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Serie A: la Signora serve il poker, a Torino partono i festeggiamenti
Un gol di Vidal permette alla Juventus di piegare la Samp ed aggiudicarsi il quarto tricolore di fila
E’ la prima gioia dell’era-Allegri

ROMA (Italy) - Alle 19.49 arriva la conferma ufficiale, ma l’annuncio era nell’aria da tempo. La Juventus, che espugna anche Marassi, sponda doriana, si aggiudica il Campionato con 360 minuti d’anticipo. Non pochi, anche per una squadra che ormai da quattro stagioni sta abituando il calcio italiano ad un ritmo che pare davvero insostenibile per qualunque altra avversaria. Ed è forse un segno del destino anche il fatto che la rete decisiva sia stata messa a segno da Vidal che, nonostante non abbia vissuto una stagione entusiasmante, almeno a livello di rendimento, ha continuato ad essere uno dei leader della squadra, salendo in cattedra nei momenti decisivi.


Questo Scudetto, esattamente il numero 31 della storia bianconera, coincide col primo trionfo dell’era-Allegri a Torino: cancellati definitivamente i rimpianti della Supercoppa Italiana persa contro il Napoli a Doha, un Campionato già conquistato con una finale di Coppa Italia da giocare ed un doppio confronto alle porte con il Real Madrid che può valerne un’altra, ben più importante, non è per niente male.

La resa dei conti – Cali di concentrazione zero, soprattutto dopo le ultime due deludenti uscite fuori casa contro Parma e Torino, costate altrettante sconfitte di fila. Allegri aveva chiesto di chiudere i giochi a Marassi ed ancora una volta la sua squadra lo ha accontentato, centrando la vittoria, sia della partita che del Campionato, con una prestazione accorta e priva di sbavature. Rimosse le incertezze difensive degli ultimi confronti, i bianconeri hanno amministrato la gara con un controllo totale del rettangolo verde: al 32’ la ciliegina sulla torta, quando un cross mancino di Lichtsteiner sul secondo palo incrocia la testa di Vidal, che batte Viviano in diagonale. La Samp, scesa in campo con un atteggiamento difensivo, non concede gradi spazi, ma Eto’o e Muriel, completamente isolati dal blocco difensivo blucerchiato, predicano nel deserto. Buffon, spettatore non pagante nella prima ora di gioco, assiste ad un confronto intenso, dove però scarseggiano i lampi da ambo le parti. Meglio così, perché la Juve deve soltanto gestire la gara per portare a casa il punto-Scudetto.

Ordinaria amministrazione - Nel secondo tempo, che pure ricomincia sulla falsariga della prima frazione, si riesce a constatare che l’intervallo abbia effettivamente portato consiglio, senz’altro molto di più rispetto alla notte passata, considerato che Mihajlovic, almeno nei primi 45 minuti, ha toppato malamente lo schieramento della sua squadra. Bergessio, subentrato a partita in corso, prova a mettere un po’ di apprensione alla retroguardia nemica, ma un recupero che ha del miracoloso di Bonucci salva Buffon da una sentenza che sembrava già scritta: una scivolata del centrale scuola Inter, infatti, risparmia il numero 1 bianconero da una conclusione a botta sicura. Gli assalti doriani non vanno a buon fine, dato che Muriel ed Eto’o sembrano sparare a salve, mentre la Juve può addirittura affondare il colpo in contropiede. Si aprono gli spazi, ma la mira non è quella dei giorni migliori, tanto che Tevez, che pure costringe Viviano ad un bell’intervento, non riesce a timbrare il cartellino numero 21 del suo Campionato dalla sua mattonella. Il diagonale dell’Apache, infatti, non è abbastanza angolato per sorprendere lo scaltro portiere avversario, che risponde presente anche quando a provarci (peraltro senza grande convinzione) è Marchisio. Intanto il cronometro continua a correre veloce, e quando le lancette dicono che mancano undici minuti alle otto di sera arriva il triplice fischio di Valeri: la Juventus è ancora campione d’Italia.

Tra passato e prospettive - Vincere senza sprecare troppe energie era la priorità, soprattutto in vista del dentro-fuori col Real Madrid che vale un biglietto per Berlino, dove si giocherà la finale di Champions. In attesa di capire se Ancelotti avrà a disposizione Bale e Benzema, dati per lungodegenti almeno sino alla scorsa settimana, la dirigenza bianconera può festeggiare l’ennesimo traguardo centrato, dando tra l’altro un’occhiata pure alla storia. Solo tre squadre sono riuscite a vincere, infatti, cinque tricolori consecutivi: una è proprio la Juventus di Carcano nel quinquennio 1930-1935, quindi il Grande Torino (dal 1942 al 1949 con l’interruzione della guerra), per concludere con la recente Inter di Mancini e Mourinho (2005-2010), frutto però di una assegnazione a tavolino, la prima, che certamente fa riassaporare ai sostenitori juventini i veleni ancora non del tutto sopiti del post-Calciopoli. Anche questo può tradursi in un motivo in più per presentarsi da favorita al prossimo Campionato e, chissà, magari anche vincerlo. Intanto a Torino c’è da festeggiare l’ultimo Scudetto, appena conquistato. Real Madrid permettendo. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 32esima giornata: il Toro si aggiudica il derby della Mole
Trionfo granata a vent’anni dall’ultima volta, ma Lazio e Roma non ne approfittano
Pur sconfitta, la Juventus resta ad un passo dallo Scudetto

ROMA (Italy) - Peccato che gli scontri avvenuti sia fuori che dentro l’Olimpico resteranno impossibili da cancellare, perché questa edizione del derby di Torino è stata una delle più emozionanti in assoluto. Atmosfera fantastica all’interno dello stadio, partita ricca di capovolgimenti di fronte, ma un botta e risposta che non rende onore alle tifoserie: da una parte il lancio di sassi e uova in direzione del pullman, dall’altra l’esplosione di una bomba carta scagliata dal settore ospiti verso la curva dei sostenitori di casa che poteva causare una strage. Fatto sta che, a due decenni dall’ultima volta, a spuntarla sono stati i granata, trascinati da un pubblico encomiabile, almeno durante la partita. Male la Juve, peggio le capitoline: il passo falso contro il Chievo, infatti, non ha permesso alla Lazio di sfruttare il ko della Roma di ieri, uscita con le ossa rotte da San Siro. Si rilancia dunque l’Inter, mentre il Milan, battuto dall’Udinese, è in crisi nera.


Dopo l’atroce sconfitta dell’andata, arrivata a due secondi dal termine, il Torino liquida la Juventus e torna ad aggiudicarsi la sua stracittadina. Stava diventando un tabù quasi impossibile da sfatare, dato che questo successo mancava dalla doppietta di Rizzitelli dell’aprile 1995: quanta sofferenza, quante beffe, quante volte questo sogno era stato semplicemente accarezzato. La vittoria, tra l’altro, si materializza con una entusiasmante rimonta: Pirlo aveva portato avanti i suoi con una punizione magistrale al 34’, prima di una serie di colpi di scena. Sulla sirena, infatti, un ingenuo Bonucci si fa soffiare il pallone da Quagliarella, che manda in porta Darmian, bravo e fortunato nel controllo. Poi, al minuto numero 12 della ripresa, il laterale torinista restituisce il favore all’ex di turno per il gol-vittoria. Nel mezzo un altro capolavoro di Pirlo (punizione che prende in pieno il palo), in seguito altri due legni lambiti da Matri, ma anche il gol della sicurezza cancellato da Martinez che, partendo da posizione di fuorigioco, devia una conclusione al volo di Quagliarella che sarebbe probabilmente terminata in porta. La festa della gente granata da una parte, il rammarico di quella laziale dall’altra, dato che i biancocelesti non vanno oltre l’1-1 casalingo col Chievo. Klose sembra risolvere tanti problemi proprio in chiusura di primo tempo con un’accelerazione devastante culminata con uno scavetto ai danni di Bizzarri, ma ad un quarto d’ora dalla fine un bolide di Paloschi trafigge Marchetti proprio sotto l’incrocio. Una vera occasione mancata nell’ottica secondo posto, a maggior ragione se si considera l’ennesimo stop della Roma.

Chi spera nell’Europa League e chi rischia addirittura di ricaderci: così può essere riassunto l’anticipo serale del sabato, che vede l’Inter piegare la Roma per 2-1. I nerazzurri, che negli ultimi tre confronti a San Siro con i capitolini avevano raccolto un solo punto, passano già al quarto d’ora quando Hernanes spedisce il pallone all’angolino dopo un gioco di gambe tipico del suo repertorio. La perla del Profeta, in sensibile crescita nelle ultime settimane, spiana la strada ai padroni di casa, complice anche una Roma poco lucida: escluso il palo di Ibarbo, bisogna attendere il secondo tempo per la reazione ospite, sempre ispirata da Pjanic. Il bosniaco, infatti, imbecca dapprima Florenzi, che però non trova la misura, quindi Nainggolan, che silura Handanovic con una stoccata imprendibile anche per il portiere sloveno. L’Inter, che dilapida a più riprese con Icardi, che pare in serata no, continua ad essere più pericolosa. Mancini, nel tentativo disperato di vincere, si gioca tutte le sue carte concludendo con quattro attaccanti più due mediani dall’attitudine offensiva: le scelte gli danno ragione. Icardi, infatti, servito splendidamente da Podolski, elude la marcatura di Manolas e fa secco De Sanctis (88’) con un gesto tecnico da fuoriclasse più del presente che del futuro. Nel recupero piovono le occasioni, ma Palacio e Podolski non affondano. Se su una sponda di Milano si torna a festeggiare, sull’altra è buio pesto: il Milan inciampa ad Udine e dice addio ai sogni europei. Prestazione troppo deludente per cercare alibi, dato che l’unica occasione creata è proprio il gol della bandiera di Pazzini, che svetta nel finale sorprendendo la difesa friulana. I restanti 90 minuti sono un monologo della squadra di casa: nel primo tempo, infatti, gli uomini di Stramaccioni mancano di precisione, ma è nella ripresa che Pinzi e Badu trovano il modo di sorprendere Diego Lopez, rispettivamente con un colpo calibrato ed un inserimento a difesa avversaria impalpabile. Inzaghi chiede scusa, la squadra è in ritiro in vista dell’imminente impegno infrasettimanale col Genoa.

Tre passi verso l’Europa proprio per il Genoa che, archiviata la pratica Cesena, può ancora sperare: un colpo di testa di Bertolacci spiana la strada già al 38’, quindi il penalty perfettamente eseguito da Perotti ed il taglio perfetto di Pavoletti su suggerimento di De Maio chiudono i conti. Vale solo per la bandiera la rete di Carbonero, che fissa il punteggio sul definitivo 3-1. Riesce, invece, una doppia rimonta all’Atalanta, che riprende in casa l’Empoli a tempo scaduto: al primo vantaggio di Saponara risponde il Papu Gomez, che ritrova l’appuntamento col gol in Italia. Quindi Maccarone ristabilisce il vantaggio toscano, ma un’inzuccata al 93’ del Tanque Denis vale un punto molto pesante per una salvezza che sembra quasi cosa fatta. Quanti rimpianti per il Parma, che vince anche con il Palermo ma, complici la penalizzazione ed il disastroso avvio di Campionato, è destinato tutt’al più ad evitare l’ultimo posto: per superare la squadra di Iachini, infatti, basta un rigore di Nocerino trasformato al 22’. Infine l’impresa del Verona, che annienta il Sassuolo nonostante l’inferiorità numerica durata più di tre quarti di partita per l’espulsione del portiere Rafael. Il vantaggio dell’Hellas porta la firma di Juanito Gomez, ma una sfortunata autorete di Moras (la terza in stagione) fa rientrare in carreggiata i neroverdi. Quindi sale in cattedra il solito Toni: dapprima un tocco sotto, quindi una devastante azione personale per una doppietta che gli permette di agganciare Icardi a quota 17 gol in classifica cannonieri. Il gol di Floro Flores, arrivato all’89’ con un tap-in dopo uno spunto di Missiroli, non risparmia gli scaligeri da un assalto finale che si rivela però inconsistente. Mandorlini può festeggiare un’altra salvezza targata Toni: sono 37 i gol messi a segno in meno di due stagioni con la maglia del Verona da questo intramontabile attaccante. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 29esima giornata: per il secondo posto è braccio di ferro capitolino
Vincono ancora Roma e Lazio, che staccano le rivali, mentre la Juve, prenotato lo Scudetto, attende l’Empoli Milan ok a Palermo, ancora fischi per l’Inter. All'Olimpico striscione contro la madre del tifoso morto a Roma

ROMA (Italy) - Con un primo posto che pare ormai già assegnato, visto il margine di 11 punti accumulato dalla Juventus, nelle zone alte della classifica gli interrogativi si concentrano tutti sui biglietti per l’Europa. Forte della settima vittoria di fila, la Lazio tiene testa alla Roma, che nell’anticipo dell’ora di pranzo era riuscita a superare, seppur con tanta sofferenza, un Napoli che è adesso molto lontano dalla seconda piazza. In attesa di Fiorentina-Samp, una sorta di spareggio per l’inseguimento delle due romane, vanno segnalati gli acuti esterni di Torino e Milan. Sebbene ancora molto lontane anche dalla zona Europa League, le squadre di Ventura ed Inzaghi sembrano in crescita dopo un periodo comune di appannamento. Non è lo stesso per l’Inter di Mancini, che riesce a non vincere anche contro il malcapitato Parma, meritandosi l’ampia contestazione degli istanti successivi al triplice fischio. Infine, bene il Cesena, che riagguanta una partita che sembrava persa a Verona: la strada verso la salvezza resta comunque molto tortuosa.


La 29.ma giornata di Serie A si apre con il successo della Roma, che blinda il secondo posto scacciando il Napoli dagli ambitissimi gradini dell’Europa che conta. Ancora una volta è Pjanic a decidere il confronto dell’Olimpico contro i partenopei: il bosniaco, che l’anno scorso aveva realizzato la doppietta decisiva, regala il secondo sorriso consecutivo a Rudi Garcia finalizzando al 25’ un’azione in velocità confezionata da Iturbe e Florenzi. Trovato il vantaggio con l’imparabile piazzato di Pjanic, i giallorossi riescono a reggere l’1-0 fino alla fine, grazie ad un De Sanctis in giornata di grazia. L’ex portiere proprio del Napoli si oppone miracolosamente ai sussulti di Mertens e Gabbiadini, che avevano colpito in entrambe le circostanze a botta sicura. L’ultima fiammata è però capitolina, ma Iturbe, saltato pure Andujar, deposita sul fondo, sciupando l’occasione del raddoppio: sarebbe stata una beffa troppo pesante da digerire per il Napoli. Da segnalare le proteste ospiti per un presunto intervento col braccio di Manolas, che si oppone al tiro a botta sicura di De Guzman con una scivolata decisiva nella sostanza ma molto discutibile nella forma. Allo squillo di Florenzi e compagni rispondono i cugini della Lazio, che sbancano Cagliari centrando la settima vittoria consecutiva. Al Sant’Elia, gli uomini di Pioli trovano la combinazione vincente già al 31’: assolo di Anderson, sponda di Mauri e tap-in dell’infallibile Klose. Vano il momentaneo pari di Sau, dato che un penalty chirurgico di Biglia ed una punizione da distanza siderale di Parolo mettono altri tre punti al sicuro. A Roma si respira proprio aria d’Europa.

Secondo urrà di fila per il Milan, che si impone a Palermo e continua a coltivare qualche speranza europea. I rossoneri trovano il vantaggio in chiusura di primo tempo con Cerci, che vince un rocambolesco rimpallo a pochi passi dalla porta e supera Sorrentino. A metà ripresa, però, ecco il pari: Belotti si procura un calcio di rigore che Dybala trasforma, calciando nell’angolino basso che Diego Lopez non può proprio raggiungere. Pochi minuti dopo (83’), un’ingenua palla persa a metà campo lancia Menez in uno dei suoi vincenti coast-to-coast: ancora una volta il francese risolve tanti problemi. Forte dei 16 gol già realizzati, l’ex ala di Roma e Psg si porta tra l’altro in cima alla classifica marcatori a pari merito con lo juventino Tevez. Va molto peggio all’Inter, fermata in casa dal Parma. Gli uomini di Mancini sono già avanti al 25’, quando una conclusione di Guarin, deviata da Josè Mauri, cambia repentinamente traiettoria beffando l’incolpevole Mirante. La manovra nerazzurra è stagnante, la concentrazione pressoché inconsistente, e così a Lila basta un inserimento di pur agevole lettura per battere Handanovic. Il secondo tempo, culminato con una marea di fischi, è l’esaltazione dell’inconsistenza di due squadre che, per motivi diversi, non hanno davvero più nulla da dire a questo Campionato. Può, invece, fare ancora molte cose il Torino, che ottiene tre punti preziosi a Bergamo: una punizione potente di Quagliarella, che piega le mani di Sportiello, ed un colpo violento di controbalzo di Glik danno già una direzione chiara alla partita nei primi 45’. Pinilla, che con una sforbiciata capolavoro delle sue riapre i giochi, si fa espellere nel convulso finale al pari dell’avversario granata Basha: è la fotografia di una squadra che, come quella orobica, non ha la tranquillità giusta per raggiungere in anticipo l’obiettivo-salvezza.

Termina in parità Genoa-Udinese: De Maio fa esplodere Marassi al 19’ di gioco, ma a ripresa inoltrata una deviazione sottomisura di Thereau vale l’1-1 finale. Non si lascia sfuggire la partita di mano, invece, il Sassuolo, che piega il Chievo tra le mura amiche sfruttando un discutibile calcio di rigore che Berardi non fallisce. Infine la partita più rocambolesca di giornata, ovvero il 3-3 tra Verona e Cesena: la prima ora abbondante di gioco è un monologo dell’Hellas, che va a segno due volte con Toni (magnifico il secondo gol, sono 15 per lui in Campionato) ed una con Juanito Gomez. Poi l’improvviso risveglio ospite: una staffilata di Carbonero ed una parabola al velluto di Brienza su punizione lasciano presagire il pareggio, che effettivamente arriva grazie al subentrante Succi. Da una salvezza che sembrava ormai cosa fatta ad una che si può ancora conquistare: se è accaduto qualcosa del genere in soli 11 minuti, riserviamoci dal provare a svelare in anticipo cosa potrà succedere nelle prossime nove giornate. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 26esima giornata: Roma, adesso è pareggite acuta
L’ennesima X nel percorso capitolino (solo 0-0 col Chievo) consegna un match-point alla Juve,
di scena domani sera. Vola la Samp, balzo salvezza per l’Udinese

ROMA (Italy) - Rudi Garcia era stato chiaro in conferenza stampa: più che ad uno Scudetto che è ormai volato via, a maggior ragione dopo il quarto punticino consecutivo, serve cominciare a pensare al secondo posto. Il Napoli, che nel posticipo domenicale ospiterà l’Inter, può farsi sotto per davvero, aprendo scenari inconsueti rispetto alle aspettative che ci hanno accompagnato da inizio stagione sino a gennaio inoltrato. La manovra giallorossa si è intoppata ancora una volta al Bentegodi, dopo il pari stentato di due settimane fa contro l’Hellas: anche la squadra di Mandorlini porta a casa un pareggio, ma la fiondata di Nico Lopez che ha gelato San Siro al 94’ dà tutt’altro sapore ad un punto che, in questo caso, può essere fondamentale. Bravi anche i cugini clivensi, che riescono appunto a fermare la Roma, mentre il Torino torna a perdere dopo oltre tre mesi ad Udine. La Samp bissa il successo di domenica scorsa, mentre il Genoa si fa riprendere ad Empoli: prenotare un posto sul treno dell’Europa League pare davvero complicato.


