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Champions: per il Napoli è la notte del destino
In palio ci sono i gironi: al San Mamès si riparte dall’1-1 dell’andata
Dopo la partenza di Balotelli, la cessione di Benatia al Bayern infiamma il mercato

ROMA (Italy) - Una vecchia leggenda sostiene che l’Athletic Bilbao parta già con un gol di vantaggio ogni volta che scende in campo al San Mamès. Ecco perché per il Napoli, obbligato a ribaltare lo scomodo 1-1 interno di una settimana fa, la remuntada pare ancor più complicata. Ma non impossibile.

L’imminente destino europeo (e non solo) degli uomini di Rafa Benitez passa attraverso un confronto delicatissimo che, leggende a parte, resta aperto ad ogni possibilità. Il punteggio dell’andata ed il fattore campo sono dalla parte dei baschi, che scenderanno in campo con qualche possibilità in più di arrivare ai gironi. E gli azzurri invece? A cosa devono aggrapparsi? Ad Higuain, prima di tutto, e poi agli ultimi 25 minuti di gara del San Paolo, che hanno detto tutt’altro rispetto al resto della partita.


L’equilibrio dell’Athletic è venuto meno quando il Napoli ha premuto con maggiore intensità sull’acceleratore, e così anche le certezze di Muniain e compagni hanno cominciato a scricchiolare. E’ necessario almeno un gol per aprirsi un varco verso la fase a gironi, e questo Napoli formato Dr.Jekyll-Mr.Hyde è capace di segnarlo. A patto che sia Henry Jekyll, questo è chiaro.

Mentalità – Espugnare la roccaforte basca sarà tutt’altro che semplice, ma il Napoli, ormai abituato a palcoscenici di questo tipo, deve avere fiducia nei propri mezzi. I 12 punti nel girone di ferro dello scorso anno testimoniano quanto Rafa Benitez abbia inculcato nella testa dei suoi giocatori la mentalità europea, ovvero ciò che sarà indispensabile anche nella sfida di stasera. ‘’Abbiamo tanta fiducia in noi stessi, rispettiamo sia l’avversario che lo stadio, ma scenderemo in campo per vincere – ha spiegato il tecnico spagnolo, aggiungendo – All’andata l’Athletic ha pressato molto e si è difeso bene, ma siamo riusciti lo stesso a creare quattro o cinque occasioni da gol’’. Il Napoli è obbligato a fare lo stesso anche al ritorno, ma stavolta le imprecisioni dell’andata possono diventare fatali.

Soluzioni - Fondamentali, insieme alla mentalità, anche le energie dei partenopei, che ancora non sono al top della condizione. A tal proposito, Benitez non ha nascosto che l’Athletic abbia ‘’un piccolo vantaggio dal punto di vista fisico’’, un dettaglio che certamente può fare la differenza. Stato di forma a parte, la composizione del terzetto che sosterrà Gonzalo Higuain pare ancora un rebus. Se Hamsik e Callejon sembrano certi di una maglia da titolare, il ballottaggio Mertens-Insigne non è stato ancora risolto del tutto. Il belga ha dato uno scossone a partita in corso all’andata con le sue giocate e la sua imprevedibilità, ma non è detto che riesca a fare lo stesso dal primo minuto. Insigne, invece, potrebbe far leva sul proprio orgoglio dopo i fischi e le polemiche della partita del San Paolo. In mediana spazio ad Inler e Jorginho, ma occhio a Gargano che, convinto il tecnico, sta iniziando a riconquistarsi anche la fiducia dei tifosi. Speculare il modulo dei baschi, reduci dalla sconfitta di Malaga all’esordio nella Liga, che si disporranno con un 4-2-3-1. Pochi dubbi sugli interpreti: occhi puntati su Iturraspe, il metronomo della squadra, e Muniain, che sfrutterà i movimenti di Aduriz per trovare spazio in area di rigore. Quest’azione, una sorta di marchio di fabbrica, è costata agli azzurri il gol incassato all’andata.

Pipita – Moduli e letture tattiche a parte, quella del San Mames sarà la notte di Gonzalo Higuain. Reduce dalla brutta sconfitta in finale al Mondiale, l’argentino ha già dimostrato di avere voglia di riscatto. Il gol dell’andata, il nono in undici partite contro l’Athletic, ne è la chiara dimostrazione. Un gol favoloso, pesante, ma non abbastanza per essere decisivo. Ecco perché stasera il Napoli farà ancora affidamento sul Pipita, che è arrivato un’estate fa alla corte di De Laurentiis per una cifra vicina ai 40 milioni di euro. Non poteva mancare una battuta di Benitez anche per lui:’’ Gonzalo deve essere decisivo in ogni partita perché può fare spesso la differenza. Contro l’Athletic, in passato, ci è riuscito’’. Parola di uno che la Champions l’ha vinta.

Mercato – Nel frattempo è iniziata l’ultima settimana di mercato, ed il Napoli dovrà sfruttarla per rinforzarsi ulteriormente: sfumata la pista Fellaini, è stato già presentato De Guzman, arrivato per sei milioni di euro. Tra i nomi in uscita Pandev e Dzemaili, entrambi in orbita Milan, anche se ultimamente entrambe le piste si sono raffreddate rispetto a qualche giorno fa. I rossoneri, ceduto Balotelli al Liverpool, hanno bisogno di una prima punta per completare il reparto d’attacco: l’identikit porta a Fernando Torres, in esubero nel Chelsea di Mourinho, più che al macedone. Da limare alcuni dettagli, su tutti l’ingaggio dell’ex attaccante del Liverpool, che percepisce 8 milioni di euro a stagione, una cifra che il Milan non può permettersi. Sfumato definitivamente Eto’o, si pensa di nuovo a Biabiany, conteso anche dall’Inter. Ufficializzato Medel, i nerazzurri aspettano il cash proveniente dalle cessioni di Alvarez e Guarin, seguito proprio dal Napoli, per un ultimo colpo. Operazione in uscita di lusso per la Roma, che ha venduto Benatia al Bayern Monaco per circa 30 milioni di euro: il marocchino sarà sostituito dal 23enne Manolas, protagonista al Mondiale con la Grecia, costato esattamente la metà. Infine la Juventus: l’infortunio di Giroud ha definitivamente fatto saltare l’arrivo di Podolski a Torino, ma i bianconeri stanno già pensando a nuove strategie. Sognando Falcao. (Angelo Mingolla)


