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Spagna vs Catalogna: il governo di Madrid annulla la dichiarazione d'indipendenza catalana
Colpo su colpo tra nazionalisti e indipendentisti. Elezioni il prossimo 21 dicembre

ROMA (Italy) - Il rischio di una guerra civile in Catalogna non è da escludere, di fronte agli eventi che si susseguono di ora in ora. Dopo la dichiarazione d'indipendenza e il commissariamento di Barcellona, sono molti a interrogarsi sul futuro della Spagna, stretta da mesi in una morsa inedita. C'è chi agita lo spettro di una lotta armata e chi invece spera in una tregua. Una situazione da guerra civile, insomma, non è da escludere. Intanto, il governo Rajoy ha indetto nuove elezioni in Catalogna per il prossimo 21 dicembre. Un'occasione che potrebbe diventare un'ufficiale e formale verifica degli equilibri e della volontà degli elettori.


La dichiarazione d'indipendenza, approvata con voto segreto, annuncia la costituzione della "repubblica catalana come stato indipendente e sovrano" e invita il governo di Barcellona a "emettere tutte le risoluzioni necessarie per l'implementazione della legge di transizione giuridica e fondamento della Repubblica".

Fra le misure, figurano provvedimenti per istituire la nazionalità catalana, la promozione del riconoscimento internazionale, la creazione di una Banca della Catalogna, l'integrazione dei funzionari spagnoli nella nuova amministrazione indipendente, provvedimenti per l'esercizio dell'autorità fiscale, la messa a punto di una lista dei beni dello stato spagnolo presenti in Catalogna per una effettiva successione nella proprietà. Sono previsti anche un negoziato con Madrid e la firma di trattati internazionali.

Dopo il via libera del Senato all'applicazione dell'articolo 155 in Catalogna e al termine di un consiglio dei ministri straordinario, Rajoy ha annunciato la destituzione del presidente della Generalitat catalana e del suo governo, oltre allo scioglimento del Parlamento autonomo di Barcellona e la convocazione di elezioni anticipate in Catalogna il 21 dicembre. Rajoy ha inoltre annunciato la presentazione di un ricorso alla Corte Costituzionale contro la dichiarazione di indipendenza. "Ho deciso di convocare quanto prima elezioni libere, pulite e legali per restaurare la democrazia" ha detto Rajoy. "Sono le urne, quelle vere, con leggi, controlli e garanzie quelle su cui si può basare la convivenza", ha affermato il primo ministro, con un chiaro riferimento al referendum sulla secessione, ritenuto illegale.

Nell'applicare l'articolo 155, il governo spagnolo ha destituito anche il segretario generale del dipartimento dell'Interno della Generalitat, Cesar Puig, e il direttore generale della polizia regionale dei Mossos d'Esquadra, Pere Soler. E' stata anche decisa la chiusura di tutte le rappresentanze della Catalogna all'estero, una delle quali si trova anche a Roma.


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La Spagna contro la Catalogna, destituito il governatore dell'indipendenza
Gli indipendentisti: è un golpe dal sapore "Franchista". Attese manifestazioni a Barcellona

ROMA (Italy) - Il governo spagnolo ha quindi deciso di adottare i suoi 'poteri speciali': l'obiettivo dell'applicazione dell'articolo 155, si spiega un documento diffuso dal governo poco prima dell'annuncio di Rajoy, è quello di "ripristinare la legalità costituzionale e statutaria, assicurare la neutralità istituzionale, mantenere il benessere sociale e la crescita economica e assicurare i diritti e le libertà di tutti i catalani". Il premier spagnolo al termine del Consiglio dei ministri ha confermato l'applicazione dell'articolo 155 e ha annunciato: "Elezioni prima possibile". Partito del presidente catalano: "Misure che sanno di franchismo".


Dopo il Consiglio dei ministri straordinario di Madrid è arrivata la conferma: "Il governo ha dovuto applicare l'articolo 155 della Costituzionale, anche se non era un nostro desiderio". Così, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato la sospensione delle procedure di secessione della Catalogna, dopo il referendum sull’indipendenza dell’1 ottobre, e la richiesta di destituzione di Carles Puigdemont. Le decisioni sono state trasmesse al Senato che dovrebbe dare il via libera finale venerdì 27 ottobre. Immediata la reazione del partito del presidente catalano, da cui fanno sapere: le misure annunciate oggi "sanno di franchismo".