I numeri adesso sono impietosi: dieci pareggi nelle ultime tredici partite disputate, di cui quattro proprio nelle ultime quattro. Stavolta, la Roma si ferma al Bentegodi al cospetto di un Chievo ordinato, ben messo in campo, che legittima il buon momento di forma con una prestazione accorta. Dopo lo 0-0 di sabato scorso contro il Milan, i gialloblu trovano un altro punto a reti inviolate: è un bilancio più che convincente per una squadra che pare avere le carte in regola per salvarsi. Quanto alla Roma, invece, va sottolineata la condizione precaria di Gervinho, vicino al gol con un lampo dei suoi in ripartenza a pochi minuti dalla fine del primo tempo: il diagonale dell’ivoriano, ancora troppo poco ispirato, si è perso a lato, ed insieme a questo tiro naufragano in maniera definitiva le ambizioni più alte nell’ambiente giallorosso. E intanto a otto punti da Totti e compagni si porta la Sampdoria, che piega il Cagliari e regala a Mihajlovic il secondo sorriso consecutivo. Eto’o, sempre più leader, catechizza i compagni prima della partita, ma continua a dispensare consigli e suggerimenti anche durante i 90 minuti di gioco. L’undici di Zola, che ha guadagnato solo un punto nelle ultime cinque partite, si lascia piegare da De Silvestri, che stacca indisturbato nel cuore dell’area di rigore (33’), e poi proprio dal camerunense Eto’o, che regala una giocata da fuoriclasse: prima il controllo immediato, poi la staffilata che piega le mani di Brkic. Merita una citazione Viviano che, sullo 0-0, non si lascia sorprendere da Longo permettendo così ai blucerchiati di non andare in svantaggio a metà tempo.

Tra penalty e colpi al cuore, finisce in parità l’anticipo tra Milan e Verona: i rossoneri, arrivati ad un passo da una rimonta che sarebbe stata fondamentale per infondere un briciolo di entusiasmo in un ambiente spento e depresso, si lasciano riprendere proprio all’ultimo istante. L’Hellas, infatti, trovato il vantaggio con un rigore di Toni, trasformato con uno splendido cucchiaio, era stata raggiunta dal penalty di Menez (al tredicesimo sigillo stagionale) e superata dall’autorete di Tachtsidis, procurata da un tiro a botta sicura di Mexes. Nel corso del quarto minuto di recupero della ripresa accade il misfatto, ovviamente per il Milan: spizzata di Toni ed inserimento perfetto di Nico Lopez, che fa secco l’altro Lopez (Diego) sul palo opposto. Ancora Nico Lopez all’ultimo, ancora un 2-2 a San Siro, ma stavolta a farne le spese non è l’Inter: che strani scherzi del destino per gli scaligeri. Parità anche tra Cesena e Palermo nel turno delle 12.30, ma quella del Manuzzi è una sfida in cui le emozioni si possono misurare col contagocce: Dybala, meno ispirato del solito, vagheggia nella metà campo avversaria, mentre i padroni di casa fanno la partita e si rendono pericolosi solo con una bordata da distanza siderale di Perico. Agganciato il Cagliari, il Cesena ha ancora qualche speranza, legittimata dagli 11 punti guadagnati nelle ultime 7 partite: numeri da salvezza.

Decisamente più pimpante il confronto tra Udinese e Torino, che premia i friulani con un pesante 3-2. Gli uomini di Ventura, che non incassavano un k.o. dal lontano 30 novembre, trovano subito il gol con il grande ex Quagliarella, per poi lasciarsi travolgere dagli Strama-Boys: Di Natale pareggia il conto, Kone ispira l’autorete di Molinaro del sorpasso e Wague regala la serenità. Benassi, con la complicità di Piris, prova a riaprire i giochi, ma l’Udinese, pur barcollando, regge fino alla fine. Ci riesce pure l’Empoli, che pareggia con il Genoa rischiando qualcosa nel finale. Al Castellani arriva il pari numero 14 su 26 per una squadra che vince poco, ma paradossalmente perde quasi di meno: in avanti con Niang, che brucia Rugani (non certo uno sprovveduto) prima di trafiggere Sepe, gli ospiti vengono ripresi da un gol in mischia di Barba, pescato da Valdifiori, le cui traiettorie sono sempre velenose. Negli ultimi frangenti sono Perotti e compagni a cercare di vincere, anche se l’occasione d’oro capita ai toscani: Perin, con grande istinto, riesce a respingere un missile ravvicinato di Maccarone. Infine l’ultima X di giornata, quella del Tardini: il Parma, al centro di un fuoco incrociato societario e mediatico sempre più insostenibile, impatta 0-0 con l’Atalanta, fresca di svolta in panchina. L’arrivo di Reja non ha ancora cambiato granchè, mentre la prossima settimana dirà molto del futuro immediato dei ducali: più che la permanenza in A, ormai persa, c’è da salvare il titolo sportivo. In ballo c’è la reputazione, peraltro già compromessa, del nuovo presidente Manenti.
(Angelo Mingolla)


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Serie A: le gerarchie sono rimaste invariate. Juventus: da Conte ad Allegri, stessa spiaggia stesso mare
L’improvviso cambio in panchina non ha trasformato il DNA dei bianconeri: schiacciasassi in Campionato,
ma ancora col freno tirato nelle Coppe. La Roma è destinata a restare l’eterna seconda?

ROMA (Italy) - Un tormentone del lontano 1963, destinato a scrivere la storia della nostra musica, suggeriva nel celebre ritornello ‘’per quest’anno non cambiare/stessa spiaggia stesso mare’’. E al contrario delle aspettative, che si concentravano intorno alla possibilità di una vera e propria metamorfosi, è proprio quello che è successo alla Juventus. Dalla grinta condita dalle abituali parole forti di Antonio Conte al sorriso stampato in faccia e l’innata capacità di stemperare gli animi di Max Allegri: non proprio la stessa cosa. Eppure la linea del tempo, letta in termini di risultati, sembra proprio essersi fermata. La stagione passata, di questi tempi, la cronaca sportiva dipingeva la Juve come una sorta di brutto anatroccolo: se Boniek fu ribattezzato dall’Avvocato Agnelli "bello di notte", perché protagonista solo nelle grandi serate di Coppa, Tevez e compagni sono belli quasi esclusivamente di giorno. L’obiettivo europeo minimo, ovvero il passaggio del turno, stavolta è stato centrato, anche se a seguito di non pochi patemi d’animo. Chi è a caccia di risposte più chiare deve solo aspettare.


Sarà la mentalità? – Fatto sta che i bianconeri continuano a dominare la classifica del nostro massimo Campionato con una leadership che pare inattaccabile. I veleni dello scontro al vertice dello Stadium contro la Roma, che si è aggiudicato la Juventus tra mille polemiche, sono stati via via cancellati da una progressione, in termini di vittorie, quasi famelica. Quest’anno, però, c’è anche qualche valore tecnico in più: Pogba, nel mirino di tutti i top club europei, sta crescendo partita dopo partita. L’enfant prodige è già il campione che si pensava potesse diventare, non più solo un talento cristallino. L’età è tutta dalla sua parte, ecco perché la base d’asta del francese non parte da meno di 60/70 milioni di euro, come è giusto che sia nel mercato che ha portato David Luiz al Parco dei Principi per una cifra di poco inferiore. Con un Tevez sempre più puntuale all’appuntamento col gol (ha chiuso il girone d’andata a quota 13) pare davvero difficile intaccare la supremazia bianconera. E Rudi Garcia, che probabilmente continua a sostenere di avere a disposizione una rosa in grado di vincere lo Scudetto, deve fare i conti con l’evidenza dei dati numerici. La Roma di quest’anno, uscita malamente dalla Champions dopo una serie di occasioni mancate, pare aver perso il piglio dello scorso anno. La manovra è stagnante, il centrocampo inventa poco, ed è anche normale considerando le pause del lungodegente Strootman mescolate al rendimento piuttosto lunatico di Pjanic. Nainggolan, che ha guidato con carisma la mediana giallorossa, è sempre più protagonista: in campo e sui social, dove non le manda mai a dire ai tifosi avversari, soprattutto se juventini. Il calcio di oggi è anche questo.

In terza fila – Alle spalle delle prime due, anche se il mese di gennaio ha messo più di qualche lunghezza tra Juventus e Roma, c’è la confusione generale. Gli investimenti invernali hanno dimostrato quanto poco siano credibili i progetti delle grandi squadre in difficoltà, come l’Inter: nonostante il debito da ripianare, Thohir ha accontentato la turbolenta tifoseria nerazzurra realizzando un piccolo capolavoro di mercato, cioè portare Shaqiri a Milano. E il prezzo, come al solito, lo pagano i giovani: Duncan e Bonazzoli, ceduto con l’ormai celebre ‘’diritto di recompera’’, dovranno farsi le ossa a Genova, sponda blucerchiata. Proprio a proposito di Genova, se la Samp del vulcanico Ferrero si è regalata Muriel ed Eto’o, sogni proibiti sino a poco tempo fa, i rivali del Genoa hanno ritrovato gioco ed entusiasmo con una gestione da incorniciare di Gasperini, un allenatore che da quelle parti si è sempre espresso a grandi livelli. La Fiorentina, invece, con la cessione di Cuadrado al Chelsea per 35 milioni ha aperto un dilemma amletico: come reinvestire questa montagna di banconote? E alla fine del toto Champions, dal quale pare essere ormai uscito il Milan, annoveriamo le migliori, almeno sino ad ora, ovvero Napoli e Lazio. De Laurentiis continua a pescare dall’estero, ma sono sempre Callejon ed Higuain a fare la differenza, mentre l’apatico Hamsik sembra quasi fuori luogo. Lotito, invece, si è liberato delle feroci contestazioni di piazza attraverso un mercato mirato, fatto di investimenti oculati (da Parolo a Basta, passando per De Vrij e Djordjevic) che hanno dato i loro frutti anche grazie alle indicazioni di Pioli, allenatore rivelazione di questa prima fetta di stagione. Abbiamo da poco varcato il giro di boa, ma settimana dopo settimana ci rendiamo conto del fatto che riusciamo a capire sempre meno di questo Campionato. Come ogni anno, in fondo, altrimenti che gusto ci sarebbe. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 20esima giornata: Pogba fa decollare la Juve verso il momentaneo +8
L’enfant prodige liquida il Chievo sbloccando il risultato ed entrando nell’azione del secondo gol
Crac per Inter e Milan, stasera la Roma a Firenze

ROMA (Italy) - Adesso ci stanno pensando davvero. La suggestione degli ultimi giorni, ovvero non vendere Pogba contrariamente ad un destino che pare segnato, torna d’attualità dopo una prestazione del genere. La Juve di oggi, che si era incartata sbattendo contro il Chievo in un primo tempo più complicato del previsto, riesce ad archiviare la pratica solo attraverso due lampi del francese. Pogba oggi ha dimostrato non di poter diventare un campione, ma di esserlo già. E sono i quattro gol consecutivi tra Campionato e Coppa Italia a parlare per lui, se bisogna metterci di mezzo per forza le statistiche. La Roma è obbligata a rispondere, anche se al Franchi sarà dura evitare che il ritardo già accumulato lieviti ancora di più. Sulle due sponde di Milano, invece, a predominare è la depressione: Inter e Milan non costruiscono nulla cedendo entrambe rispettivamente a Torino e Lazio. Non è proprio il loro anno. Anno nuovo, storie vecchie.


Allo Juventus Stadium tutti in prima fila per l’ormai abituale show di Paul Pogba: stavolta, però, le sue perle, che permettono alla Juve di avere la meglio sul Chievo, possono cominciare ad avere il sapore di quello che sarebbe il quarto Scudetto consecutivo. Dopo un’ora di fatica, complice l’ordinato 4-4-2 con cui Maran aveva inquadrato i suoi, sono due colpi di genio del francese a risolvere la partita: prima una bordata di sinistro che piega le mani a Bizzarri, poi un aggancio meraviglioso in area che basta ed avanza per spartirsi la rete del raddoppio con Lichtsteiner, che deposita da pochi passi sulla ribattuta di Bizzarri. Vittoria sudata per davvero, un po’ come quella del Torino, che sbanca San Siro a dieci secondi dalla fine con la quarta rete in Serie A (in 247 partite) di Emiliano Moretti. Il centrale torinista, che aveva esordito nella massima divisione proprio per mano di Roberto Mancini nel lontano 2001, risolve una partita più combattuta che ricca di occasioni. L’Inter, incapace di sfondare complice il camion parcheggiato da Ventura davanti alla porta di Padelli, rischia nella ripresa, quando grazie all’ingresso in campo di Maxi Lopez gli ospiti attaccano con più convinzione sfidando in un paio di circostanze lo stesso Handanovic. Sulla sirena, è proprio una spizzata dell’argentino a permettere a Moretti di colpire indisturbato. Doccia gelata per Thohir, presente in tribuna, e Mancini. Quando si dice corsi e ricorsi storici.

Al terzo posto (momentaneo), c’è la Sampdoria, bloccata in casa dal Palermo in un mare di polemiche. I doriani, infatti, passati in vantaggio con una conclusione di Eder su suggerimento in verticale di Soriano, si lasciano riprendere dal Mudo Vazquez, al sesto centro stagionale, che punisce Viviano con una staffilata potente e precisa. Morganella riesce anche a trovare il gol vittoria, dato che il pallone cade ben oltre la linea di porta dopo che il laterale elvetico aveva colpito la traversa, ma il direttore di gara non convalida. A fine partita Ferrero si concede un giro di campo con Muriel ed Eto’o, capolavori di mercato nonché nuovi volti di questa Samp: i tifosi puntano molto su di loro per una missione tortuosa come quella del terzo posto. Il Milan, invece, sprofonda all’Olimpico e si tira fuori dal discorso: la Lazio rifila ai rossoneri un 3-1 che rende catastrofici i contorni di una crisi che sembra non conoscere più limiti. Gli uomini di Inzaghi, che è adesso a serio rischio esonero, si portano in vantaggio dopo appena quattro minuti. Il protagonista dell’azione del vantaggio è Menez, che ruba palla all’ingenuo Basta prima di fiondarsi in campo aperto e battere Marchetti. Resterà l’unico lampo ospite di tutta la partita. La Lazio, infatti, che si vede negare due rigori nella prima frazione di gioco, pareggia in apertura di ripresa con un inserimento da manuale di Parolo. Poi uno sciagurato retropassaggio di Montolivo permette a Klose di presentarsi a tu per tu davanti a Diego Lopez: il miglior marcatore della Nazionale tedesca non sbaglia, ribaltando così un risultato messo al sicuro con il secondo sigillo di Parolo, che capitalizza una galoppata di Candreva. Tanti sorrisi ma anche una tegola enorme, ovvero l’infortunio di Djordjevic, costretto a chiudere già ora la sua stagione a causa della frattura del malleolo. L’altro anticipo del sabato sorride al Cagliari, che piega il Sassuolo al Sant’Elia. Il protagonista è Rossettini, che fa e disfa: prima il gol del vantaggio dei sardi (23’), poi ad un quarto d’ora dalla fine la sfortunata autorete che vale il pari. Ma Zola, protagonista di una gestione perfetta soprattutto in termini di scelte e cambi a partita in corso, alla fine può festeggiare: è il giovane attaccante croato Cop a decidere il match con una splendida girata da falco d’area di rigore. 7 punti nelle ultime tre partite, è decisamente un altro Cagliari.

Infine i due successi scaccia-crisi di giornata. Per primo quello del Verona, che piega l’Atalanta grazie al primo sigillo in A di Saviola, che batte Sportiello al 52’ sfruttando il servizio di Lazaros. Dopo i dieci gol incassati in 180 minuti a Torino, arrivano tre punti molto rassicuranti. Infine l’acuto esterno del Cesena, che sbanca Parma tornando così a vincere ad un girone di distanza. I romagnoli, che erano riusciti sinora a portare a casa i tre punti solo in una circostanza, ovvero proprio nella partita d’andata, si impongono in chiusura. Ed è di nuovo Rodriguez a regalare il gol-vittoria, come cinque mesi fa. Gli ospiti, passati in vantaggio con un assolo di Pulzetti, si erano fatti riprendere per via della sciagurata autorete di Cascione, che aveva sorpreso Leali con un retropassaggio. Donadoni ai saluti, la nuova dirigenza punta su Crespo.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, 19esima giornata: la Roma stecca a Palermo, Higuain lancia il Napoli verso la Champions
Basta un gol del Pipita per regolare la Lazio, ma anche l’altra capitolina non se la passa bene
Stasera per la Juve missione +5

ROMA (Italy) - Tra poche ore può diventare davvero fuga. La Juventus, impegnata col Verona, è quasi obbligata a replicare il risultato ottenuto proprio contro gli scaligeri in settimana in Coppa Italia: non c’è necessariamente bisogno del 6-1 di pochi giorni fa, ma il successo appare indispensabile per rifilare un +5 ai diretti interessati che avrebbe il sapore di uno scatto quasi decisivo. Alle spalle è davvero bagarre: per l’Inter un punto sofferto, mentre il Milan incappa nella seconda sconfitta consecutiva interna del 2015. La Samp, in attesa di ufficializzare Eto’o, festeggia con un bel successo esterno a Parma. E’ Babacar, invece, a consegnare all’ultimo istante tre punti d’oro alla Fiorentina. Davanti a tutte, a pari merito con i blucerchiati, c’è però il Napoli, che supera la Lazio con un gol di Higuain e si candida al ruolo di protagonista in una corsa sempre più intricata.


La legge del Barbera non fa sconti: anche la Roma si ferma in casa del Palermo, in un anticipo meno divertente del previsto ma ricco lo stesso di episodi. Dopo appena 100 secondi dal fischio di inizio, la squadra di Iachini passa già in vantaggio: Vazquez legge in anticipo un passaggio in verticale troppo prevedibile di Astori, ruba palla e serve Dybala che, lanciato in campo aperto, gela De Sanctis. La Roma arranca, il terzetto offensivo composto da Ljajic, Destro ed Iturbe (età media inferiore ai 23 anni) produce poco, ma è proprio un colpo dell’attaccante scuola-Inter a ristabilire la parità in avvio di ripresa. Sugli sviluppi di un calcio di punizione molto profondo, una sponda perfetta di Strootman permette proprio a Destro di colpire a botta sicura e rispedire al mittente le voci di mercato che lo vorrebbero lontano dalla capitale. Gli assalti finali giallorossi sono vani, adesso la Juve può davvero prendere il volo. Nella bagarre terzo posto spicca l’affermazione esterna del Napoli, che si impone all’Olimpico e scavalca la Lazio. I partenopei trovano il gol-vittoria al 18’, quando Mertens confeziona un suggerimento in verticale perfetto per Higuain ed il Pipita, elusa la blanda marcatura di Radu, piega le mani a Berisha, sul quale grava la responsabilità di aver protetto male il proprio palo. La Lazio sfiora il pari con Cavanda, che spedisce nelle braccia di Rafael una chance a botta sicura, ma negli ultimi 45 minuti, quando Pioli aumenta il volume di fuoco dell’attacco biancoceleste con Klose, non riesce più a produrre occasioni degne di nota. Sono gli ospiti, prima con Higuain, poi con Mertens ed Hamsik, a sfiorare il raddoppio.