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Champions: apoteosi Real, la Decima non è più solo un sogno
Clamoroso 4-1 rifilato in finale all’Atletico Madrid, in vantaggio fino al 93’: decisivo il secondo supplementare

ROMA (Italy) - Si dice che i soldi non facciano la felicità, ma da ieri sera non è sicuramente così per i tifosi del Real Madrid. Gli investimenti estivi, per alcuni galattici, per altri folli, sicuramente esosi, hanno finalmente dato frutto, e si è così materializzata quella Decima tanto agognata, sperata, negli anni passati quasi accarezzata. Il tanto atteso trionfo numero 10 in Champions League, maturato nei supplementari, è arrivato quando ormai quasi più nessuno se lo aspettava: a cento secondi dalla fine, infatti, il Real Madrid era ancora sotto al cospetto degli acerrimi nemici dell’Atletico, già campioni della Liga.

Una pena severa per quanto visto in campo, amara per quanto costruito nell’intero torneo, atroce perché perdere una stracittadina in finale di Champions è forse la peggiore delle cose che possano capitare. Davvero tanto, anzi troppo. Troppo per una squadra che dal centrocampo in su non ha rivali in tutto il mondo.


Pareggiato il conto con Ramos, tra lacrime ed incredulità, gli ultimi 15 minuti dei supplementari sono stati una passerella su cui hanno sfilato Bale, Marcelo, Ronaldo e Di Maria, protagonista della progressione che ha cambiato la storia di questa Champions. E chi poteva farlo se non lui, che ha fatto sognare a suon di magie i tifosi del Benfica negli anni trascorsi a Lisbona.

Aggressività - Già dall’ingresso in campo più che una finale sembra una corrida: le tifoserie madrilene colorano il monumentale Da Luz, conferendo così anche un velo di pathos ad una sfida già di per sè da pelle d’oca. La partita si gioca sin dalle prime battute nella zona nevralgica del campo: entrambe le squadre, lasciati negli spogliatoi i timori reverenziali, si affrontano a viso aperto. Il miracolo-Diego Costa, prodigiosamente recuperato grazie ad una cura a base di placenta di cavallo, dura poco: neanche nove giri di lancette e Simeone deve rinunciare al suo uomo più forte. Ma è ancora una volta nelle difficoltà che esce fuori la forza di questo Atletico: il subentrante Adrìan si batte insieme a Villa nella metà campo avversaria, recuperando tanti palloni giocabili che permettono a Gabi e compagni di amministrare la manovra. Un cambio di lato sbagliato da Tiago lancia Bale verso la porta, ma il gallese, solo davanti a Courtois, si lascia ipnotizzare dal portiere belga calciando a lato. E allora la vecchia legge del gioco del calcio ha occasione di fare un’altra vittima: neanche quattro minuti dopo, sugli sviluppi di una di quelle azioni convulse che tanto piacciono all’Atletico, un’uscita sciagurata di Casillas permette a Godìn di inzuccare a porta spalancata. Il centrale uruguagio bissa la testata del Camp Nou di sabato scorso, valsa la Liga, pescando così il gol numero 14 con la maglia dell’Atletico, l’ottavo quest’anno: questione di sangue, grinta, cuore. Tutto quello che il Real Madrid sembra non avere.

Metamorfosi – Quel carattere smarrito nel primo tempo, il Real lo ritrova con gli interessi nei minuti a venire. Bale e Ronaldo iniziano a cercarsi, talvolta anche a trovarsi, ma sparano a salve. E quando un’imbucata permette ad Isco di presentarsi solo davanti a Courtois, è lo stoico Godin ad evitare il quasi certo pari delle Merengues con una scivolata d’antologia, tanto pericolosa quanto efficace: una sorta di doppietta. Ma il pari, nell’aria da un pezzo, arriva quando la Champions sembra ormai assegnata: Ramos, lasciato solo, gela Courtois ed i sogni dei tifosi Colchoneros. Proprio il colpo di testa, l’arma che ha permesso all’Atletico di risolvere tante partite, condanna gli uomini di Simeone: è il primo segnale di una disfatta che si consumerà lentamente. Se nel primo tempo c’era stata la più nitida delle applicazioni della legge del gioco del calcio, all’ultimo istante c’è spazio anche per quella del contrappasso. Anche se forse è meglio chiamarla legge-Ancelotti, uno che nella sua carriera ha costruito tutti i suoi trionfi attraverso insperati colpi di coda. Non è semplicemente fortuna.

Debacle – Attutito il colpo nel primo tempo supplementare, il clamoroso divario tecnico viene interamente fuori dopo 105 minuti che, se la vittoria fosse stata assegnata ai punti come nel pugilato, avrebbero visto prevalere l’Atletico sul Real. Di Maria apre la difesa avversaria con una percussione da manuale, calcia in porta trovando Courtois, ma sulla ribattuta Bale insacca a porta sguarnita. L’uomo da 101 milioni, per niente appagato dalla prodezza in Coppa del Re, lascia il suo sigillo anche nella partita più importante della storia recente madrilena. I Colchoneros, stanchi e colpiti nell’orgoglio, si sfilacciano concedendo praterie agli avversari, che alla fine dilagano con Marcelo e Ronaldo, al gol numero 17 in una sola edizione. Doveva essere la Champions del Real Madrid e le Merengues l’hanno vinta, per di più meritatamente, grazie ad uno stratega in panchina, cioè Carletto Ancelotti, uno di quelli che sanno sempre come affrontare determinate circostanze. Ma un plauso se lo merita tutto anche Simeone, capace di vincere la Liga e portare i suoi ad un minuto dalla prima Champions della storia dei materassai con una squadra rattoppata, costruita con giovani promesse sconosciute mescolate a scarti del calcio europeo (anche italiano, vedi Tiago e Sosa), capaci di amalgamarsi omogeneamente in un collettivo che, fino a quando ha conservato il suo consueto equilibrio, non ha chinato il capo di fronte a nessuno. E’ quasi come se avessero vinto entrambe, in fondo. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 37.a giornata: è tempo di verdetti
Livorno, Bologna e Catania in B, Fiorentina quarta ed Inter quinta. Per il sesto posto è ancora tutto aperto

