Lorenza Merola
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Autismo, comprendere i bisogni dei bambini - e delle loro famiglie - per aiutarli a crescere senza barriere L’esempio cinese di “Children of the stars”, una Ong oramai modello di riferimento per tanti nel mondo

BEIJING (China) - Children of the stars , è così che vengono definiti i bambini autistici in Cina: riusciamo a vederli, ma come le stelle sono troppo distanti per essere raggiunti. Secondo i dati OMS il numero di bambini autistici nella RPC è compreso tra i 600 mila e 1,8 milioni. Altre fonti, invece, rivelano che sarebbero tra 1,5 milioni e 1,8 milioni (adulti esclusi). Il gap statistico è dovuto all'insufficienza di segnalazioni e di diagnosi di casi austici. A livello nazionale sono 20 i professionisti qualificati a condurre diagnosi ufficiali con circa 30 mila insegnanti "speciali". L'istituto educativo "Beijing Stars and Rain" si inserisce in questo contesto come modello di riferimento e guida al trattamento della sindrome.


In Cina il riconoscimento ufficiale dell'autismo risale ai primi anni 80'. Sebbene le ricerche e gli studi condotti in materia si stiano notevolmente ampliando, le difficoltà nella gestione e nella trattazione sistematica del problema sono ancora evidenti. In gran parte della Cina continentale l'autismo è ancora sconosciuto, le strutture educative carenti in termini sia di strumenti che di personale qualificato. La maggioranza dei bambini con ADS (Autism Syndrome Disorder) non è ammessa a frequentare scuole pubbliche. Avere un bambino con disabilità fisiche e neurologiche, unito alla mancanza di supporto finanziario e psicologico, rappresenta una condizione invalidante per l'intera famiglia, che nei casi più estremi opta per il suicidio.

“I genitori di bambini autistici non possono aspettarsi alcun aiuto dalla società, sia a livello finanziario che in termini di aiuti specializzati. Più del 98% dei bambini con disabilità associate all'autismo sono respinti dalle scuole materne. La scuola è un sogno...” Queste le parole di Tian Huiping, fondatrice nel 1993 dell'istituto educativo Beijing Stars and Rain, la prima organizzazione non governativa ad occuparsi di autismo in terra cinese.

Con il supporto di volontari provenienti da tutto il mondo, il suo programma ha aiutato finora più di 6 mila bambini. "La Stars and Rain" predispone piani terapeutici incentrati sul metodo ABA (Applied Behaviour Analysis), un programma di 11 settimane per genitori e figli. L'idea è trasmettere ai familiari dei ragazzi un modello educativo e comportamentale che apprenderanno durante il ciclo terapeutico per poi continuare ad applicarlo anche quando questo sarà terminato. Il percorso di approccio, infatti, permette di sviluppare comportamenti costruttivi e migliorare le interazioni parentali. La mission è aiutare persone con autismo a raggiungere il loro pieno potenziale, a partire da un contesto familiare favorevole, culla di apprendimento e sperimentazione delle future relazioni sociali. (Photo, attività dei volontari Italiani in Cina)

Nel 2007 alla Beijing Stars and Rain è stato dedicato un documentario "Children of the Stars" prodotto da Alexander Haase e diretto da Rob Aspey. Protagonista è Tian Huiping, madre di Feng Jia Wei, che nel 1992 ha viaggiato da Chongqin, Sichuan a Pechino cercando aiuto per suo figlio. La perseveranza, l'amore e il coraggio di Tian, hanno portato alla fondazione nel 1993, del primo istituto non-governativo per autistici attraverso sole donazioni.

Diagnosi cliniche tempestive rappresentano la base per l'elaborazione di piani terapeutici funzionali ... L'autismo o Autism Syndrome Disorder, è una disabilità legata alla funzione cerebrale, che compromette il comportamento individuale e sociale. Si presenta in diversi gradi e forme, sia a livello fisico che psicosomatico. Ad oggi, non è possibile definirne le cause in modo univoco. La diagnosi avviene generalmente entro i primi tre anni di vita a seguito di un'analisi approfondita dei comportamenti. La ricerca ha dimostrato che il monitoraggio e l'intervento precoce (difficoltà nelle interazioni sociali, nel linguaggio e nel gioco simbolico, eccessiva attività fisica o passività estrema, ripetizione di modelli comportamentali stereotipati), contribuisce al miglioramento della sfera cognitiva e relazionale.


Lorenza Merola, dopo la laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali ottenuta con il massimo dei voti e la lode presso la prestigiosa università di Napoli, ha espanso le sue già ricche competenze didattiche dedicandosi alla docenza della lingua inglese. Successivamente, ha sviluppato le attitudini comunicative attraverso l'impiego presso l'AIESEC quale componente di un team culturale in Cina nell'ambito di un programma sostenuto dalle Nazioni Unite. Attualmente collabora con Amnesty International ed è Freelance comunicativa e giornalistica.

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