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Alzheimer, tra nuove scoperte e lotte per affermare il diritto delle cure gratuite
Confermato che la retta-ricovero per i malati di Alzheimer deve essere pagata dal Servizio Sanitario Regionale

ROMA (Italy) - Uno studio tutto italiano fa luce sui meccanismi all'origine della malattia che divora i ricordi. E apre una nuova via alla ricerca di una cura per l'Alzheimer. E' nella struttura del sistema nervoso centrale primariamente coinvolta nelle funzioni della memoria, che va cercato il responsabile del morbo di Alzheimer: All'origine della malattia c'è, infatti, la morte dell'area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto anche in motivazione e buonumore. Le recenti sentenze in tema di ricovero gratuito per malati di demenza senile - Oggi solo il 16% dei 600.000 malati di Alzheimer viene assistito in strutture pubbliche.


E' la sorprendente scoperta dell'équipe di ricercatori coordinati da Marcello D'Amelio, 42 anni, associato di Fisiologia umana e Neurofisiologia presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma. "Questo lavoro getta nuova luce sui meccanismi all'origine della malattia, spiega perché le sperimentazioni di terapie mirate alle placche beta-amiloidi hanno fallito e offre una nuova direzione alla ricerca per trattare l'Alzheimer", spiega D'Amelio all'AdnKronos Salute. Lo studio, appena pubblicato su 'Nature Communications' e al quale hanno collaborato altri scienziati dei laboratori dell'Università Campus Bio-Medico, della Fondazione Irccs Santa Lucia e del Cnr di Roma, è mirato a una patologia che solo in Italia colpisce circa mezzo milione di persone oltre i 60 anni. "Abbiamo effettuato un'accurata analisi morfologica del cervello - riferisce D'Amelio - e abbiamo scoperto che quando vengono a mancare i neuroni dell'area tegmentale ventrale, che producono la dopamina, il mancato apporto di questo neurotrasmettitore provoca il conseguente malfunzionamento dell'ippocampo, anche se tutte le cellule di quest'ultimo restano intatte". Insomma, niente dopamina è uguale a niente memoria.

Negli ultimi 20 anni i ricercatori si sono focalizzati sull'area da cui dipendono i meccanismi del ricordo, ritenendo che fosse la progressiva degenerazione delle cellule dell'ippocampo a causare l’Alzheimer. Le analisi sperimentali, tuttavia, non hanno mai fatto registrare al suo interno significativi processi di morte cellulare. Nessuno aveva finora pensato che potessero essere coinvolte altre aree del cervello nell'insorgenza della patologia. "L'area tegmentale ventrale - sottolinea l'esperto - non era mai stata approfondita nello studio della malattia di Alzheimer, perché si tratta una parte profonda del sistema nervoso centrale, particolarmente difficile da indagare a livello neuro-radiologico". I ricercatori si sono resi conto che la morte delle cellule cerebrali deputate alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell'ippocampo, causandone il 'tilt' che genera la perdita di memoria. Lo studio ha evidenziato, già nelle primissime fasi della malattia, la morte progressiva dei soli neuroni dell'area tegmentale ventrale e non di quelli dell'ippocampo. Questo meccanismo è risultato perfettamente coerente con le descrizioni cliniche della patologia di Alzheimer fatte dai neurologi.

Non solo: somministrando in laboratorio, su modelli animali, due diverse terapie (una con L-Dopa, un amminoacido precursore della dopamina; l'altra basata su un farmaco che ne inibisce la degradazione) si è registrato il recupero completo della memoria, in tempi relativamente rapidi. Nel corso dei test, gli scienziati hanno registrato anche il pieno ripristino della facoltà motivazionale e della vitalità. Si tratta di una seconda, importante, scoperta. "Abbiamo verificato - chiarisce DìAmelio - che l'area tegmentale ventrale rilascia la dopamina anche nel nucleo accumbens, l'area che controlla la gratificazione e i disturbi dell'umore, garantendone il buon funzionamento. Per cui, con la degenerazione dei neuroni che producono dopamina, aumenta anche il rischio di andare incontro a progressiva perdita di iniziativa, indice di un'alterazione patologica dell'umore".