ROMA (Italy) - A 90 minuti dal termine, il destino di questo Campionato pare già segnato: dopo Juventus, Roma e Napoli c’è posto per la Fiorentina, che con il successo di Livorno ipoteca la quarta piazza e condanna gli amaranto alla retrocessione. Subito dietro l’Inter, vittoriosa sulla Lazio, matematicamente quinta perché lo scontro Europa League tra Torino e Parma finisce in parità. Poche speranze per il Milan, sconfitto a Bergamo da una fantastica Atalanta, ancora meno per il Verona. Intanto è finita la lotta-salvezza: l’impresa del Catania, che vince a Bologna nonostante la lunga inferiorità numerica, viene vanificata dai successi di Sassuolo e Chievo: saranno proprio etnei e felsinei a far compagnia al Livorno l’anno prossimo in Serie B.

In Inter Lazio, al termine del match il calorosissimo addio allo storico Capitano nerazzurro: applausi, lacrime, emozioni.


Nel giorno dell’addio di Javier Zanetti, l’Inter cala il poker con la Lazio disputando la miglior partita interna stagionale proprio all’ultima occasione. I biancocelesti passano dopo meno di due minuti con Biava, quindi sale in cattedra Kovacic: il talentino serbo illumina i suoi e manda in porta Palacio ed Icardi. Proprio il Trença, che salterà la prossima partita, trova il tris su assist di Nagatomo. Il punto esclamativo sul successo lo mette Hernanes, che concede una prodezza alla prima da avversario contro la sua ex squadra. Al termine del match il calorosissimo addio allo storico Capitano nerazzurro: applausi, lacrime, emozioni. Emozioni anche nell’anticipo domenicale: l’Atalanta rimonta il Milan e spegne i sogni europei dei rossoneri. Gli uomini di Seedorf passano in vantaggio grazie ad una goffa autorete di Bellini, che tradisce Consigli nel tentativo di anticipare Balotelli, ma si lasciano riprendere da Denis, che trasforma un rigore concesso per fallo di Constant. A completare l’opera ci pensa Brienza con un capolavoro: gli orobici possono così congedarsi dall’Atleti Azzurri d’Italia con un successo al termine di un’annata entusiasmante.

Recuperato e quasi fuori dall’Europa anche il Verona, che non va oltre il 2-2 interno con l’Udinese: il solito Toni apre le danze su rigore, quindi Halfredsson coglie impreparato l’ingenuo Scuffet trovando il raddoppio. Gli ospiti, a caccia di un risultato positivo a salvezza ormai acquisita, accorciano con una meravigliosa girata di Di Natale per poi glissare il pari con la conclusione chirurgica di Badu, che raggiunge quota 5 gol segnati con la casacca friulana: mica male per un centrocampista che prima di questa stagione non aveva mai timbrato il cartellino in Italia. Occasione mancata anche per il Torino, ripreso dal Parma all’Olimpico: Immobile sfrutta un’ingenuità difensiva ducale per portare avanti i suoi e raggiungere quota 22 gol in un solo Campionato, record per i granata, ma Biabiany riaccende le speranze degli uomini di Donadoni. Il francese è lesto a respingere la ribattuta di Padelli dopo un rigore fallito da Cassano, ed il suo gol lascia aperto più di qualche spiraglio per il Parma. Sì, perché alla prossima i gialloblu riceveranno al Tardini il Livorno, battuto in casa dalla Fiorentina e matematicamente in B: come nel peggiore degli incubi. A decidere l’acceso scontro del Franchi è il solito Cuadrado che, servito da Pepito Rossi, batte Anania dopo una respinta del portiere avversario. Lo scatenato colombiano continua a sorprendere per la sua lucidità davanti al portiere: quello di oggi è il centro numero 11 in stagione.

Piogge di gol a Genova e Reggio Emilia. Il Napoli rifila un 5-2 a domicilio alla Samp, uscita con le ossa rotte da quattro delle ultime cinque partite. Per i partenopei a segno Zapata, Insigne, Callejon e soprattutto il ritrovato Hamsik. L’autorete di Mustafi materializza la cinquina e rende ancor più inutili le perle di Eder e Wszolek che, a questo punto, servono solo per le statistiche. Il Sassuolo, invece, batte il Genoa 4-2 ed ottiene la meritata salvezza: protagonista Floro Flores che, da ex di turno, apre e chiude i conti. Vani i momentanei pareggi di Calaiò (dopo un rigore fallito da Gilardino) e Cabral: le reti di Biondini e Sansone regalano la permanenza in A alla squadra di Di Francesco. Insieme al Sassuolo si salva anche il Chievo, che espugna Cagliari grazie ad un colpo di testa di Dainelli a seguito di un’uscita a vuoto di Avramov. Corini può tirare un sospiro di sollievo: dopo tante chance buttate al vento, alla fine il suo Chievo ce l’ha fatta. Infine lo scontro fra le grandi deluse, ovvero Bologna e Catania, che finisce 1-2: gli ospiti passano grazie ad una punizione di Monzon, ma l’espulsione del giovane Peruzzi complica le cose. Una prodezza di Morleo (79’), pare rimettere in gioco i felsinei, ma alla fine è Bergessio a condannare l’ex squadra di Alessandro Diamanti ad un anno di B. Una condanna amara, dato che nonostante la stoica vittoria odierna retrocede pure il Catania, capace di raccogliere 9 punti nelle ultime quattro partite: gli uomini di Pellegrino avrebbero ampiamente meritato la A se avessero giocato così tutto l’anno, ma sono le disastrose gestioni precedenti a condannare una squadra che saluta la massima divisione con l’amaro in bocca. (Angelo Mingolla)


