Giorgio Esposito
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Insegnanti violenti, il ministero si attiva per le visite psicologiche a tutti i docenti
Insegnare è una missione ma pur sempre un lavoro usurante. Pareri, consigli e rimedi degli esperti

ROMA (Italy) - Il Miur chiede al Garante per l’infanzia e l’adolescenza delle linee guida per introdurre visite psicologiche obbligatorie e periodiche per i docenti. “Lavoro docente usurante, servono controlli”. Secondo il Garante, dunque, il bene dei bambini va tutelato ad ogni costo e il fenomeno della violenza su di essi da parte di alcuni docenti va arginato ed eliminato facendo in modo che i docenti violenti non abbiano più la possibilità di insegnare. La notizia che amplifica la richiesta ministeriale è di ieri: due maestre sono state sospese dopo i continui maltrattamenti nei confronti dei loro alunni di una scuola calabrese.


I bambini erano oggetto di urla, schiaffi e minacce. Nella classe delle due insegnanti sono state installate delle telecamere che hanno ripreso le scene di violenza. I carabinieri hanno notificato un’ordinanza di sospensione dall’attività, emessa dal gip del Tribunale di Palmi. Le indagini sono state avviate dallo scorso settembre, quando un gruppo di genitori si era rivolto ai carabinieri dopo aver visto segni sospetti sui volti dei loro figli. Quello che era solo un sospetto è quindi diventato realtà. Questo purtroppo è solo l’ultimo caso di violenza nei confronti di minori messa in atto dai loro insegnanti, tanto che molti parlano persino di emergenza. Una goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha riportato in auge una già vecchia proposta, quella di sottoporre gli insegnanti a visite psicologiche periodiche. A tirarla fuori è il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, proprio in merito alla vicenda territoriale. “I bambini sono il bene più prezioso e più fragile dell’umanità e chi ha a che fare con loro quotidianamente non può permettersi il lusso di scaricare le proprie frustrazioni maltrattandoli.

Se in una classe c’è un alunno “violento, iperattivo, incontenibile”, che rende difficile, se non impossibile, la lezione, che cosa si può fare. Che cosa dovrebbe fare l’insegnante, secondo i genitori e secondo le norme attuali, senza essere né genitore né insegnante? Picchiare il bambino scatenato? Fargli una lavata di testa? Emarginarlo? Rinunciare a fare lezione? Metterlo dentro un armadio, al buio, come ai vecchi tempi? Mandarlo fuori dalla classe? Sospenderlo dalle lezioni? Chiamare i genitori? Rivolgersi al Tribunale dei Minori, agli assistenti sociali e agli psicologi? E allora? Che cosa si fa? La Scuola è impotente? L’insegnante è impotente?

No. Qualcosa si può e si deve fare. Isabella Milani, autrice del libro "L'ARTE DI INSEGNARE. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi", con questo libro sprona i colleghi verso le misure più idonee: "Quando si verifica una situazione potenzialmente pericolosa gli insegnanti hanno il dovere di segnalarla per iscritto e con richiesta di protocollo al Dirigente. Che cosa si scrive nella segnalazione? Si scrive che cosa accade o è accaduto, che cosa si è fatto, per ritenere pericolosa la situazione, quali conseguenze più o meno gravi possono derivarne. Nella lettera bisogna chiedere che il dirigente intervenga per risolvere la situazione, convocando i genitori, parlandone agli assistenti sociali e richiedendo educatori che affianchino lo studente per la maggior parte delle ore."

Insegnante? L'importante parere di Maria Adele Murri, docente a Brindisi: "Io sono d'accordo, è importante conoscere anche il profilo del docente tenendone sotto controllo la salute mentale, evitando così il "bornout" per non creare danni irreversibili negli alunni. Tra le cattedre c'è tanta gente che non dovrebbe insegnare o almeno non farlo più. Non parliamo di un lavoro ma di una vocazione-missione. Ritengo che non tutti abbiano la consapevolezza di cosa sia vivere ogni giorno in classe con 25/30 alunni e ciascuno con le sue problematiche familiari, i suoi livelli di apprendimento, il suo background culturale."

"Insegnare non è salire in cattedra e impartire sapere" - continua la professoressa Murri - "È innanzitutto entrare in ogni singolo universo che ogni alunno rappresenta per uniformarlo al resto. E questo per noi insegnanti implica un grande lavoro di responsabilità e soprattutto un grande dispendio di energie fisiche e mentali. Se non sei profondamente motivato credendo in ciò che fai ... è la crisi. Quindi io sono favorevole al sostegno psicologico se questo è inteso come una forma di aiuto che possa ricadere positivamente nell’attività educativa. Una occasione soprattutto a far capire se è il caso di mettersi in discussione o meno su scelte compiute a priori e/o in itinere. A volte si sceglie di fare l'insegnante perché ritenuta una professione comoda ... ma è tutt'altro!"


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