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La Scozia rivota per l'indipendenza dalla Gran Bretagna, tra breve nuovo referendum
Scotland vs England, questo il risultato del Parlamento scozzese per rimanere da soli in Europa

ROMA (Italy) - Il Parlamento scozzese ha votato a favore della convocazione di un nuovo referendum sull'indipendenza dal Regno Unito. Il voto, ottenuto con una maggioranza di 69 sì contro 59 no, arriva alla vigilia dell'attivazione, da parte della premier britannica Theresa May, dell'articolo 50 per l'uscita dall'Ue, prevista per domani. Nel 2014 nel primo referendum la maggioranza degli scozzesi, il 55%, aveva votato contro l'indipendenza. Secondo la first minister scozzese Nicole Sturgeon è necessario un altro referendum perché il piano della GB di lasciare la UE cambierà i rapporti della Scozia con Londra e Bruxelles.


La volontà del Parlamento scozzese "deve prevalere e prevarrà" nella decisione di indire un nuovo referendum per l'indipendenza. Questo il messaggio che la first minister e leader dello Scottish National Party, Nicola Sturgeon, ha lanciato ai delegati del suo partito riuniti a congresso, sfidando così Theresa May, che si oppone ad una nuova consultazione.

La Sturgeon ha fatto appello al programma del suo partito, che prevedeva una nuova consultazione, dopo quella del 2014, nel caso fossero sopraggiunti cambiamenti "significativi" nel Regno Unito. Certamente la Brexit, che in Scozia è stata rigettata con un'ampia maggioranza, costituisce per la first minister un motivo valido per un nuovo referendum.

"Il futuro della Scozia deve essere scelto dalla Scozia", ha insistito la first minister davanti ai delegati dell'Snp. Ma se la Brexit è stata l'elemento scatenante per l'offensiva della Sturgeon, rischia anche di far naufragare le sue speranze di una Scozia indipendente da Londra. Secondo un'analisi dell'elettorato, infatti, tra gli indipendentisti scozzesi c'è una consistente e crescente percentuale di euroscettici, che preferirebbero anch'essi il distacco dall'Unione europea o, quantomeno, un ridimensionamento dei poteri di Bruxelles.


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La Scozia dice no alla Brexit e indice un nuovo referendum per l'indipendenza
La Regina ha firmato l'uscita dall'Europa e gli scozzesi insorgono in favore dell'Europa Unita

ROMA (Italy) - Elisabetta dice si alla Brexit e la Scozia ripropone il referendum per dire addio "agli insopportabili cugini inglesi". La leader degli indipendentisti ha già fissato anche la data della consultazione: tra l'autunno 2018 e la primavera 2019. La leader scozzese Nicola Sturgeon aveva annunciato a Edimburgo l'avvio, la settima prossima, dell'iter nel Parlamento locale per arrivare ad un referendum bis sull'indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. Si tratta di una risposta al via libera alla Brexit da parte di Londra, dopo che il governo di May ha già fatto sapere di non voler autorizzare una nuova consultazione sulla secessione della Scozia.


La regina Elisabetta ha dato "l'assenso reale" alla legge che autorizza il governo britannico ad attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona e dare avvio ai negoziati per la Brexit con Bruxelles. Il "royal assent" è il passaggio formale di approvazione da parte dei sovrani britannici di ogni legge votata dal Parlamento, prima che essa entri in vigore. La premier britannica Theresa May ha annunciato nei giorni scorsi che l'attivazione dell'articolo 50 arriverà entro la fine di marzo. Pronto il 'no' del governo britannico di Theresa May che, nella settimana in cui dovrebbe attivare l'articolo 50 per il divorzio dall'Ue, ha parlato di progetto "divisivo" che causerebbe "un'enorme incertezza economica nel peggior momento possibile". In una nota, Downing Street - sede del governo britannico - ha anche ricordato che la secessione fu già respinta nel referendum del 2014, quando vinse il "no" con il 55% dei voti. Un risultato che la stessa leadership scozzese aveva definito "unico in una generazione".

Intanto, lo Scottish National party la prossima settimana avvierà l'iter per un nuovo referendum per l'indipendenza della Scozia. Lo ha annunciato la first minister scozzese e leader dell'Snp, Nicola Sturgeon. Parlando dalla sua residenza di Bute House, a Edimburgo, la Sturgeon ha detto che "è importante che la Scozia sia in grado di scegliere il proprio futuro in un momento in cui le opzioni sono più chiare di quanto lo siano ora, ma prima che sia troppo tardi per decidere il nostro cammino".