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Serie A, 36.a giornata: la Juventus è campione d’Italia
Fragoroso scivolone della Roma a Catania: lo Scudetto numero 30 arriva senza neanche scendere in campo
Al Napoli la Coppa Italia

ROMA (Italy) - Adesso è ufficialmente finita: la Roma molla definitivamente la presa e si lascia travolgere per 4-1 al Massimino da un Catania che sta facendo il possibile per evitare la retrocessione. I giallorossi, privi comunque di grandi speranze di vittoria del Tricolore, consegnano lo Scudetto numero 30 alla Juventus, che domani potrà celebrare la terza affermazione consecutiva di fronte al proprio pubblico nel turno a questo punto insignificante che li opporrà all’Atalanta.

In questa giornata spezzettata a causa della tumultuosa finale di Coppa Italia, che ha visto trionfare il Napoli ai danni della Fiorentina, vanno anche segnalati gli acuti di Parma, Torino ed Udinese, che regolano rispettivamente Samp, Chievo e Livorno: solo 0-0 tra Genoa e Bologna. Stasera c’è l’atteso derby della Madonnina.


Il Catania annienta la Roma e regala lo Scudetto alla Juventus. Gli etnei, ora penultimi, giocano la partita della vita contro la squadra di Garcia e si impongono per 4-1. Una doppietta ravvicinata di Izco apre le danze, ed a poco serve il momentaneo 2-1 di Totti, al centro n.235 in A, per la prima volta al Cibali. I padroni di casa, ancora in corsa per un’insperata salvezza, dilagano nella ripresa con Bergessio, lesto a ribattere una conclusione di Leto non trattenuta da De Sanctis, e Barrientos, che trafigge il portiere avversario con un destro molto violento. Il Livorno, sconfitto ad Udine, si lascia così scavalcare dai rossazzurri: al Friuli iniziale vantaggio ospite grazie ad una magnifica punizione di Paulinho, ma Di Natale (poco dopo aver fallito un rigore) e Badu, che corona col gol una bella ripartenza, portano avanti la formazione friulana. Un’altra punizione di Paulinho fissa il punteggio sul 2-2, quindi Pereyra, che finalizza una pregevole azione corale, Gabriel Silva e Di Natale completano la festa del gol. Inutile la rete finale di Mesbah, che fissa il punteggio sul 5-3.

Affermazione casalinga con due gol di scarto anche per il Parma, che sconfigge la Samp e continua a sognare l’Europa: Cassano pone fine ad un avvio complicato con il classico gol dell’ex, mentre Schelotto chiude definitivamente i giochi al 90’ con una deviazione che lancia i suoi al sesto posto, a quota 54, in attesa del decisivo scontro Lazio-Verona di domani. Due punti dietro c’è il Toro, che si impone in casa del Chievo inguaiando la squadra di Corini: a decidere il match è un’autorete di Sardo arrivata al 9’ della ripresa, un’autorete che riapre scenari tetri per una squadra che poche settimane fa sembrava navigare in acque tranquille. Vanta una lunghezza in meno dei gialloblu il Bologna, che si accontenta dello 0-0 a Marassi e fallisce il possibile sorpasso: i felsinei domenica prossima giocheranno in casa un vero e proprio scontro-salvezza con il Catania, una partita che può valere la permanenza in A, ma oggi hanno lasciato per strada due punti pesanti contro una squadra che, raggiunta ormai la salvezza, è priva di grandi ambizioni.

In conclusione la finale di Coppa Italia disputata a Roma: a spuntarla è il Napoli, che supera la Fiorentina per 3-1. La partita inizia con quasi un’ora di ritardo a causa degli scontri avvenuti fuori dall’Olimpico: il bilancio è di dieci feriti, uno dei quali ancora in condizioni gravissime. Il difficile avvio di gara, caratterizzato dai fischi rivolti all’inno nazionale interpretato da Alessandra Amoroso, vede un micidiale uno-due partenopeo grazie allo scatenato Insigne, che batte Neto con due conclusioni dal limite (nella seconda circostanza decisiva la deviazione di Tomovic). Il mancino di Vargas riapre i giochi, ed infatti la Fiorentina tiene coraggiosamente in mano la partita in tutto il secondo tempo: l’espulsione di Inler, al 78’, fa sperare in un assalto finale vincente, ma Ilicic, imbeccato da Matri, sciupa a pochi passi dalla porta avversaria. E allora la vecchia legge non scritta del gioco del calcio, ovvero ‘’gol sbagliato gol subito’’, ha modo di fare un’altra vittima: ripartenza al veleno degli uomini di Benitez con Callejon che, vinto un rimpallo, apre per Mertens. Il belga buca la retroguardia gigliata e fa secco Neto mettendo il punto esclamativo sul primo trionfo dell’era-Benitez. (Angelo Mingolla - 4 maggio 2014 ore 20.00)


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Juventus: che stagione è stata?
Lo scudetto dei record è in cassaforte, ma brucia la doppia eliminazione europea: il bilancio è complicato

ROMA (Italy) - Tirare le somme di una stagione è solitamente un discorso da affrontare sotto l’ombrellone, ma questa Juventus concede un’eccezione. I bianconeri, infatti, sembrano ormai potersi congedare dall’annata attuale, un’annata entusiasmante, vincente e ricca di emozioni, ma priva dell’acuto continentale tanto agognato. L’eliminazione subita dal Benfica nelle semifinali di Europa League ha gettato più di qualche ombra sul bilancio complessivo della stagione ancora in corso. A scudetto ormai acquisito, dato che manca praticamente un solo punto, i tifosi sognavano il passaggio del turno contro i lusitani per poter provare a portare a casa la prima coppa europea dell’era-Conte nel fortino, quest’anno inespugnabile, dello Juventus Stadium. Ma così non è stato.


