva da valutazioni legate alla durata dell'esecutivo ma dalla consapevolezza istituzionale del bisogno di regole elettorali certe e pienamente applicabili con urgenza". Inoltre bisogna "ridare slancio a tre grandi azioni di riforme in corso, che necessitano impulso ulteriore: riforma della Pa, processo penale, libro bianco della Difesa". E "per garantire la stabilità degli istituti bancari e i risparmi dei cittadini", ha voluto sottolineare il neopremier, "voglio dire molto chiaramente che il governo è pronto a intervenire".

Il silenzio ha accompagnato lo speech del premier. Due soli brusii di disapprovazione hanno intervallato altrettanti passaggi delle comunicazioni: "L'Italia ha un'economia forte - ha rimarcato Gentiloni - che non è aperta a scorribande e un sistema bancario sostanzialmente solido" e la necessità di dover fare "molto di più per il Mezzogiorno". Il resto è filato via, fino al breve applauso finale e dopo che la presidente Laura Boldrini ha chiuso la seduta per consentire al presidente del Consiglio di recarsi al Senato a replicare il suo discorso, c'è stato il pellegrinaggio dei deputati di maggioranza verso i banchi del governo per salutare e fare gli auguri di buon lavoro ai ministri.


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Paolo Gentiloni: dal Movimento studentesco a Palazzo Chigi, ecco la biografia del Premier incaricato
Giornalista ed eccellente mediatore, ha sempre raccolto i consensi dell'intera sinistra italiana

ROMA (Italy) - Sessantadue anni, romano, giornalista. Il nuovo presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni è un politico di lungo corso e ha ascendenze nobili (la famiglia Gentiloni Silveri è nobilitata dal titolo di Conte, ndr). Ha mosso i primi passi nella sinistra extraparlamentare e nel movimento ecologista. Entra in Parlamento nel 2001 con la Margherita, di cui è tra i fondatori, e nel 2006 diventa ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi. Le sue doti di mediatore gli sono riconosciute anche dal capo dello Stato che gli ha concesso l'incarico dopo il terremoto referendario costato la poltrona a Matteo Renzi.


Gli studi e la passione politica. E' stato vicino al Movimento studentesco di Mario Capanna, durante gli studi giovanili al Liceo Tasso di Roma, quindi dopo la confluenza del movimento in Democrazia Proletaria, ha preso parte al Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS) sino alla sua unificazione con il Partito di Unità Proletaria per il comunismo. Laureatosi in Scienze politiche, ha militato nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo ed ha prestato l'attività di giornalista, diventando direttore del mensile La Nuova ecologia, testata legata a Legambiente, movimento ambientalista a cui è stato iscritto. Paolo Gentiloni nei primi anni '70 milita nella sinistra extraparlamentare e si avvicina poi al movimento ecologista di Legambiente, dove si lega a Francesco Rutelli, di cui diventa portavoce quando Rutelli viene eletto sindaco di Roma nel '93. In quegli anni gestisce la difficile sfida del Giubileo, come anello di collegamento tra Vaticano e Comune.

L'ingresso in Parlamento con la Margherita. All'inizio degli anni 2000 è coordinatore della campagna dell'Ulivo per le elezioni politiche del 2001, anno in cui entra per la prima volta in Parlamento con la Margherita, di cui è tra i fondatori. Nel 2006, Gentiloni che è giornalista, diventa ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi, lavorando alla difficile partita di una riforma che riequilibri il sistema mediatico. Tra i suoi incarichi, anche la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai (2005-2006).

La svolta Pd. Quando il Partito Democratico muove i primi passi, Gentiloni è tra i suoi soci fondatori. Nell'ultima legislatura, entra in commissione Affari Esteri. Questa esperienza lo favorisce per la nomina a ministro degli Esteri, il 31 ottobre 2014, al posto di Federica Mogherini, chiamata a guidare la diplomazia Ue. Per la Farnesina il presidente del Consiglio Renzi sceglie una persona di fiducia come lui: Gentiloni è tra i primi esponenti senior del Pd a partecipare alla Leopolda, la convention da cui parte la scalata dell'allora sindaco di Firenze.

