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Web e visite su Skype: ecco come cambia il codice dei medici
Sì alle nuove tecnologie ma il medico non dovrà mai rinunciare alla visita medica

ROMA (Italy) - Anche se il consiglio nazionale deve ancora approvarlo, tra una pioggia di emendamenti, il nuovo codice deontologico dei medici che subentrerà dopo essere stato approvato il 18 maggio a quello stilato nel 2006, conterrà quattro nuovi articoli, di cui uno dedicato alle visite a distanza effettuate con nuove tecnologie come Skype. E a proposito di questo punto, si precisa che il contatto telematico con il paziente collegato su internet, non deve mai sostituire la visita medica fatta di persona.

Più trasparenza in materia di sperimentazione scientifica. Ed è confermata la scomparsa della parola «paziente» in virtù della dicitura «persona assistita». Questi alcuni dei punti contenuti nell’ultima bozza del nuovo Codice deontologico dei medici (che sostituisce quello del 2006) che sarà all’esame del Consiglio nazionale a Torino dal 16 maggio.


L’approvazione definitiva è prevista per domenica 18 maggio, al termine di quella che si preannuncia una tre giorni di confronto intensa. Nello specifico il nuovo Codice per la professione medica, su cui 35 Ordini dei medici hanno presentato più di 300 emendamenti, è composto di quattro nuovi articoli attinenti la medicina ‘potenziativa’ (ovvero quelle tecniche mediche per migliorare non solo la salute ma le prestazioni generali di un individuo dalla vista alle performance sportive), quella militare, le tecnologie informatiche e l’innovazione nell’organizzazione sanitaria. Ma oltre a queste new entry presenta un più generale restyling dei 75 articoli del Codice del 2006. Ma partiamo dai nuovi articoli. Il primo riguarda la medicina ‘potenziativa’. Si prevede l’introduzione del consenso informato ma in questo caso la bozza presenta due ipotesi tra cui si dovrà scegliere, oltre al fatto che c’ è anche qualche emendamento che ne chiede la cancellazione ‘tout court’. Il secondo articolo, tratta di misure ad hoc per i medici militari tenendo conto delle specifiche situazioni in cui operano. Mentre la terza novità riguarda l’informatizzazione e l’innovazione sanitaria e contiene tutta una serie «precauzioni e prescrizioni» per l’utilizzo delle nuove tecnologie in sanità. Ma, soprattutto, specifica come «il medico, facendo uso dei sistemi telematici, non può sostituire la visita medica, che si sostanzia nella relazione diretta con il paziente, con una relazione esclusivamente virtuale». Ultimo inserimento attiene l’innovazione e organizzazione sanitaria in cui si sostanzia la collaborazione del medico all’interno dell’organizzazione sanitaria «al fine del continuo miglioramento della qualità dei servizi offerti agli individui e alla collettività» ma «opponendosi a ogni condizionamento che lo distolga dai fini primari della medicina». Ma se questi sono i nuovi articoli, la bozza contiene anche altre modifiche, che, visto il numero degli emendamenti presentati (se ne contano 331), renderà la tre giorni di Torino sicuramente teatro di confronti serrati. Tra le variazioni da segnalare quelle in materia di conflitto d’interessi che, attraverso una nota applicativa, prescrive i comportamenti cui devono attenersi i medici nel campo della ricerca scientifica, l’aggiornamento e la formazione professionale, nonchè nella prescrizione dei farmaci. In particolare sulla sperimentazione (con alcuni passaggi che sembrano evocare la vicenda Stamina) si prevede che «i medici operanti nei comitati etici per la sperimentazione sui farmaci (Ceff) e nei comitati etici locali (Cel) devono rispettare le regole di trasparenza della sperimentazione prima di approvarla per rilasciare essi stessi dichiarazioni di assenza di conflitti di interesse». Infine, il dibattito si preannuncia ‘caldo’ anche in merito al cambio di terminologia: scompare la parola «paziente», in virtù dell’espressione, che sembra essere più legata al concetto di ‘cittadino’ di «persona assistita». (Redazione)


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Riforma dei medici di famiglia. Quanto guadagnano e cosa cambia nel servizio di assistenza
Un sistema di connessioni consentirà una presenza di 24 ore

ROMA (Italy) - L’Italia dirà addio alla figura del medico di base che lavora da solo nel suo studio. Saranno previsti due sole forme organizzative, quelle mono (soltanto medici di famiglia o specialisti o pediatri) e quelle pluriprofessionali, con le stesse figure che lavoreranno insieme. I medici saranno raggruppati all’interno di “aggregazioni funzionali territoriali” e “unità complesse di cure primarie”.