Questione di mentalità – Il nevischio di Istanbul e l’acquazzone di Torino: due circostanze simili per due risultati diversi, ma a loro modo analoghi. L’eliminazione dalla Champions League, arrivata dopo una lunga serie di occasioni sprecate, ha fatto molto discutere circa la mentalità europea dei bianconeri: in molti hanno sostenuto che la squadra di Conte sia destinata, anche negli anni futuri, a dominare la scena italiana per poi sciogliersi sul palcoscenico continentale, alcuni addirittura azzardando che la responsabilità potesse essere attribuita alla difesa a tre, disposizione tattica non adottata da nessuna big europea. In realtà, il deciso andamento impresso al cammino in Europa League, competizione che la Juventus non ha sottovalutato come accaduto ad altre squadre di casa nostra negli anni passati, ha fugato ogni dubbio: piegato agevolmente il modesto Trabzonspor, i campioni d’Italia in carica hanno rimontato la Fiorentina per poi sbarazzarsi del Lione, anche se con qualche fatica in più del previsto. L’ultimo ostacolo, il Benfica di Jorge Jesus, reduce dalla sconfitta nella finale dello scorso anno ad opera del Chelsea (con gol decisivo incassato al 93’), si è rivelato fatale. Luisao e compagni, considerati come una delle squadre favorite per la vittoria finale, hanno centrato l’obiettivo per il secondo anno di fila grazie ad una semifinale complessivamente accorta, che li ha visti lasciare il pallino del gioco agli avversari, sia all’andata che al ritorno, per poi colpirli sfruttandone le pecche. Insomma, è stato un Benfica formato italiano … Alla faccia della mentalità.

Sia top che flop – Le eliminazioni dalle due manifestazioni europee, materializzatesi sempre quando le possibilità di passaggio del turno sembravano concrete, non ne vogliono proprio sapere di andar giù ai tifosi. La squadra bianconera ha dominato il Campionato grazie a due volti nuovi, la coppia-gol mancata negli anni passati: Tevez, arrivato per soli 9 milioni più 6 di bonus legati a presenze e risultati, e Llorente, ingaggiato addirittura a parametro zero, ad ulteriore testimonianza dell’assoluta validità in termini di mercato della dirigenza bianconera. L’Apache ed il Re Leone hanno fatto balzare dal divano i loro tifosi per ben 34 volte, salvo poi sciogliersi in Europa. L’uomo che ha unito le due tifoserie di Manchester ha timbrato il cartellino solo al Da Luz, interrompendo una striscia negativa che lo vedeva a secco in Europa dall’aprile 2009, mentre il basco ha trovato la via del gol solo nei confronti più difficili, quelli contro il Real Madrid. Ed è proprio questo il grande cruccio dei tifosi bianconeri, ovvero la constatazione che la Juventus abbia regalato due ottime prestazioni contro la neo-finalista della Champions League attuale per poi patire eccessivamente squadre di minore caratura come Galatasaray, Copenaghen, Benfica ed a tratti anche il giovane Lione. Per quale motivo la consueta lucidità manifestata in Campionato si è trasformata nell’abituale frenesia del mercoledì e del giovedì sera? Resterà uno dei tanti misteri del calcio. (Angelo Mingolla - 2 maggio 2014 ore 23.00)


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Serie A, 35.a giornata: Roma, ora o mai più
I giallorossi piegano il Milan e sperano in un miracolo del Sassuolo per riaprire il Campionato
Alle loro spalle sembrano definite le posizioni di Napoli, Fiorentina e Inter

ROMA (Italy) - La Roma batte il Milan nell’anticipo del venerdì arrivando a quota 85 punti dopo 35 giornate disputate: impressionante il dato numerico, che colpisce ancor di più se si considera il fatto che molto probabilmente questa mole di punti non basterà agli uomini di Garcia per cucirsi il tricolore sul petto. Sì, perché la Juventus ha ancora cinque lunghezze di vantaggio ed una partita in meno.
Lunedì sera i bianconeri faranno visita ad un Sassuolo che con un successo farebbe un incredibile balzo salvezza, ma la differenza tecnica pare imbarazzante. Intanto Inter e Napoli si accontentano di un pari che ne definisce ulteriormente le posizioni: terzi i partenopei, quinti i nerazzurri. Nel mezzo la brillante Fiorentina. Avvincente il duello sesto posto, che premierà solo una tra Lazio, Torino, Verona, Parma e Milan. In coda alla classifica, Catania e Livorno sono con un piede e mezzo in B.


In attesa della Juventus, la Roma liquida il Milan e prova a mettere pressione sui bianconeri, in campo lunedì in casa del Sassuolo, sperando che il doppio impegno in Europa League col Benfica possa distrarli. I giallorossi, dopo un avvio a ritmi bassi, passano al 43’ grazie ad una prodezza di Pjanic, che salta l’intera difesa avversaria prima di battere a rete. Ci pensa poi Gervinho a chiudere i conti con un tap-in dopo la ribattuta di Abbiati su una conclusione violenta scagliata da Francesco Totti (da segnalare la posizione di partenza irregolare dell’attaccante ivoriano). Per il Milan soltanto due tentativi di Montolivo e Taarabt, anonima la prova del criticato Balotelli.

