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Redazione
Sui ponti del 25 aprile e 1 maggio si addensano le preoccupazioni di 500mila maturandi italiani
Lo start per "la maturità 2018" fissato per il 20 giugno, infatti, non è lontanissimo ed è scattato subito il toto esame

ROMA (Italy) - Soprattutto Luigi Pirandello, ma anche Svevo e Dante. Sono gli autori da prima prova più papabili, secondo i maturandi che comunque non escludono sorprese. Per le ricorrenze storiche spiccano i 70 anni della Costituzione italiana, mentre l’attualità disorienta visto che la morte di Hawking, la violenza sulle donne, il bullismo e la questione siriana hanno pari quotazioni. E' quanto emerge dal toto-esame di Skuola.net basato sulle risposte di oltre 2mila maturandi intervistati. La #Maturità2018 avrà inizio il prossimo 20 giugno con la prova di italiano. Il giorno successivo sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo.

Per l'analisi del testo Pirandello è il grande favorito. "Tra l’altro - fa notare Skuola.net - è dal lontano 2003 che Pirandello non fa capolino tra le tracce di maturità, pur essendo molto acclamato dagli studenti. Quanto basta per renderlo ancora più lanciato". Sul secondo gradino del podio del toto-esame salgono, con l’11% dei voti, altri due autori cardine del programma di letteratura italiana: Italo Svevo (uscito l’ultima volta nel 2009) e Dante Alighieri (protagonista nel 2005 e nel 2007).

I poeti simbolo del ‘900 vengono relegati nelle retrovie (pur essendo degli habitué dell’esame di Stato): Ungaretti si ferma all’8%, Montale al 7%, Saba e Quasimodo al 4%. La prima volta di una donna? Per i maturandi è ancora presto: Grazia Deledda, Elsa Morante, Alda Merini e Oriana Fallaci non vanno oltre il 3%.

Più probabile che capiti, nuovamente, un outsider (come Caproni nel 2017 e Magris nel 2013): la pensa così il 50% del campione. Un altro dei capitoli che scatena le ipotesi della vigilia della maturità riguarda le ricorrenze, più o meno recenti, che potrebbero rientrare nella categoria ‘saggio breve’ o in quella ‘tema storico’.

Anche su questo i ragazzi non hanno dubbi: una traccia sui 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione se l’aspettano in parecchi, più di 1 su 5 (il 21%). D’altronde se n’è parlato tantissimo durante gli ultimi mesi. E il ministero dell’Istruzione ha persino fatto consegnare una copia della nostra Carta fondamentale a tutti gli studenti, spingendo le scuole a spiegarne i contenuti.

Le alternative? Sono temi legati in maniera ancora più stretta al programma di storia: i 100 anni dalla battaglia di Caporetto (che, essendo dell’ottobre 1917, ha fatto molto discutere durante quest’anno scolastico) e gli 80 anni dalle leggi razziali (introdotte dal fascismo nel ’38), con il 13%, sono le seconde scelte. Affiancate, sempre al 13%, dall’unico evento veramente recente: i 20 anni dalla nascita di Google.

Ma l’attesa per lo scritto d’italiano è soprattutto per gli argomenti più imprevedibili, quelli di strettissima attualità. Tra gli studenti, secondo Skuola.net, emerge un tema forte: la morte dell’astrofisico Stephen Hawking, il femminicidio e la violenza sulle donne, l’immigrazione, la questione siriana, il bullismo, la crisi dell’Unione Europea, le elezioni in Italia, Facebook e la privacy, l’industria 4.0 e i robot, il testamento biologico, sono tutti spunti più o meno alla pari.

Stesso discorso per le ricorrenze legate ai personaggi famosi: tra i più gettonati ci sono i 50 anni dalla morte di Martin Luther King (11%), i 200 anni dalla nascita di Marx (11%), i 40 anni dal sequestro Moro (10%), i 100 anni dalla nascita di Nelson Mandela (10%). Anche se, alla fine, prevalgono i 200 anni dall’Infinito di Leopardi (13%). Dimostrando come, ancora una volta, l’attenzione è quasi tutta per quello che si fa in classe.


