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La scuola a rischio. Il ministro dell'istruzione taglia un anno alle medie superiori
Tagli alla scuola! Vera motivazione del Governo. Risultato: studenti impreparati e 40 mila docenti per strada

ROMA (Italy) - Le ipotesi per accorciare a 12 anni l'attuale curriculum di 13 anni - 5 di scuola primaria, 3 di scuola media e 5 di liceo o istituto tecnico o professionale - erano due: anticipare l'inizio della scuola primaria a 5 anni per tutti i bambini italiani oppure accorciare di un anno il percorso delle superiori. Ma anche la prima ipotesi è stata scartata dai pedagogisti più illustri che mettono in guardia dalle facili soluzioni in ambito didattico.

Un anticipo generalizzato a tutti i bambini della scuola primaria potrebbe contribuire ad aggravare la già pesante situazione della dispersione scolastica italiana. Ne sanno qualcosa le insegnanti di scuola materna ed elementare che spesso si scontrano con le decisioni dei genitori di utilizzare l'anticipo scolastico avviato dalla Moratti.


Un accorciamento del percorso liceale da 5 a 4 anni, nell'arco di un quinquennio, determinerebbe la perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all'anno. Un'ipotesi che allontanerebbe per diverso tempo anche le possibilità di essere immessi in ruolo per decine di migliaia di precari in attesa da decenni di una cattedra fissa. Come si legge nel decreto emanato dal ministero, "a decorrere dall’anno scolastico 2014-2015 l’istituto di Istruzione superiore Carlo Anti di Verona, l’istituto tecnico industriale Ettore Majorana di Brindisi e l’istituto tecnico economico Enrico Tosi di Busto Arsizio diventeranno tutti istituti 'internazionali' e potranno attivare in rete un progetto di innovazione metodologico-didattica che prevede l’abbreviazione del percorso di studi da cinque a quattro annualità”.

"Una vera pacchia per le scuole che riescono a vendere fumo tutto i giorni e, inoltre, appiccicare agli istituti in sperimentazione l'attributo 'internazionale' è semplicemente ridicolo.", asseriscono i sindacati con ulteriori dubbi: ”Il
nuovo liceo in quattro anni non offre garanzie sulla qualità della didattica. E neppure sull’accessibilità, visto che l’accorciamento del corso difficilmente sarebbe sostenibile per tutti gli studenti, e le nuove classi potrebbero prevedere una selezione in ingresso. Per non parlare degli squilibri occupazionali che creerebbe la conseguente riduzione delle ore del personale, in una scuola, quella secondaria, che ha già migliaia di assunzioni arretrate da smaltire".

Certo, affibiare una illusoria "internazionalizzazione" a scuole che non hanno sedi ed aule, manca persino la carta nei bagni e il livello culturale-professionale è messo in discussione tutti i giorni se confrontato con altre realtà scolastiche di maggior pregio dei territori interessati, appare palesemente "dubbio". (Giorgio Esposito - 5 dicembre 2013 ore 12.00)

A tal proposito, proprio ieri il ministro Carrozza ha risposto al "question time" proposto da parlamentari sbalorditi da tanta efficienza politica che nulla ha a che fare con la didattica: Tra questi, il deputato Mattarelli di SEL e il grillino Giuseppe Brescia. Ecco i sintetici resoconti che servano a far comprendere che la scuola è sotto le mire del boia di turno che tende solo a tagliare senza preoccuparsi di null'altro:

Nello scorso novembre, il ministro ha autorizzato la sperimentazione di un progetto definito "di innovazione" con cui, a partire dal prossimo anno scolastico, si accorcerà l'iter scolastico in tre istituti campione selezionati nel territorio nazionale, e l'ITIS “E. Majorana” di Brindisi sarà uno di questi. Ho sollecitato il Ministro a far slittare la sperimentazione, per fare in modo che le scuole coinvolte siano messe a conoscenze di criteri, parametri e vincoli ad oggi ignoti e per operare le necessarie analisi e riflessioni in materia, considerata la ricaduta sugli ordinamenti scolastici. Un'analisi approfondita, ottenuta anche con la collaborazione dei dirigenti scolastici coinvolti, ha riscontrato una vistosa assenza di chiarezza e trasparenza, poiché nulla è stato comunicato preventivamente e per via ufficiale a scuole e uffici ed ancora non si conoscono le basi metodologiche e didattiche su cui sono state concesse tali sperimentazioni. I decreti che autorizzano l’abbreviazione del percorso di studi, infatti, mancano di un quadro organico di riferimento nazionale e del previsto parere obbligatorio del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, per cui si profila lo status di illegittimità. L’adeguamento agli standard europei, citato nella premessa dei decreti autorizzativi, si riferisce all’intera durata del corso di studi e richiede pertanto una riflessione seria e approfondita che possa portare ad un ripensamento dell’intero percorso formativo e non di un solo segmento: i cicli scolastici costituiscono un continuum pedagogico e formativo e non si può quindi pensare che si possa intervenire su un ciclo o su un altro senza conseguenze. Infine, i destinatari della sperimentazione, a quanto si legge nei progetti autorizzati, devono avere un alto grado di motivazione, un elevato rendimento scolastico, impegno e determinazione. Vale a dire: la selezione in ingresso è solo per gli studenti migliori. E se la stessa sperimentazione dovesse essere estesa e resa obbligatoria in campo nazionale, cosa ne facciamo degli altri studenti, di coloro che non sono annoverati come studenti migliori? La scuola pubblica è scuola di tutti, come recita la Costituzione, o forse dobbiamo pensare che dovrà riparametrarsi su quella privata? Si tratta davvero di concentrare in 4 anni l’offerta formativa di 5 attraverso una riorganizzazione dei quadri orario e del tempo scuola, con buona pace dei tempi distesi di apprendimento, o non piuttosto della legittimazione di ulteriori tagli di spesa che nulla hanno a che fare con la qualità dell’istruzione e l’adeguamento agli standard europei?


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