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Redazione
Bollete a 28 giorni, continua la querelle. L'Antitrust blocca gli aumenti in bolletta delle compagnie telefoniche
I maggiori costi del canone mensile erano scaturiti dopo il blocco delle fatturazioni a 28 giorni

ROMA (Italy) - L’Antitrust ordina la sospensione cautelare dell’attuazione dell’intesa tra Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre per quel che riguarda i rincari delle bollette previste dai gestori dopo il ritorno all'obbligo alla fatturazione a 30 giorni. E' quanto ha disposto l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Nella riunione del 21 marzo 2018, si legge in una nota, l’Autorità ha deliberato l’adozione di misure cautelari nell’ambito dell’istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. Per i rimborsi, non c'è un limite massimo di 15 giorni.

L'Autorità Garante della Concorrenza ha ipotizzato la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni - Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

L’Autorità, dunque, "ha ritenuto che la documentazione acquisita durante le ispezioni confermi l’ipotesi istruttoria secondo cui le parti avrebbero comunicato, quasi contestualmente, ai propri clienti che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo, al contempo, una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13". "Pertanto, prosegue l'Autorità, "al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti".

Non c'è un limite massimo di 15 giorni perché gli utenti dovranno essere reintegrati per tutti i giorni erosi. E' una nota dell'Agcom, con riferimento ad alcuni articoli apparsi sui mezzi d’informazione relativamente alle ulteriori diffide notificate agli operatori di telefonia fissa, a mettere così un punto fermo sulla fatturazione a 28 giorni. "Non risponde alla decisione adottata dal Consiglio dell’Autorità quanto riportato da alcuni organi di stampa, secondo cui esisterebbe un limite massimo di 15 giorni per il reintegro spettante agli utenti", spiega in una nota l'Autorità.

"Nelle delibere assunte e pubblicate sul proprio sito web viene chiaramente indicato che la decorrenza delle fatture emesse dopo il ripristino della cadenza mensile dovrà essere posticipata di un numero di giorni corrispondente a quelli indebitamente erosi a causa del passaggio alla fatturazione a 28 giorni, a partire dal 23 giugno 2017, ovvero dalla data successiva di sottoscrizione del contratto".


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Bolletta a 28 giorni, perquisizioni della Guardia di Finanza per Telecom, Vodafone, Fastweb, Wind Tre
Gli accertamenti scattati dopo l'aumento delle tariffe a seguito dalla legge che reintroduce le bollette mensili

ROMA (Italy) - Sospetto di accordi tra le compagnie telefoniche, maxi perquisizione della Finanza. Il Nucleo speciale antitrust della Gdf su richiesta dell’Agcom sta svolgendo attività ispettiva presso i principali operatori di telefonia fissa e mobile oltre che Assotelecomunicazioni di Roma. Nel mirino possibili intese restrittive della concorrenza collegate alla fatturazione mensile delle bollette. Considerato che il ritorno alle tariffe mensili era ormai scontato – dopo la legge successiva alla delibera – la vera partita si gioca sulle sanzioni e, soprattutto, sui rimborsi. Che sono potenzialmente di importo molto maggiore delle sanzioni. Gli accertamenti sono scattati dopo l'aumento delle tariffe a seguito dalla legge che reintroduce le bollette mensili.

Una serie di perquisizioni per fare chiarezza su un possibile accordo tra le compagnie telefoniche, forse sul tema delle bollette a 28 giorni. Il nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza è entrata nella sede dei principali operatori di telefonia e nella sede Assotelecomunicazioni di Roma alla ricerca di documenti. Le verifiche sono state richieste dall’Agcom (l’Agenzia delle comunicazioni, garante della concorrenza) e riguardano possibili intese non autorizzate tra operatori sulle tariffe, che avrebbero limitato la concorrenza.

Il Nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza, su richiesta dell’Agcm, sta svolgendo un’attività ispettiva presso i principali operatori di telefonia fissa e mobile ed anche presso la Assotelecomunicazioni di Roma. Le ispezioni, a quanto si apprende, riguardano possibili intese restrittive della concorrenza e sarebbero collegate alla fatturazione mensile delle bollette.

Il Tar del Lazio a metà febbraio aveva sospeso fino a ottobre, ossia fino all’udienza di merito, il sistema di rimborsi previsti da Agcom per gli utenti per la partita delle tariffe a 28 giorni. Al tempo stesso, con un dispositivo separato, ha respinto il ricorso degli operatori e di Asstel contro la delibera con cui Agcom imponeva loro il ritorno a tariffe mensili su rete fissa. Delibera superata però nel frattempo dalla legge che stabilisce l’obbligo alle tariffe mensili su telefonia fissa, mobile e servizi tv. Il Tar non ha sospeso però le sanzioni stabilite da Agcom per gli operatori (1,1 milioni di euro per ciascuno), che quindi restano in piedi. Anche su questo deciderà in via definitiva nell’udienza di merito.

Considerato che il ritorno alle tariffe mensili era ormai scontato – dopo la legge successiva alla delibera – la vera partita si gioca sulle sanzioni e, soprattutto, sui rimborsi. Che sono potenzialmente di importo molto maggiore delle sanzioni. Ed è proprio questo il motivo per cui “in via cautelare” il Tar li ha sospesi. “Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), accoglie la domanda cautelare incidentale proposta nei sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato in parte qua. Fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 31 ottobre 2018”, si legge nel dispositivo.