Insomma, i cambiamenti nel tono dell'umore non sarebbero come si credeva fino ad oggi una conseguenza della comparsa dell'Alzheimer, ma potrebbero rappresentare piuttosto una sorta di 'campanello d'allarme' dietro il quale si nasconde l'inizio della patologia. "Perdita di memoria e depressione - dice D'Amelio - sono due facce della stessa medaglia. Il prossimo passo sarà la messa a punto di tecniche neuro-radiologiche più efficaci, in grado di farci accedere ai segreti custoditi nell'area tegmentale ventrale, per scoprirne i meccanismi di funzionamento e degenerazione. Infine, poiché anche il Parkinson è causato dalla morte dei neuroni che producono la dopamina, è possibile immaginare che le strategie terapeutiche future per entrambe le malattie potranno concentrarsi su un obiettivo comune: impedire in modo 'selettivo' la morte di questi neuroni".

Le recenti sentenze in tema di ricovero gratuito per malati di demenza senile - Oggi solo il 16% dei 600.000 malati di Alzheimer viene assistito in strutture pubbliche, dato in diminuzione per l'insostenibilità delle rette chieste illecitamente alle famiglie. La retta per il paziente malato di Alzheimer, ricoverato in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) è a carico dello Stato e non dei familiari. Così ha stabilito, di recente, una sentenza del tribunale di Monza (la n. 617/2017), revocando il decreto ingiuntivo della locale Rsa finalizzato ad ottenere dalla figlia di una paziente affetta da Alzheimer il pagamento di oltre 39mila euro a saldo della retta per il ricovero. Non solo. Il giudice ha anche condannato la struttura a restituire alla donna quanto già in precedenza versato per le spese di ricovero della madre. Per il giudice di Monza, nulla è dovuto per i malati di Alzheimer ricoverati: laddove necessitano oltre che di prestazioni assistenziali (come vitto, alloggio) anche di prestazioni sanitarie, la retta è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e non dei familiari. La decisione si uniforma del resto all'orientamento consolidato della Cassazione (cfr. tra le altre, n. 22776/2016; n. 19642/2014; SS.UU. n. 1003/1993), tale "da costituire diritto vivente", secondo il quale "quando oltre alle prestazioni socioassistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, l'attività va considerata comunque di rilievo sanitario e, pertanto, di competenza del SSN", non potendo, dunque, essere fatta gravare sui pazienti né sui loro parenti.

I malati di Alzheimer e i loro familiari devono sapere che possono interrompere i pagamenti e chiedere la restituzione di quanto fino ad oggi pagato, con l'unica condizione che il paziente abbia avuto abbia tuttora bisogno, anche e in maggior misura, di prestazioni sanitarie, rispetto a quelle assistenziali ”.


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Alzheimer, questa sconosciuta: cifre, costi e futuro di una malattia in forte espansione
Questa forma di demenza interessa oggi quasi 50milioni di persone nel mondo

ROMA (Italy) - L'ennesima bufala - l'Alzheimer, che si potrebbe contrarre per contagio, hanno riportato alcune testate internazionali. Il panico è scaturito dopo la pubblicazione di una lettera di alcuni ricercatori sulla rivista Nature, nella quale si sottolineava la presenza, nella materia grigia e nelle pareti dei vasi sanguigni di alcuni soggetti sottoposti a studio e deceduti per malattia di Creutzfeldt-Jakob (il cosiddetto morbo della "mucca pazza"), di placche della proteina beta-amiloide, uno dei segni tipici dell'Alzheimer. L'elemento che aveva fatto dedurre la possibilità di insorgenza di demenza a seguito di un contagio, era stato il fatto che tutti i pazienti in passato si erano sottoposti alla somministrazione di un ormone della crescita.


Questa semplice osservazione (su uno studio peraltro di sole 8 persone), ripresa e rielaborata in modo decisamente sensazionalistico dai media, è stata fortemente smentita dalla comunità scientifica tutta, che ha ribadito come l'Alzheimer non si possa contrarre per contagio.