Immediata la reazione di Barcellona. Le misure annunciate contro la Catalogna dal governo di Madrid "sanno di franchismo, è un ritorno al 1975" - cioè all’anno della morte del dittatore Francisco Franco- , ha detto il parlamentare del Pdecat, il partito di Puigdemont, Josep LluisCleries. Mentre la leader di Erc, il partito del vicepresidente Oriol Junqueras, Marta Rovira, ha denunciato a sua volta un "colpo di Stato" del governo contro "la maggioranza legale e democratica" eletta dai cittadini catalani.

Le organizzazioni della società civile indipendentista catalana, però, annunciano un'opposizione "pacifica e gandhiana". Una prima grande manifestazione è convocata già oggi. Per quest'occasione, alle 17, sarà in piazza anche lo stesso Puigdemont. Come riferito da El Pais, il presidente catalano terrà poi un discorso alle 21. La Cup, la sinistra del fronte secessionista, intanto ha proposto uno sciopero generale. Mentre Anc e Omnium, i cui leader sono in prigione da lunedì per ordine di un giudice spagnolo, preparano anche misure di disturbo ispirate dagli indignados del 2011.


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La Catalogna verso la dichiarazione di Indipendenza. Madrid invia Esercito
Re Felipe di Spagna ha accusato il governo catalano di slealtà e di una situazione di estrema gravità

ROMA (Italy) - Il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l'invio in Catalogna di unità dell'esercito per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale. Lo riferisce El Confidencial. Diversi convogli sono partiti stamani da Saragozza. Tra le unità dell'esercito inviate compare il Gruppo di Supporto Logistico 41, con sede nella Base San Jorge della capitale aragonese. La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in terra catalana ha destato scalpore tra i 5 milioni di probabili futuri cittadini dell'auto proclamato Stato di Catalonia.


La proclamazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna è questione di giorni. A dichiararlo è stato Carles Puigdemont, leader della regione autonoma spagnola, in un'intervista trasmessa in nottata dalla Bbc e registrata poco prima del discorso con cui il re Felipe di Spagna ha accusato il governo catalano di "slealtà inammissibile" e parlato di situazione "di estrema gravità". Nell'intervista Puigdemont annuncia che il suo governo agirà "alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima". Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano sarebbe "un errore che cambia ogni cosa", ha aggiunto, sottolineando come non esistano al momento contatti tra il governo di Madrid e la sua amministrazione.

Il Parlamento catalano si riunirà lunedì prossimo 9 ottobre per discutere dei prossimi passi del processo sovranista della regione, passi che potrebbero includere la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Lo riferiscono i media spagnoli, secondo cui l'unico punto all'ordine del giorno prevede l'intervento del capo del governo catalano, Carles Puigdemont, che ha preannunciato la dichiarazione "per i prossimi giorni". Lo stesso Puigdemont terrà stasera alle 21 un discorso, che appare come una risposta alle dichiarazioni del re Felipe VI, che ha accusato di "inaccettabile slealtà" le autorità di Barcellona.

La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l'ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile.

Esercito in supporto alla Polizia, i precedenti - Sebbene il contesto sia diverso, l'esempio che più facilmente può essere evocato è quello dei 'Riots' in Irlanda del Nord, quando il governo britannico nell'agosto del 1969 decise l'invio dell'esercito a sostegno del Royal Ulster Constabulary, la polizia locale. Il conflitto nordirlandese si concluse nel 1998 con la firma dell'Accordo del Venerdì Santo. Ma fu solo nel 2005 che l'Ira annunciò di rinunciare alla violenza, mentre l'ala oltranzista del movimento repubblicano continua a colpire sporadicamente, con azioni perlopiù dimostrative. L'esercito britannico si ritirò dalle contee nordirlandesi solamente nel 2007. In Italia, a parte ovviamente l'impiego di unità militari in caso di calamità naturali, ci sono due esempi di rilievo di impiego dell'esercito con compiti di ordine pubblico. Il primo fu l'Operazione Vespri Siciliani, dal luglio 1992 al luglio 1998, quando unità delle Forze Armate vennero inviate in Sicilia a sostegno della lotta alla mafia. Dal 2008 è invece in atto in varie città italiane l'Operazione Strade Sicure, dove il personale e i mezzi delle Forze Armate vengono impiegati a sostegno delle forze dell'ordine per il contrasto alla criminalità.