Emozioni col contagocce nell’anticipo del Castellani, dove Empoli-Inter termina a reti inviolate: la lezione tattica di Sarri, che dispone perfettamente i suoi in campo, vale un punto che sta molto stretto ai toscani. L’esordio di Shaqiri, che riesce a ritagliarsi un quarto d’ora privo di grandi lampi, e la conferma di Podolski, per lunghi tratti fuori dal gioco, confermano che Mancini ha bisogno di più qualità in mezzo al campo. Fatto sta che i nerazzurri, che pure sfiorano il vantaggio con i colpi di testa di Vidic e Palacio, rischiano di affondare quando Pucciarelli, lasciato troppo libero, per più volte impegna Handanovic da distanza ravvicinata. Urge un tassello, sul taccuino di Ausilio ci sono i ‘’soliti’’ nomi di Lucas Leiva e Mario Suarez. Dopo quelle degli esterni, sarà questa la settimana del mediano? Deve necessariamente diventarlo anche per il Milan, che si arrende contro l’Atalanta fra le mura amiche: è una ripartenza finalizzata da Denis a costare la seconda sconfitta a San Siro del nuovo anno alla squadra di Filippo Inzaghi, non più intoccabile visto il magro bottino del girone d’andata (appena 26 punti). Centrocampo praticamente inconsistente, ma anche il nuovo arrivato Cerci, in campo per 45 minuti, fatica a trovare la posizione. I rossoneri, che fanno davvero poco per impensierire uno Sportiello comunque non in giornata di grazia, hanno bisogno di rinforzi. Di rinforzi ne stanno per arrivare tanti alla Samp che, priva ancora di Muriel ed Eto’o, espugna il Tardini: Bergessio apre le danze concludendo un’azione da manuale, poi è Soriano, dopo una bella sgroppata di Duncan, a chiudere i conti complice il palo colpito ancora da Bergessio. Brividi per i cugini del Genoa, che riescono a riprendere tre volte il Sassuolo: al rigore di Berardi fa eco Iago Falque, che mette dentro dopo un fraseggio tutto palla a terra. Missiroli firma il nuovo vantaggio ospite, ma la risposta è di Feftatzidis, che riesce poi ad agguantare il pareggio finale nonostante il momentaneo 3-2 siglato ancora da Berardi. E’ un rigore perfetto del greco, che sigla così una doppietta, l’ultima emozione di un pomeriggio molto divertente. Colpo di coda della Fiorentina, che espugna il Bentegodi al 94’: il primo acuto dei gigliati porta la firma di Gonzalo Rodriguez, che corregge in porta la traiettoria destinata ad uscire dell’incornata di Tomovic. A ripresa inoltrata, una stilettata di Pellissier beffa Tatarusanu, ma il momentaneo pari è illusorio. Nel corso dell’ultimo minuto di recupero, infatti, Joaquin deposita un cross sul quale si avventa Babacar per il 2-1 conclusivo.

Vittoria esterna all’ultimo respiro anche del Torino, corsaro a Cesena nonostante la parziale rimonta romagnola: l’uno-due degli uomini di Ventura porta le firme di Benassi e Quagliarella, che al 22’ sembrano aver già messo la partita al sicuro. Due rigori in fotocopia di Brienza ristabiliscono l’equilibrio che Maxi Lopez infrange all’ultimo istante: lanciato proprio da Quagliarella, l’attaccante argentino si presenta al nuovo pubblico con il gol vittoria della sfida del Manuzzi. La giornata delle rimonte si conclude con un pareggio altrettanto rocambolesco, quello tra Udinese e Cagliari. I sardi bussano quasi allo scadere della prima frazione con Joao Pedro, che punisce Karnezis calciando nell’angolino che il portiere ellenico non può raggiungere. Nel giro di due minuti, tra il 55’ ed il 57’, gli Strama-Boys ribaltano il risultato: prima una conclusione a giro di Allan, al primo bersaglio nel nostro massimo Campionato, quindi un tocco sotto di Thereau su suggerimento dell’immortale Di Natale. A risultato che pare acquisito, è un fallo di mani di Herthaux a costare il penalty che Avelar trasforma per il 2-2 conclusivo. Vantaggio, rimonta e contro-rimonta: giusto per restare in tem.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, 18esima giornata: l’eterno Totti salva la Roma, ma adesso che chance per la Juve
Una doppietta del Capitano permette alla Roma di evitare la sconfitta nel derby della Capitale,
ma stasera Napoli-Juve può valere una mini-fuga. Ok Inter, Samp e Fiorentina

ROMA (Italy) - Ha 38 anni abbondanti, eppure sembra un ragazzino. Quando si coordina con una sforbiciata che farà il giro del mondo, ma soprattutto quando si concede un selfie sotto la sua curva dopo aver ribaltato da solo l’esito di un confronto che a fine primo tempo sembrava già scritto. E’ Francesco Totti l’uomo-copertina di questa giornata. Non una novità -chissà quante altre volte lo sarà stato in tempi passati-, mentre merita più di qualche riflessione il fatto che ogni volta riesca a stupire i suoi tifosi, ed il pubblico in generale, quando i compagni gli chiedono aiuto. Rudi Garcia non sapeva più a che santo votarsi al 45’, sotto di due gol e nel gioco, uscito a testa bassa da un campo diventato il più infausto dei palcoscenici per quasi un’ora. Il secondo tempo ha dimostrato che la soluzione non andava cercata chissà dove, ma era davanti ai suoi occhi. La più facile di tutte.


Non ha deciso il derby, dato che è terminato 2-2, ma certamente ha salvato la Roma: Totti riprende la Lazio e, nonostante i due punti persi, dimostra che la sua squadra ha davvero risorse da vendere, anche nei momenti più cupi. I giallorossi, infatti, chiudono la prima metà di partita sotto di due gol: prima un’imbucata di Mauri su suggerimento delizioso di Felipe Anderson, quindi una stoccata ancora di Anderson sul palo del non impeccabile De Sanctis. 5 gol e 5 assist nelle ultime 5 giornate per l’ex compagno di Neymar: un’overdose di 5, ma mai in pagella. Nella ripresa, sale in cattedra il Capitano e la Lazio si scarica: onore a Mauri, leader biancoceleste ed ancora a suo modo decisivo nel derby, ma Totti ha dimostrato di avere un’altra pasta. Piatto volante sulla fiondata di Strootman ed è già 1-2, con tanto di quel sorriso di chi ha capito di essersi scrollato di dosso un macigno. Poi l’apoteosi, anche se in fondo è solo un pareggio. Stavolta a crossare è Holebas, Totti non vede altra soluzione che la girata volante e la lascia partire. Marchetti è immobile, lo stadio incantato. Totti non vuol proprio andare in pensione. Ed è giusto che sia così. Di glorie passate ne ha invece mandate parecchie in pensione, o comunque lontano da Milano, l’Inter, che sta forse iniziando a raccogliere i primi frutti di un vero e proprio nuovo ciclo. I nerazzurri superano il Genoa nel turno dell’ora di pranzo e mettono il terzo posto nel mirino: Icardi ed Antonelli falliscono un’occasione a testa, ma poi è proprio una girata dell’argentino che permette a Palacio di avventarsi sull’incerta risposta di Perin per il gol del vantaggio. Un colpo di testa proprio di Icardi vale il raddoppio, ma l’Inter cala nella seconda frazione. Podolski si consuma piano piano, il pubblico invoca Shaqiri, che rimane in panchina, ma dopo il palo scheggiato da Lestienne è il giovane Izzo ad accorciare le distanze sfruttando una respinta poco convinta di Handanovic. Poi Vidic, finito negli abissi delle gerarchie di Mancini ma in campo causa la squalifica dei due centrali titolari, corona una bella prestazione con una deviazione di testa che chiude i conti. Primo gol in Italia per lui.

Ci sono due pareggi nel menù degli anticipi del sabato, entrambi per 1-1. Dopo il crac interno di martedì, il Milan si fa raggiungere a Torino al termine di una partita giocata tutta sulla difensiva. I rossoneri contano un solo tiro in porta, ovvero il rigore trasformato da Menez al 3’, dato che gli arrembanti padroni di casa assediano la porta avversaria costringendo Diego Lopez agli straordinari: il portiere iberico risponde presente quando a sfidarlo sono Farnerud e Quagliarella, quindi Darmian centra in pieno il palo prima che Moretti ribadisca alto da pochi passi. Nella ripresa ancora Quagliarella sfiora il pari, che arriva solo all’81’ grazie all’incornata provvidenziale del capitano, Glik, al quinto centro stagionale. Il centrale polacco, miglior marcatore del Torino in Campionato, riacciuffa almeno la parità, ma il punticino ottenuto va strettissimo al Torino. Il Milan, rimasto in dieci già a fine primo tempo per l’espulsione di De Sciglio, non riesce a costruire nulla per tutta la partita. Di questo passo, Inzaghi rischia di avere le ore contate. Stessa sorte per Sassuolo ed Udinese, che impattano nel bel confronto del Mapei Stadium: gli emiliani trovano il vantaggio con un colpo di testa di Zaza, al terzo centro consecutivo, che riesce così a capitalizzare l’invito a nozze di Vrsaljko. La risposta degli Strama-Boys, che si fa attendere una decina di minuti, porta la firma di Thereau, il cui diagonale dal limite trafigge l’incolpevole Consigli. Zaza sfiora il nuovo vantaggio in almeno altre tre circostanze, ma alla fine è Bruno Fernandes a mancare la chance della vittoria. Giusto così, almeno in questo caso. Girandola di gol in Fiorentina-Palermo, che termina 4-3. I viola trovano il vantaggio con una conclusione calibrata di Pasqual, quindi Basanta raddoppia complice un pasticcio difensivo dei siciliani. Orfani di Dybala, gli uomini di Iachini sembrano spacciati, ma il tecnico marchigiano getta nella mischia Quaison e lo svedese lo ripaga con una doppietta nel giro di due minuti. Subito dopo altro ribaltone: Cuadrado corregge in porta una staffilata di Pasqual, poi Joaquin inventa il gol di giornata con una splendida conclusione a giro che sorprende Sorrentino. Nel finale Belotti si procura e trasforma il rigore che permette agli ospiti di accorciare. Basta, invece, solo un gol alla Sampdoria, che piega l’Empoli con un bellissimo piatto a giro dell’ex di turno Eder, al quinto centro stagionale. In attesa di Muriel, vicino alla firma, e sognando Eto’o, sul quale Ferrero sta impostando una trattativa concreta e non una semplice suggestione di mercato, arrivano tre punti scaccia-crisi per Mihajlovic, che aveva sorriso solo una volta nelle ultime sette giornate.

Tre punti fondamentali anche per il Verona, che spegne le ambizioni del Parma, rilanciate dal cambio di proprietà arrivato in concomitanza col successo di martedì sulla Fiorentina. Jacopo Sala porta avanti i suoi, ma una splendida punizione di Lodi vale il pari: nel finale, entra Valoti e si scatena. Prima un assist per Toni, poi un inserimento centrale da manuale per il 3-1 finale, un risultato che dà parecchio ossigeno agli uomini di Mandorlini. L’ultima X di giornata è tra Atalanta e Chievo: un’altra meraviglia di Zappacosta porta avanti i padroni di casa, ma una punizione calciata perfettamente da Lazarevic permette al Chievo di tirare un bel sospiro di sollievo. Infine la vittoria del Cagliari, che si impone per 2-1 sul Cesena al Sant’Elia: i padroni di casa passano con Joao Pedro, che prima si fa parare un rigore da Leali, poi respinge in rete. Un capolavoro del giovanissimo Donsah permette a Zola di stare più tranquillo, ma è Brienza, proprio all’ultimo giro di lancette, a mettere un po’ di pepe per il finale di partita. Il punteggio non varia, come la classifica del Cesena: 9 punti in classifica con una sola vittoria all’attivo, quella della prima giornata, arrivata a fine agosto. Tempi decisamente duri.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, 17esima giornata: la Roma aggancia la Juve in un mare di polemiche
Un gol di Astori decide la sfida del Friuli: stasera c’è Juve-Inter, derby d’Italia e di mercato
I bianconeri sono obbligati a rispondere al successo giallorosso

ROMA (Italy) - A poche ore dal derby d’Italia, che chiarirà concretamente le ambizioni dell’Inter, la Roma espugna Udine mettendo una notevole pressione sulla Juventus, costretta a scendere in campo per vincere e scongiurare la possibilità che il prezioso margine sui capitolini possa accorciarsi. Tre punti, in fondo, sono solo una partita, come ha precisato Florenzi in settimana, ma possono significare tanto in un duello così serrato ed al contempo appassionante. Alle spalle la Lazio, che non sta certo a guardare, si è sbarazzata della Sampdoria nell’anticipo del sabato: gli uomini di Pioli possono così digerire la rimonta incassata a San Siro, il cui sapore rimane quello di un’occasione persa. Brillano Palermo e Sassuolo, protagonisti di vittorie decisamente convincenti, mentre Genoa e Fiorentina arrestano la loro marcia. I gigliati, addirittura sconfitti dal modesto Parma, si interrogano sulla crisi di identità di Gomez: dove è finito l’attaccante devastante di Monaco, quello capace di segnare quasi un gol a partita?


Lo spareggio-Champions dell’anticipo del sabato se lo aggiudica la Lazio, che asfalta la Sampdoria di Mihajlovic costringendola alla seconda sconfitta in Campionato. I doriani, orfani di Gabbiadini, ceduto in settimana al Napoli, ed in attesa dell’arrivo di Muriel, si trovano a recitare la parte della comparsa nello show personale di Felipe Anderson. Il brasiliano riparte da dove aveva lasciato: finito un 2014 in crescendo incantando San Siro, alla prima dell’anno nuovo è l’Olimpico ad applaudire uno dei suoi principali talenti in vetrina. Sono due assoli di Anderson, infatti, ad ispirare le conclusioni a botta sicura di Parolo e Djordjevic, che aprono e chiudono i conti, mentre è proprio una bordata da distanza siderale del 21enne ex Santos a trafiggere Viviano per il momentaneo raddoppio. E’ bene che Dunga cominci a farci un pensierino. Risponde presente pure l’altra capitolina: la Roma sbanca Udine tra fiumi di polemiche ed aggancia, almeno per alcune ore, la Juventus ai vertici della classifica. L’episodio-chiave è l’incornata di Astori, che al 17’ colpisce l’incrocio dei pali di testa prima che la palla sbatta sulla linea di porta. Alcune inquadrature danno ragione a Guida, che convalida il gol dopo non pochi ripensamenti, altre acuiscono il rammarico degli uomini di Stramaccioni. Fatto sta che l’Udinese spinge al massimo per pareggiare (Gabriel Silva sfiora da pochi passi l’1-1), si vede negare un rigore per intervento in scivolata di Emanuelson ai danni di Kone, ma nel finale sono proprio Emanuelson e Florenzi a dilapidare le chance del raddoppio complice un Karnezis in grande giornata.

La corsa per un posto in Europa assume sempre più i contorni di un rebus. Il Sassuolo espugna San Siro nel giorno della prima di Cerci in rossonero, entrato in campo nella ripresa senza riuscire ad incidere. Gli uomini di Inzaghi trovano il vantaggio già in apertura con un perfetto inserimento di Poli, ma col passare dei minuti sale in cattedra la squadra ospite: Berardi pesca Sansone con un lancio chirurgico permettendo all’ex laterale del Parma di punire Diego Lopez, quindi ancora Berardi (mattatore al Mapei Stadium un anno fa) serve a Zaza un pallone delizioso che il centravanti calabrese gira meravigliosamente in porta. Nel convulso finale Consigli si supera su Pazzini, ma il risultato non cambia. Cade pure la Fiorentina, sconfitta a Parma: decide la sfida un colpo di testa di Costa da pochi passi su assist di Lucarelli, che per primo gira il pallone in direzione del compagno. Tanto il rammarico per gli ospiti, che sciupano due clamorose occasioni con Gomez, prima a tu per tu con Mirante, quindi dagli undici metri. Anno nuovo, Gomez vecchio. Peccato non sia un complimento. Merita invece tanti complimenti il Palermo, che rifila una cinquina al Cagliari trasformando in un incubo la prima di Zola sulla panchina sarda. Morganella e Munoz mettono al sicuro il risultato già a metà primo tempo, quindi Dybala ricomincia ad incantare: prima un rigore imparabile per Colombi, quindi un tap-in impeccabile su suggerimento di Vazquez. Alla fine c’è gloria pure per Barreto, autore del 5-0 conclusivo.

Infine i tre pareggi di giornata. Dapprima quello del Genoa, che riprende l’Atalanta a Marassi: gli ospiti bussano due volte, dapprima con Zappacosta, abile a smarcarsi fra le linee della retroguardia nemica, in seguito con Maxi Moralez, che gela Perin sfruttando un assist del determinante Baselli. Il rigore trasformato da Iago Falque riapre i giochi, quindi Matri, che come il compagno non era mai riuscito a segnare in casa, trova la via del pari: Edenilson sfonda da sinistra e serve un pallone che non allontana nessuno nel cuore dell’area di rigore prima di Matri, che da pochi passi pareggia il conto. Poche emozioni, invece, al Bentegodi ed al Castellani: Empoli-Verona termina 0-0 con un rosso a testa, rispettivamente per Tonelli ed Halfredsson, nel giorno della 300.ma in A di Luca Toni. Finisce a reti inviolate anche Chievo-Torino: Padelli tiene in piedi i suoi, meno reattivi dei gialloblu, ma alla fine arriva un punto che fa felici tutte e due visto che il terzultimo posto, occupato dal Cagliari, sembra abbastanza distante.

Trattative – Si scalda intanto il mercato sull’asse Milano-Torino. Ufficializzato Podolski, l’Inter va adesso a caccia di un altro esterno. La pista preferita da Mancini è quella che conduce a Xherdan Shaqiri, ex obiettivo bianconero in uscita dal Bayern Monaco. Gli incontri con l’entourage del giocatore, il fratello-agente Erdin ed un avvocato che sta seguendo gli sviluppi dell’affare, hanno portato ad un’intesa di massima: contratto a salire da 2,75 milioni più bonus fino al 2019. Shaqiri preferisce Milano e la Serie A all’altra destinazione proposta, ovvero Liverpool, mentre col Bayern Monaco l’accordo è stato trovato sulla base di 15 milioni di euro, probabilmente con la formula del prestito con obbligo di riscatto. Mancini vuole averlo a disposizione già per la sfida con il Genoa di questo fine settimana. La Juve non sta a guardare ed è vicina a Sneijder, ex nerazzurro, giunto al capolinea dopo l’infelice esperienza turca al Galatasaray: bloccato Neto (che non rinnoverà con la Fiorentina) per luglio, Marotta ha prenotato anche il fantasista olandese. Il Milan, invece, pensa ad un nuovo colpo dopo l’arrivo di Cerci: i rossoneri, che devono rimpiazzare l’assenza di Torres, tornato all’Atletico, sognano Destro.
(Angelo Mingolla)


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Supercoppa Italiana: Tevez ed Higuain incantano, ma alla fine gode il Pipita
A Doha rigori fatali per la Juventus, ma il botta e risposta tutto argentino regala emozioni
per più di 120 minuti. Napoli in festa, è il secondo trofeo dell’era-Benitez

ROMA (Italy) - Il Cine-Panettone di quest’anno è ambientato in Qatar, precisamente nel Khalifa International Stadium, il massimo impianto sportivo della sua capitale, ovvero Doha. Lo Juventus Stadium asiatico, a qualche giorno dal Natale, si trasforma nel palcoscenico di una lunga girandola di emozioni che, dopo una serie di colpi di scena, premia il Napoli. E’ sempre più Higuain il padrone della sua squadra, l’uomo del destino, quello che riesce a fare la differenza. Stavolta anche Tevez, che aveva portato due volte in vantaggio la sua squadra, deve arrendersi. L’Apache, che vede i suoi sforzi vanificati dalla doppietta del suo connazionale, spedisce sul palo il primo dei quattro rigori fatali, quelli che costano il primo trofeo a disposizione alla squadra di Allegri. Inutili anche i tre penalty respinti da Buffon, dato che i match-point falliti da Chiellini e Pereyra, insieme all’errore decisivo di Padoin, hanno impedito al capitano bianconero di sollevare l’ambita coppa per la sesta volta in carriera.


