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Redazione
Strage di Caschi blu dell'Onu in Congo. 14 Peacekeeper uccisi da un commando terroristico
La missione Onu di peackeeping in Congo (MONUSCO) è la più grande del mondo impiegando 18mila persone

ROMA (Italy) - I peacekeeper dell’Onu rimasti uccisi nell’attacco in Congo sono 14. Lo rendono noto le Nazioni Unite. I caschi blu rimasti feriti sono oltre 40. È una giornata tragica per la famiglia Onu. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres dopo la strage di caschi blu nell’area di Nord Kivu in Congo. Condanno questo attacco senza riserve e chiedo alle autorità del Congo di portare i colpevoli alla giustizia. Il bilancio è di almeno 14 morti, tra cui 12 caschi blu della Tanzania, e oltre 40 feriti. E’ il peggior attacco contro i caschi blu nella storia recente dell’Onu, ha detto Guterres. Si tratta dell’attacco più letale dal suo schieramento nel 1999 nell’ex Zaire contro la Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO), la più grossa e costosa di tutte le operazioni delle Nazioni Unite nel mondo (18.000 persone e $ 1,2 miliardi di budget annuale).

Sono almeno 14 i Caschi blu rimasti uccisi in un attacco avvenuto in Congo, a cui si aggiungono più di 40 feriti. Lo rendono noto le Nazioni Unite. I responsabili sarebbero stati identificati nell’ambito dell’ADF, uno dei tanti gruppi armati attivi in Nord e Sud Kivu, le due province orientali della RDC confine di quattro paesi (Uganda, Ruanda, Burundi, Tanzania) e tre grandi laghi (Edward, Kivu e Tanganica). In questa azione gli aggressori avrebbero subito perdite ingentissime, stando a fonti della missione Onu

Il primo ad annunciare un gran numero di caschi blu uccisi e feriti è stato il sottosegretario generale dei Corpi di pace delle Nazioni Unite, Jean-Pierre Lacroix, su Twitter. Lacroix si è detto indignato per l’attacco contro la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo nella provincia di Kivu Nord, dove un gran numero di forze di pace dell’Onu è stato ucciso e ferito. I nostri pensieri e le nostre preghiere - prosegue il sottosegretario - vanno alle famiglie e ai nostri colleghi in missione. I rinforzi sono stati allertati e sono in corso evacuazioni e soccorsi.

Le violenze sono esplose quando il presidente Joseph Kabila, salito al potere nel 2001 dopo l’uccisione del padre, si è rifiutato di tenere elezioni prima dell’aprile 2019, mentre il suo mandato è scaduto ormai da quasi un anno. Il segretario generale Antonio Guterres, nel confermare che anche cinque militari congolesi sono rimasti uccisi nelle violenze, ha definito l’attacco «il peggiore della storia recente contro le nostre forze di pace». I responsabili contro la missione dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo, ha promesso, «saranno portati davanti alla giustizia».

La missione Onu di peackeeping in Congo è la più grande del mondo e tenta di porre un argine ai conflitti tra i numerosi gruppi armati che si contendono il territorio nel grande paese centroafricano, ricco di risorse minerarie. Proprio ieri il Pentagono aveva stanziato 50 milioni di dollari per fornire intelligence, sorveglianza e servizi di ricognizione per proteggere e assistere maggiormente le forza di pace nella loro missione in Congo.

Si tratta dell’attacco più letale dal suo schieramento nel 1999 nell’ex Zaire contro la Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO), la più grossa e costosa di tutte le operazioni delle Nazioni Unite nel mondo (18.000 persone e $ 1,2 miliardi di budget annuale).

Gli aggressori hanno preso di mira una base, tenuta da un contingente tanzaniano, da Monusco giovedì a Semuliki, nella provincia del Nord Kivu, secondo fonti dell’ONU. «I rinforzi militari sono arrivati sul posto, anche il comandante della forza è lì, coordinando la risposta della missione, l’evacuazione medica delle vittime è in corso», ha detto Guterres.

L’esercito congolese afferma che decine di ADF sono stati uccisi. L’ADF combatte nel Nord Kivu il regime del presidente Yoweri Museveni, al potere da 27 anni nella vicina Uganda. Presenti nell’est della Repubblica Democratica del Congo dal 1995, le loro truppe non sarebbero molto numerose: «Stimiamo l’ADF in 150 elementi», ha detto recentemente all’agenzia France Presse una fonte occidentale a Kinshasa. Un precedente attacco attribuito all’ADF in ottobre contro una base MONUSCO nel Nord Kivu aveva ucciso tre soldati tanzaniani.

La carneficina getta i riflettori sulle attività quotidiane di questi gruppi armati, in particolare stranieri e congolesi, che minacciano la sicurezza dei civili nel Kivu, a 2.000 chilometri dalla capitale Kinshasa. Da giugno a novembre 2017, almeno 526 civili sono stati uccisi nel Kivu, almeno 1.087 persone sono state rapite o rapiti per chiedere un riscatto, e ci sono stati almeno 11 stupri di massa, spiegano Human Rights Watch e il gruppo di studio del Congo dell’Università di NY.


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