Sarà prevista l’adesione obbligatoria dei medici all’assetto regionale e l’istituzione del “ruolo unico”. Saranno cioè previsti requisiti e accesso uguali per tutti, sia nell’assistenza primaria che nella guardia medica, attraverso una graduatoria per titolo rilasciata ogni anno dalle Regioni. Il sistema della medicina convenzionata verrà così ridisegnato secondo le indicazioni previste nel decreto Balduzzi, poi convertito in legge.


Cosa cambia in concreto? Grazie al ruolo unico, gli assistiti ritroveranno gli ex medici di base ed ex medici di guardia che si alterneranno tutti con turni come in un pronto soccorso codice bianco. Ai circa 45mila medici di famiglia si aggiungono le guardie mediche per un numero totale di 60mila 554 unità: si dovrà garantire l’assistenza e la continuità per 24 ore al giorno e sette giorni su sette, all’interno delle nuove strutture che dovranno essere create in tutto il territorio nazionale. L’obiettivo sarà quello di offrire agli italiani "medici di famiglia sempre aperti". Saranno poi previsti requisiti e accesso uguali per tutti, sia nell’assistenza primaria che nella guardia medica, attraverso una graduatoria per titolo rilasciata ogni anno dalle Regioni. Il capitolo più spinoso resta quello dei compensi. Il motivo? Le Regioni hanno intenzione di rivedere tutte le indennità erogate per associazioni, informatica e collaboratori. Modifiche anche per il sistema dei diritti sindacali e i criteri di rappresentanza. Sarà esteso anche al settore della medicina di base il meccanismo di premialità e trasparenza gestionale prevista con la riforma Brunetta. Per quanto riguarda i pediatri che prendono in cura i bambini obbligatoriamente fino a sei anni, per poi poterli tenere sotto la propria assistenza fino a 14, è poi previsto come non avranno soltanto funzioni di cura, ma anche di sorveglianza, attraverso visite di controllo e prevenzione sullo sviluppo fisico del ragazzino.

Un orario obbligatorio di apertura degli studi di sole 15 ore settimanali per uno stipendio che può arrivare tranquillamente a 120 mila euro lordi l’anno. Federconsumatori ha provato a verificare come stanno le cose. Ebbene, su un campione di una sessantina di studi medici esaminati, a Milano si va da un minimo di 11 a un massimo di 18 ore settimanali, a Roma da 10 a 17,5, a Bologna da 6 a 15, a Napoli da 15 a 17,5 a Cagliari da 10 a 15, a Bari da 15 a 20. Va un po’ meglio nei piccoli centri, dove nel campione rilevato non si superano però le 19 ore. Certo, poi a questi orari bisogna aggiungere il tempo dedicato alle visite a domicilio, "ma arrivano molte lamentele di cittadini che denunciano proprio il rifiuto di visitare a casa l’assistito, che in base alla convenzione ne avrebbe invece diritto entro 24 ore dalla chiamata", denuncia il presidente di Federconsumatori, Rosario Trafiletti.

Stipendi dei medici. A garantire l’apertura continuativa degli studi dovrebbero essere le Ucp, sigla oscura che sta per Unità di cure primarie, ambulatori gestiti da più dottori associati che, in base a quanto stabilito proprio dalla convenzione, devono offrire cure primarie per 12 ore al giorno 7 giorni su 7. La stessa convenzione per farli associare li retribuisce con una indennità ad hoc, che va dai 5 ai 7 euro ad assistito, che per un medico che segue 1.500 pazienti (il massimo consentito, da qui la definizione di "massimalista") fanno tra i 7.500 e i 10.500 euro l’anno. Mediamente un pediatra massimalista guadagna attorno agli 8-10 mila euro netti mensili, con punte anche di 15 mila/mese, mentre un medico di famiglia – che ha quasi il doppio dei pazienti - parte dai 6-7 mila, con punte anche maggiori. Il tutto a fronte di uno stipendio che è quasi la metà per un medico ospedaliero (con notti e reperibilità) e decisamente inferiore per un primario che non supera 5-6 mila euro mensili. (Redazione - 26 novembre 2013 ore 10.00)


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