Risultato a parte, meritano un applauso entrambe le squadre: i ritmi vanno accelerati, ma i brividi non sono mancati lo stesso. In due, per quanto entrambe l’avrebbero meritato, non si può proprio vincere: è la dura legge dei rigori, è la dura legge del calcio.

Tempo di novità - La prudenza non è mai abbastanza, soprattutto nel calcio di oggi, anche se spesso e volentieri può diventare cattiva consigliera. Deve averlo capito solo a posteriori Zeman, che ha pagato con la panchina il brusco cambio di rotta di giovedì, ma anche Rafa Benitez, temendo lo sviluppo del gioco avversario, adotta scelte rivoluzionarie, almeno per il suo credo tattico. Il tecnico spagnolo lascia a riposo alcune delle sue pedine più virtuose, privilegiando la grinta ed i muscoli all’estro ed alla fantasia. Ed ecco che il Napoli scende in campo con un 4-2-3-1 sperimentale: De Guzman, per diversi frangenti francobollato su Pogba, rimpiazza Mertens, mentre davanti alla difesa Gargano e David Lopez provano a garantire la protezione che in questa prima fase di stagione è mancata. Pronti-via ed accade il misfatto: su un colpo di testa all’indietro proprio dell’ex schermo dell’Espanyol, l’incontro-scontro tra Koulibaly ed Albiol permette a Tevez di presentarsi agevolmente davanti a Rafael. E l’Apache, per niente sorpreso dall’imbarazzante amnesia della coppia centrale avversaria, gela dopo neanche cinque giri di lancette i buoni propositi della retroguardia partenopea. Ci risiamo, è un film già visto. A proposito di film.

Equilibrio - L’avvio choc resta nella testa di Hamsik e compagni, tanto che soltanto lo slovacco si scioglie strada facendo: prima una ciabattata, poi una conclusione sporcata da Chiellini che sbatte sul palo, fatto sta che solo il capitano, fin troppo criticato negli ultimi tempi, è in grado di svegliare i suoi. La prova del Napoli cresce di intensità, e la discutibile scelta di non incollare nessun uomo su Pirlo porta i suoi frutti: la manovra è ben organizzata, tanto che salvo un paio di bordate di Tevez che scaldano i guantoni di Rafael gli uomini di Benitez corrono pochi pericoli. Il grande problema sono gli ultimi 20 metri, dove Higuain non riesce ad incidere: il Pipita è protagonista di qualche buon movimento spalle alla porta di stampo quasi cestistico, ma i suoi tentativi sono ruggiti isolati nel desertico attacco napoletano. Callejon, preoccupato eccessivamente dalle possibili discese di Evra, è poco propositivo, i terzini fiondano cross irraggiungibili a destra e a manca, mentre De Guzman, sceso in campo con attitudini prevalentemente difensive, non pesca il tempo giusto per qualche inserimento. Manovra stagnante e ritmi bassi: tutto ciò di cui ha bisogno la Juve per amministrare il risultato.

Provvidenza - La ripresa si avvia sulla stessa scia rispetto al primo tempo, ma il Napoli, che non ha certo il cronometro dalla sua, è obbligato ad inventare qualcosa per provare a riportare in equilibrio le cose. Hamsik imbecca Callejon con un lancio calibrato, ma l’ala iberica dilapida l’occasione con un diagonale incrociato che si perde a lato. Quindi Higuain, cercato ancora da Hamsik, sorprende Buffon con un tocco sotto delizioso, ma il pallonetto del centravanti argentino lambisce la base del palo. Allegri intuisce che le verticalizzazioni avversarie stanno spaccando in due la difesa che Bonucci e Chiellini reggono a fatica, e allora gioca la carta Pereyra per provare a medicare le ferite inferte dai suggerimenti dei centrocampisti di Benitez. A farne le spese è Pirlo, ma ad una manciata di secondi dal cambio arriva il pari: De Guzman, quasi incontrastato, sfonda sul settore di sinistra con una galoppata che gli permette di crossare per l’accorrente Higuain. Il Pipita, completamente dimenticato, inzucca nel cuore dell’area di rigore trovando un angolo irraggiungibile per Buffon. Il meritato 1-1, nell’aria da parecchi minuti, cambia la partita: la Juve, raggiunta a metà ripresa, riprende a costruire, ma Vidal e Tevez, gli uomini più cercati dai compagni, sparano a salve. Aria di supplementari.

Fuoco incrociato - 90 minuti non sono serviti per incoronare una delle due squadre, ma non bastano neanche i trenta aggiuntivi. Il Napoli, raggiunta la parità, si arrocca aspettando spazi aperti per colpire in contropiede una Juve sempre più pimpante, che sfiora il vantaggio prima con Llorente, il cui feeling con Tevez pare quello dei vecchi tempi, quindi con Vidal, ma l’urlo del cileno viene strozzato da Koulibaly, in sensibile crescita, che salva sulla linea di porta una conclusione a botta sicura. L’ultimo quarto d’ora se lo ritagliano i fuoriclasse: Tevez ritrova il vantaggio girando intorno a se stesso prima di fulminare l’attonito Rafael, ma Higuain non ci sta. Buffon frena la verve dell’ispiratissimo numero 9 azzurro, riuscito ad eludere la blanda marcatura avversaria, chiudendogli la porta in faccia, ma non può nulla a due minuti dalla fine, quando una girata in anticipo del Pipita termina nell’angolino basso. Partita ai rigori, con l’amaro verdetto per la prima della classe del nostro Campionato, che spreca le sue due occasioni prima della decisiva respinta di Rafael sul tentativo di Padoin. La leva calcistica del ’68 di De Gregori non doveva aver paura di calciare un rigore, perché ‘’non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore’’. Particolari sì, chiamiamoli anche dettagli, fattori che però certe volte possono assegnare persino un trofeo.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, 16esima giornata: il Milan tiene testa alla Roma, è sorriso per due
Inzaghi elogia i suoi dopo lo 0-0 dell’Olimpico, ma Allegri, forte del successo di Cagliari
torna a +3 sui giallorossi. Lunedì sera Juve-Napoli vale la Supercoppa Italiana

ROMA (Italy) - Le sberle e le critiche estive sembrano ormai memorie lontane: il Milan sta acquisendo una fisionomia sempre più precisa partita dopo partita, tanto che, dopo un novembre pieno di passaggi a vuoto, Menez e compagni stanno dimostrando di poter benissimo restare agganciati al treno-Champions. A fare le spese della convincente prova rossonera è la Roma, che vanifica il vantaggio acquisito domenica scorsa lasciando per strada due punti determinanti nell’ottica Scudetto. I rossoneri, ordinati e compatti, fanno così indirettamente un regalo alla Juventus, vittoriosa nell’anticipo del giovedì sul Cagliari: la Vecchia Signora avrà certamente la testa solo sulla finale di Doha contro il Napoli, che vale il primo trofeo stagionale, ma le notizie arrivate dall’Olimpico non dispiacciono. Nel maxi-gruppo Champions, guidato dal Napoli, rallentano Samp e Fiorentina, mentre il Genoa si ferma ancora. Otto squadre in cinque punti, con la mina vagante Inter che farà di tutto per rientrare complicando ulteriormente uno degli enigmi di più difficile lettura di questo Campionato.


Poco spettacolo ma tanta sostanza: è questo il migliore dei riassunti di Roma-Milan, che si chiude sullo 0-0 a discapito delle aspettative dei più, che avrebbero scommesso senza pensarci due volte su una partita ricca di emozioni e capovolgimenti di fronte. Inzaghi per lunghi tratti parcheggia perfettamente un camion davanti alla porta dell’attento Diego Lopez, ma in diversi frangenti, soprattutto ad inizio ripresa, sono i rossoneri ad avere il pallino del gioco. Le due chance migliori capitano a Gervinho, che per due volte riesce ad aprirsi un varco sfruttando la sua irresistibile velocità, ma in entrambi i casi le sue conclusioni avventate sono troppo centrali. Polemiche anche per un rigore solare non assegnato per fallo di mano di De Jong nel primo tempo, ma al di là di ciò va sottolineato come il Milan sia riuscito ad ingabbiare gli uomini di Garcia, decisamente sottotono e meno ispirati del solito. Li ringrazia la Juventus, che aveva sbancato Cagliari nell’anticipo del giovedì: Zeman rivoluziona idee e tattiche presentandosi con un 4-4-2 tanto sperimentale quanto discutibile. I bianconeri, come al solito partiti con grande intensità, mettono in cassaforte il risultato già nel primo quarto d’ora con un tap-in di Tevez ed una spettacolare conclusione al volo di Vidal. Llorente, ispirato da Pirlo, cala il tris, punizione forse fin troppo severa, prima del gol della bandiera di Rossettini.

Buona anche la prova del Napoli, trionfante sul Parma nell’altro anticipo di metà settimana. In un San Paolo svuotato (15 mila spettatori, di cui appena 4mila paganti) è il solito Zapata ad accendere la luce con un movimento in area di rigore da centravanti puro. Il rigore di Mertens mette al sicuro la partita, che il Parma prova a rimettere invano in discussione, dato che Lodi coglie il palo a ripresa inoltrata. Non riesce a rispondere la Sampdoria, bloccata dall’Udinese: i padroni di casa si portano il vantaggio al quarto d’ora con una bordata di Obiang, ma l’Udinese, molto tenace, riesce a costruire una improvvisa rimonta: prima un tocco volante di Geijo in anticipo sul portiere, quindi un’incornata di Danilo valgono il provvisorio vantaggio. Un altro colpo di testa, stavolta di Gabbiadini, permette ai blucerchiati di riacciuffare il pareggio, prima che la partita si innervosisca: l’Udinese, orfano dell’espulso Herthaux, non molla e porta a casa un punto prezioso. Altra ‘X’ del pomeriggio al Franchi, tra Fiorentina ed Empoli: i Viola, pericolosi con Borja Valero e Cuadrado, passano in vantaggio quando una sberla di Vargas trafigge l’incolpevole Sepe, che si supererà nella ripresa (annoverando le chance degli uomini di Montella, va sottolineato anche un palo colpito da Gomez). Ma gli ospiti, sempre più in crescita e sempre più lontani dal fatidico terzultimo posto, reagiscono alla grande: lo stacco in terzo tempo di Tonelli vale l’1-1, che permette a Sarri di dimenticare le chance dilapidate da Tavano. Giusto così. Sotto l’albero di Natale del Torino c’è Glik, che basta e avanza per superare il Genoa: gli ospiti, passati in vantaggio con una conclusione calibrata di Iago Falque, sembrano in controllo, ma poi sale in cattedra l’orgoglio granata, con una prestazione da leader del capitano. Prima di testa su cross di Farnerud, quindi con un tap-in sulla linea di porta, è il difensore polacco a decidere il match. Ventura può tirare un sospiro di sollievo e godersi le meritate vacanze con i sedicesimi di Europa League da giocare (anche se l’avversario, l’Athletic Bilbao, mette i brividi) senza troppi pensieri, dato che lo scatto dei suoi li proietta ben oltre le sabbie mobili della zona retrocessione.

Il derby di Natale è tutto del Chievo, che liquida il Verona confermando gli effetti benefici della cura Maran. Un’inzuccata di Paloschi all’81’ decide una partita tanto sentita quanto combattuta, priva di grandi lampi tecnici (eccetto due belle conclusioni di Radovanovic e Meggiorini). L’Hellas, che dopo la gioia di Udine riassapora la sconfitta, e che sconfitta, riesce a costruire solo una buona occasione con un perentorio colpo di testa di Nenè, troppo poco per meritare quanto meno di pareggiarla. E’ un pareggio, invece, l’esito di Sassuolo-Cesena: l’anticipo pomeridiano del sabato, dominato dalla nebbia più che dalle emozioni, vede i padroni di casa più in difficoltà del solito nella costruzione della manovra, ma un penalty perfettamente trasformato da Zaza sembra spianare la strada. Gli ospiti, molto reattivi, sfiorano il pari con Brienza e Defrel, che costringe Pomini ad un grande intervento, prima del pari di Zè Eduardo a tempo praticamente scaduto. Una piccola sorpresa sotto l’albero del tecnico Mimmo Di Carlo, che avrà tanto da fare per riuscire nella vera e propria mission impossible in cui si è catapultato, ovvero salvare una squadra che, come il Cesena, ha lacune tecniche troppo vistose per questi palcoscenici. Infine l’ultima girandola di emozioni, il pari-spettacolo tra Atalanta e Palermo. Il solito inserimento di Rigoni, al terzo centro di fila, porta avanti i rosanero, che raddoppiano poco dopo con un meraviglioso pallonetto di Vazquez che sorprende Sportiello. Un rigore di Denis permette alla Dea di accorciare, ma Vazquez, ispirato da Dybala, non concede un attimo di tranquillità alla retroguardia orobica, colpita dal Mudo per la seconda volta nella fase di recupero. La reazione finale dei padroni di casa è griffata dalla vecchia guardia: prima Maxi Moralez, quindi ancora Denis nella confusione generale salvano la panchina di Colantuono. Solo un punto casalingo, ma adesso l’Atalanta ha ritrovato El Tanque, assente ingiustificato da inizio stagione. Nella giornata dei regali, il più piacevole da scartare è stato forse proprio questo. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 15esima giornata: Nainggolan illumina la Roma, che accorcia sulla Juve
Gabbiadini costringe al pari la capolista nell’anticipo dell’ora di pranzo
La banda di Garcia sbanca Marassi e si porta a -1

ROMA (Italy) - Stavolta la Roma non ha sbagliato. I rimpianti per i due punti persi col Sassuolo nell’ultimo turno, acuiti dall’eliminazione in Champions per opera del Manchester City, sono stati immediatamente sostituiti dal sorriso. Il sorriso di una squadra che riesce a tornare ad una sola lunghezza dalla prima della classe ed è più che mai protagonista nella corsa verso lo Scudetto. Detto questo, meritano un plauso entrambe le genovesi: la Samp riprende a pareggiare dopo i tre punti di Verona, ma quello ottenuto allo Juventus Stadium è un punto d’oro, mentre il Genoa, costretto a giocare un’ora in inferiorità, non si arrende fino all’ultimo con la Roma. Da registrare anche l’affermazione interna della Lazio sull’Atalanta, che permette ai biancocelesti di comporre un terzetto alle spalle delle prime due insieme, appunto, a Genoa e Samp.


Se un pareggio ha il sapore di una sconfitta tutto sommato non è mai una cosa completamente negativa, e se a ciò si aggiunge il fatto che l’ultima volta che la Juventus non era riuscita a vincere in casa era stata nel maggio dello scorso anno, a 25 partite di distanza da quella di oggi, allora si ha la chiara percezione di quanto pesi anche un minimo passo falso in una lotta-Scudetto sempre più serrata come quella di quest’anno. La Sampdoria impatta allo Juventus Stadium e conferma la sua tendenza: i blucerchiati sono una squadra ostica e difficile da battere, visto che quest’anno hanno perso solo una volta, proprio come i bianconeri. L’avvio della squadra di Allegri è brillante, ed il colpo di testa di Evra, che vale il provvisorio vantaggio, ne è la ciliegina sulla torta. La partita pare in controllo, ma nella ripresa Mihajlovic gioca la carta Gabbiadini: l’attaccante doriano, per metà di proprietà juventina, è letale in ripartenza e ristabilisce la parità con una conclusione al fulmicotone imparabile per Buffon. La Juventus, che pochi istanti prima aveva sciupato il raddoppio con Pereyra, rischia il tracollo, ma è Buffon a salvare i suoi con una prodezza contro tempo su un'altra conclusione dello scatenato Gabbiadini. Si piega, ma con orgoglio, l’altra genovese: la Roma sbanca Marassi e costringe il Genoa alla sconfitta, ma la prestazione degli uomini di Gasperini, almeno in termini di concentrazione ed intensità, merita solo applausi. Al 29’ l’episodio-chiave: Perin viene espulso per aver atterrato in area Nainggolan, sempre più padrone del centrocampo giallorosso, e lascia la sua squadra con un uomo in meno. Il subentrante Lamanna bagna l’esordio in A parando il rigore calciato da Ljajic, ma non può nulla quando, a nemmeno dieci minuti di distanza, una girata volante proprio di Nainggolan termina nell’angolino basso. Gli ospiti sprecano con Gervinho e rischiano di essere puniti quando, a tempo praticamente scaduto, il Genoa si vede annullare un gol per presunta posizione irregolare di Rincon: urlo strozzato in gola, ma complimenti ugualmente meritati.

Si riprende definitivamente anche l’altra capitolina: la Lazio si sbarazza dell’Atalanta e sale di nuovo sul treno per la Champions League. I biancocelesti, che nel primo tempo non riescono ad infilare la compatta retroguardia orobica, trovano il vantaggio con un tap-in di Mauri, che corona l’affondo laterale di Anderson. Quindi è ancora il capitano biancoceleste, con una conclusione dal limite, a trovare la via del gol prima del tris finale, arrivato ad opera di Lulic, il cui colpo di testa, ispirato dalla galoppata di Basta, beffa il giovane Sportiello. Cade, invece, l’Udinese, superato in casa dal Verona: i friulani trovano il vantaggio con un colpo di testa dell’intramontabile Di Natale, ma la rimonta dell’Hellas, che torna a sorridere dopo oltre due mesi avari di soddisfazioni, porta le firme di Toni, che semina il panico in area di rigore prima di battere Karzenis, e Lazaros, che finalizza uno scambio con Tachtstidis con la complicità del non impeccabile portiere ellenico. Per Toni quello di oggi è il gol numero 300 da professionista tra squadre di club e Nazionale: numeri da leggenda. Insieme ai friulani c’è il sorprendente Palermo, che piega il Sassuolo nello scontro tra le due rivelazioni di questa prima fetta di Campionato: i rosanero fanno esplodere il Barbera già in apertura con Rigoni, al centro numero tre quest’anno, ma nonostante l’inferiorità numerica ospite (espulso Consigli) si fanno raggiungere da Pavoletti, che fulmina Sorrentino sfruttando un rimpallo favorevole in area. A punteggio che pare acquisito, è un lampo di Belotti a risolvere la partita: il Gallo sfrutta il servizio in profondità di Vazquez e batte Pomini per il 2-1 finale. Infine lo spento 0-0 tra Parma e Cagliari: al Tardini poche emozioni nello scontro-salvezza di giornata, con i padroni di casa che provano a colpire con Lodi e Palladino e gli ospiti che vanificano le chance in ripartenza. Un punto utile ai sardi, ma non certo agli uomini di casa, ancora in fondo alla classifica e lontani anni-luce dalla squadra che pochi mesi fa divertiva sorprendendo partita dopo partita. La cessione di Ghirardi pare ai dettagli, ma la nuova proprietà, una cordata russo-cipriota che si insedierà in Emilia da martedì, non può certo partire con grandi entusiasmi. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 14esima giornata: frenata Juve, ma la Roma non ne approfitta
La capolista non va oltre lo 0-0 al Franchi, ma la banda di Garcia
si salva solo in extremis col Sassuolo: dietro le prime c’è il solo Genoa

ROMA (Italy) - Pochi verdetti, ma in compenso tante conferme, nella 14.a giornata, che, seppure ancora non al completo, non si è rivelata il crocevia che in molti si aspettavano alla vigilia degli ultimi tre turni prima della sosta natalizia. Tutto invariato al comando: la Juventus si ferma al Franchi, ma la Roma porta a casa solo un punto col Sassuolo, mentre alle spalle il Genoa, vittorioso sul Milan, sale al terzo posto in solitaria. Il Napoli continua a faticare più del dovuto con le piccole e deve accontentarsi del 2-2 con l’Empoli, mentre si riprende la Lazio, che espugna il Tardini e torna nelle zone alte della classifica. La crisi dei ducali è vertiginosa, ed il cambio di proprietà ormai alle porte sembra l’ultima spiaggia per una squadra che non riesce più a risollevarsi dall’ultimo posto.