Secondo Sturgeon, "non c'è dubbio" che lo Scottish National Party disponga di un mandato per un secondo referendum, dopo il risultato del referendum sulla Brexit dello scorso giugno, nel quale il 62% degli scozzesi ha votato per rimanere all'interno dell'Unione europea. Il nuovo referendum per l'indipendenza, ha affermato la first minister scozzese, dovrebbe tenersi tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019, quando i dettagli dell'accordo per la Brexit tra Londra e Bruxelles saranno più chiari.

Theresa May accusa Nicola Sturgeon di "giocare" con il futuro del Regno Unito. La decisione della first minister scozzese di voler indire un nuovo referendum per l'indipendenza crea "divisione" e "enorme incertezza", ha detto la premier britannica alla Bbc. "La maggioranza degli scozzesi -ha aggiunto - non vuole un secondo referendum".


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Referendum, la Scozia dice no all’indipendenza
Gli unionisti al 55.3% contro il 44.7%. Cameron tira un sospiro di sollievo

Prossimo referendum quello della Catalogna in lotta con la Spagna

ROMA (Italy) - La Scozia ha detto no all’indipendenza, e lo ha fatto in maniera decisa, al termine di uno storico referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna e l’Europa con il fiato sospeso: 55.3% agli unionisti contro il 44.7% degli indipendentisti.

Tira un sospiro anche la regina Elisabetta II, che di solito trascorre proprio questo periodo dell'anno nel castello scozzese di Balmoral. Il rifiuto all'indipendenza sara' seguito da un processo di trasferimento delle competenze a favore del Parlamento di Edimburgo (su temi fiscali e di welfare), come promesso i tre principali partiti britannici, che si trasformera' in legge gia' a gennaio. Prossimo referendum quello della Catalogna in lotta con la Spagna.


Il sogno del primo ministro Alex Salmond di una Scozia indipendente e' naufragato: con un margine di vantaggio piu' ampio del previsto (oltre il 55%) gli scozzesi hanno votato per rimanere nel Regno Unito, chiudendo la questione, come ha detto il premier britannico, David Cameron, per almeno "una generazione". Con una partecipazione record, arrivata quasi all'85%, i residenti in Scozia hanno detto 'no' all'ipotesi di mettere fine a 307 anni di unione con il resto della Gran Bretagna: i dati definitivi giunti all'alba hanno assegnato una comoda vittoria al 'no' con il 55,3 per cento (due dei 3,6 milioni di coloro che hanno votato); il resto dell'elettorato, piu' di 1,6 milioni, pari al 44,7%, tra i quali moltissimi giovani, ha optato per l'opzione secessionista. L'atteso referendum e' stato osannato da tutti, vincitori e sconfitti, come un modello di processo democratico. E Cameron, la cui sorte sarebbe stata in bilico in casa di vittoria degli indipendentisti, si e' affrettato a promettere una vera e propria rivoluzione: il rifiuto all'indipendenza sara' seguito da un processo di trasferimento delle competenze a favore del Parlamento di Edimburgo (su temi fiscali e di welfare), come promesso i tre principali partiti britannici, che si trasformera' in legge gia' a gennaio. Il processo per assegnare maggiori poteri al Parlamento di Holyrood, ha aggiunto, dovra' andare di pari passo a un piano per dare autonomia ad altre regioni britanniche, soprattutto l'Inghilterra visto che l'Irlanda del Nord e il Galles hanno gia' le proprie assemblee.

I mercati euforici hanno brindato e anche l'Europa ha tirato un sospiro di sollievo. Il presidente della Commissione, Jose' Manuel Durao Barroso, ha parlato di "Europa unita e piu' forte". Congratulandosi con Cameron, il premier, Matteo Renzi, ha detto che l'intera Ue ne trarra' "giovamento". L'effetto disgregante a valanga, dunque, non ci sara' anche se la Catalogna ha gia' fatto sapere che intende andare avanti con i preparativi per il referendum sull'indipendenza del 9 novembre (una consultazione che per il governo spagnolo e' illegittima e comunque priva di effetti giuridici).

La vittoria del no e' stata accolta con soddisfazione dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha evocato possibili "ripercussioni indirette" sugli altri movimenti separatisti in Europa. "Prima ho preferito non immischiarmi, perche' era un processo interno", ma "ora dico che rispetto il risultato e lo dico con un sorriso", ha spiegato la Merkel. L'esito scozzese non avra' conseguenze dirette sulla sovranita' di altre regioni in Europa alle prese con spinte secessioniste, ha osservato il cancelliere, ma "sicuramente" avra' "ripercussioni indirette", ha aggiunto senza specificare.

