Malika Khaddari - Giorgio Esposito
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Violenza sulle donne, la strage continua anche per le leggi italiane inefficaci
La mattanza sulla pelle delle "nostre" donne aumenta e i dati sono spaventosi: un femmicidio ogni due giorni

MILANO (Italy) - Richieste pene estreme verso chi commette abusi. Basta con i riti abbreviati e con i permessi premio! Oramai i numeri dei femminicidi sono ogni anno sempre più impressionanti. Le donne uccise da un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione e la colpa appare tutta delle leggi della politica italiana troppo permissive verso chi si è macchiato dell'orribile crimine. Nel 2016 se ne sono contati 120. Nel 2017 la media è di una vittima ogni due giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 in famiglia. Significativo "il muro delle bambole" di Milano.


Ogni due giorni, in Italia, una donna muore per mano di un fidanzato, di un ex, di un compagno, di un marito. Nel 2016 le vittime di femminicidio sono state 120, mentre si stima che sono 7 milioni le donne che nel corso della loro vita hanno subito una forma di violenza: sono dati ufficiali dell'Istat e del Ministero della Giustizia. Anche in questo 2017 sono stati tanti, troppi, i casi di cronaca nera che hanno portato alla ribalta un tema così delicato, che dovrebbe avere la priorità in una società che si dice moderna come la nostra. Ma intanto che si parla, le donne continuano a morire.Gli autori di femminicidi nella maggior parte dei casi hanno una fascia di età compresa tra i 31 e i 40 anni, seguita da quella che comprende un'età tra i 41 e i 50. Le vittime invece sono più giovani: a morire per mano dei propri compagni sono per lo più ragazze tra i 18 e i 30 anni.

Sono 3 milioni e 466 mila in Italia, secondo l'Istat, le donne che nell'arco della propria vita hanno subito stalking, ovvero atti persecutori da parte di qualcuno, il 16% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Di queste, 2 milioni e 151 mila sono le vittime di comportamenti persecutori dell'ex partner. Ma il 78% delle donne che ha subito stalking, quasi 8 su 10, non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto.

ll “Muro delle Bambole” di via De Amicis 2, nato come installazione artistica creata da Jo Squillo e divenuto simbolo contro i femminicidi e la violenza sulle donne. "Ogni bambola su questo muro è una donna violata." La situazione continua a destare allarme sociale. Ogni 2-3 giorni una donna in Italia muore o è costretta a subire le angherie e i soprusi del proprio compagno. E proprio Sabato 25 novembre 2017, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne, in via De Amicis 2 a Milano si rinnova l'appuntamento con l'installazione artistica Wall off Dolls, ideata da Jo Squillo e divenuta simbolo contro i femminicidi e la violenza sulle donne. Di fronte al muro delle bambole contro il femminicidio, sono in programma le musiche del coro gospel di detenute della Casa Circondariale di San Vittore Oltre le Mura dirette da Sara Bordoni, in collaborazione con Auser Regionale Lombardia e Rebirth Italy. A seguire, reading di poesia con Mariella Cuoccio, Antonella Iannili, Katia Catalano, Marianna Culosi, Adele Affini e Rosalia Meggiolaro. Presenti all'evento Jo Squillo, l'atleta paralimpica Giusy Versace e la cantante Marta Marangoni del duo Duperdù. Alle ore 18.00, invece, è in programma un flash mob nazionale in piazza Duomo.

L’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha ufficializzato la data scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latino americano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Il 25 novembre del 1960, infatti, tre donne rivoluzionarie vennero assassinate, mentre contrastavano con la propria azione il regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore che condannò la Repubblica Dominicana al caos per oltre 30 anni. Le sorelle Mirabal stavano andando a far visita ai propri mariti in prigione quando vennero bloccate dalla polizia militare. Condotte in un luogo nascosto, furono massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. (Giorgio Esposito)

Sono passati 57 anni da quel 25 novembre che costò la vita alle sorelle Mirabal, considerate l'esempio di donne rivoluzionarie, uccise in un'epoca in cui tentare di contrastare un regime dittatoriale come quello della Repubblica Dominicana era fatale. E così fu.

Le Nazioni Unite nel 1981 segnarono quel giorno come simbolo in memoria di tutte le donne che, come le sorelle Mirabal, persero la loro vita per rendere “la nostra vita” oggi un po' più semplice e serena. Eppure, nonostante tutte queste date a noi lontane, il fenomeno della violenza sulle donne è più vicino di quanto si possa pensare. E' un fenomeno che si è evoluto nel tempo, in circostanze diverse. Le donne sono sempre state considerate una categoria nettamente inferiore nel corso della storia, con meno diritti ed enormi discriminazioni. Oggetto di stupri e considerate macchine per la riproduzione. Insomma, la cosa peggiore che potesse accadere ad un essere umano in quelle epoche era nascere donna.

Oggi, nel ventunesimo secolo, le donne lottano anche per ottenere una indipendenza totale sia economica che personale, alla luce di tutti i diritti che hanno acquisito durante i decenni trascorsi. Ma quello che appare come “un mostro sacro” dal quale è proprio difficile scappare, sono le violenze e i femminicidi. 120 solo nei dieci mesi di questo triste 2017.

I motivi degli omicidi al femminile sono diversi: molte le donne uccise per gelosia, frustrazione dovuta a problemi economici, divorzio. Moltissime quelle vittime di violenza domestica, fisica o psicologica. Un fenomeno che ancora non si riesce a sradicare nonostante le battaglie e le rivoluzioni portate avanti. Un esempio per tutti, riguarda un ministro di Baghdad che nel 2014 dichiarò l'uccisione di oltre 150 donne irachene per aver rifiutato il matrimonio con i loro membri ... per aver rifiutato, dunque, un futuro di terrorismo.

In alcune aree del pianeta la luce alla fine del tunnel è ancora, purtroppo, lontana. E sono numerosi i casi di violenza di cui non si parla, numerose le donne che subiscono in silenzio. Il 25 novembre 2017, in un mondo in cui domina la violenza di genere e la violenza in genere, si avverte una percezione di infelicità. Proprio per questo, è bene ricordare con un velo di tristezza tutti i corpi sfruttati, le intelligenze calpestate, le libertà negate, le bocche tappate, le ali tagliate. E con orgoglio celebrare le vittorie e la forza di ogni singola donna, ogni singolo giorno.
(Malika Khaddari)


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