Le questioni più spinose dell'ultimo mandato. L'uccisione di Giulio Regeni, il caso dei marò, la morte dei tecnici in Libia, la crisi siriana, quella ucraina, le tensioni dell'Occidente con Mosca, la guerra al terrorismo e il vento di disgelo che soffia da Cuba e da Teheran. Alla Farnesina Gentiloni affronta i numerosi e spinosi dossier di politica internazionale, tessendo una tela di dialogo che si dimostra apprezzata all'estero. Costruisce un rapporto stretto, e di amicizia, con il capo della diplomazia americana John Kerry, rivendicando l'indissolubile legame tra Italia e Stati Uniti, ma allo stesso tempo tiene aperto il canale con il collega russo Sergej Lavrov. E anche nel momento di tensione massima tra Usa ed Europa e la Russia, culminata con le sanzioni contro Mosca dopo la crisi ucraina, Gentiloni insiste sulla necessità di non rompere con la Russia, pur mantenendo la fermezza. Per esempio, avvertendo il Cremlino che "sulle macerie di Aleppo non si costruisce la pace in Siria". La moderazione che lo contraddistingue, però, non gli impedisce di assumere anche toni duri, ad esempio contro l'Egitto, per i ritardi nella soluzione del caso Regeni, o per la vicenda dei marò (il suo primo atto da ministro sarà proprio la telefonata ai due fucilieri), per la quale non ha risparmiato attacchi alla controparte indiana. A Bruxelles, si batte soprattutto per difendere la posizione italiana sulla crisi migratoria, rivendicando la necessità che l'Europa non lasci sola i partner della sponda sud nel gestire l'accoglienza dei profughi. E poi la crisi libica, con il sostegno attivo dell'Italia agli sforzi che portano all'accordo sul governo di unità nazionale, e la guerra al terrorismo e all'Isis, che lo prende di mira bollandolo come "ministro dell'Italia crociata". Nei suoi numerosi viaggi all'estero, Gentiloni, tra le altre cose, è stato il primo ministro europeo a volare a Cuba dopo il disgelo con gli Usa ed è stato in Iranpoco prima dello storico accordo sul nucleare, ritornando a Teheran anche dopo la firma.

L'uomo e le passioni. E' sposato, senza figli, con Emanuela Mauro, architetto. Le sue passioni sono i viaggi, i giornali, i libri ed i vini. Ascolta musica lirica e gioca a tennis.


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Il Pd ha deciso di continuare a governare, Mattarella conferisce incarico a Gentiloni
Le opposizioni insorgono: è il quarto Premier incaricato senza essere eletto dal popolo

ROMA (Italy) - Mattarella, così come Napolitano, partorisce un Governo senza elezioni. Pioggia di critiche e dissenso da parte delle opposizioni dopo la convocazione di Paolo Gentiloni al Quirinale. "Dopo la sconfitta al referendum Renzi doveva lasciare la politica", ha twittato il deputato pentasellato Alessandro Di Battista, "invece è stato lui a indicare a Mattarella Gentiloni, il suo 'avatar', l'ennesimo politicante di professione interessato a far perdere ai cittadini la loro sovranita'". E Salvini rincara: oggi il Pd, Mattarella e Napolitano si inventano il quarto Premier non eletto da nessuno.


l Movimento 5 Stelle è tornato a ribadire con il capogruppo, Luigi Gaetti, "l'assoluta contrarietà al conferimento di un incarico di governo. Il governo dimissionario deve limitarsi a essere mero strumento regolamentare a servizio del Parlamento e della Consulta, qualunque altra soluzione sarà un tradimento della volontà popolare". Lo stesso Silvio Berlusconi ha chiarito che "Forza Italia non è disponibile a partecipare a governi di larghe coalizioni".

Duro il commento anche da parte del leader della Lega Matteo Salvini dalla pagina Facebook: "Incredibile. Domenica scorsa 32 milioni di italiani hanno votato per scegliere la loro Costituzione e la maggioranza ha bocciato Renzi. Oggi il Pd, Mattarella e Napolitano si inventano il quarto Premier non eletto da nessuno, la fotocopia sfigata e inutile di Renzi. Questi ci prendono per il c..o! Noi non ci arrendiamo, daremo battaglia a questa cricca. #votosubito". Sulla stessa lunghezza d'onda Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia che anche lei attraverso la pagina Facebook attacca: "Tutto cambia perchè nulla cambi. Siamo passati dal Governo del burattino delle lobby al Governo del burattino del burattino delle lobby.