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Italia penultima nel numero dei giovani laureati europei. Al vertice della classifica Lituania, Cipro e Irlanda
Il quadro universitario del Belpaese è disarmante, secondo l'Ocse: basse competenze e poca preparazione
Ma quanto costa in Italia raggiungere una laurea triennale o una specializzazione, ecco i dati veritieri

ROMA (Italy) - Il capitale umano scarseggia. L'Italia è il penultimo Paese dell'Unione Europea per la percentuale di persone tra i 30 e i 34 anni di età che hanno una laurea o un titolo equivalente. Solo la Romania è più indietro, ma neanche di tanto, al 26,3%. A salvare la media interna italiana ci pensano le donne con il 34,1% di laureate mente gli uomini non arrivano al 20%. L'Italia è poi stretta nella morsa delle "basse competenze": laureati poco preparati e "bistrattati" con un forte divario tra il Nord e Sud, indietro di un anno. E' il quadro a tinte fosche che emerge dal rapporto Ocse 'Strategia per le competenze'. Sarà forse colpa delle eccessive spese per conquistare l'agognata laurea? Ecco i costi vivi secondo lo studio di Federconsumatori.

Tuttavia, ci sono Paesi, come la Repubblica Ceca, che hanno fatto di meglio: partiva dal 12,6%, ma oggi è al 34,2%, oltre 7 punti avanti a noi. L'Italia ha raddoppiato la sua percentuale, ma la Romania l'ha quasi triplicata: nel 2002 solo il 9,1% dei 30-34enni rumeni aveva completato la propria istruzione terziaria, oggi la percentuale è del 26,3%.

La media Ue dei 30-34enni laureati è del 39,9%, praticamente allineata al target al 2020 (40%). In Italia il problema non sono tanto le donne, laureate o simili al 34,1%, quanto gli uomini, che non arrivano al 20%: solo il 19,8% dei 30-34enni ha una laurea o un titolo equivalente, meno di uno su cinque. Gli uomini italiani di questa fascia d'età sono in assoluto i meno istruiti d'Europa: i secondi sono i croati, comunque al 22,1%.

Ci salvano le donne, che hanno ben più che raddoppiato la loro percentuale rispetto alla situazione del 2002, quando era al 14,2%; i maschi, invece, sono passati in quindici anni solo dal 12% al 19,8%. In molti Paesi Ue, comunque il differenziale tra maschi e femmine è ampio. I più istruiti in assoluto sono i 30-34enni e le 30-34enni della Lituania, al 58%. Seguono i ciprioti (55,8%), gli irlandesi (53,5%) e i lussemburghesi (52,7%). Tra i grandi Paesi, la Germania è al 34%, ben lontana dal target al 42% al 2020; la Francia al 44,3% (obiettivo al 50% nel 2020), la Spagna al 41,2% (target al 44%) e il Regno Unito al 48,3% (non c'è target, perché nel 2020 saranno fuori dall'Ue).

Secondo gli ultimi dati di Federconsumatori il costo medio annuo delle tasse universitarie, per uno studente il cui reddito familiare rientra nella I fascia, ammonta a 477,88 euro mentre coloro che appartengono alla II fascia pagano in media 525,33 euro all'anno. Il costo medio annuo di chi appartiene alla III fascia invece è di 768,52 euro mentre ammonta a 1.197,69 euro quello di chi rientra nella IV fascia. Si arriva, infine, ad una media di 2.265,32 euro per quanto riguarda gli importi massimi, ovvero di chi percepisce un reddito superiore a 30mila euro.

Le rette imposte dagli atenei sono solo una parte delle spese da sostenere durante gli studi universitari. Dal rapporto annuale Federconsumatori emerge che le famiglie della II fascia con un figlio che studia all'università e che continua a vivere con i genitori affrontano mediamente una spesa di 1.425,63 euro annui. Chi, invece, ha un reddito che rientra nella III fascia spende mediamente 1.668,82 euro annui. Tali spese sono comprensive del costo di libri e materiale didattico, tasse universitarie e trasporto urbano.

Ad esse si aggiungono quelle per l'abitazione (non solo l'affitto, quindi, ma anche costi di energia elettrica, gas, telefono e spese condominiali) nel caso degli studenti fuori sede. Gli studenti che rientrano nella II fascia di reddito spendono in media 7.944,10 euro annui affittando una stanza doppia, cifra che raggiunge i 9.415,70 euro annui nel caso di una stanza singola. Se invece il reddito dello studente rientra nella III fascia il costo medio annuo è di 8.187,29 euro affittando una stanza doppia e di 9.658,89 euro affittando una stanza singola.


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