Tanto agonismo, poche emozioni, ma un punto ciascuno che non è poi così male: l’anticipo del venerdì tra Fiorentina e Juventus, uno degli scontri più attesi di questa giornata, si chiude a reti inviolate. L’occasione più grande di tutta la partita capita agli ospiti, che al quarto d’ora fanno tremare il Franchi: Llorente, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, impatta di testa cogliendo impreparato Neto, ma è Gomez a togliere il pallone dalla porta con un perfetto intervento da difensore. L’ex centravanti del Bayern corre di qua e di là, protegge palla e fa salire la squadra, ma continua a non vedere la porta: l’amministrazione del gioco è spesso e volentieri gigliata, ma l’unico pericolo per la porta di Buffon è una bordata di Cuadrado dai trenta metri. Un sontuoso Bonucci comanda la retroguardia juventina, la stellina Coman si accende solo a sprazzi, e così Allegri è costretto a fare ricorso all’artiglieria pesante: Tevez, buttato nella mischia a partita in corso, non riesce però a risolvere la partita. Non ci riesce neanche la Roma, che costruisce la più impensabile delle rimonte col Sassuolo quando la partita sembrava ormai persa. De Sanctis va inspiegabilmente in bambola ed aspetta troppo per rinviare, Zaza lo intuisce in un attimo, va a contrastarlo e devia il pallone in porta. Tre minuti dopo è ancora l’attaccante di Policoro a colpire, complice una dormita collettiva della sbadata retroguardia giallorossa. A inizio ripresa De Rossi, che si fa soffiare palla da Berardi in campo aperto, è costretto all’espulsione: la Roma, sotto di un uomo ma soprattutto di due gol, pare ormai fuori gioco, ma un insperato colpo di coda salva almeno l’orgoglio. Un rigore più che generoso assegnato per presunto fallo di mano di Vrsaljko permette a Ljajic (impeccabile nell’esecuzione) di accorciare le distanze, quindi è ancora l’ex viola a siglare il pari a tempo praticamente scaduto, anche se l’azione è viziata da una leggera posizione irregolare dell’assist-man Florenzi. Solo un punto, ma il morale rimane alto alla vigilia del dentro-fuori di Champions col ManCity.

Anche il turno domenicale dell’ora di pranzo si chiude sul 2-2, con l’Empoli che si lascia riagguantare dal Napoli dopo essere stato ad un passo dal successo. L’avvio è tutto partenopeo, ma al 18’ un contropiede da manuale permette a Verdi di presentarsi indisturbato davanti a Rafael e battere il portiere brasiliano per il vantaggio ospite (è il primo gol in Serie A per il centrocampista scuola Milan). La formazione di Sarri diventa più propositiva, ma sciupa alcune occasioni cruciali prima del raddoppio, che arriva ad inizio ripresa: Rugani irrompe nell’area di rigore avversaria e sigla la rete che pare chiudere i conti. Benitez si affida ad Higuain, partito dalla panchina, ed il Napoli trova una reazione d’orgoglio che permette almeno di risalire la china: prima l’inzuccata di Zapata, quindi la ripartenza finalizzata da De Guzman, ma l’ennesimo passo falso con una piccola può costare davvero caro. A comandare la rincorsa Champions c’è infatti il Genoa, che piega il Milan facendo sognare, almeno per un pomeriggio, tutto il pubblico di Marassi. E’ un colpo di testa di Antonelli (al terzo centro di fila) a decidere la partita, ma l’undici di Gasperini spreca anche qualche altra chance con Perotti e Matri. I rimpianti di Inzaghi, al primo stop lontano da San Siro, sono tutti per l’occasionissima fallita sullo 0-0 da Menez, meno ispirato del solito. Sarà per la prossima volta. Lo stesso discorso non vale certo per la Lazio, corsara a Parma e di nuovo in lizza per un posto nell’Europa che conta: Palladino porta in vantaggio i suoi con uno stacco da manuale, ma Mauri sulla sirena devia per ultimo una palla spizzicata da Biglia che sarebbe ugualmente finita in porta. A ripresa inoltrata ecco anche il gol-vittoria, complice una disattenzione gravissima della difesa di casa, che permette a Djordjevic di involarsi verso l’area di rigore e servire l’accorrente Anderson, che non perdona Iacobucci bissando il gol di Coppa di giovedì pomeriggio.

Continua a gonfie vele la striscia positiva del Palermo, che costringe il Torino al pari: all’Olimpico è Rigoni ad aprire i conti con una sassata che ne premia il perfetto inserimento. La risposta è immediata, e si concretizza grazie ad uno splendido spunto in area di Martinez, ma poco dopo arriva il nuovo vantaggio siciliano: Dybala, al settimo centro stagionale, beffa Gillet con una giocata da fuoriclasse (non è un caso che l’Arsenal sia disposto a mettere sul piatto 42 milioni per strapparlo alla corte di Zamparini già a giugno). Il giovane e volenteroso Palermo tiene bene, ma a metà ripresa un’incornata di Glik, che si inserisce con tempismo da antologia, ristabilisce la giusta parità finale. Infine un’altra opportunità sprecata, ovvero quella del Cesena, rimontato dall’Atalanta in una partita rocambolesca: i romagnoli, infatti, riescono a dilapidare il doppio vantaggio costruito grazie a due grandi giocate individuali di Defrel. Dapprima una girata di Benalouane, tenuto ingenuamente in gioco proprio da Defrel, quindi una deviazione di Stendardo riportano il punteggio in parità; poi un’ingenuità di Leali permette a Gomez di volare verso la porta sguarnita, ed il Papu non sbaglia. Denis continua a rimandare l’appuntamento col gol, ma oggi sono stati i due difensori a togliere Colantuono, più che le castagne, dal fuoco: la Dea, che aveva messo a segno appena cinque reti in tredici giornate, ne trova tre tutte in una volta, e pure in rimonta, in un vero e proprio scontro-salvezza. Il calcio è bello, ma soprattutto strano, anche per questo.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, 13esima giornata: Genoa e Milan, scatti Champions
In attesa delle prime tre, stravolgimenti nelle zone alte della classifica.
Bene anche la Fiorentina, prosegue il momento d’oro del Sassuolo

ROMA (Italy) - E’ vero, mancano ancora i confronti più interessanti, quelli che potrebbero dare concretamente forma ad una classifica ancora molto difficile da decifrare, ma l’abbondante antipasto di questa 13esima giornata non è stato poi così male. La lotta per il terzo posto si fa sempre più serrata ed infatti, almeno per ora, nessuna delle pretendenti si è concessa un passo falso: il Genoa, vittorioso in scioltezza a Cesena, è terzo, ma il Monday Night tra Samp e Napoli cambierà matematicamente le cose. Dietro il Milan, che ritrova il sorriso con l’Udinese dopo cinque partite senza successo, e la Fiorentina, che dilaga a Cagliari rilanciando quelle ambizioni che il brutto avvio di stagione aveva notevolmente ridimensionato. Nella parte mancina della classifica c’è anche il Sassuolo, che con 11 punti nelle ultime cinque partite giocate ha cambiato da così a così una stagione decisamente lunatica.


Non è una sorpresa, ma una delle squadre del momento: il Genoa passeggia a Cesena e si porta al terzo posto, almeno per 24 ore abbondanti. L’uno-due rossoblu tra il quinto e l’ottavo minuto manda in frantumi la partita che avevano preparato gli uomini di Bisoli: Bertolacci apre la retroguardia romagnola con un filtrante che permette a Matri di colpire indisturbato, quindi è Antonelli, su splendido assist proprio di Matri, a timbrare il cartellino (per la seconda partita consecutiva). Chiude i conti una conclusione potente di Burdisso, che trova lungo la sua strada una deviazione decisiva da parte di Volta. In parità solo il computo dei rigori sbagliati: da una parte Matri, dall’altra Cascione, l’unica sfumatura equilibrata in una partita che, di equilibrio, ne ha visto davvero poco. Ai rossoblu risponde il Milan, che piega l’Udinese tornando al successo dopo un’astinenza di oltre un mese. Il gol non convalidato a Rami pare destinato a far discutere per sviste arbitrali, tecnologia e quant’altro, ma ci pensa Menez a risolvere tanti problemi, del direttore di gara, prima di tutto, ma anche di Inzaghi: il francese, dopo il capolavoro nel derby, apre le danze su rigore e completa con un assolo che ne mette in luce le qualità cristalline. Decisamente più luci che ombre nel campionato di Menez: anarchico, spesso e volentieri troppo egoista, ma prolifico (è già a quota 7 nella classifica cannonieri).

Non è da meno la Fiorentina, che cala il poker a Cagliari bissando il successo di Verona: Mati Fernandez pesca il gol del vantaggio con una punizione rocambolesca, quindi una staffilata dal limite vale la doppietta personale. A ripresa inoltrata il momento dell’attesissima festa-Gomez: l’ex attaccante del Bayern finalizza la più facile delle ripartenze e torna così ad esultare dopo otto mesi. Quindi Cuadrado, anche lui a difesa completamente sguarnita, fissa il punteggio sullo 0-4 finale. Subito dietro c’è il Sassuolo, vittorioso nel primo anticipo del sabato: Di Francesco, il discepolo prediletto di Zeman, può godersi il meritatissimo momento degli onori. Andati in svantaggio con Moras, che inzucca in anticipo dopo pochi minuti, i neroverdi ribaltano il risultato: prima Sansone puntella Rafael da fuori area, quindi Taider completa l’opera con un tempestivo inserimento. A reti bianche l’altro anticipo, quello tra Chievo e Lazio: i biancocelesti creano poco, dato che solo qualche accelerazione di Keita, buttato nella mischia troppo tardi da Pioli, illumina una squadra opaca, in evidente calo di forma. Gli uomini di Maran tengono bene e portano a casa il meritato 0-0, con il brivido finale, dato che De Vrij va ad un passo dal gol-vittoria nel corso dell’ultimo giro di lancette.

Quindi l’altro 0-0 di giornata, quello tra Empoli ed Atalanta: i toscani gestiscono il pallone, gli ospiti provano a ripartire, ma gli uomini di Colantuono non riescono proprio ad essere incisivi negli ultimi 20 metri (appena 5 gol messi a segno in 13 giornate, i quattro pareggi a reti inviolate stanno salvando una classifica complicata). Infine il Palermo che, regolato il Parma, prolunga l’ondata vincente: il blitz di Dybala, su perfetto schema da calcio di punizione, porta subito avanti i rosanero, ma la rocambolesca ripartenza ispirata da Cassano e finalizzata da Palladino riporta le cose in equilibrio. E’ una punizione di Barreto, probabilmente sfiorata da Belotti, a decidere il match: l’errore di Iacobucci spedisce il Parma all’Inferno ed il Palermo piuttosto lontano dalle sabbie mobili dei bassifondi della classifica. La panchina di Donadoni, che già traballava, rischia ora seriamente di saltare: 11 sconfitte su 13 partite disputate, con appena 6 punti all’attivo, sono troppo anche per le spiegazioni. (Angelo Mingolla
)


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Serie A, dodicesima giornata: la corsa Scudetto si tinge di verde
Sono i giovani Pogba e Ljajic a trascinare Juve e Roma
Zeman rallenta la corsa del Napoli, stasera il derby della Madonnina

ROMA (Italy) - Che per il tricolore sia un discorso a due è più che un’ipotesi già da inizio stagione, ma le recenti affermazioni del Napoli, arrivate in concomitanza con un periodo di scarsa brillantezza della Roma, avevano gettato più di qualche interrogativo su tale convinzione. La giornata che sta quasi per essere spedita agli annali - mancano solo due appuntamenti, tra cui il derby di Milano – ha messo chiarezza sull’intricata questione Scudetto: Juventus e Roma proseguono la loro marcia trionfale, separate da tre sole lunghezze, ma alle spalle il Napoli non riesce a conservare la lucidità delle prime. Gli uomini di Benitez, che si sono letteralmente incartati col Cagliari, devono buttare un occhio soprattutto alle spalle, dato che il Genoa potrebbe addirittura agguantarli nel Monday Night col Palermo. Adesso, però, gli occhi sono tutti per il confronto numero 248 fra Milan ed Inter: la prima stracittadina da allenatore per Inzaghi e l’incredibile ritorno di Mancini, davvero tanta roba nonostante la classifica decisamente complicata delle due milanesi.


Anche uno degli appuntamenti più delicati è archiviato: la Juventus si impone per 3-0 in casa della Lazio, che aveva collezionato 16 punti nelle ultime sette partite, e conferma una leadership che, a giudicare dalla prestazione degli uomini di Allegri, pare indiscutibile. L’enfant prodige Pogba sale in cattedra e firma la doppietta decisiva (24’ e 64’) sfruttando gli assist di Tevez e Pereyra, sempre più nel vivo della manovra. Quanto all’Apache, l’ormai consueto appuntamento col gol si cristallizza al decimo della ripresa: Lichtsteiner verticalizza, Marchisio si butta nello spazio ed apre per l’argentino che non perdona Marchetti. L’espulsione di Padoin, decisamente fiscale, non basta per riportare in carreggiata una Lazio che rischia il tracollo nei minuti finali. Gli aquilotti non riescono così a fare un regalo agli acerrimi rivali capitolini, dato che la Roma, espugnata Bergamo, aveva agganciato la Juventus al primo posto, almeno per due ore. Maxi Moralez trafigge De Sanctis a pochi istanti dal fischio di inizio, ma una meraviglia di Ljajic e la stoccata di Nainggolan regalano il sorriso a Garcia. Il serbo ha già 4 reti all’attivo pur essendo una riserva, almeno sulla carta: quando il tecnico francese gli concede spazio, ne ripaga sempre la fiducia. Deve iniziare a preoccuparsi pure Gervinho?

Alle spalle delle fuggitive c’è il vuoto, dato che nessuna delle pretendenti al terzo posto riesce a guadagnare punti eccetto la Fiorentina, ancora molto lontana. Il Napoli, infatti, inciampa al San Paolo col Cagliari: Higuain apre i conti, Inler pare chiuderli con un bolide, ma le disattenzioni della retroguardia condannano la squadra di Benitez. Ibarbo accorcia già a fine primo tempo dopo un’azione in verticale che apre la difesa partenopea, quindi per due volte Farias si muove alle spalle dei centrali battendo Rafael. L’illusorio 3-2, che porta la firma di De Guzman, acuisce i rimpianti per l’occasione sciupata. E’ un pari, ma decisamente bene accetto, anche quello della Sampdoria, che rischia di affondare a Cesena. Lucchini, ex di turno, beffa Romero in mischia, ma la formazione doriana, appesantita dai ritorni di tanti nazionali, riesce a riacciuffare il pareggio, anche se in maniera un po’ rocambolesca: Soriano, protagonista di un buon affondo laterale, serve un pallone in area di rigore che l’ingenuo Nica, terzino rumeno dei romagnoli, spedisce nell’angolino destro della porta di Leali. Tutto sommato, è un risultato che per entrambe sa più di punto guadagnato che di due persi. L’altra X è quella dell’Udinese, costretto all’1-1 dal Chievo: Di Natale entra nella leggenda siglando il gol numero 200 in Serie A, quello che pare spianare la strada, ma la stilettata dell’attaccante napoletano non basta. A ripresa inoltrata, infatti, una sberla di Radovanovic piega le mani al sempre attento Karnezis: il passo è piccolo per entrambe, ma se per il Chievo è in avanti per gli Strama-boys è decisamente indietro. Quindi il successo esterno della Fiorentina, che a Verona ritrova la vittoria (e Gomez). L’ex attaccante del Bayern colpisce una traversa, ma a risolvere la partita ci pensano Gonzalo Rodriguez, lesto ad inserirsi con i tempi giusti, e Cuadrado, che spedisce in fondo alla rete in maniera sbilenca ma efficace un cross di Marcos Alonso. Nel mezzo il momentaneo pari di Nico Lopez, bravissimo a bruciare la difesa avversaria dopo una sponda aerea di Toni: il secondo gol consecutivo del talentino uruguagio, al sesto centro nel nostro Campionato, non basta.

Infine i due acuti esterni di Empoli e Sassuolo. I toscani si impongono a Parma per 2-0 con le reti di Vecino e Tavano, rendendo così catastrofica la situazione dei ducali, ultimi con dieci sconfitte e 30 gol incassati in sole dodici giornate. Più che un cambio tecnico o dirigenziale, a questo Parma serve un vero e proprio miracolo. I neroverdi, invece, ringraziano Floro Flores, che batte Gillet di testa all’87’ e consegna tre punti d’oro a Di Francesco: il pubblico granata, più che per la sconfitta, sarà sicuramente amareggiato per il terzo rigore consecutivo sbagliato. Stavolta è stato Sanchez Mino ad incaricarsi della battuta, ma Consigli ha respinto. Gli errori dagli undici metri stanno pesando tantissimo, dato che sono arrivati in sfide sempre molto equilibrate, ma ancora prima di interrogarsi sulla ragione di queste brutte esecuzioni, Ventura farebbe meglio ad affidarne la battuta all’esperto Quagliarella. Altrimenti a cosa serve avere a disposizione un affidabile attaccante come lui? (Angelo Mingolla)


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Serie A, undicesima giornata: la Juve prova a prendere il largo
Settebello bianconero contro un Parma inconsistente, stasera la risposta della Roma
Pari tra Samp e Milan, crac laziale ad Empoli

ROMA (Italy) - Quello registrato nel pomeriggio è un tentativo di fuga bello e buono: la Juventus rifila sette reti al Parma con incredibile facilità e mette pressione sulla Roma, di scena all’Olimpico contro il Torino nel turno serale. Gli uomini di Allegri, dopo il sofferto successo di Champions sull’Olympiakos, sembrano aver ritrovato la strada giusta, anche se la stagione è ancora lunga e piena di insidie. Alle spalle delle prime due c’è il vuoto: la Lazio, che aveva la possibilità di agganciare per qualche ora gli acerrimi nemici capitolini, registra una pesante sconfitta al Castellani, mentre il Milan concede alla Samp soltanto un 2-2 nello spettacolare anticipo di Marassi. In coda alla classifica si rialza il Chievo, trascinato dai gol di Pellissier, mentre continua il momento positivo del Palermo, che porta a casa un punto con l’Udinese dopo il successo di San Siro.


La Juventus affossa il Parma andando anche oltre i punteggi tennistici: i bianconeri demoliscono l’undici di Donadoni, reduce dalla prestigiosa vittoria sull’Inter, a suon di doppiette dei loro attaccanti. L’albero di Natale disegnato da Allegri è una mossa vincente: Tevez, Llorente e Morata, entrato nel finale, mettono a referto due gol ciascuno, mentre è dell’esterno elvetico Lichtsteiner l’altra realizzazione. L’ex laziale è andato a segno per tre stagioni su quattro quando ha affrontato il Parma allo Juventus Stadium, ma al di là di questa curiosa statistica va sottolineato il capolavoro di Tevez, che concede un assolo travolgente in occasione del 4-0. L’Apache, che si issa al fianco di Callejon in cima alla classifica cannonieri, parte dalla sua metà campo, salta quattro giocatori avversari e poi fredda Mirante. Per il numero 10 bianconero non c’era modo migliore di onorare il suo predecessore, ovvero Alex Del Piero, nel giorno del suo quarantesimo compleanno.