Il Capo dello Stato dunque ha avvallato quanto deciso dal partito del Nazareno anche per far fronte "a scadenze" urgenti che richiedono di essere affrontate da un governo nel pieno delle sue funzioni da una legge elettorale uniforme tra Camera e Senato agli impegni internazionali in agenda ai problemi dell'economia e delle banche fino alla prosecuzione della ricostruzione post terremoto. Tutti punti di programma che richiedono un governo solido, qualunque sia la sua durata. Una solidità dietro la quale gli esponenti dem hanno letto il tentativo di dar vita a un esecutivo senza scadenza. Ma il Pd ha fretta di andare alle urne e vorrebbe avere garanzie su questo, garanzie che nessun capo dello Stato può dare.


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Referendum, gli italiani dicono NO ai cambiamneti proposti dal Governo. Le dimissioni di Renzi
L'esecutivo incassa la sconfitta con un 60% di No. Gli italiani all'estero danno ragione al Si

ROMA (Italy) - "Come era scontato, l'esperienza del mio governo finisce qui: domani pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri, poi andrò al Quirinale a rassegnare le dimissioni". Matteo Renzi ha fatto il Matteo Renzi fino alla fine. Come è nel suo costume, il premier dimissionario ha detto chiaramente tutto quello che doveva dire dopo una sconfitta senza dubbi al referendum. Gli italiani hanno bocciato la riforma costituzionale. In base ai dati del Viminale sul referendum, quando sono state scrutinate 58.582 sezioni Italia su 61.551, il No è al 59,67% e il Sì al 40,33%. L'affluenza definitiva al referendum si attesta al 68,48%.


Il ministero degli Esteri ha reso noto che dei 4.052.341 italiani all'estero aventi diritto al voto hanno partecipato alla consultazione referendaria 1.251.728 elettori. Il dato corrisponde a un'affluenza del 30,89%. L'affluenza in Europa è stata del 33,81%; in America Meridionale del 25,57%; in America Settentrionale e Centrale del 31,60%; in Africa-Asia-Oceania del 32,12%.

La giornata del referendum è stata contrassegnata dal caso delle matite nei seggi. Le matite in dotazione per tracciare il voto sulla scheda secondo alcuni votanti sarebbero state infatti 'non copiative'. "Sono andato a votare nel seggio n. 1831 della scuola Garrone di Ostia. Ci hanno dato una matita non copiativa, che si poteva cancellare con una classica gomma", ha raccontato all'Adnkronos Francesco Paola, un elettore che si è recato al seggio a votare per il referendum costituzionale.

Renzi ha chiuso così la sua esperienza di governo. Adesso, come ha spiegato lui stesso, l'attenzione si sposta sul Colle: "Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". I tempi potrebbero essere anche più stretti del previsto, con un incontro che potrebbe esserci già in mattinata. Poi il Cdm nel primo pomeriggio e, a seguire, le dimissioni formali del governo.

Renzi traslocherà a largo del Nazareno, dove martedì è stata già convocata la Direzione del partito. "Se la giocherà, c'è ancora tanta tela da tessere", ha assicurato un big del Pd lasciando il Nazareno, dove tutti i dirigenti si sono ritrovati per valutare il post voto, con l'eccezione dei bersaniani. I renziani hanno molto enfatizzato il passaggio di Renzi sulla legge elettorale: "Il No ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni", ora "tocca al No fare le proposte, serie e credibili, a partire dalla legge elettorale". In sostanza, ha messo la palla nel campo avversario dove, come ha subito osservato più di un dem, sul dopo Italicum sono subito fioccate le proposte più diverse. Sullo sfondo, ovviamente, resta sempre lo scenario del voto, in tempi brevissimi, gettonato anche nel Pd e tra i renziani. Che però, da domani, dovranno misurare nel partito nuovi rapporti di forza.


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Il prossimo referendum tra gli annunciati catastrofici effetti del SI e del NO
Il 4 dicembre si voterà per il referendum costituzionale, ecco spiegati i vari quesiti proposti

ROMA (Italy) - Si voterà solo nella giornata di domenica 4 dicembre dalle ore 7 alle 23. Il voto spetta a tutti i cittadini italiani residenti sia in Italia che all'estero. Non è previsto il raggiungimento del quorum, la votazione sarà valida a prescindere da quanti andranno a votare. Ecco quello su cui punterete le vostre scelte: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione?”.