Alle spalle, intanto, Napoli e Fiorentina consolidano le loro posizioni. I partenopei si accontentano dello 0-0 a San Siro contro l’Inter: ottimo l’avvio nerazzurro, che porta a due buone opportunità grazie ai tiri da fuori di Hernanes e Kovacic, poi Callejon sciupa solo davanti al portiere il pallone del vantaggio. Nella ripresa più Napoli che Inter, ed è Inler, il migliore in campo, a sfiorare lo 0-1, ma il suo bolide finisce sul palo. Preoccupano le condizioni di Higuain, uscito in barella dopo un contrasto duro ma regolare con Andreolli: tra una settimana c’è la finale di Coppa Italia con la Fiorentina. A proposito della Fiorentina, i viola espugnano Bologna e mettono al sicuro la quarta piazza: Cuadrado sblocca il risultato con una sorta di ciabattata ben indirizzata, quindi c’è spazio per la prodezza di Ilicic, su assist del colombiano, che chiude i conti. Nel finale un bolide di Cuadrado, che trova così la doppietta personale, permette ai gigliati di calare il tris. Il Bologna, che non sta riuscendo ad uncinare punti-salvezza, rischia seriamente di scendere in B.

Goleada anche del Verona, che dilaga col Catania costringendo gli etnei ad una retrocessione ormai certa: dopo appena 5’ il solito Toni sblocca il risultato sfruttando una respinta di Andujar, ma l’attaccante modenese non si accontenta. Annullata la bella rete del 2-0, è ancora Toni a siglare il raddoppio con la complicità del portiere avversario. Il diagonale di Marquinho ed il mancino a giro di Juanito Gomez completano la festa: gli uomini di Mandorlini, staccato il Milan, possono sognare l’Europa in virtù della sesta piazza che occupano insieme a Lazio e Torino. I biancocelesti espugnano Livorno nonostante il ritorno di Nicola e complicano notevolmente la situazione degli amaranto. Mauri sblocca il risultato grazie ad una papera di Bardi al quarto d’ora, mentre Candreva, in avvio di ripresa, trasforma il penalty del raddoppio. I granata, invece, piegano l’Udinese all’Olimpico: apre un assolo di El Kaddouri, culminato con una conclusione non irresistibile per il giovane Scuffet, quindi Immobile timbra il cartellino per la ventunesima volta in stagione (sempre su azione) eguagliando lo storico record di Pulici e Graziani.

Il Chievo si fa rimontare dalla Sampdoria e spreca un’altra occasione per racimolare qualche punto pesante. I gialloblu passano grazie ad un rigore trasformato da Thereau dopo un fallo di Mustafi (espulso) ai danni di Obinna, ma riescono nell’impresa di vanificare la superiorità sia numerica che nel punteggio. Eder pareggia con una azione personale in velocità, quindi Soriano, arrivato a quota 5 in questo Campionato, completa l’opera. Successo casalingo, infine, anche per il Cagliari, ormai salvo, che piega il Parma grazie ad un rigore trasformato da Pinilla. Il risultato del Sant’Elia ridimensiona le ambizioni dei ducali, che hanno raccolto solo 4 punti nelle ultime 5 giornate: poco per sognare un posto in Europa League. (Angelo Mingolla - 27 aprile 2014 ore 18.00)


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Champions: tra legnate e colpi di genio, tutto aperto dopo le due notti di Madrid
L’esito delle semifinali è rimandato alle sfide di ritorno

ROMA (Italy) - Destini sospesi dopo le semifinali d’andata di Champions League. Madrid, capitale del calcio internazionale per due serate, ha riservato tante emozioni, come da pronostico, in particolar modo nello scontro tra i padroni di casa del Real, a caccia della ‘’decima’’, ed il Bayern Monaco di Pep Guardiola. Ancelotti, in quella che per molti è una finale anticipata, ha imbrigliato il collega facendo disputare ai suoi uomini una partita accorta, sulla falsa riga di quello che aveva messo in mostra Mourinho appena 24 ore prima. I Blancos però scenderanno in campo all’Allianz Arena tra sei giorni forti del gol di Benzema, mentre il Chelsea dovrà sfruttare il pubblico di casa per arrivare in finale dopo il tutt’altro che entusiasmante 0-0 del Calderon. Nella sfida tra Real e Bayern l’ha spuntata Carletto Ancelotti, ad ulteriore testimonianza che il calcio made in Italy, rispolverato a più riprese da tecnici di casa nostra e non.


Atletico-Chelsea 0-0 – Poco spettacolo e tanta tattica nella prima semifinale, quella che ha opposto le due squadre più grintose e vivaci del torneo. Mourinho ha intrappolato Simeone in una ragnatela costruita con sapienza da cui il giovane tecnico argentino, promettente ma ancora inesperto, non ha saputo divincolarsi. Lo Special One ha serrato i ranghi lasciando il pallino del gioco ai padroni di casa, che hanno sbattuto a più riprese contro la muraglia eretta dagli inglesi. I Colchoneros, abituati a coprirsi per poi colpire con violente rappresaglie, hanno trovato un limite invalicabile nella sempre attenta disposizione tattica di Lampard e compagni, che hanno bloccato le linee di passaggio in verticale evitando di concedere le pericolose imbucate che quest’anno hanno fatto vittime illustri, una su tutte il Barcellona. Poco proficuo il gioco di fascia, che ha portato a cross lunghi e poco pericolosi, ma la battaglia del Calderòn, priva di particolari emozioni, rischia di lasciare tracce irreversibili tra le fila dei Blues: squalificati Obi Mikel e Lampard, ai box Cech (stagione finita) e Terry. Non certo uomini che si possono sostituire con facilità, soprattutto gli ultimi tre. Ma a Stamford Bridge, almeno per gli uomini di Mourinho, ci vorrà ben altro per staccare il pass per Lisbona, dove sabato 24 maggio è in programma la finale di questa Coppa dei Campioni. Il Chelsea dovrà amministrare la gara con prudenza, in modo tale da cercare il gol vittoria risparmiandosi le ripartenze mortifere di cui Koke e Diego Costa su tutti hanno dimostrato di essere capaci. Insomma, mercoledì prossimo sarà partita vera.