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Madrid e Catalogna ad alta tensione: a Barcellona, si registrano cariche della polizia nazionale
nelle scuole per impedire il referendum sull'indipendenza della regione catalana. Centinaia i feriti

ROMA (Italy) - E' altissima tensione in Catalogna, dove questa mattina le forze antisommossa spagnole hanno fatto irruzione in molti seggi elettorali, caricando la folla, e usando anche proiettili di gomma, per impedire lo svolgimento del referendum di autodeterminazione. Il portavoce del governo catalano, Jordi Turull, ha dichiarato che 337 persone sono rimaste ferite o contuse nelle cariche di polizia oggi in Catalogna, 3 sarebbero gravi. In alcuni video si vede come la gente venga presa a calci, strattonata e trascinata fuori dai seggi. Donne e anziani, la polizia spagnola non fa a caso a chi ha di fronte.


La polizia spagnola ha usato la forza contro le migliaia di persone in attesa di poter votare davanti e all'interno dei seggi. Ci sono stati almeno 40 feriti. In una parte degli uffici elettorali l'irruzione della polizia ha reso impossibile il voto. Sono state sequestrate le urne, in alcuni casi già piene.

Secondo il governo catalano il 73% dei seggi per ora è però aperto, e in molti casi il voto si svolge senza incidenti. La resistenza della popolazione catalana è stata pacifica e passiva. Molti si sono seduti davanti ai seggi per fermare l'avanzata degli agenti spagnoli. La Guardia Civil ha fatto irruzione in particolare nel seggio di San Julià de Ramis a Girona dove era atteso il presidente catalano Carles Puigdemont, che però ha votato in un altro seggio, come pure il vicepresidente Oriol Junqueras. Per aggirare l'attesa chiusura dei seggi da parte della polizia, il governo catalano ha reso noto che ogni elettore può votare in uno qualsiasi dei seggi del paese. La popolazione catalana reagisce con forme di resistenza pacifica e passiva. In molti seggi gli elettori si sono seduti pr terra per impedire l'ingresso degli agenti spagnoli. Puigdemont ha denunciato la "brutalità ingiustificata della polizia spagnola", affermando che "è una vergogna che accompagnerà per sempre l'immagine dell ostato spagnolo".

Il portavoce del Governo catalano Jordi Turull ha detto che "dai tempi del franchismo" non si vedeva "una violenza di stato" come quella esercitata in Catalogna "contro la democrazia". Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millò - di cui il governo catalano ha chiesto "le immediate dimissioni" - ha definito "una farsa" il referendum e ha affermato che "siamo stati costretti a fare quello che non volevamo fare". La Guardia Civil ha interrotto le comunicazioni internet in diversi seggi per impedire il voto. In alcuni centri elettorali l'intervento degli agenti spagnoli è stato particolarmente brutale, riferisce la tv pubblica Tv3, usando i manganelli anche contro persone anziane. Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha accusato il premier spagnolo Mariano Rajoy, "un capo del governo codardo", di avere "inondato la nostra città di polizia". Ma Barcellona, ha detto, "non ha paura".


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Madrid e Barcellona ai ferri corti: domani si svolgerà il referendum per l'indipendenza della Catalogna
La Polizia spagnola contro gli indipendentisti catalani in una guerra senza limiti

ROMA (Italy) - Si acuisce sempre di più lo scontro istituzionale fra Madrid e Barcellona a causa del referendum sull'indipendenza della Catalogna in programma domani primo ottobre. La spinta indipendentista è basata soprattutto su ragioni politiche ed economiche. I movimenti separatisti rivendicano infatti la massima libertà nella gestione della Catalogna, Comunità autonoma dalla fine degli anni '70 e tra le regioni più industrializzate della Spagna, rifiutando le pressioni e i limiti imposti dal governo centrale e dalla Costituzione.