In precedenza, sulla vittoria del no si era espresso positivamente il portavoce dell'esecutivo, Steffen Seibert, sottolineando che il "contesto legale" del referendum in Scozia e di quello previsto in Catalogna a novembre, contro il parere di Madrid che lo giudica incostituzionale, e' "completamente diverso". Tira un sospiro anche la regina Elisabetta II, che di solito trascorre proprio questo periodo dell'anno nel castello scozzese di Balmoral: nonostante Salmond avesse assicurato di volerla mantenere come capo dello Stato di una Scozia indipendente, il suo ruolo sarebbe risultato sicuramente piu' imbarazzante. La regina certo non avrebbe gradito un Regno spaccato e ora che la Scozia ha deciso altrimenti sicuramente, nel pomeriggio parlera' al Paese. Probabilmente solo un breve messaggio scritto, ma che invitera', dopo una campagna cosi' divisa, a ricompattare gli animi.
(Redazione)


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La Scozia al valico tra la scelta dell'indipendenza o restare tra le braccia di Elisabetta II
"Do you agree that Scotland should be an independent country?"
La chiamata alle urne partirà alle ore 7 e terminerà alle ore 22 di giovedì 18 settembre

ROMA (Italy) - Il 18 settembre i cittadini scozzesi voteranno il referendum che deciderà il destino del loro Paese: fuori o dentro il Regno Unito. La domanda proposta è apparentemente semplice: "Dovrebbe la Scozia essere un Paese indipendente?". Se vincerà il sì, la Scozia sarà indipendente a partire dal 2016, determinando il probabile crollo dell'economia, una crisi costituzionale e un nuovo ruolo da definire all'interno di Onu e Unione Europea.

Se la Scozia dovesse diventare uno stato indipendente sarebbe fuori dall'Unione europea. In ambito Onu uscirebbe dal Consiglio di Sicurezza (posto riservato alla Gran Bretagna). Per quanto riguarda l'appartenenza alla Nato si dovrebbe ridiscutere il mandato inglese sulle basi militari alleate in Scozia.


Potranno accedere al voto tutti i residenti in Scozia registrati negli elenchi elettorali e - per la prima volta nella storia - tutti i giovani che avranno compiuto 16 anni entro il 18 settembre. La formula limita il diritto al voto al solo territorio scozzese, escludendo di fatto tutti i cittadini residenti nel resto del Regno Unito. Tradotto in numeri, vuol dire che potranno votare al massimo 5 milioni di scozzesi. Al momento le stime della commissione elettorale prevedono un'elevata affluenza alle urne, fino all'80% (pari a circa 3,4 milioni di persone). Per la vittoria sarà sufficiente una maggioranza semplice. Una volta terminato il conteggio in tutte le 32 circoscrizioni scozzesi, l'esito ufficiale che potrà cambiare la storia potrebbe essere annunciato già nella mattinata del 19 settembre.

Indipendenza dal 2016 - Se vincerà il "sì", il governo scozzese proporrà che la proclamazione ufficiale dell'indipendenza sia fissata per il 24 marzo 2016, vale a dire esattamente 309 anni dopo la firma dell'Act of Union con l'Inghilterra, nel 1707. Una scelta simbolica e concreta al tempo stesso, perché i circa 18 mesi tra il voto e la data dell'"Indipendence Day" sarebbero necessari per delineare il futuro assetto costituzionale della Scozia e per negoziare il rapporto con il Regno Unito e con le organizzazioni internazionali, tra cui l'Ue. Meno di due mesi più tardi, il 5 maggio 2016, si terrebbero inoltre le prime storiche elezioni parlamentari della Scozia indipendente.

La Scozia del futuro - La vittoria degli indipendentisti sancirebbe la fine dell'unione che Scozia e Inghilterra stipularono nel lontano 1707 con l'Act of Union, con conseguente apertura di scenari politici, costituzionali ed economici tutt'altro che semplici. La prima grande incognita che si profila all'orizzonte del "sì" riguarda la valuta che userà la Scozia: Edimburgo preme per l'unione monetaria sotto la sterlina, mentre Londra è contraria. La questione sarà centrale anche per la gestione del debito pubblico scozzese, che ammonterebbe a circa 143 miliardi di sterline, a fronte dei 1700 del debito britannico complessivo. I dati e le stime sono del National Institute of Economic and Social Research. Ma le incertezze non finiscono qui. Verrebbero ridiscussi anche i confini e le frontiere tra Scozia e Inghilterra, soprattutto in merito a possibili politiche divergenti in tema di immigrazione. La necessità o meno dell'utilizzo del passaporto per l'ingresso nel nuovo Stato dipenderà dallo status che la Scozia indipendente rivestirà in ambito Ue. Questione a dir poco scabrosa, se si considera che il prevalere del "sì" darebbe il via a una crisi costituzionale. E non è affatto escluso - anzi, è molto probabile - che gli scozzesi scelgano di rinunciare alla monarchia.