Real-Bayern 1-0 – Chi l’ha chiamata finale anticipata ci ha visto giusto, almeno per ora. Lo scontro del Bernabeu ha ripagato la delusione prodotta dalla prima semifinale: Real Madrid e Bayern, infatti, si sono fronteggiate a viso aperto, disputando una gara di notevole intensità a ritmi serrati dal primo all’ultimo minuto. L’ha spuntata Carletto Ancelotti, ad ulteriore testimonianza che il calcio made in Italy, rispolverato a più riprese da tecnici di casa nostra e non, funziona sempre: la continua, avvolgente ma sterile manovra bavarese non ha creato grossi grattacapi alla retroguardia dei Blancos che, trovato il vantaggio grazie ad un tap-in di Benzema al primo vero affondo laterale di Coentrao, hanno rischiato di dilagare. Le due clamorose opportunità sciupate da Di Maria e Ronaldo, soli davanti a Neuer, possono costare care in un doppio confronto di questo tipo, ma Ancelotti potrà comunque complimentarsi con i suoi per l’efficace partita disputata. In particolare l’uomo da 246 gol con la camiseta blanca addosso, orfano della condizione fisica migliore, non è riuscito a trovare il sigillo numero 15 in Champions, quello che gli permetterebbe di battere il record di gol in una sola edizione stabilito sino ad ora a pari merito da Altafini e Messi (rispettivamente nel 1963 e nel 2012). I campioni in carica tedeschi, al ritorno, dovranno cercare di sfruttare la carica del pubblico di casa per velocizzare il fraseggio ravvicinato negli ultimi trenta metri gestendo con maggiore lucidità i palloni più importanti. Gli spunti laterali del Real, sempre pericolosi per via della rapidità degli esterni, su tutti Bale, Di Maria e Ronaldo, non vanno sottovalutati, ma per ribaltare il risultato, impresa non impossibile, Guardiola, che sta esportando a Monaco il modello catalano, dovrà chiedere maggiore concretezza ai suoi attaccanti. Per dirla in gergo mourinhiano, il Bayern dovrà essere più ‘’pragmatico’’. (Angelo Mingolla - 23 aprile 2014 ore 23.00)


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Serie A, 34.a giornata: Inter, balzo quinto posto
Il successo del Milan infiamma la lotta per l’Europa League,
ma i cugini sbancano Parma e restano a +5: pari per Lazio e Napoli

ROMA (Italy) - In attesa di Juventus-Bologna e Fiorentina-Roma, che completeranno il quadro della quindicesima di ritorno, i turni del pomeriggio regalano emozioni e colpi di scena. Per la quinta piazza è scontro frontale tra Inter e Milan: l’undici di Mazzarri vince 2-0 in casa del Parma e conserva l’importante vantaggio sui rivali, che rifilano tre reti al docile Livorno ottenendo il quinto successo di fila. Il rocambolesco pari tra Lazio e Torino aumenta ulteriormente le ambizioni rossonere, tanto che sarà probabilmente il derby a decidere le sorti di questo tanto modesto quanto entusiasmante duello.
Si ferma il Napoli, che dopo aver praticamente ipotecato il terzo posto non va oltre l’1-1 ad Udine. In coda alla classifica succede di tutto: il Sassuolo passa in casa del Chievo e riapre i giochi salvezza, mentre le speranze del Catania, vittorioso sulla Samp, continuano a contarsi sulle dita di una mano.


L’Inter espugna il Tardini e ridimensiona le ambizioni del Parma in una partita per certi versi simile a quella di Marassi di una settimana fa. Handanovic, infatti, salva ancora i suoi, stavolta dall’ex Cassano: prima un miracolo su una testata del barese, quindi un altro rigore respinto, proprio a FantAntonio. L’espulsione di Paletta ad inizio ripresa spiana la strada agli ospiti, che trovano il vantaggio con una capocciata di Rolando prima del raddoppio di Guarin che, entrato da pochi istanti, silura Mirante con un bolide dal limite ad un minuto dalla fine. Vanificato dunque lo sforzo del Milan, che si impone per 3-0 sul Livorno inanellando il quinto successo di fila: un’incornata di Balotelli sblocca il risultato, ed è quindi un assolo di Taarabt, al quarto centro in Italia, il primo a San Siro, a mettere una seria ipoteca sulla partita, chiusa dal sigillo finale di Pazzini, il secondo per lui in Campionato. Il prossimo turno, che vedrà gli uomini di Seedorf di scena all’Olimpico contro la Roma, sarà fondamentale, ma ancor più importante pare a questo punto la stracittadina del 4 maggio che chiarirà la questione quinto posto.

Si ferma invece il Napoli ad Udine: i partenopei, a distanza di sicurezza dalla Fiorentina ma anche troppo lontani rispetto alla Roma, passano in vantaggio grazie ad una cannonata di Callejon, ma un’ingenuità difensiva, che vede come protagonista Reina, consente ai friulani di trovare l’1-1 grazie a Bruno Fernandes. Pari anche all’Olimpico, dove Lazio-Torino si chiude sul 3-3 con tanti rimpianti soprattutto per i granata: in realtà sono i biancocelesti a portarsi per due volte in vantaggio con Mauri e Candreva (su rigore), ma Kurtic e Tachtsidis rimontano le reti della compagine di Reja. Il solito Immobile, sempre più capocannoniere di questa Serie A, fulmina Berisha al 90’ e porta in vantaggio i granata, anche in superiorità numerica per via dell’espulsione di Novaretti, ma è ancora Candreva a riacciuffare la squadra di Ventura. Chi non riesce invece a riacciuffare l’avversaria è l’Atalanta, piegata in casa dal Verona: Donati porta in vantaggio gli scaligeri con una gran conclusione al volo di controbalzo, ma non festeggia la rete a causa del suo passato orobico. Festeggia invece Luca Toni, che trova il raddoppio con il più facile dei tocchi sotto dopo una splendida azione personale di Iturbe. Inutile il sigillo finale di Denis in mischia, al centro numero 12 in Campionato. 1-2 pure al Ferraris, dove il Cagliari rimonta il Genoa: i rossoblu vanno in vantaggio grazie a De Maio al terzo minuto di gioco, ma la rimonta sarda si materializza grazie a Sau, che sfrutta un lezioso disimpegno della retroguardia genoana, ed Ibarbo. La salvezza pare ormai ipotecata per gli uomini di Pulga.

