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Annuncio choc: l'inchiostro dei tatuaggi viaggia nel sangue e raggiunge i linfonodi
La scoperta scientifica avvalora le tesi dei gravi danni apportati al corpo umano

ROMA (Italy) - Gli inchiostri usati per i tatuaggi possono liberare minuscole particelle capaci di viaggiare nel sangue fino a raggiungere i linfonodi, vere e proprie ‘sentinelle’ delle difese immunitarie. Sono state osservate per la prima volta grazie al più potente dei microscopi, la luce di sincrotrone, e le conseguenze per la salute al momento non sono chiare. Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la scoperta si deve al gruppo coordinato da Ines Schreiver, dell’Istituto Federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr). Al momento le uniche conseguenze osservate sono un rigonfiamento cronico dei linfonodi.


L’inchiostro che viene utilizzato per il tatuaggi può contenere piccole particelle che, una volta nel nostro corpo, viaggiano nel sangue fino a raggiungere i linfonodi, provocandone rigonfiamenti cronici. A darci la notizia sono i ricercatori dello European Synchrotron Radiation Facility che su Scientific Reports hanno pubblicato lo studio intitolato “Synchrotron-based ?-XRF mapping and µ-FTIR microscopy enable to look into the fate and effects of tattoo pigments in human skin”. “Sapevamo già che i pigmenti nei tatuaggi riuscivano a viaggiare fino ai linfonodi – spiegano i ricercatori – è infatti possibile osservare i linfonodi che si colorano con gli stessi colori del tatuaggio cercando così di espellerli. Ciò che non conosceravamo era la loro forma che è così piccola che non sappiamo cosa possa implicare per la salute e come possa comportarsi”.

"Tuttavia nessuno controlla la composizione chimica dei colori, bisognerebbe farlo e adesso ne dimostriamo il motivo”, ha rilevato Hiram Castillo, del Centro europeo per la luce di sincrotrone Esfr (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble. La maggior parte degli inchiostri usati nei tatuaggi contiene pigmenti organici, ma anche sostanze come nichel, cromo, manganese, cobalto e il biossido di titanio usato per il bianco. Le immagini di campioni di pelle e linfonodi prelevati da persone tatuate, osservate grazie alla luce di sincrotrone, hanno permesso di vedere nei tessuti le minuscole particelle liberate dai colori.

I linfonodi, chiamati anche ghiandole linfatiche, sono piccoli organi tondeggianti o a forma di fagiolo, situati lungo le vie linfatiche. Come i vasi sanguigni, le vie linfatiche si diramano e raggiungono tutte le parti del corpo, ma invece del sangue trasportano la linfa, un liquido incolore o tenuemente giallastro, limpido od opalescente, contenente molti globuli bianchi incaricati della difesa dell'organismo. Ognuno di noi ha circa 600 linfonodi, spesso aggregati tra loro, soprattutto in punti strategici come il collo, le ascelle, l'inguine o l'addome. In queste stazioni si organizza la risposta difensiva del sistema immunitario nei confronti di agenti estranei potenzialmente pericolosi, provenienti dall'esterno (come virus o batteri) oppure dall'interno (come nel caso di cellule che da normali si trasformano, diventando maligne). Ogni linfonodo ha una porta d'ingresso e una di uscita: dalla prima entra la linfa proveniente dai tessuti, contenente eventuali sostanze estranee e cellule del sistema immunitario. Queste possono arrivare al linfonodo anche dai piccoli vasi sanguigni che lo irrorano. All'interno del linfonodo, delimitato da compartimenti ben specializzati, le cellule del sistema immunitario, e in particolare i linfociti, incontrano i potenziali aggressori e si attivano per combatterli. I linfociti si riversano poi nel sangue, e da qui passano nuovamente ai tessuti, riprendendo la loro ciclica opera di pattugliamento.


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Tatuaggi e Piercing sotto accusa quali trasmettitori di infezioni e malattie
La ricerca dell'Università di Roma Tor Vergata: su 2500 studenti liceali, solo il 5% è informato sulle malattie

ROMA (Italy) - Un quarto dei giovanissimi che si sono sottoposti a tatuaggi e piercing ha avuto problemi di infezioni. Lo afferma una ricerca condotta dall'Università di Roma Tor Vergata su 2.500 studenti liceali coinvolti con questionario anonimo. I rischi sono molto gravi: dal virus dell'epatite B e C fino all'Aids. Il grave problema dei piercing tra gli adolescenti e "Epatite C", per curarla arriva una pillola che costerà mille euro al giorno per 3 mesi. Un problema, quello dell'infezione da HCV, su cui ha posto l'attenzione anche lo studio "Association of tattooing and hepatitis C virus infection: a multicenter case control study" pubblicato su Hepatology.