In Italia i malati di Alzheimer sono circa 800mila e il morbo è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile. La malattia rende le persone non più autosufficienti creando così un’esigenza di assistenza. Il poter contare su servizi sanitari, assistenza, ricerca è di grande aiuto a chi si trova in questa situazione. La malattia di Alzheimer è una sindrome a decorso cronico e progressivo che colpisce circa il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni. Rappresenta la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei paesi occidentali. Il 99% dei casi di malattia di Alzheimer è "sporadico", ossia si manifesta in persone che non hanno una chiara familiarità. Solo l'1% dei casi di malattia di Alzheimer è causata da un gene alterato che ne determina la trasmissione da una generazione all'altra.Le caratteristiche cliniche della malattia possono variare notevolmente da soggetto a soggetto, tuttavia il più precoce ed evidente sintomo è in genere una perdita significativa della memoria che si manifesta all’inizio soprattutto con difficoltà nel ricordare eventi recenti e successivamente si aggrava con lacune in ambiti sempre più estesi.

Affetti quasi 50 milioni di persone - Parlandone invece seriamente, è il caso di ricordare che questa patologia rappresenta il 50-60% delle demenze, e interessa 46,8 milioni di persone nel mondo. E se la cifra è già di per sé impressionante, sono da capogiro le previsioni per i prossimi anni, che vedono la sua diffusione in crescita di quasi il doppio ogni 20 anni, con oltre 9,9 milioni i nuovi casi di demenza ogni anno (un nuovo caso ogni 3,2 secondi). Conti alla mano, tra 15 anni le stime parlano di 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Si stima inoltre che per il 2050 quasi la metà delle persone affette da demenza vivranno in Asia. A rendere note le cifre, contenute nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 intitolato "L'impatto Globale della Demenza: un'analisi di prevalenza, incidenza, costi e dati di tendenza", è la Federazione Alzheimer Italia, rappresentando per l'Italia l'ADI - Alzheimer's Disease International.

I costi dell'Alzheimer - Insomma, una emergenza globale, un problema dalle proporzioni gigantesche. Basti pensare che, se l'assistenza per la demenza fosse una nazione, sarebbe la diciottesima economia nel mondo e il suo valore economico supererebbe quello di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi). Parlando in termini economici, infatti, il Rapporto mostra che gli attuali costi economici e sociali della demenza ammontano a 818 miliardi di dollari e ci si aspetta che raggiungano 1000 miliardi di dollari in soli tre anni. I costi globali della demenza sono cresciuti del 35% rispetto ai 604 miliardi di dollari calcolati nel Rapporto Mondiale 2010.

Emergenza in cifre - Il Rapporto aggiorna i dati di ADI sulla prevalenza, incidenza e costi della demenza a livello mondiale e mette in luce il crescente impatto che ha sui Paesi a basso e medio reddito; percentuale destinata ad aumentare al 68% nel 2050, soprattutto a causa della crescita e dell'invecchiamento della popolazione. "Ora possiamo dire di avere sottostimato la portata dell'epidemia odierna e futura di circa il 12-13% rispetto al Rapporto Mondiale 2009 e con un andamento dei costi che cresce più rapidamente del numero di persone malate" ha affermato il prof. Martin Prince del King's College di Londra per il Global Observatory for Ageing and Dementia Care, la cui ricerca ha permesso di aggiornare le stime precedenti, tenendo in considerazione sia il crescente numero di persone anziane a causa dell'invecchiamento della popolazione, sia le nuove e più aggiornate evidenze sul numero dei malati con demenza e i costi ai quali vanno incontro.

Intervenire - Come attrezzarsi, quindi, per far fronte a una emergenza di queste proporzioni? Di fronte a tali cifre, il Rapporto chiede che il lavoro globale di tutti gli stakeholders sia incentrato in particolare verso i Paesi a basso e medio reddito al fine di creare programmi che possano far crescere la consapevolezza e aumentino le possibilità di accesso a diagnosi tempestiva e assistenza, quindi anche con maggiori fondi alla ricerca per la cura, assistenza e prevenzione della malattia. ADI chiede che la classe politica di tutto il mondo affronti questo problema con una visione e una partecipazione più ampia, in particolar modo delle nazioni che fanno parte del G20.