I motivi: “ritenuto a tal riguardo che il carattere – allo stato – indeterminato della somma da corrispondere agli utenti, per effetto dello storno (nella prima fattura emessa con cadenza mensile) dei predetti importi, appare in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili della azienda; tenuto conto, altresì, della dedotta difficoltà per la medesima società di ripetere dai clienti le somme eventualmente corrisposte”.


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L'AGCOM e la Legge blocca le "furbe" bollette a 28 giorni. Ora tocca ai rimborsi
La fatturazione a 28 giorni è stata vietatata con la legge 172 e dovrà essere rispettata dalle società entro il 4 aprile

ROMA (Italy) - Oltre 1.160.000 euro: questo l'importo medio calcolato da SosTariffe.it che gli operatori Telco potrebbero dover sborsare (solo per i nuovi clienti 2017) applicando la decisione Agcom che impone ai provider di rimborsare quanto chiesto in più per la fatturazione ogni 28 giorni. Secondo il portale in media ogni utente ha pagato circa 26,45 euro in un anno in più. Il rimborso medio ottenibile potrebbe essere di quasi 19 euro a testa. Dodici mesi di fatturazione al posto dei tredici, con un mese di pagamenti in meno che non sarà più 'regalato' agli operatori. Dopo l'Agcom, anche la politica ha deciso di mettere un freno alla fatturazione a 28 giorni, introdotta nel 2015. Per ottenere un riborso gli utenti potranno rivolgersi al Corecom, le sedi territoriali dell'Agcom.

La delibera Agcom (n. 498/17/CONS) afferma che gli operatori sono tenuti a "stornare gli importi corrispondenti al corrispettivo per il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti dagli utenti in termini di erogazione del servizio a causa del disallineamento fra ciclo di fatturazione quadri-settimanale e ciclo di fatturazione mensile". Perché solo dal 23 giugno? La precedente delibera Agcom aveva imposto che il ritorno ai 30 giorni dovesse concludersi entro tale data. Per ottenere un riborso gli utenti potranno rivolgersi al Corecom, le sedi territoriali dell'Agcom. Infine per i clienti della telefonia mobile e per la pay tv è previsto un rimborso di 50 euro.

SosTariffe.it ha quindi cercato di stimare a quanto potrebbe ammontare il rimborso che i clienti interessati riceverebbero in forma di storno in fattura. L'analisi ha riguardato le offerte attivabili nel 2017 ed il rimborso è stato calcolato tenendo conto solo dei nuovi utenti, che hanno sottoscritto un nuovo contratto per la linea fissa con Internet nel 2017. Secondo questi calcoli ogni utente potrebbe ricevere in media un rimborso di 18,83 euro una tantum per il periodo tra giugno 2017 e aprile 2018 (scadenza massima entro la quale i provider dovrebbero adeguarsi a questa normativa).

Questo, stando alle analisi del sito di comparazione tariffe, ha portato nelle casse dei provider in media quasi 130.000 euro al mese. A livello annuale, invece, l'incremento per gli utenti che hanno attivato una tariffa per la connessione Internet nel 2017 è stato di 26,45 euro, pari a un introito di oltre 1.640.000 euro.

Se veramente i provider dovessero essere costretti ad erogare il rimborso, SosTariffe.it ha calcolato che l'operazione potrebbe gravare sulle casse delle compagnie in media per circa 1.168.345 euro (solo per quanto riguarda i nuovi contratti attivati nel 2017). Riguardo alla reale possibilità di richiedere e ottenere questi rimborsi, tuttavia, bisognerà attendere l'esito del ricorso al Tar presentato dalle compagnie telefoniche.

Dodici mesi di fatturazione al posto dei tredici, con un mese di pagamenti in meno che non sarà più 'regalato' agli operatori. Dopo l'Agcom, anche la politica ha deciso di mettere un freno alla fatturazione a 28 giorni, introdotta nel 2015. A fissare i nuovi termini di pagamento degli abbonamenti è un emendamento al decreto legge collegato alla manovra. L'emendamento prevede che le bollette vengano fatturate su base mensile per abbonamenti telefonici, tv e internet, con l'eccezione delle offerte promozionali, che potranno avere scadenze inferiori al mese. Già qualche mese fa, l'Agcom, l'autorità garante delle comunicazioni, aveva deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche.

120 GIORNI - Gli operatori del settore, si spiega, dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni entro il termine di 120 giorni dall'approvazione del decreto legge. L'esclusione di altre tipologie d'impresa, come le aziende fornitrici di gas ed energia, spiega il relatore, ''è dovuta alla logica constatazione che tale costi sono vincolati ai consumi e non all'arco temporale''.

PERCHE' LE BOLLETTE VENGONO FATTURATE OGNI 28 GIORNI? - La fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, è stata introdotta dagli operatori nel 2015, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra. Inizialmente, per contrastare questa pratica, la soluzione per il consumatore era chiedere alla compagnia di recedere dal contratto.

CHE CAMBIA TRA FISSO E MOBILE? - Mentre per le compagnie della telefonia mobile vige il mercato libero, lo stesso non può dirsi per quelle fisse, controllate dall'Agcom. Già nel marzo scorso, l'Authority, con la delibera 121/17/CONS aveva stabilito la fatturazione mensile sui contratti di telefonia fissa, Adsl e fibra, vietando quella a 28 giorni. Le compagnie si sono rivolte al Tar, facendo ricorso contro la delibera, ma continuando di fatto ad applicare i rincari.

QUANTO PESA SUI CONSUMATORI? - Imponendo il pagamento ogni 28 giorni, a pagare un prezzo sproporzionato sono i consumatori che si ritrovano con un aumento del costo annuale dell'8,5%.


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