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Redazione
Pensioni, il Governo insiste su quota 41 anni di contributi anche senza i 100 di cumulo
I conti secondo l'Inps non tornerebbero ma la maggioranza conferma le ipotesi del proprio programma

ROMA (Italy) - Il tema pensioni è caldo in questi giorni. Il governo sta cercando, infatti, una soluzione per attuare la riforma delle pensioni, indicata nel contratto, senza mettere a rischio i conti dell'INPS. Per questo motivo tra le ipotesi possibili c'è quella di un passo indietro in merito alla quota 41, ovvero lo strumento che consente di andare in pensione, indipendentemente dall'età anagrafica, una volta maturati 41 anni di contributi. Secondo Boeri la quota 41 aggiunta alla quota 100 (con cui invece si può andare in pensione, una volta compiuti 64 anni, se la somma dell'età anagrafica e dei contributi maturati dà come risultato 100) costerà 11 miliardi di euro nell'immediato, 18 miliardi a regime.

"E' necessario e urgente individuare nuovi canali di uscita più equi superando la riforma Fornero. Penso a chi ha maturato 41 anni di contributi che deve poter usufruire di una finestra senza attendere il raggiungimento del requisito legato all'età e all'uscita a quota 100 su cui siamo già al lavoro per valutare l'uscita più conveniente perché non ci riferiamo a tutte le combinazioni". Così il ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, dettaglia meglio l'intervento sulle pensioni al centro dell'interesse del governo parlando alle commissioni congiunte Industria e Lavoro del Senato.

Secondo Boeri la quota 41 aggiunta alla quota 100 (con cui invece si può andare in pensione, una volta compiuti 64 anni, se la somma dell'età anagrafica e dei contributi maturati dà come risultato 100) costerà 11 miliardi di euro nell'immediato, 18 miliardi a regime; una spesa ingente per lo Stato ed è per questo che si sta anche valutando l'idea di portare la quota 41 a quota 42, innalzando di un anno il requisito contributivo previsto. Al momento però si tratta solamente di indiscrezioni, poiché la quota 41 per tutti non fa ancora parte del nostro ordinamento e, stando alle ultime notizie sulle pensioni, non lo farà prima del 2020.

In molti non sanno, però, che la quota 41 può essere già richiesta da alcune categorie di lavoratori. Si tratta dei lavoratori precoci, ossia di coloro che prima di compiere il 19esimo anno di età hanno maturato almeno 12 mesi di contributi. Per poter accedere a questo strumento non è necessario che i 12 mesi siano continuativi. La quota 41, però, subirà una modifica dal primo gennaio 2019, complice l'adeguamento con le aspettative di vita che riguarderà da vicino anche la pensione di vecchiaia e quella anticipata; nel dettaglio, i lavoratori precoci dovranno maturare 41 anni e 5 mesi di contributi se vorranno smettere di lavorare in anticipo rispetto agli altri lavoratori.

Come annunciato da Boeri, rivedere la Legge Fornero introducendo nel contempo una Quota 100 e una Quota 41 costerebbe nell’immediato 11 miliardi di euro, per poi salire a 18 miliardi di euro una volta che la riforma sarà a regime. Un problema non di poco conto, tant’è che a quanto pare solo la Quota 100 sarà nella Legge di Bilancio 2019 - e quindi operativa già dal 1° gennaio prossimo - mentre per la Quota 41 bisognerà aspettare il 2020. Inoltre, si vocifera che per disincentivare l’accesso alla Quota 100 il Governo introdurrà un superbonus in busta paga del 30% per tutto coloro che decidono di restare in servizio.


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