Gol ed emozioni nell’anticipo di Marassi, dove il Milan costringe la Sampdoria al pari: i rossoneri passano in vantaggio al 10’ grazie ad un capolavoro di El Shaarawy, che ritrova il gol a 622 giorni (e 3 Presidenti del Consiglio) di distanza dall’ultima volta, ovvero nel derby di ritorno di due stagioni fa. La risposta doriana arriva tra fine primo tempo ed inizio ripresa: prima un affondo laterale di Gabbiadini permette ad Okaka di battere Diego Lopez con un tocco volante, quindi ancora Okaka coglie di testa un palo sulla cui ribattuta si avventa Eder per il provvisorio vantaggio. L’ingenuo fallo di mano di Mesbah induce Orsato a ravvisare il penalty che l’anarchico Menez, che definire egoista a tratti pare un eufemismo, trasforma con precisione. Pari anche per il Genoa, che risale la china a Cagliari. I sardi trovano il vantaggio in apertura con un contropiede micidiale di Farias, ma nel secondo tempo accade tutto il contrario di tutto: una goffa deviazione di Rossettini riporta in carreggiata gli ospiti, quindi Conti coglie il palo su punizione. A quindici minuti dalla fine un fallo in area di Sturaro (espulso) può valere il nuovo vantaggio, ma Perin ipnotizza Avelar dal dischetto. Finisce 1-1, come a Palermo, dove riprende, seppur a ritmi contenuti, la marcia dell’Udinese: i friulani passano già al 5’ con Thereau, ma un rigore di Dybala rimette le cose a posto per gli uomini di Iachini, che hanno anche la palla del vantaggio: un’irregolarità di Guilherme vale infatti un nuovo penalty, ma la conclusione del Mudo Vazquez trova l’attenta risposta del portiere ellenico Karnezis.

Quindi spazio ai 2-1 di giornata. Iniziamo dalla fatale Empoli, almeno per la Lazio: i biancocelesti, infatti, si rendono protagonisti di un pesante scivolone in casa di una squadra almeno sulla carta abbordabile. L’uno-due Barba-Maccarone tra il 52’ ed il 55’ è letale per gli aquilotti, che provano a ritornare in partita con la splendida incornata di Djordjevic senza però riuscirvi. Dopo sei risultati utili consecutivi, Pioli torna ad assaggiare l’amaro sapore della sconfitta. Vale lo stesso per il Cesena, travolto dall’eterno Pellissier: l’immortale centravanti valdostano apre le marcature sfruttando un tiro sporcato di Radovanovic e le chiude in mischia (tra l’altro a tempo scaduto) da vecchia volpe d’area di rigore. Sono 110 i gol con la maglia del Chievo, di cui 88 in Serie A: sarebbe stato fondamentale quello di Djuric, alla prima gioia nella massima serie, che aveva riportato in equilibrio le cose all’88’, ma Pellissier ha vanificato tutto. Infine lo spento 0-0 tra Sassuolo ed Atalanta nell’anticipo del sabato giocato al Mapei Stadium: i neroverdi si affidano a qualche spunto sporadico di Berardi, ma l’occasione più significativa capita agli ospiti, fermati dal palo in occasione del colpo di testa di Raimondi. Continuano gli enormi problemi offensivi degli uomini di Colantuono, che hanno segnato appena quattro reti nelle prime undici giornate, di cui solo due nelle ultime nove. Basterà l’imminente sosta per riordinare le idee e tornare una delle più belle realtà del nostro Campionato?
(Angelo Mingolla)


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Serie A, decima giornata: la Juve scatta in testa alla classifica
Il Napoli travolge la Roma, che torna a -3 dai bianconeri: riparte la Samp, nuovo stop per l’Inter di Mazzarri

ROMA (Italy) - L’aggancio al vertice è durato solo qualche giorno. La Roma, uscita con le ossa rotte dal San Paolo, vede riallontanarsi la Juventus, che vince e convince, ma solo a tratti, nell’abbordabile trasferta di Empoli: i bianconeri ritrovano Pirlo e si coccolano Morata, l’homo novus nel ricco scacchiere tattico a disposizione di Allegri.

Torna protagonista anche la Sampdoria, che rifila un sonoro 3-1 alla Fiorentina riportandosi avanti rispetto al Napoli di Benitez, che pare aver rimosso definitivamente l’avvio di stagione piuttosto complicato. L’altro scontro con vista Europa è tutto del Genoa, che si impone con autorità ad Udine, mentre l’Inter registra una brutta sconfitta in casa del Parma, ultimo in classifica, che frena sensibilmente le ambizioni nerazzurre, rinvigorite dagli ultimi due successi.


Non è una grande fuga, ma la Juventus torna a comandare grazie al successo di Empoli: il primo tempo del Castellani mette a nudo le difficoltà della squadra di Allegri, che pare aver smarrito il piglio degli anni passati. Ma è proprio nel momento di maggiore difficoltà che Pirlo, il cui impatto sino ad ora era stato tutt’altro che memorabile, sale in cattedra. Il 21 bianconero disegna la punizione del vantaggio e, più che le castagne, toglie la Juve dal fuoco. Polemiche sedate, paragoni risparmiati e tanti elogi per Morata, che chiude i conti in bellezza evidenziando le proprie qualità cristalline. Finisce 2-0, come al San Paolo, dove è però il Napoli a macinare la Roma. Della squadra pimpante e sempre concentrata di Garcia sono rimasti pochi brandelli, dato che i giallorossi pagano l’impatto devastante con la partita: i primi minuti degli uomini di Benitez, culminati con l’acrobazia di Higuain, che vale l’1-0, sono antologia. Manovra rapida, triangolazioni e verticalizzazioni: la retroguardia capitolina non riesce a tener botta, Insigne si scatena sulla fascia mentre i tentativi di Callejon ed Hamsik si stampano sulla traversa. La prova ospite cresce di intensità nella ripresa, ma non abbastanza per sovvertire il punteggio: Callejon, sciupato il raddoppio con un pallonetto che vanifica l’encomiabile spunto di Koulibaly, mette il punto esclamativo sulla vittoria del rilancio. Higuain pesca in profondità l’esterno spagnolo, che fulmina De Sanctis restando così in testa alla classifica cannonieri forte dei suoi otto gol, tra l’altro tutti su azione. Il messaggio partenopeo è chiaro: per le prime piazze bisogna vedersela pure con loro.

La lotta per il terzo posto è serrata, ma l’harakiri di Parma tira almeno l’Inter fuori dal discorso Champions, a meno di bruschi cambi di rotta. I ducali, ultimi in classifica con otto sconfitte su nove, centrano il primo successo in casa grazie alla doppietta dell’uomo che non t’aspetti, vale a dire Paolo de Ceglie. L’ex bianconero si incunea con facilità nella permeabile retroguardia nerazzurra e punisce due volte Handanovic (al 5’ ed al 75’) anche con un pizzico di fortuna. Kovacic vagheggia, Icardi scompare e con le condizioni di Guarin, Hernanes ed Osvaldo ancora da ristabilire, Mazzarri lancia nella mischia un paio dei promettentissimi ragazzini che stanno trascinando la Primavera interista, che sino ad ora ha saputo solo vincere in ogni competizione. Ma Camara e Bonazzoli, ‘’buttati nel fuoco’’ per dirla in gergo mourinhano, meritano maggiore spazio, almeno se le cose rimangono queste. Va decisamente meglio alla Sampdoria, che batte la Fiorentina e torna a correre dopo la sconfitta incassata proprio dall’Inter mercoledì scorso. Apre Palombo su rigore, quindi Gonzalo Rodriguez fallisce il penalty del pari prima del raddoppio blucerchiato, un capolavoro di Rizzo. L’incornata di Savic riporta in corsa i gigliati, che si arrendono definitivamente quando Eder, seminato il panico nella retroguardia avversaria, fa secco Neto chiudendo i conti una volta per tutte. Niente male anche il Genoa, che dilaga ad Udine e si porta a -1 dal terzo posto, occupato proprio dai cugini doriani: il vantaggio di Di Natale, arrivato dopo 23 secondi, sembra il preludio di una disfatta, ma la prodezza di Marchese e l’inserimento quasi occasionale di Iago Falque valgono il vantaggio. Widmer, splendidamente servito da Di Natale, trova il 2-2, ma nella ripresa si consuma la disfatta degli Strama-boys: prima Matri, al centro numero 5 in Campionato, quindi Kucka, che torna con un capolavoro, spengono i sogni friulani.

Infine spazio ai due scontri-salvezza che, in linea col sostanziale equilibrio pronosticato alla vigilia, riservano ben poche emozioni. Chievo-Sassuolo e Torino-Atalanta finiscono infatti 0-0, prive di episodi-chiave. Da segnalare solo un rigore negato ai granata per presunto intervento irregolare ai danni di Moretti. In un momento delicato come questo, tre punti avrebbero fatto comodo soprattutto a Chievo ed Atalanta, due tra le squadre più in difficoltà, ma un punto per riprendere la marcia non è poi neanche male. La prossima giornata, l’ultima prima della sosta, sarà un concentrato di scontri decisivi e, presumibilmente, anche di emozioni. (Angelo Mingolla)


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Pallone d'oro 2014, classifica: nessun italiano nella rosa. Nominati anche i migliori allenatori
Il premio verrà assegnato il 12 gennaio 2015 e sembra essere corsa a due tra Cristiano Ronaldo e Messi

ROMA (Italy) - Non c'è nessun italiano nella lista dei 23 giocatori in corsa per il Pallone d'Oro. A rappresentare la Serie A c'è il solo Paul Pogba che si trova per la prima volta tra i migliori al mondo: sorride la Juve che lo scorso anno era felice per la presenza di Andrea Pirlo. Il premio verrà assegnato il 12 gennaio 2015 e sembra essere corsa a due tra Cristiano Ronaldo e Messi. Il ct dell'Italia Conte è stato inserito tra i 10 migliori allenatori.

Il Pallone d'Oro 2014 ha già i suoi candidati: Fifa e France Football hanno pubblicato questa mattina sulle proprie pagine web, la lista dei 23 giocatori che aspirano a vincere il trofeo. Tra gli allenatori, invece, sono due gli italiani in corsa: il ct della Nazionale Antonio Conte e il tecnico del Real Madrid, Carlo Ancelotti. L'edizione 2013 ha visto primeggiare Cristiano Ronaldo che si è aggiudicato anche il titolo di campione d'Europa con il Real Madrid.


Paul Pogba è l'unico rappresentante della Serie A nella lista dei 23 giocatori, ufficializzata dalla Fifa, in lista per il Pallone d'Oro 2014, l'ambito riconoscimento istituito da France Football. Il 21enne centrocampista della Juventus e della Nazionale francese, fresco di rinnovo contrattuale con i campioni d'Italia, è in lizza assieme a Gareth Bale (Real Madrid), Karim Benzema (Real Madrid), Diego Costa (Atletico Madrid, ora Chelsea), Thibaut Courtois (Atletico Madrid, ora Chelsea), Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Angel Di Maria (Real Madrid, ora Manchester United), Mario Goetze (Bayern Munich), Eden Hazard (Chelsea), Zlatan Ibrahimovic (Psg), Andres Iniesta (Barcellona), Toni Kroos (Bayern Monaco poi Real Madrid), Philipp Lahm (Bayern Monaco), Javier Mascherano (Barcellona), Lionel Messi (Barcellona), Thomas Mueller (Bayern Monaco), Manuel Neuer (Bayern Monaco), Neymar (Barcellona), Sergio Ramos (Real Madrid), Arjen Robben (Bayern Monaco), James Rodriguez (Monaco poi Real Madrid), Bastian Schweinsteiger (Bayern Monaco) e Yaya Toure (Manchester City).

Il club più rappresentato è il Bayern Monaco con sette calciatori davanti al Real Madrid con sei. Tra gli assenti illustri, Franck Ribery (Bayern Monaco), Luis Suarez (Barcellona), Thiago Silva (Psg), Alexis Sanchez (Arsenal), Andrea Pirlo, Arturo Vidal e Gianluigi Buffon (Juventus) e Robin van Persie (Manchester United).

Tra gli allenatori, invece, sono due gli italiani in corsa: il ct della Nazionale Antonio Conte e il tecnico del Real Madrid, Carlo Ancelotti. A completare l'elenco dei candidati al premio di allenatore del 2014 sono Pep Guardiola (Bayern Monaco), Jurgen Klinsmann (Nazionale Usa), Joachim Loew (Nazionale Germania), José Mourinho (Chelsea), Manuel Pellegrini (Manchester City), Alejandro Sabella (Nazionale argentina), Diego Simeone (Atletico Madrid) e Louis Van Gaal (Nazionale olandese, Manchester United). Le premiazioni avverranno il prossimo 12 gennaio al Palazzo dei Congressi di Zurigo. (Redazione)


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Serie A, settima giornata: la Roma si avvicina alla Juve
I capitolini liquidano il Chievo portandosi a -1 dalla prima della classe,
che si ferma col Sassuolo. Bene Milan e Lazio, si arresta la Samp

ROMA (Italy) - Tra la corsa a due per lo Scudetto e quella per la Champions, dal numero di partecipanti ancora ignoto, c’è una grande analogia: la settima giornata di questa Serie A ha rimescolato le carte lanciando pretendenti inattese –almeno sino a qualche settimana fa- e costringendo a stop imprevisti le squadre che sembravano più in forma.

Tra la Juventus e la Roma c’è ora un solo punto, ma i veleni dello scontro al vertice di due settimane fa sono ancora di moda, soprattutto all’ombra del Colosseo. Al fianco della Roma ha ripreso a correre anche la Lazio, che ha messo insieme 9 punti di fila, preceduta dal Milan, vittorioso a Verona. Resta terza la Samp, che sfiora la debacle a Cagliari, mentre l’Udinese di Stramaccioni registra una sconfitta a Torino che ridimensiona le ambizioni della piazza friulana.


E’ uno stop inatteso quello della Juventus, che si fa bloccare dal Sassuolo al Mapei Stadium: i padroni di casa passano addirittura in vantaggio al 13’ quando Zaza, sfruttando il servizio di Longhi, fredda Buffon con un fantastico tiro al volo, ma la reazione bianconera è immediata. Se Llorente continua a giocare solo di sponda senza riuscire ad essere decisivo in area di rigore, è Tevez a trascinare l’attacco: l’Apache ruggisce, lotta, recupera e serve a Pogba la palla del pari, che il talentuoso francese concretizza con un imparabile destro a giro. Consigli, eroe di serata, si esalta sullo scatenato Pogba, quindi pure su Tevez, ma nel finale una punizione da distanza siderale di Berardi rischia di far affondare la capolista. La Juve, ancora in cima, ha quindi solo una lunghezza di vantaggio sulla Roma, che rifila tre sberle al Chievo senza pensarci due volte. I giallorossi, a 72 ore dal delicatissimo confronto di Champions con il Bayern Monaco, passano subito con un colpo di testa di Destro, seguito da un capolavoro di Ljajic, che piega le mani a Bardi da posizione defilata. Il penalty trasformato da Totti (che sfiorerà più volte la doppietta nei minuti successivi) chiude i giochi: mezz’ora di fuoco e 60 minuti di accademia per gestire il vantaggio e le energie. La banda di Garcia ha ripreso la marcia a ritmi serrati mentre la panchina clivense è la prima a saltare in questa Serie A: Corini è stato infatti esonerato in serata, reo di non aver dato gioco e punti alla sua squadra. Sarà Rolando Maran, in cerca di riscatto dopo la difficile stagione di Catania dello scorso anno, il suo sostituto.

Nell’interessante confronto dell’ora di pranzo è la Lazio a prevalere sulla Fiorentina, che cade al Franchi, sino ad ora fortino inespugnabile. I viola, che non avevano ancora incassato gol tra le mura amiche in quattro partite tra Campionato ed Europa League, affondano sotto i colpi dei biancocelesti. Ad aprire le danze è Djordjevic, al quinto sigillo in tre partite, che al 35’ corona con un movimento da centravanti puro l’affondo di Candreva. Quindi ancora Candreva, assist-man di giornata, prima sciupa tentando generosamente di servire Onazi a porta spalancata, poi di nuovo in ripartenza serve a Lulic il 2-0 con Neto ormai battuto. Successo esterno anche per il Milan, corsaro a Verona: i rossoneri trovano il fortunoso vantaggio all’improvviso, quando Marques, nel tentativo di allontanare un pallone dall’area di competenza, calcia nella sua porta in maniera piuttosto goffa. Poi spazio per una nuova puntata dello show personale di Honda, che sigla una doppietta usufruendo di altrettante verticalizzazioni geniali di El Shaarawy (schierato titolare dopo le polemiche di metà settimana) e Rami. Bello ed inutile l’assolo finale di Nico Lopez, che restituisce le speranze sottratte un minuto dopo all’Hellas da Nenè, che non riesce a sfruttare l’ondata di energia positiva prodotta dall’1-3 calciando sulla traversa a porta spalancata. La rimonta, anche se parziale, riesce invece al Cagliari. Al Sant’Elia, infatti, la Samp esce con un 2-2 che sa tanto di occasione sprecata, dato che gli uomini di Mihajlovic, ancora imbattuti, più che festeggiare il punto guadagnato devono recriminare per le due lunghezze lasciate per strada. Gabbiadini ed Obiang, protagonista di una energica azione personale, permettono ai doriani di chiudere il primo tempo in vantaggio di due gol, ma Zemanlandia fa (quasi) un’altra vittima dopo l’Inter: Avelar, impeccabile dal dischetto, e Sau, con un movimento fulmineo in area, ristabiliscono la parità nel convulso finale, in cui i sardi sfiorano addirittura il successo complice l’inferiorità numerica ospite (espulso Cacciatore).

Infine i tre successi interni della domenica: l’Atalanta supera il Parma in extremis segnando il primo gol stagionale in casa, un gol che porta la firma di Richmond Boakye, lesto a sfruttare una respinta di Mirante su un tiro tutt’altro che potente di Cigarini. Quindi l’altro 1-0, quello del Torino sull’Udinese, cristallizzato da un colpo di testa di Quagliarella, al quarto centro stagionale, al 62’. E’ proprio l’attaccante campano a condannare la squadra che lo ha lanciato: gli Strama-boys, nonostante la sconfitta, restano in zona Europa League, ma gli ultimi due passaggi a vuoto non sono un buon presagio per il proseguo della stagione. Ultima, ma non per importanza, la seconda vittoria in zona Cesarini, vale a dire quella del Palermo, che piega il Cesena al 91’ con l’incornata di Gonzalez, servito perfettamente da Dybala da calcio d’angolo. Era stato proprio l’attaccante argentino, arrivato alla corte di Zamparini due anni fa per 12 milioni di euro, a trovare il gol (bellissimo) del vantaggio, prima del pari di Rodriguez, arrivato su calcio di rigore e vanificato solo nei minuti di recupero. Tra panchine saltate e confermate, gol insperati ed attesi, va in archivio anche questa giornata: la Serie A inizia a prendere decisamente forma. (Angelo Mingolla)


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Serie A, sesta giornata: al comando c’è solo la Juve
Bonucci decide lo scontro al vertice dello Stadium: è 3-2 alla fine di una partita piena di episodi
Continua a sorprendere la Samp, bene anche il Milan

ROMA (Italy) - Tra cartellini gialli e rossi sventolati qua e là, intermezzati da diversi errori di Rocchi disseminati in tutto l’arco della partita, è un gol spettacolare di Bonucci a risolvere (almeno per ora) il grande enigma che la Serie A si porta dietro da inizio Campionato. La Juventus, superata in extremis la Roma, prosegue la sua marcia trionfale ed è in fuga in una classifica che inizia a ricompattarsi. I capitolini, secondi, hanno adesso soltanto una lunghezza di vantaggio sulla sorprendente Sampdoria.