Le conseguenze del "sì": l'Inghilterra - Dal punto di vista inglese, invece, la vittoria del sì significherebbe un autentico terremoto. Il principale bersaglio sarà con ogni probabilità il premier David Cameron, che ha autorizzato il referendum e che comunque ha già annunciato, in via preventiva, che non si dimetterà in caso di secessione scozzese. Tuttavia sarà ardua impresa resistere a una pressione tanto violenta, tanto per Cameron quanto per Ed Miliband, il leader laburista che secondo l'opinione pubblica non è riuscito a tenersi stretto un bacino così importante per il partito come quello scozzese. Ma anche in questo, le possibili catastrofi non finiscono qui. Secondo il parere di molti esperti, si assisterà a un crollo della sterlina e dei mercati già a partire dalle prime ore successive a un'eventuale indipendenza. In questo caso la Bank of England sarebbe costretta a intervenire per evitare una probabile recessione e altri danni sistemici all'economia.

Rapporti internazionali: Ue, Onu e Consiglio di Sicurezza - "Se la Scozia dovesse diventare uno stato indipendente sarebbe fuori dall'Unione europea. Per rientrarvi dovrebbe presentare la propria candidatura". Questo è quanto si legge in una lettera del presidente della Commissione Europea Barroso, datata dicembre 2012 e indirizzata a Lord Tugendhat. Il messaggio è chiarissimo: se sceglie l'indipendenza, la Scozia sarà fuori dall'Ue e dovrà candidarsi se vorrà entrare a far parte della comunità. Il documento è stato ripreso dalla Commissione Ue quando è stata interrogata sul referendum scozzese. I pareri contrari e sfavorevoli alla secessione non sono pochi. Anche l'ex premier inglese John Major ha parlato di "disastrose conseguenze" di una vittoria del "sì" a nord del Tweed, prevedendo che la Gran Bretagna dovrà rinunciare al seggio permanente in Consiglio di Sicurezza. Lo scenario secessionista è sempre stato considerato "improbabile" dai diplomatici del Regno Unito e dagli osservatori all'Onu. Almeno finora. Come è avvenuto per la Russia dopo il crollo dell'URSS, anche il Regno Unito potrebbe mantenere il seggio e il diritto di veto in ambito Onu. Anche se non sarebbe più "Unito" come prima. Dal punto di vista scozzese la situazione appare altrettanto delicata. Per votare in Consiglio di Sicurezza, infatti, la Scozia indipendente dovrebbe farsi eleggere tra i 10 membri non permanenti con mandato biennale, senza ovviamente beneficiare diritto di veto. Tutto questo, però, soltanto dopo essere stata ammessa come 194esimo Paese delle Nazioni Unite. (Redazione)


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La Scozia al referendum. Countdown per salvare la Gran Bretagna
Spagna, Irlanda, Italia del nord: i propositi d'indipendenza dei paesi targati Eurolandia

ROMA (Italy) - La notizia è ufficiale: cicogna in arrivo nella famiglia reale inglese. La principessa Kate è in dolce attesa del secondo figlio. Presumibilmente nella primavera 2015 il “royal baby” George avrà un fratellino o una sorellina, che sarà il quarto in linea di successione al trono britannico. Da Buckingham Palace la grande gioia della regina Elisabeth II e dei Windsor, ma il mondo politico trema per il referendum sulla secessione della Scozia del prossimo 18 settembre: il nascituro salverà il regno?

Secondo un recente sondaggio promosso dal Sunday Times, sono in vantaggio i nazionalisti. Il 51% degli elettori sarà a favore della secessione. La Scozia divorzierebbe dalla Gran Bretagna dopo 307 anni di unione.