Che cosa è il bicameralismo paritario - La nostra Costituzione oggi prevede che i due rami del Parlamento (Camera e Senato) abbiamo le stesse identiche funzione: fare le leggi (funzione legislativa) e concedere o revocare la fiducia al Governo. Ogni legge quindi deve essere discussa, approvata e votata da ciascuna Camera. Se in una Camera si apportano delle modifiche, la legge ritorna all’altra Camera per essere di nuovo discussa, approvata e votata (in termine tecnico questo processo si chiama navetta). Un sistema molto garantista ma anche farraginoso. Da decenni tutte le proposte di modifica costituzionale avanzate in Parlamento (e mai attuate) spingono per il superamento di questo sistema.

Che cosa cambia con la riforma - Si supera il bicameralismo perfetto, differenziando le funzioni e la composizione delle due Camere. La Camera dei deputati diventa infatti l’unico organo eletto che potrà accordare la fiducia al governo, approvare le leggi di bilancio e le leggi ordinarie. Il Senato invece, così come lo conosciamo ora, non esisterà più.

Come sarà il nuovo Senato - Sarà una Camera espressione delle regioni e dei comuni italiani perché composta da 100 senatori fra sindaci e consiglieri regionali.

Come saranno eletti i nuovi senatori - Una legge elettorale per il nuovo Senato ancora non è stata adottata, verrà approvata solamente nel caso in cui la riforma costituzionale verrà approvata (prima non avrebbe senso e non sarebbe comunque possibile). Il contenuto di questa legge è quindi ancora da definire anche se sono state già svelate le intenzione del governo. In base alla proposta Chiti-Fornaro (che Renzi ha già detto essere la proposta base di tutto il Pd) gli elettori, nel momento in cui andranno a votare per rinnovare i consigli regionali delle propria regione, potranno esprime su un’apposita scheda la propria preferenza anche per il consigliere-senatore. In questo modo anche i nuovi senatori saranno eletti direttamente dai cittadini. Il nuovo Senato andrà a regime quando tutti i consigli regionali saranno stati rinnovati (nel 2022).

Diminuisce il numero dei parlamentari - Se dovesse essere approvata la riforma, il numero dei senatori passerebbe dagli attuali 315 a 100. Rimane invariato invece il numeri dei deputati. Vengono eliminati anche i senatori a vita (di diritto solo gli ex presidenti della Repubblica ricopriranno automaticamente questo ruolo una volta concluso il loro incarico). Gli attuali (Mario Monti, Carlo Rubbia, Renzo Piano ed Elena Cattaneo) resteranno in carica fino a fine mandato ma non saranno sostituiti.

Che cosa è il Cnel - Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) si occupa appunto delle leggi sull’economia e sul lavoro. Ha il compito di fornire dei pareri su questi temi al governo e al parlamento, ma può anche proporre delle leggi. È uno degli organi previsti dalla costituzione, per questo per sopprimerlo bisogna utilizzare una legge costituzionale. Si ritiene che la sua funzione sia poco utile e che i suoi costi (stimati in circa 1 miliardo di euro dal momento della sua istituzione ad oggi) siano troppo elevati.

Di cosa si occupa il titolo V della Costituzione e come cambia - Il titolo V è dedicato agli enti territoriali: comuni, province, città metropolitane e regioni. E’ stato già oggetto di modifica nel 2001, ma la norma ha provocato difficoltà nell’interpretazione delle competenze tra Stato e regioni. Per questo si è deciso di mettere mano alla norma modificando le materie di competenza dello Stato (che diventano circa 20) e definendo quelle di competenza delle regioni, eliminando del tutto le materie concorrenti (cioè quelle su cui potevano legiferare sia Stato che regioni). Con la riforma si introduce anche la cosiddetta di “clausola di supremazia”, cioè il principio per cui, nei casi d’interesse nazionale, le decisioni dello Stato prevalgono su quelle delle regioni. La riforma prevede infine anche l’abolizione delle province.


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Referendum costituzionale il 4 dicembre. Renzi: se vince il "no" non me ne vado! Opposizioni in rivolta
La lotta per tenersi le poltrone investirà anche il referendum proposto dal Governo renziano

ROMA (Italy) - Alla fine l’attesa è finita: il premier Matteo Renzi durante la riunione del Consiglio dei ministri ha comunicato che la data fissata per il referendum costituzionale sarà domenica 4 dicembre. Le opposizioni insorgono contro le scelte del Premier e coalizione dell'esecutivo. Intanto il nuovo sondaggio Emg per TgLa7 sottolinea ancora una volta il trend: i no in aumento (35,5), i sì in caduta libera (29,6) e fa tremare le poltrone degli attuali "governanti" di palazzo Chigi. Anche gli attuali sondaggi sul futuro politico italiano consolidano il Pd intorno al 31%, seguito dal M5S al 27. La Lega di Salvini al 12% e Forza Italia all'11.