Più indietro il Milan, rilanciato dal successo sul Chievo, mentre la Lazio, rivitalizzata dai gol di Djordjevic, inizia a scalare posizioni su posizioni mettendosi alle spalle un avvio piuttosto complicato. E’ tempo di primi verdetti, ma anche di ulteriori domande. Siamo solo alla sesta, non possiamo pretendere di sapere già tutto di questo Campionato.


Agonismo, rabbia, intensità ed episodi: alla fine è la Juventus a spuntarla sulla Roma in una partita selvaggia, più ricca di cuore che di razionalità. Il convulso primo tempo si chiude in parità: sono due rigori trasformati da Tevez, a quota 6 nella classifica cannonieri, ad aprire e chiudere le marcature. Nel mezzo un altro penalty, procurato e trasformato da Totti, ed una fiammata di Iturbe, servito splendidamente in verticale dallo scatenato Gervinho. Tante le polemiche dopo i primi 45 minuti: dubbi entrambi i rigori concessi alla Juve, netto quello negato per un intervento irregolare ai danni di Marchisio. E così la partita continua a trascinarsi dietro di sé quell’alone di cattiveria che l’ha contraddistinta: tra una randellata e l’altra, Morata coglie in pieno di testa l’incrocio dei pali, prima di essere espulso insieme all’avversario Manolas (protagonista di un match encomiabile a livello difensivo) per un accenno di rissa. Tanti episodi, come scritto sopra, tra cui quello cruciale, e forse non solo nell’ottica singola di questa partita: Bonucci, sempre più l’anima della sua squadra, si traveste da Pirlo, sostituito poco prima ma capace di ottimo impatto al rientro, e batte Skorupski con un gol capolavoro, ma anch’esso causa di polemiche per la posizione irregolare di alcuni suoi compagni. Saranno tante le discussioni da bar e da salotto, quel che è certo è che la Juventus continua a comandare. Anche se la leadership non pare esattamente quella degli anni passati.
Affermazione di spessore anche quella del Milan, che si impone sul Chievo per 2-0 nell’anticipo del sabato. A San Siro i rossoneri ritrovano il sorriso dopo tre partite senza vittoria, ma le reti arrivano solo nella ripresa: negato un rigore all’ex di turno Maxi Lopez, atterrato in area di rigore dal rientrante Alex, è una conclusione di controbalzo di Muntari a sbloccare il risultato. Quindi Honda, rivitalizzato dalla cura-Inzaghi, sale in cattedra: il nipponico prima fallisce a pochi passi dalla porta, poi delizia il pubblico di casa con una punizione da antologia. Successo interno nell’altro anticipo anche per il Verona, che risolve la pratica-Cagliari all’ultimo istante e rimane agganciato al Milan a quota 11 in classifica. Gli uomini di Zeman, reduci dalla scorpacciata contro l’Inter, smarriscono la lucidità della scorsa settimana e rischiano di affondare sotto i colpi di Jankovic, che colpisce in pieno la traversa da distanza siderale, e Toni, che dopo essersi visto annullare un gol regolare colpisce un’altra traversa con una testata da pochi passi. Quando le speranze gialloblu sembrano svanire, la giustizia divina calcistica interviene: Tachstidis, raccolta una respinta, pesca un bolide dal limite imparabile per Cragno e punisce così sul foto-finish proprio l’allenatore che lo ha lanciato. Sempre nei minuti di recupero si interrompe la favola dell’Udinese, costretto al pari dal Cesena. I friulani sbloccano il risultato con un capolavoro tecnico di Fernandes, ma un rigore inesistente fischiato per presunta trattenuta ai danni di Rodriguez condanna gli Strama-boys: Cascione, freddo dagli undici metri, spiazza Karnezis e pareggia il conto. L’ultima delle tre sfide risolte all’ultimo è Parma-Genoa, che vede gli ospiti portare a casa i tre punti al 94’ con un gol di Matri, servito in profondità da Rincon dopo una palla persa ingenuamente a metà campo da Lucarelli. La partita, sbloccata dal pregevole assolo di Perotti, era stata riagguantata dai ducali grazie a Coda, abile a sfruttare l’affondo laterale di Gobbi e depositare di petto il pallone in fondo al sacco.

Tante emozioni anche all’Olimpico, dove la Lazio piega il Sassuolo seppur con non pochi patemi d’animo. Una sberla di Mauri porta subito avanti i biancocelesti, ancora a segno al 25’ con Djordjevic, protagonista di uno stacco imperioso. Berardi, con la complicità di Marchetti, accorcia in contropiede, Candreva sembra metterci una pietra sopra da pochi passi, ma poi ancora Berardi, stavolta su rigore, riapre i giochi. Finisce 3-2 con un rosso a testa (Cana per la Lazio, Peluso per i neroverdi). Se la favola dell’Udinese si è almeno fermata, prosegue il momento d’oro della Sampdoria, attuale terza forza del Campionato: Gabbiadini, lanciato chirurgicamente da Obiang, fredda Sportiello dopo un coast-to-coast da maratoneta e decide, dopo il derby, anche la sfida casalinga con l’Atalanta. I blucerchiati, forti dei loro 14 punti in classifica e soprattutto ancora imbattuti, possono cominciare a pensare in grande.

Infine il primo successo dell’Empoli, che si aggiudica lo scontro-salvezza col Palermo al Castellani. Maccarone sblocca già al 4’ correggendo di tacco un cross di Mario Rui, che fornisce un altro assist a Tonelli, la cui incornata beffa Sorrentino. L’imprevedibilità di Vazquez e Dybala, i giovani terribili di Iachini, sembra un ricordo lontano: il Palermo è un’ombra, ed il gol di Pucciarelli (al terzo sigillo stagionale) rischia seriamente di far saltare la prima panchina di questa Serie A. Il vulcanico presidente Zamparini, reduce da due sconfitte pesanti, adesso avrà bisogno più di risultati che di spiegazioni. Il Campionato si ferma per gli impegni delle Nazionali, ma le riflessioni societarie terranno banco in queste settimane cruciali per il proseguo della stagione.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, quinta giornata: per lo Scudetto è discorso a due
Roma e Juve, che continuano a sfidarsi, hanno fatto il vuoto
Crollo interno dell’Inter, solo pari per Milan e Fiorentina. Si rialza il Napoli

ROMA (Italy) - Più che un presentimento adesso è la crudele realtà: il presumibile braccio di ferro Roma-Juventus torna decisamente d’attualità in un Campionato spaccato in due tronconi.

Alle spalle delle prime, infatti, nessuna riesce a reggere il ritmo incessante imposto dalle migliori. In attesa dell’Udinese, di scena al Friuli col Parma nel posticipo del lunedì, le milanesi registrano un’altra pagina amara: l’Inter si fa travolgere dal Cagliari di Zeman tra le mura amiche, mentre il Milan non va oltre l’1-1 a Cesena che, dopo il deludente pari esterno di Empoli, allontana definitivamente gli uomini di Inzaghi dai primi gradini della classifica. Callejon rilancia le ambizioni del Napoli, che ritrova il successo dopo tre passaggi a vuoto, mentre la Fiorentina, sempre più decimata dalle assenze, impatta a Torino.


I delicati impegni di Champions alle porte non distraggono le prime della classe. La Roma apre la quinta giornata con un successo sul Verona, ben schierato da Mandorlini ma costretto a capitolare di fronte a due grandi giocate individuali. I giallorossi creano pochi grattacapi alla retroguardia avversaria, ma ad un quarto d’ora dalla fine una saetta improvvisa di Florenzi sblocca il risultato. Gervinho ispira, Florenzi sciupa la chance del bis e Destro, anche lui vicino al raddoppio in precedenza, chiude i conti con un bolide da oltre 40 metri che coglie impreparato il giovane Gollini. Severa anche la lezione impartita dalla Juventus all’Atalanta di Colantuono: i bianconeri, passati in vantaggio al 35’ con Tevez, lesto a sfruttare un affondo di Lichtsteiner, rischiano di incassare la prima rete stagionale quando Molina, appena entrato, viene travolto da Chiellini in area. Orsato concede il rigore che Denis, ipnotizzato da Buffon, fallisce. Oltre al danno, già di per sé notevole, c’è spazio anche per la beffa, dato che in occasione della ripartenza scaturita dal penalty parato, Tevez pesca il secondo sigillo personale con la complicità di Sportiello. Ad arrotondare il risultato ci pensa Morata, alla prima gioia bianconera: l’incornata del centravanti spagnolo su cross di Pereyra fissa definitivamente il punteggio sul 3-0.

Detto, fatto. Zeman, che aveva confessato alla vigilia di andare a nozze contro le difese a tre, gioca il più brutto degli scherzi all’Inter: il Cagliari, infatti, espugna San Siro centrando la prima vittoria stagionale. I sardi bussano già al 10’ con Sau, rimesso in gioco da un colpo di testa di Nagatomo, ma si lasciano riprendere ingenuamente da Osvaldo, che mette dentro l’assist di un astuto Palacio, che batte velocemente la punizione procurata sorprendendo l’intero reparto arretrato nemico. Poi Nagatomo, già in difficoltà, rimedia due ammonizioni in tre minuti e lascia in dieci la squadra di cui è il capitano. L’Inter accusa l’inferiorità numerica ed affonda sotto i colpi di Ekdal, autore di tre inserimenti perfetti e vincenti. Ibarbo si scatena sulla fascia, mentre Vidic, che continua a soffrire l’impatto col calcio italiano, concede un rigore che il solito Handanovic para. L’errore dal dischetto di Cossu conta poco, dato che il 4-1 di fine primo tempo rimane invariato per tutto il resto della partita. Più equilibrata la sfida del Manuzzi, che vede il Milan accontentarsi dell’1-1 con il Cesena: Succi porta subito avanti i suoi sfruttando una respinta infelice di Abbiati, cancellando così il buon avvio rossonero. Il gol del pari (meritato) arriva grazie a Rami, che trafigge Leali con un preciso colpo di testa sugli sviluppi di un corner ben calciato da Honda. Gli uomini di Inzaghi, rivitalizzati, non trovano la giocata vincente, come la Fiorentina, bloccata all’Olimpico dal Torino. Cuadrado va a fare compagnia a Gomez e Rossi in infermeria, impoverendo ulteriormente il tasso tecnico di una squadra decimata dalle assenze. I granata, dopo un primo tempo alla pari, passano al quarto d’ora della ripresa: Quagliarella si muove perfettamente spalle alla porta e, trovato lo spazio per calciare, giustizia Neto. La reazione ospite è più verde che viola, dato che sono i più giovani a costruire il gol del pari: il neo-entrato Bernardeschi buca con un filtrante la retroguardia granata e Babacar, che si inserisce perfettamente, fa secco Gillet.

1-1 anche a Verona tra Chievo ed Empoli, dove succede tutto nella ripresa: Meggiorini sblocca il risultato al quinto mettendosi alle spalle la noia di un brutto primo tempo, ma la reazione ospite si materializza nel gol di Pucciarelli, che bissa così il sigillo di martedì contro il Milan. Infine il successo del Napoli, che ritrova il sorriso in casa del Sassuolo nel match dell’ora di pranzo: se Higuain continua a latitare, almeno a livello realizzativo, allora ci pensa Callejon a decidere la partita con un inserimento da manuale. La traversa di Peluso ed il colpo di testa a lato di Pavoletti aumentano i rimpianti dei neroverdi, che adesso sono ultimi in classifica a quota 3. Diciotto squadre in sei punti e due che giocano un torneo a parte: è la dura legge di questa Serie A. (Angelo Mingolla)


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Serie A, terza giornata: Roma e Juve sono già in fuga
Continua il braccetto ai vertici della classifica delle protagoniste dello scorso Campionato
Prima sconfitta per il Milan di Inzaghi

ROMA (Italy) - Vincono di misura o quasi, senza entusiasmare particolarmente nel gioco, ma concedendo non più di una occasione all’avversario a partita. Roma e Juventus hanno una filosofia di calcio ed un’interpretazione tattica diversa, eppure sono straordinariamente simili: entrambe a punteggio pieno, entrambe in vetta, entrambe con un perentorio 0 alla casella dei gol subiti.

Il primo a farne le spese è stato il Milan, ingabbiato dalla manovra bianconera e costretto alla sconfitta, seppure a testa alta, tra le mura amiche. Quindi il Cagliari di Zeman, neutralizzato nelle idee e nel gioco da una Roma che è riuscita ancora a vincere risparmiando energie preziose da spendere strada facendo in un calendario sempre più fitto. Sprofonda anche la Lazio in quel di Marassi, mentre il Parma, spinto dall’inesauribile genio di Cassano, alza di nuovo la testa. E’ la giornata delle conferme, ma anche quella delle sorprese.


La sentenza del primo big-match della stagione è inconfutabile: questo Milan è ancora troppo poco per la Juventus, che espugna San Siro nell’anticipo serale del sabato. I rossoneri tengono bene il campo nel primo tempo, in cui fioccano le occasioni: Honda costringe Buffon al miracolo, Marchisio risponde centrando in pieno il palo e Pereyra, che si butta continuamente negli spazi, sfiora il colpo grosso in due circostanze. Nella ripresa cresce di intensità la prova dei bianconeri, che affondano il colpo al 71’ con un triangolo fulmineo condotto da Tevez e Pogba. Il francese premia con uno scavetto l’inserimento dell’Apache che, entrato in area di rigore, gela Abbiati e le speranze dei tifosi rossoneri. Un gol, quello di Tevez, meno bello rispetto alla prodezza dello scorso anno, ma certamente più importante. Inzaghi sfodera l’artiglieria pesante lanciando Torres e Pazzini nel convulso finale, ma l’unico brivido è procurato dal solito Menez, atterrato in area di rigore: stavolta il penalty non arriva. Ad arrivare è, invece, una sconfitta che riporta sulla Terra l’ambiente meneghino, caldissimo alla vigilia ma ora consapevole del fatto che la strada da percorrere verso le posizioni di vertice è ancora tanta. Un cammino già compiuto dalla Roma, che liquida il Cagliari in scioltezza e senza lasciare per strada troppe forze: i capitolini passano già al 10’ grazie al sigillo di Destro, che appoggia in rete il più semplice dei palloni su assist di Florenzi. Proprio Florenzi, due minuti dopo, sfrutta un movimento spalle alla porta di Gervinho per inserirsi e fulminare Cragno. Da segnalare l’esultanza del centrocampista giallorosso, che va ad abbracciare la nonna, come promesso alla vigilia. I padroni di casa amministrano con facilità mentre gli ospiti, travolti dall’uno-due iniziale, non riescono a creare alcuna occasione. Sicuri che questo Cagliari sia una squadra di Zeman?

Qualche certezza in più la concede il Genoa, trascinato ancora una volta da Pinilla nella partita interna con la Lazio. I biancocelesti sfiorano il gol in molteplici occasioni nei primi 45’, ma Perin è sempre attento, in particolare su una bordata di Lulic. I rossoblu escono dagli spogliatoi con una testa diversa ed iniziano a tenere botta all’avversario: la Lazio perde pezzi (espulso De Vrij per fallo di mano), sciupa ancora in contropiede con Candreva e alla fine subisce la beffa definitiva. Perotti, largo sulla fascia, mette al centro un pallone che Pinilla spedisce dritto in porta. Sorpasso nel risultato ed anche in classifica, dato che la Lazio, alla seconda sconfitta consecutiva lontano dall’Olimpico, resta ferma a quota 3. A farle compagnia c’è il Parma, corsaro al Bentegodi contro il Chievo: gli uomini di Corini trovano il vantaggio al primo affondo con un perfetto inserimento di Izco, al primo gol con la casacca clivense. Il Parma, pericoloso già nel primo tempo, si risveglia a ripresa inoltrata grazie al suo fuoriclasse, ovvero Antonio Cassano, che regala due gol da antologia intermezzati dal sigillo di Coda, l’arma a sorpresa dei ducali. La deviazione in mischia di Paloschi, per il 2-3 definitivo, conta solo per le statistiche. Zero gol, e zero emozioni, anche a Reggio Emilia, dove Sassuolo-Samp termina a reti bianche: gli squilli ospiti di Gabbiadini ed Eder impensieriscono i neroverdi, pericolosi nel finale solo con Floccari dopo qualche tentativo velleitario di Floro Flores. Certo, la porta inviolata dopo la pioggia di reti incassata dall’Inter domenica scorsa è un buon segnale, ma troppo poco per una squadra che sembrava nutrire ambizioni diverse. Pari, infine, anche a Cesena, dove l’Empoli rimonta ottenendo un prezioso 2-2. Marilungo fa esplodere il Manuzzi alla mezz’ora, quando, impattata la traversa di testa, riesce a correggere in porta avventandosi sulla deviazione. Neanche due minuti dopo Defrel, protagonista di un’ottima azione personale, piega le mani a Sepe mettendo in cassaforte, almeno apparentemente, il risultato. Nel secondo tempo, infatti, l’Empoli esce allo scoperto: Tavano accorcia le distanze su rigore, quindi Rugani, già vicino alla gloria personale in precedenza, batte in mischia Leali fissando il punteggio in parità. Un punto a testa non è mai troppo, ma non fa certo male a nessuna delle due neopromosse.
(Angelo Mingolla)


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Serie A, seconda giornata: la Juve risponde allo squillo della Roma
Allegri e Garcia in testa alla classifica, ma poco dietro c’è l’Inter, travolgente col Sassuolo
Fiorentina più grigia che viola, harakiri del Napoli col Chievo

ROMA (Italy) - Ci siamo messi alle spalle i primi 180 minuti di questa Serie A, pochi ma già abbastanza per i primi verdetti. Il braccio di ferro Roma-Juve prosegue senza esclusione di colpi, mentre alle spalle è bagarre totale. Il settebello contro il Sassuolo candida l’Inter ad un posto da protagonista, mentre il Napoli, superato dal modesto Chievo, scende dal treno delle grandi, almeno per una giornata. Samp ed Atalanta, protagoniste di un avvio sprint, sono le uniche a fare compagnia ai nerazzurri. Piove sul bagnato, invece, in casa viola: la Fiorentina, indebolita dal lungo infortunio di Rossi, non va oltre lo 0-0 interno col Genoa. Fari decisamente spenti nell’avvio di stagione della squadra di Montella. Con un occhio alla Champions ed uno al Campionato, la Roma sbanca Empoli ottenendo il massimo risultato col minimo sforzo. Disastrosa, invece, la seconda di Rafa Benitez: il Chievo fa il colpo grosso a Napoli ridimensionando notevolmente le ambizioni della piazza partenopea.


Con un occhio alla Champions ed uno al Campionato, la Roma sbanca Empoli ottenendo il massimo risultato col minimo sforzo. A pochi giorni dalla sfida col Cska, che dirà già tanto sul destino europeo capitolino, gli uomini di Garcia espugnano il Castellani grazie ad una sfortunata autorete di Sepe, che ribatte involontariamente con la schiena la bordata di Nainggolan terminata sul palo. Le fiammate del belga, ancora una volta il migliore in campo, accendono una partita più complicata del previsto, in cui i toscani, che avrebbero certamente meritato qualcosa in più, si difendono con ordine e sfiorano la rete in due circostanze, rispettivamente con Tavano e Mchelidze. Più agevole il successo della Juventus, che piega l’Udinese senza troppi patemi d’animo. Un affondo di Lichtsteiner permette a Tevez di battere Karnezis già all’ottavo minuto, e questo è solo il preludio di un primo tempo difficile per la squadra di Stramaccioni. I friulani trovano il pari con Bubnijc, che corregge in fondo al sacco una conclusione sbilenca di Danilo, ma Damato annulla per dubbia posizione di fuorigioco. E allora la Juve, vicina a più riprese al raddoppio, alla fine chiude i conti con una stilettata di Marchisio, che vale il 2-0 definitivo. Per Allegri è buona pure la seconda.