Una tensione scaturita da fattori diversi e complessi che nel tempo hanno contribuito ad alimentare i vari movimenti separatisti. Fino a pochi anni fa le rivendicazioni catalane era basate soprattutto sulle radici storiche e culturali della regione, caratterizzata da un alto livello di autonomia e dall'uso di una lingua propria.

La Catalogna è una delle regioni più ricche della Spagna, con una forte identità culturale e una propria lingua, che ha dato i natali ad artisti come Salvador Dalì, Joan Miro e Antoni Gaudì. Soggetta ai sovrani d'Aragona, la Catalogna è diventata parte della Spagna nel quindicesimo secolo. L'Ottocento segnò una forte rinascita del nazionalismo catalano. Con l'avvento della Repubblica nel 1931, fu concessa particolare autonomia alla Generalitat della Catalogna. Bastione dell'antifranchismo durante la guerra civile spagnola, la regione perse tutti suoi privilegi durante la dittatura. La costituzione democratica del 1978 ha poi concesso un alto livello di autonomia alla Catalogna, che è dotata di una sua propria polizia, i Mossos d'Esquadra. Il catalano, il cui uso era proibito durante il franchismo, è diventato lingua ufficiale assieme allo spagnolo.

Fra le principali mete turistiche della Spagna, la Catalogna è anche una delle regioni più ricche industrializzate del paese. Oltre alle fabbriche automobilistiche della Seat e della Nissan, è sede di almeno 7mila multinazionali. Con 7,5 milioni di abitanti, pari al 16% della popolazione spagnola, contribuisce al 19% del Pil spagnolo. Il reddito pro capite è di 27.663 euro contro 24.100 della media spagnola e la disoccupazione è al 13,2% rispetto al 17,2% del resto del paese. Con il suo porto e l'aeroporto, Barcellona è una città economicamente e culturalmente vivace che attira ogni anno milioni di turisti e di studenti stranieri. La rottura con il resto della Spagna si è consumata a partire dalla crisi economica del 2008, quando le misure di austerity imposte dal governo centrale hanno contribuito a fomentare un sentimento separatista che prima era condiviso solo dal 20% della popolazione. I sostenitori dell'indipendenza affermano che la Catalogna sovvenziona con le sue tasse lo stato spagnolo, di cui è contributore netto con 10 miliardi di euro. E sono convinti che uno stato catalano possa reggere e prosperare economicamente da solo. Ma il ministro dell'Economia spagnolo Luis de Guindos stima che la secessione porterebbe ad un crollo del 25-30% dell'economia, anche perché uscendo dalla Spagna la Catalogna si troverebbe fuori dall'Unione Europea.

I separatisti catalani vorrebbero gestire la regione in maniera autonoma senza i limiti imposti da Madrid. La Costituzione spagnola infatti concede alle singole Comunità Autonome un ampio margine decisionale su materie come istruzione e sanità ma ne limita la libertà su altre di competenza esclusivamente del governo centrale. A nulla sono valsi i tentativi della Catalogna di ribellarsi. Nel 2010 la decisione del Tribunale Costituzionale spagnolo di annullare alcuni punti del nuovo Statuto di Autonomia, una sorta di costituzione della Catalogna, ha ulteriormente inasprito gli animi. E nel 2012, il governo di Madrid ha respinto la richiesta di maggiore autonomia fiscale.

Il gruppo separatista basco dell'Eta ha condannato la risposta di Madrid alle aspirazioni indipendentistiche della Catalogna, affermando che lo Stato spagnolo è "un carcere per i popoli". Lo Stato spagnolo dimostra di essere "una prigione per i popoli negando l'identità nazionale dei Paesi catalani", scrive l'organizzazione in una dichiarazione pubblicata dal quotidiano basco Gara. Per l'Eta, alla quale è attribuita la morte di almeno 829 persone in nome della sua lotta per l'indipendenza, il governo d Madrid "è diventato anche un carcere per la democrazia, perché ha calpestato i diritti dei catalani". "I diritti civili e politici - scrive ancora l'organizzazione - sono di nuovo in discussione. E per violarli non hanno bisogno di usare il pretesto della lotta armata. È stato dimostrato che la nozione che 'senza violenza tutto è possibile' era totalmente falso".


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)