Il Consiglio dei ministri ha indicato la data del 4 dicembre per il referendum, questa la deliberazione di oggi. M5S - "E' grave che Renzi abbia scelto la data del referendum costituzionale senza neanche consultarsi con le opposizioni . Ed è altrettanto grave e vergognoso che abbia negato ai cittadini, per così tanto tempo, la possibilità di esprimersi su un tema così delicato e importante, facendo un’indegna melina", affermano i deputati M5S della commissione Affari costituzionali della Camera. "Inoltre, se avesse potuto il presidente del Consiglio ci avrebbe fatto votare a Natale o, magari, a Capodanno, nella speranza di scoraggiare la maggioranza degli italiani, che è a favore del no, a recarsi presso le urne e nel tentativo di arrivare a mangiarsi il panettone. Renzi sembra uno di quei prestigiatori del gioco delle tre carte che, pur di vincere, sono disposti a tutto, truccando le regole e prendendosi gioco di tutti". E le opposizioni insorgono:

Matteo Renzi come Augusto Pinochet, "e sappiamo come è finita". Lo scrive su Fb il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, membro del direttorio M5S, tornando all'attacco del premier sul referendum. "Ogni volta che il Presidente del Consiglio interviene in pubblico assistiamo a durissime proteste di cittadini che gli chiedono conto delle sue malefatte: insegnanti frodati o deportati dalla 'Buona Scuola', risparmiatori vittime del 'Salvabanche', padri di famiglia licenziati da aziende che il premier ha fatto scappare all'estero o che ha svenduto a multinazionali, utenti della sanità pubblica a cui ha tagliato 4 miliardi e mezzo di euro solo l'anno scorso, parenti delle vittime della Terra dei Fuochi incazzati neri per il dramma che stanno vivendo, a cui il governo oltre a non dare risposte concrete ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato. E potremmo andare avanti all'infinito".

Forza Italia compatta per il “No” - “La bocciatura degli italiani, però, sarà corale. E questo nonostante l’ultimo tranello del governo, che posticipa fin quasi a Natale la consultazione. Il 4 dicembre vincerà il no, con buona pace delle strategie di piccolo cabotaggio di chi fa il tifo per la scarsa partecipazione. Renzi pensa di eludere il giudizio dei cittadini con i sotterfugi come il voto a dicembre. Ma i sondaggi ci dicono che la maggioranza degli italiani ha capito che nella riforma non ci sono risparmi ma solo pasticci di Renzi per prendere tutto il potere senza avere la maggioranza dei voti”.

Le opposizioni vedono intanto l’occasione per una spallata al governo e si lanciano all’attacco. Giorgia Meloni: "Finalmente gli italiani conoscono la data di scadenza di questo governo abusivo. Il 4 dicembre si vota per il referendum costituzionale e se vince il No, Renzi va a casa".

"Il 4 dicembre io voto 'no' per licenziare Renzi. E sabato 12 novembre a Firenzed gli diamo il preavviso". Così Matteo Salvini su Twitter, ha commentato la scelta della data del referendum costituzionale fatta oggi in Cdm. "Renzi può farci votare anche a Capodanno, ma vincerà il no, perchè è una riforma fatta male e perchè la Costituzione di Renzi cancella, tra le altre cose, anche i referendum. E gli italiani non vedono l'ora di mandarlo a casa, perchè chi sta a casa aiuta questo governo. E' l'ultima occasione, in democrazia, per mandare a casa Renzi".

Anche l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia si schiera per il No - Durante il dibattito sul referendum costituzionale con il premier Matteo Renzi alla festa dell'Unità di Bologna, il presidente nazionale dell'Anpi Carlo Smuraglia ha detto chiaramente : "La riforma stravolge lo spirito della Carta, ci sentiamo obbligati a schierarci a difesa della Costituzione".

I sondaggi per il futuro politico - La notizia della mancata approvazione delle riforme costituzionali, come accade in Borsa, è già stata scontata e quindi non cambierebbero molto le percentuali. Il Pd sarebbe primo intorno al 31%, seguito dal M5S al 27. La Lega di Salvini al 12% e Forza Italia all'11. Poi Fratelli d'Italia-An al 5%. Ncd-Area Popolare e Sinistra Italiana otterrebbero il 3% a testa.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)