Tatuaggi e piercing sono sempre più di moda, ma aumentano il rischio di infezioni e danni al fegato tra i giovanissimi. A stabilirlo è una ricerca condotta dall’università di Roma Tor Vergata, che su 2500 studenti liceali, coinvolti con questionario anonimo, ha rilevato come il 24% di essi abbia avuto complicanze infettive. Solo il 17% ha firmato un consenso informato e il 54% è sicuro della sterilità degli strumenti che sono stati utilizzati. «Una volta esclusi i tossicodipendenti dall’analisi - spiega Carla Di Stefano, autrice dell’indagine e ricercatrice all’università di Tor Vergata - si può stimare che chi si sottopone a un tatuaggio ha un rischio 3,4 volte più alto di contrarre l’epatite C rispetto a chi non ci si sottopone.

Per quanto riguarda il piercing, il rischio di contrarre l’epatite C è 2,7 volte maggiore rispetto a chi non se lo fa applicare. «Il dato scientificamente più interessante», commenta Di Stefano, «sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico». Per tatuaggi e piercing, spiega Vincenzo Bruzzese, presidente nazionale del congresso della Sigr dove è stata presentata la ricerca, «non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati - corde di chitarra, graffette o aghi da cucito - ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico».

Il problema è stato più volte evidenziato in Italia fin dagli Anni 90, ma recentemente è stato stimato che nel nostro Paese una quota di casi di epatite C acuta superiore al 10% è attribuibile ai trattamenti estetici. Dai dati dei ricercatori italiani presentati al secondo congresso nazionale Sigr emerge quindi la necessità di un maggiore sforzo per incoraggiare l’utilizzo di materiale monouso e la corretta sterilizzazione degli strumenti, aumentandone il monitoraggio. Ad esempio informare con continuità che il far ricorso a strutture temporanee, come quelle che compaiono durante i mesi estivi nelle località balneari, aumenta il rischio di contagio perché si tratta di situazioni svincolate dai normali controlli, e promuovere interventi di educazione alla salute già nella scuola secondaria di primo grado.

Allarme Piercing tra gli adolescenti. Il rischio di complicanze, infatti, riguarda 1 adolescente su 3, mentre 1 su 100 finisce per rivolgersi al Pronto Soccorso. I problemi più diffusi sono le infezioni, il pus, i sanguinamenti, le cicatrici sulla lingua, vicino gli occhi e ai genitali. Un’infezione locale grave, inoltre, può condurre a setticemia, endocardite ed epatite, sebbene si tratti di episodi molto rari. Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha provato a spiegare le ragioni che spingono i ragazzi a bucarsi in modo estremo pur di avere un orecchino sulla lingua o sull’ombelico. Secondo l’esperto, infatti, gli studi con la risonanza magnetica funzionale hanno rivelato una correlazione tra i disturbi della personalità, la difficoltà nell’identità di genere e la confusione tipica dell’adolescenza con le tipologie di piercing più estreme. Il rischio, poi, aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati o in situazioni non regolate come l'ambiente domestico".

Epatite C, per curarla arriva una pillola che costerà mille euro al giorno per 3 mesi. Una pillola da mille dollari da prendere una sola volta al giorno per 12 settimane. È questa la rivoluzionaria cura per l’epatite C che utilizza la molecola sofosbuvir e approvata definitivamente venerdì sera dalla Food and Drug Administration (Fda), che ha un costo notevole, circa 84 mila dollari per terapia, ma che può portare a percentuali molto alte di guarigioni e quindi rappresentare in definitiva un risparmio rispetto alle cure attuali, protratte nel tempo. L’epatite C è una malattia infettiva del fegato causata dal virus Hcv e trasmessa principalmente per contatto diretto con sangue infetto. Può risolversi in poche settimane oppure portare alla cirrosi e al cancro al fegato e colpisce ogni anno 3-4 milioni di persone in tutto il mondo. Al momento ci sono circa 150 milioni di malati cronici. In Italia sono circa un milione le persone infettate dall’Hcv, ma appena l’1,5% si cura. Per l’epatite C le iniezioni di interferone, che ha problemi di tollerabilità e resistenza al trattamento, e le pillole di ribavirina rappresentano la terapia di riferimento. La sofosbuvir può essere invece utilizzata da sola per combattere almeno un sottotipo di virus, il genotipo 2.


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Emirates migliore linea aerea del mondo. L'annuncio da Skytrax World Airline Awards 2016. Questa è la quarta volta che Emirates vince il miglior riconoscimento da quando i premi sono stati introdotti 15 anni fa; la compagnia ha vinto il primo riconoscimento Skytrax come Migliore compagnia al mondo nel 2001, ancora nel 2002 e nel 2013. In totale, Emirates ha vinto un totale di 20 premi Skytrax World Airline dal 2001. (Continua...)