La presenza di vasi linfatici finora sconosciuti potrebbe portare a riconsiderare alcune malattie neurologiche - Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui si affronta un gran numero di patologie cerebrali, è quella a cui si è giunti con uno studio della University of Virginia School of Medicine e pubblicata sulla rivista Nature. La scoperta, semplificando all’osso, è che esisterebbe un collegamento diretto tra cervello e sistema immunitario, grazie a vasi linfatici finora sconosciuti. Lo studio, effettuato sui topi, ha appunto permesso di scoprire l’esistenza di vasi linfatici meningei, dei quali fino ad oggi non si era notata l’esistenza, probabilmente perché erano "nascosti molto bene", come ha spiegato Jonathan Kipnis, uno degli autori della ricerca. Un'intuizione di Antoine Louveau, firmatario dello studio tra gli altri, ha permesso di scoprire questa presenza, le cui immagini sono state 'catturate' in un'area complessa, nei 'seni', cavità nelle ossa del viso che sono di collegamento con le cavità nasali.


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Anziani non autosufficienti e/o affetti da Alzheimer ricoverati in case di cura
non sone tenuti a pagare la retta. Lo ha ribadito la Cassazione
Per l'alta Corte, la patologia non consente di fare distinzione tra spese per la cura e spese per l'assistenza

ROMA (Italy) - In Italia i malati di Alzheimer sono circa 800mila e il morbo è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante. Nei pazienti affetti da Alzheimer la Corte di Cassazione ha stabilito che la retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale, anche perché non è possibile, in questi casi, distinguere tra spese mediche e quella di degenza. Dunque, il Comune o la Casa di Cura convenzionata non possono rifarsi sul malato o, se questi è nel frattempo deceduto, sui suoi parenti. Ne discende che sia che il paziente sia ancora in vita sia in caso sia deceduto, è possibile chiedere la restituzione delle rette versate dai parenti e dal malato stesso.


A fronte delle numerose richieste pervenute al coordinamento istituito tra la Confconsumatori – Federazione Provinciale di Brindisi e l’Associazione Nazionale Dalla Parte del Consumatore, il coordinamento fa chiarezza in tema di ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (di seguito RSA) e nelle case di cura convenzionate.

Tra i tanti casi che si sono rivolti agli sportelli dell’associazione, occorre fare un distinguo tra i malati di Alzheimer e gli anziani ultra 65enni non autosufficienti o con handicap gravi. Nel caso di anziani ultra 65enni o con handicap gravi, numerose pronunce giurisprudenziali confermano che, qualora la persona ricoverata non sia più in grado di provvedere al pagamento della retta con mezzi propri, il Comune e la RSA non possono, come invece spesso avviene, obbligare i parenti a subentrare e a garantire la copertura della retta imponendo la sottoscrizione di un documento, quasi sempre presentato come condizione indispensabile al ricovero. "Su tale documento – spiega l’avv. Emilio Graziuso, responsabile del coordinamento Confconsumatori – Dalla Parte del Consumatore e componente del direttivo nazionale della Confconsumatori - si è espressa la Corte di Cassazione, valutandolo una promessa unilaterale che perde efficacia in seguito al recesso dell’obbligato: dunque i parenti, ai quali sia stata imposta la sottoscrizione di un impegno di pagamento sul presupposto che altrimenti non sarebbe stato possibile il ricovero dell’anziano, possono recedere, inviando una formale dichiarazione in tal senso attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno ed interrompendo il pagamento della retta, anche se il parente è ricoverato da tempo". Non possono essere chieste le somme versate prima del decesso e, va ricordato, se l’anziano ha mezzi propri deve provvedere al pagamento della retta.

"L'Alzheimer è una malattia terribile che si porta via le persone che amiamo, che non lascia un attimo di respiro, che ci costringe ad una lotta senza quartiere e che non va mai in vacanza. Il "mestiere" del caregiver non si apprende tramite un corso, è qualcosa che si struttura giorno dopo giorno, passando attraverso piccole vittorie e grandi sconfitte quotidiane e che, con il passare del tempo, diventa un tesoro di esprienze accumulate, una ricchezza da condividere con gli altri".


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)