Disastrosa, invece, la seconda di Rafa Benitez: il Chievo fa il colpo grosso a Napoli ridimensionando notevolmente le ambizioni della piazza partenopea. Bardi para tutto, compreso un rigore ben calciato da Higuain ed una testata ravvicinata di Zapata a tempo scaduto. Gli ospiti, invece, si rendono pericolosi solo due volte, sempre con Maxi Lopez: il primo tentativo dell’argentino si stampa sulla traversa, il secondo finisce dritto in porta. Lezione severa, un po’ come quella impartita dall’Inter al Sassuolo. Il 7-0 di quasi un anno fa, che sembrava uno sporadico e lontano episodio, torna d’attualità in un pomeriggio a tratti surreale. Kovacic accende il motore nerazzurro a suon di accelerazioni, mentre Icardi sfrutta le giocate del compagno: è proprio il bomber 21enne ad aprire i conti, prima del raddoppio del croato. Quindi altre due reti a testa ancora per Icardi (da centravanti vero) ed Osvaldo, sempre più nel vivo del gioco nerazzurro. Hernanes illumina ancora poco, Medel sradica palloni a tutto campo e Guarin, in cima alla lista dei partenti sino a pochi giorni fa, manda la partita agli annali con una bordata imparabile per Consigli. Successo interno convincente anche per la Lazio, che rifila tre gol ad un malcapitato Cesena, forse ancora in festa dopo l’esordio vincente. Una volèe di Candreva sblocca il risultato, quindi ancora l’87 biancoceleste fornisce a Parolo la palla del raddoppio. La rasoiata al veleno di Mauri, ben servito dal subentrante Klose, completa la festa.

Sorrisi anche sulle due sponde di Genova. La Sampdoria liquida il Torino nell’anticipo dell’ora di pranzo e si porta a quota 4 in classifica: Gabbiadini apre i conti che Okaka, protagonista di un pregevole spunto personale, chiude definitivamente. 0-0 invece tra Fiorentina e Genoa: al Franchi il protagonista è Perin, lesto a sventare le minacce viola, ma nel finale Pinilla rischia il colpo grosso sfiorando un gol magnifico in rovesciata. Primo punto per entrambe le squadre, ma gli uomini di Montella stanno già iniziando a perdere di vista il treno delle grandi. Il recente infortunio di Rossi, che rientrerà a pieno regime in Primavera, spinge ancora più in giù il già basso morale. Infine l’affermazione esterna dell’Atalanta, che espugna Cagliari: un contropiede finalizzato da Estigarribia porta in vantaggio gli orobici dopo appena quattro giri di lancette, prima del raddoppio di Boakye a ripresa inoltrata. Il rigore di Cossu rinvigorisce le speranze degli uomini di Zeman, che si infrangono nel finale contro il muro bergamasco. E così i sardi, possibile sorpresa di questo avvio, si trovano già nei bassifondi di una classifica molto complicata da decifrare. Un vero e proprio enigma che potrà essere risolto soltanto strada facendo.
(Angelo Mingolla)


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Nazionale: contro l’Olanda si apre l’era-Conte
Al San Nicola in 60mila per assistere all’avvio del nuovo ciclo azzurro
Ritrovato l’entusiasmo smarrito in Brasile

ROMA (Italy) - 72 giorni sono troppo pochi per cancellare una delusione cocente come quella del Mondiale brasiliano, ma si può almeno cominciare a dimenticare. Soprattutto se quello che si apre stasera è un ciclo tutto nuovo, guidato da un c.t. che ha messo d’accordo tutti al momento della firma. Si tratta, ovviamente, di Antonio Conte, un tecnico che risponde perfettamente alle esigenze dell’intero sistema calcistico italiano, ansioso di un rinnovamento radicale che possa riportarlo almeno in scia di quelli che l’hanno visibilmente superato. Cultura del lavoro, rispetto e mentalità vincente: questo è il credo di Conte, questo è il futuro (decisamente immediato) del nostro calcio. L’allenatore salentino ha voluto prendersi una responsabilità notevole, ulteriormente ingigantita dalle beghe contrattuali che, una volta risolte, lo hanno portato a guadagnare più del doppio rispetto a quanto stabilito grazie all’intervento di Puma, provvidenziale nel calcio dei media e degli sponsor. E’ la sua grande occasione, ma anche quella del nostro calcio. Insomma, è l’occasione di tutti. Tanto vale sfruttarla.


Garanzie - E se già l’esordio di stasera ha un valore simbolico che va ben oltre il risultato dell’amichevole, la cornice e l’avversario sono da grande palcoscenico. L’Italia ospita l’Olanda, piazzatasi sul gradino più basso del podio nell’ultima rassegna continentale, nel caldissimo San Nicola, uno stadio che sta vivendo una favola magnifica come quella del Bari. Se non ci sarà il tutto esaurito ci si andrà molto vicini, e già questo basta per rendere l’idea di quanta pressione abbia scandito i vari momenti della vigilia. ‘’Spero di riuscire a chiudere occhio stanotte (ieri notte, ndr) –ha esordito Conte in conferenza stampa, raccontando- in quella passata non ce l’ho fatta. Ma la cosa positiva è che quando dormo poco penso tanto, anche alle formazioni’’. Proprio a proposito di formazioni, pare che Conte debba sciogliere ben pochi dubbi. L’ex allenatore juventino è orientato verso il 3-5-2, un modulo che conosce a memoria. Come Bonucci, che comanderà la retroguardia, affiancato da Astori e Ranocchia. Sarà De Rossi a posizionarsi davanti alla difesa, affiancato da Marchisio e Parolo che agiranno da mezze ali, mentre sulle fasce spazio ad un esterno offensivo, cioè Candreva, ed uno con attitudini più difensive, vale a dire Darmian. Immobile certo di una maglia da titolare davanti, dovrebbe essere Giovinco, favorito nel ballottaggio con El Shaarawy e Zaza, ad affiancarlo. A proteggere i pali Sirigu, anche se Conte ha spiegato chiaramente che ‘’è Buffon il titolare’’.

Responsabilità e vittorie - L’esordio sulla panchina azzurra proprio a Bari, il suo trampolino di lancio verso una brillante carriera da allenatore, forse non è una semplice coincidenza. Quel che è certo è che proprio da Bari ripartirà il sogno di un’intera nazione, agli ordini di colui che si è presentato come un vero e proprio ‘’allenatore di tutti’’. La posta in gioco è enorme, come i rischi di una scelta così improvvisa:’’Sapevo che mi sarei preso una grande responsabilità ad assumere questo incarico, ma speriamo di diventare un esempio di riscossa in un momento difficile per tutto il nostro Paese. Sappiamo bene che dietro la squadra ci sarà l’intera nazione’’. Certo che per far ripartire il nostro sistema calcistico è necessario tornare a successi prestigiosi. Conte è stato chiaro:’’Vincere piace a tutti, ma non è per tutti. Occorre essere speciali. Ci auguriamo di diventarlo dalla partita di domani’’. Come diventare speciali tutto d’un tratto? Con un mix ben dosato di ‘’veterani e giovani promettenti’’. Buffon, Barzagli, De Rossi e Pirlo saranno fondamentali per prendere per mano i nuovi protagonisti e farli sentire parte del nuovo progetto, in modo tale che crescano come uomini, prima ancora che come calciatori.

Avversari - Si apre un ciclo tutto nuovo anche per i nostri avversari. Van Gaal ha lasciato, gettandosi a capofitto nell’impresa, sino ad ora tutt’altro che agevole, di rilanciare il Manchester United. Il suo testimone è passato a Guus Hiddink, già alla guida degli Orange dal 1995 al 1998 con tanto di quarto posto al Mondiale francese. Assenti Strootman e Robben, Hiddink è intenzionato a disegnare un 4-2-3-1 decisamente meno prudente rispetto al 5-3-2 adottato da Van Gaal in Brasile. Confermato Cillessen tra i pali, i terzini saranno Janmaat e Blind, fresco di passaggio proprio allo United, mentre la coppia centrale sarà composta da De Vrij, da poco arrivato alla Lazio, e Martins Indi. De Jong e Wijnaldum nel cuore del centrocampo: tanti muscoli, polmoni grandi, ma piedi ruvidi. Davanti, invece, larghi Kuyt e Lens, mentre sarà l’estro di Sneijder a supportare l’imprevedibile Van Persie. Un mix di esperienza ed inconsapevolezza per scrivere una pagina nuova. Una pagina il cui incipit non sembra poi troppo diverso rispetto al nostro. (Angelo Mingolla
)


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Serie A, prima giornata: Milan e Napoli rispondono alle prime
Anche Inzaghi e Benitez in testa alla classifica
L’Inter stecca a Torino, il solito Di Natale si carica sulle spalle l’Udinese

ROMA (Italy) - Gli anticipi avevano riproposto il braccio di ferro Juventus-Roma, costante dello scorso Campionato, ma nella prima domenica di Serie A sono arrivati squilli interessanti anche dagli altri campi. Il Napoli ha espugnato Marassi all’ultimo istante, grazie ad un gol del neo-arrivato De Guzman, lesto a sfruttare un’azione in mischia. Tanto rammarico per il Grifone che, riacciuffato il pari con una perentoria incornata di Pinilla, si è visto sfuggire il primo punto stagionale. La rete dell’iniziale vantaggio partenopeo porta invece la firma di Callejon, deludente nei preliminari di Champions: letale la rasoiata dell’esterno spagnolo, ispirato dal solito Higuain.

Destini diversi sulle due sponde dei Navigli: il Milan di Inzaghi ha ritrovato serenità con un secco 3-1 rifilato alla Lazio. Va forte invece l’Udinese, che supera l’Empoli grazie al solito Di Natale.


Milanesi – Destini diversi sulle due sponde dei Navigli: il Milan di Inzaghi ha ritrovato serenità con un secco 3-1 rifilato alla Lazio. In attesa di vedere all’opera Fernando Torres, i rossoneri, partiti con un 4-3-3 sperimentale, possono godersi un El Shaarawy in stato di grazia. Il Faraone ha interamente guidato il contropiede nell’azione del vantaggio, servendo ad Honda un pallone che il giapponese non poteva che mandare in porta. I tanti errori commessi da una Lazio molto disordinata hanno agevolato il compito dei padroni di casa, che hanno raddoppiato anche nella ripresa a pochi minuti dall’inizio. Stavolta con Muntari, protagonista di un inserimento con tempismo perfetto sul cross di Abate. Il rigore procurato e trasformato da Menez ha allargato un risultato messo in dubbio dall’autorete di Alex, ma rimasto invariato anche complice il penalty fallito da Candreva. Rigore parato anche da Handanovic nello 0-0 tra Torino ed Inter. Lo sloveno è stato bravo a respingere la conclusione centrale di Larrondo, che non ha così saputo sfruttare la ghiotta chance del vantaggio, una chance scaturita da un fallo molto dubbio di Vidic ai danni di Quagliarella. E proprio Vidic si è lasciato espellere a tempo scaduto, quando Doveri, responsabile di errori imperdonabili negli episodi-chiave della partita, lo ha allontanato per un presunto applauso ironico. Decisioni arbitrali a parte, tante ombre e poche luci nell’abulica partita degli uomini di Mazzarri, che hanno decisamente bisogno di qualche nuovo innesto nell’ultimo giorno di mercato.

Altre – Va forte invece l’Udinese, che supera l’Empoli grazie al solito Di Natale. La doppietta dell’attaccante napoletano arriva tutta nella ripresa: dapprima una triangolazione veloce con Muriel lo manda in porta, quindi un retropassaggio sciagurato di Laurini gli consente di mettere a segno il gol numero 211 con la casacca bianconera. Successo interno anche per il Cesena sul Parma: a decidere la sfida del Manuzzi è una testata dell’attaccante spagnolo Rodriguez, che regala così il primo acuto all’undici di Bisoli. Urlo strozzato in gola per l’altra neopromossa: il Palermo si fa infatti riprendere dalla Sampdoria all’ultimo istante, vanificando così l’iniziale vantaggio di Dybala, autore di un fantastico coast-to-coast verso la porta di Viviano. La Samp, rimasta in dieci a fine primo tempo per l’espulsione di Regini, riacciuffa il risultato nel recupero con un gol di capitan Gastaldello. 1-1 anche tra Sassuolo e Cagliari: una favolosa girata al volo di Zaza porta avanti i neroverdi, ma appena un minuto dopo Sau sfrutta un affondo di Balzano per fissare il punteggio in parità. Infine il pareggio a reti bianche fra Atalanta e Verona: il giovane Sportiello non fa rimpiangere Consigli, salvando un gol fatto di Jankovic, uno dei pochi lampi di un match tutt’altro che brillante. Adesso la sosta per le Nazionali per ricaricare subito le batterie e permettere ai nuovi arrivati di integrarsi nei meccanismi che vanno via via collaudandosi. Da metà settembre si torna a fare sul serio. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 1.a giornata: riprende il duello Juve-Roma
Prime risposte negli anticipi del sabato: i bianconeri espugnano il Bentegodi, 2-0 capitolino alla Fiorentina

ROMA (Italy) - Quanto è stata lunga, a tratti interminabile, l’estate che il calcio italiano si è appena messo alle spalle. Un’estate piena di novità, tutte infelici: dalla disfatta nel Mondiale carioca alla discussa elezione di Tavecchio, passando attraverso la cessione di Balotelli, un bad boy a cui, pur criticandolo, tutti abbiamo aggrappato le nostre speranze nella rassegna brasiliana. Ma qualcosa non è cambiato.
La magia della Serie A appena nata ha voluto che a sfidarsi per prime fossero ancora Juventus e Roma. E in questo caso non serve alcuno scontro diretto, dato che bianconeri e capitolini continuano a lanciarsi messaggi a distanza, spinti da motivazioni, grinta e colpi di genio. L’ingenerosa classifica dello scorso anno ci ha messo in mezzo 17 punti, troppi per un confronto a tratti parso più che equilibrato.


Chievo 0-1 Juventus - Allegri e gli esordi non sono mai andati troppo d’accordo, ma la prima ufficiale sulla panchina bianconera è servita anche per sfatare questa sorta di tabù. La vittoria è arrivata spazzando via i fugaci dubbi della vigilia e, con un briciolo di fiducia negli strani giochi del destino, può essere un segnale molto confortante. Il tecnico livornese, infatti, solo una volta si era presentato con un successo, tra l’altro in un sabato d’agosto come questo: quel Campionato, iniziato con un rotondo 4-0 del Milan sul Lecce, Allegri ha finito per vincerlo. Coincidenze o non a parte, bisogna sottolineare la grande personalità di un allenatore che ha sempre dimostrato di saper gestire le situazioni più complicate. I primi 45 minuti della Juve anti-Chievo, molto delicati, sono stati perfetti: nessuna amnesia difensiva, palleggio convincente e soprattutto una interminabile catena di occasioni. Dagli spunti di Coman al palo di Vidal, dalle accelerazioni di Pogba ai legni di Tevez e Caceres. Oltre, ovviamente, al gol del vantaggio, quello che ha deciso la partita. Una rete arrivata in maniera casuale, in una situazione quasi anomala rispetto alle altre, dato che per una volta non sono stati i bianconeri a mandare il pallone verso la porta... ma è stato il pallone ad andarci da solo. Una deviazione di Biraghi, in una circostanza ancora poco chiara dopo un’overdose di replay, ha tradito uno spaesato Bardi. Giusto anche così.

Fattore C – Certo, l’azione del gol che ha deciso la partita ha riservato una buona dose di fortuna ai bianconeri, ma non fraintendiamoci. La Juve si è scontrata con i pali tre volte nel solo primo tempo per poi accarezzare il raddoppio a più riprese senza mai trovarlo. Eppure si può ugualmente parlare di fattore C. C come Coman, come Caceres, come cattiveria. Il diciottenne francesino strappato al Psg ha illuminato con improvvisi cambi di ritmo e conclusioni al fulmicotone: deve ancora essere educato, ha bisogno di approfondire tatticamente l’ostica Serie A, ma ha qualità cristalline, introvabili in un ragazzo della sua età. Meno sorprendente, ma solo perché ci ha già abituati a prestazioni di questo livello, la partita di Martin Caceres. Non solo buttafuori nell’area di competenza, ma anche insidia davanti alla porta avversaria. Tre le grandi occasioni procurate, tra cui un palo ed il colpo di testa da cui è scaturito il gol-vittoria. Infine C come cattiveria, un concetto che è rimasto nella testa degli ex giocatori di Conte (altro fattore C?): il significato è invariato, l’applicazione differente. La nuova Juve di Allegri non combina più pressing e rappresaglie, ma distende il suo raggio d’azione con un pregevole gioco manovrato. La condizione fisica è eccellente, un po’ meno la mira, ma per ora basta ed avanza questo. Allegri ha sapientemente maneggiato le alchimie vincenti lasciando anche la sua impronta nel gioco di una squadra che poteva benissimo andare avanti a memoria. Questione di personalità.

Roma 2-0 Fiorentina – Emozioni, gioie e rimpianti nel sabato sera dell’Olimpico. La Roma, quasi obbligata ad una risposta al primo sussulto bianconero, non ha tradito le aspettative stroncando immediatamente le ambizioni di una indecifrabile Fiorentina. Il primo tempo, tutto capitolino, ha visto un controllo totale degli uomini di Garcia, che hanno amministrato la partita con estrema facilità. I gigliati, quasi rinunciatari, hanno cercato invano un pachidermico Gomez con lanci profondi, dimenticandosi così per un tempo quel gioco orchestrato che li ha resi una delle squadre più belle da vedere negli ultimi tempi. Gli strappi di Nainggolan hanno cambiato le carte in tavola, e proprio da una palla recuperata a metà campo è nato il gol del vantaggio: il belga, intercettato uno sciagurato retropassaggio di Brillante, ha servito Gervinho in profondità per poi ribadire in porta la respinta di Neto sul tiro dell’ala ivoriana. Gervinho, pericoloso anche nella ripresa quando le squadre si sono allungate, continua ad essere l’uomo più imprevedibile all’interno dello scacchiere tattico di Garcia, soprattutto quando è Totti a cercarlo. Non a caso è stato proprio lui a chiudere la partita con un contropiede ispirato da Nainggolan all’ultimo istante, quando le speranze viola, rinvigorite da un’ottima ripresa, avevano comunque perso di consistenza.

Doppia faccia - Quasi rinunciatari nei primi 45 minuti, gli uomini di Montella hanno ripreso a giocare come da consuetudine nella ripresa, anche grazie all’ingresso di Josip Ilicic. E quando è cresciuta di intensità la partita viola, ci ha pensato De Sanctis a proteggere il vantaggio: prima spingendo sulla traversa una punizione telecomandata proprio di Ilicic, quindi opponendosi di istinto alla fiondata di Babacar. La linea greca Torosidis-Manolas ha retto bene, alimentando le speranze di chi non si è perso d’animo dopo la cessione di Benatia. E i tifosi gigliati, invece, avranno ancora speranze? La Fiorentina resterà la Cenerentola del Campionato oppure potrà diventare una delle protagoniste con i rientri di Rossi e Cuadrado? Interrogativi semi-esistenziali, interrogativi da calcio agostano.
(Angelo Mingolla)


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