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Giorgio Esposito
La Giornata della memoria, per non dimenticare la Shoah e le vittime del Nazismo
La furia violenta degli adepti di Hitler si scagliò anche contro: Testimoni di Geova, Omosessuali e Disabili
In addition to Auschwitz, five other camps were designated as extermination camps


ROMA (Italy) - 27 gennaio, giornata della memoria. Con il termine Shoah venne ufficialmente indicato lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti. Il nazismo, infatti, fece dell’attacco all'ebraismo uno dei propri elementi fondanti. Dal momento in cui giunse al potere, si scagliò contro di loro con ogni mezzo di propaganda e con una fitta campagna di leggi. Gli ebrei, secondo i piani dei gerarchi nazisti, avrebbero dovuto scomparire dalla faccia della terra. La furia violenta del nazismo però non si scagliò solo contro gli ebrei, ma anche contro: i tedeschi dissidenti, zingari,Testimoni di Geova, omosessuali, portatori di handicap, (sterilizzati dal 1933; nel 1939 i primi a essere gassati in apposite “case di cura” o su camion destinati alla gassazione, in base al Programma Eutanasia).

Questo giorno coincide con l’arrivo delle truppe sovietiche nei campi di concentramento di Auschwitz, l’istituzione di questa giornata è importantissima per la riparazione del ricordo che fino agli anni ’60 è stata attraversata da una profonda sottovalutazione. E il più chiaro esempio di questo "pazzo sterminio umanitario", lo si può trovare in una località distante 50 Km da Cracovia della quale - quasi per vergogna - troverete indicazione solo su un anonimo cartello stradale indicante il paesino di Oswiecim da cui dista 1 Km: il "Museo" campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Luogo di riflessione per eccellenza, merita già da solo un viaggio ad hoc. Varcando il cancello con la sua ironica scritta in tedesco "arbeit macht frei" - il lavoro rende liberi - si viene proiettati con assoluta concretezza in quello che era il campo negli anni della sua vergognosa e criminale funzione: lo sterminio. Solo nel toccare con mano certe atrocità, infatti, ci si rende conto che nessun filmato televisivo e cinematografico può rendere la vera idea di questi luoghi. Da non perdere il film che ogni ora ed in diverse lingue (non italiano) viene proiettato nella sala interna al museo e che illustra tutte le fasi di sviluppo delle attività di sterminio del campo.


During 1942, in addition to Auschwitz, five other camps were designated as extermination camps (Vernichtungslager) for the carrying out of the Reinhard plan. Two of these, Chelmno and Majdanek, were already functioning as, respectively, a labor camp and a POW camp: these now had extermination facilities added to them. Three new camps were built for the sole purpose of killing large numbers of Jews as quickly as possible, at Belzec, Sobibor and Treblinka. A seventh camp, at Maly Trostinets in Belarus, was also used for this purpose. Jasenovac was an extermination camp where mostly ethnic Serbs were killed.

Extermination camps are frequently confused with concentration camps such as Dachau and Belsen, which were mostly located in Germany and intended as places of incarceration and forced labor for a variety of enemies of the Nazi regime (such as Communists and homosexuals). They should also be distinguished from slave labor camps, which were set up in all German-occupied countries to exploit the labor of prisoners of various kinds, including prisoners of war. In all Nazi camps there were very high death rates as a result of starvation, disease and exhaustion, but only the extermination camps were designed specifically for mass killing.

There was a place called the ramp where the trains with the Jews were coming in. They were coming in day and night, and sometimes one per day and sometimes five per day . . . Constantly, people from the heart of Europe were disappearing, and they were arriving to the same place with the same ignorance of the fate of the previous transport. And the people in this mass . . . I knew that within a couple of hours . . . ninety percent would be gassed.

Gerusalemme “Yad Vashem” - almeno una volta nella propria vita, varrebbe la pena visitare quello che rappresenta la massima sacralità mondiale in termini di Museo della Shoah. Un percorso che accompagna gli ospiti tra vari “gironi infernali” che i nazisti, e non solo, organizzarono “per debellare il popolo ebreo”. Un tour che attira visitatori da tutto il mondo tra cui non è raro cogliere lacrime di rabbia, tristezza e vergogna. Il museo è immerso in un bosco di sei milioni di alberi, uno per persona. Enorme la lastra pavimentale con i nomi dei campi di sterminio nella Sala della Memoria.

Reportage nel lager di Auschwitz (Polonia) e in Israele


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