La notizia è stata ufficializzata con un comunicato via Twitter da Clarence House. La gravidanza della principessa è solo agli inizi, tuttavia la coppia reale ha deciso di annunciarla per una serie di impegni pubblici che la futura neomamma potrebbe non mantenere nei prossimi giorni a causa del suo stato di salute. Forse mossa politica? Alcuni opinionisti inglesi hanno sostenuto che la lieta novella, poiché ufficializzata esattamente dieci giorni prima del referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito in programma il 18 settembre, potrebbe essere una sorta di strategia per smuovere emotivamente gli elettori. Testate inglesi che trapelano preoccupazione per una possibile secessione. “Abbiamo dieci giorni per salvare l'Unione” titola il “Telegraph”, il “Mirror”:“Stiamo per diventare il Regno Dis-Unito”. “Un salto nel buio” l’ha definita il premier David Cameron. Secondo un recente sondaggio promosso dal Sunday Times, sono in vantaggio i nazionalisti. Attenendosi a queste prime indagini, il 51% degli elettori sarà a favore della secessione. Se la tendenza si dovesse confermare, la Scozia divorzierebbe dalla Gran Bretagna dopo 307 anni di unione. Ci sarà un’altra pagina da aggiungere ai libri di storia?

“È chiaro che la Scozia vuole avere una maggiore autonomia” ha affermato il cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne “e i conservatori, i liberaldemocratici e i laburisti sono pronti a concederla. Nei prossimi giorni vedrete un piano di azione per offrire al Parlamento scozzese maggiori poteri sul fisco, sulla spesa, sul welfare. Il piano diventerà operativo se vinceranno i no”. Certamente, in tal modo l'Inghilterra scaccerebbe il timore di una crisi economica provocata da un'ipotetica scissione per il fatto che la Scozia costituisce l'8% del Pil britannico. Inoltre, circa l'85% dei giacimenti di petrolio e gas naturale che garantiscono una sua fonte d'indipendenza energetica e di profitto si trovano proprio in territorio scozzese. È una situazione difficile che incute incertezza anche a colossi bancari del calibro della Royal Bank of Scotland, simbolo del settore finanziario del luogo, che ha riferito di trasferire la sede legale in Inghilterra in caso di vincita degli indipendentisti. È dai tempi del dominio romano in Britannia che gli Scozzesi, allora noti come Pitti, rivendicano la loro indipendenza, ottenuta nel 1314 a seguito della battaglia di Bannockburn e persa nel 1707 con l’Atto di Unione, favorendo la nascita della Gran Bretagna. A seconda di come si evolverà il corso degli eventi, la Union Jack rischia di essere modificata, perdendo lo sfondo blu che l’ha caratterizzata per più di due secoli. (Maria Gabriella Donadeo)

Catalogna indipendente. È braccio di ferro anche in Spagna sul referendum indipendentista in Catalogna, ultimo atto della sfida lanciata a Madrid dal governo di Artur Mas. Il presidente della Generalitat catalana e i leader dei partiti indipendentisti di sinistra hanno annunciato oggi di aver trovato l’accordo su data (il 9 novembre 2014) e quesiti da sottoporre agli elettori. Due comunque le domande concordate: “Vuole che la Catalogna sia uno Stato?”. E, in caso di risposta affermativa: “Vuole che la Catalogna sia uno Stato indipendente?”. Contrari il Partito socialista, il Partito Popolare e il centrista Ciutadan’s. Ma dai sondaggi online indetti oggi da diversi quotidiani, tra i quali El Pais, emerge che la maggioranza è a favore che la Catalogna sia uno Stato (62% sì, 35% no), meno i favorevoli all’indipendenza (53% sì, 43% no).

E dopo la Scozia anche l'Irlanda vorrebbe un referendum di distacco dal regno di Elisabetta. L'anno scorso il municipio di Belfast ha deciso di non issare più sul pennone l'Union Jack, la bandiera britannica, nelle feste nazionali. Perchè ora i cattolici sono il partito di maggioranza in città. negli ultimi dodici mesi in Irlanda del Nord sono rimasti feriti 600 poliziotti: nel 1972 ci furono 10 mila scontri a fuoco. Negli ultimi sei anni ci sono stati 18 morti per esecuzioni e vendette tra unionisti e repubblicani: durante i momenti più gravi dei "Troubles" ne morivano di più in una sola giornata.

La Lega Nord e Liga Veneta spingono per la separazione da Roma ladrona. Gli stessi obiettivi nazionalisti li vivono oramai da decenni gli aspitanti indipendentisti del nord ovest e del nord est d'Italia. Un processo ostacolato dalle istituzioni centrali di Roma proprio per la paura di oggettivo impoverimento di quello che resterebbe di una nazione a brandelli. Il "nord", infatti, detiene più della metà di ricchezza prodotta dal sistema Italia.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)