Salvezza difficile ma non impossibile per il Sassuolo, che espugna il Bentegodi e rilancia le proprie possibilità: a decidere lo scontro è un ritrovato Berardi, che pesca il tredicesimo sigillo stagionale con una bella azione personale conclusa con un diagonale imparabile per Agazzi. Il Chievo, che sembrava navigare in buone acque, vede riaprirsi nuovi scenari a causa di questa brutta sconfitta interna. Vince anche il Catania, che prolunga la striscia altamente negativa della Sampdoria. Una fantastica rovesciata di Leto sblocca il risultato proprio al 45’, ma Okaka decide di rispondere anche lui in grande stile: l’attaccante doriano fugge inarrestabile in tutta la metà campo avversaria prima di trovare la rete del pari. Bergessio, lanciato in campo aperto, regala il 2-1 gli etnei che, nonostante l’odierna vittoria, sembrano destinati nella prossima stagione alla cadetteria. (Angelo Mingolla - 19 aprile 2014 ore 19.00)


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Serie A, 33.a giornata: bene le big, gol e spettacolo su tutti i campi
La Roma batte l'Atalanta e si porta a 5 punti dalla Juve: vincono anche Napoli, Inter e Viola. Ok il Torino

ROMA (Italy) - Una vera e propria ondata di gol si è abbattuta sulla Serie A nella 33.a giornata regalando uno spettacolo che non si vedeva da tempo. Reti ed emozioni su tutti i campi all'insegna di diversi successi arrivati grazie a poker o cinquine. Spiccano i quattro gol dell'Inter, che annienta la Samp grazie al pizzicatissimo Icardi, e del Chievo, vittorioso nello scontro salvezza di Livorno con un Paloschi in stato di grazia, ma anche il 4-2 del Napoli sulla Lazio è un ottimo biglietto da visita per uno dei turni di Campionato più belli degli ultimi anni. Bene anche la Roma, che regola con autorità l'Atalanta nell'anticipo del sabato, come il Torino, che rifila un pesante 2-1 al Genoa in pieno recupero grazie alla coppia gol Immobile-Cerci. Infine la cinquina della Fiorentina, che nonostante le molteplici assenze nel reparto offensivo punisce severamente un distratto Verona. Mancano all'appello ancora Milan e Juventus per completare una giornata da 35 gol nelle prime otto partite.


Una Roma spettacolare travolge l'Atalanta nell'anticipo del sabato sera e si porta momentaneamente a cinque lunghezze di distanza dalla Juventus. I giallorossi sbloccano il risultato grazie a Rodrigo Taddei, che incrocia di controbalzo battendo Consigli, quindi l'ispiratissimo Ljajic raddoppia su servizio di De Rossi. Il serbo, completamente ritrovato dopo alcuni mesi difficili, manda in porta Gervinho per il tris poco prima di colpire il palo da distanza siderale. Nel finale l'inzuccata di Migliaccio vale il gol dell'orgoglio, ma la rete della bandiera non basta per riscattare la deludentissima prova orobica. Alle spalle vince pure il Napoli, che supera la Lazio e chiude definitivamente i giochi per il terzo posto: i biancocelesti passano con Lulic, ma poi sulla squadra di Reja si scatena il tornado azzurro: prima una saetta di Mertens, quindi una doppietta di Higuain portano il Napoli sul 3-1. Onazi accorcia con caparbietà regalando un finale ricco di emozioni, ma gli ospiti, in 10 dal 48' per l'espulsione di Cana, subiscono un altro gol di Higuain, quello che chiude i conti.

Subito dietro la Fiorentina sale sull'ottovolante ed espugna Verona, consolidando così la sua quarta piazza: l'Hellas passa grazie al tap-in di Jacopo Sala, ma la violenta reazione ospite porta alle reti di Cuadrado, Aquilani e Borja Valero. Toni trova il gol dell'ex dal dischetto e raggiunge quota 17 nella classifica cannonieri, quindi un altro penalty, trasformato stavolta da Matri, ed il tocco sotto di Aquilani mettono la parola fine su una partita che regala un ultimo grande spunto a tempo scaduto, ovvero l'inarrestabile progressione di Iturbe culminata con un missile che trafigge Neto. L'Inter cala il poker a Marassi e tiene il passo, anche se calendario alla mano le possibilità dei nerazzurri sono davvero poche. Icardi, punzecchiato più per le vicende personali con Maxi Lopez che per il passato in maglia blucerchiata, punisce subito la Samp con un perfetto inserimento dei suoi. La risposta doriana è immediata, ma Handanovic respinge il rigore di Maxi Lopez; chiude i primi venti minuti di gioco, a dir poco accesi, l'espulsione di Eder. I padroni di casa creano diverse occasioni ma il portiere ospite è insuperabile, allora nella ripresa i nerazzurri affondano il colpo: un'incornata di Samuel vale il raddoppio, quindi è ancora Icardi, all'ottavo centro stagionale, a punire Da Costa. Nel finale c'è gloria (ampiamente meritata) anche per Palacio. Mazzarri può così ritrovare serenità dopo alcune settimane tribolate e progettare con calma il suo futuro a Milano.

Il Parma perde di vista i nerazzurri impattando a Bologna, dove il derby emiliano si chiude con lo stesso punteggio dell'andata: al Dall'Ara, infatti, i felsinei sbloccano il risultato all'ultimo giro di lancette del primo tempo grazie ad un movimento da centravanti del difensore Cherubin. Il Bologna prova ad addormentare la partita imponendo un ritmo molto blando, ma il diagonale vincente di Palladino salva gli uomini di Donadoni, ancora in corsa per l'Europa. A soli tre punti dai ducali c'è il Torino, che piega il Genoa in zona Cesarini: gli ospiti passano all'85' grazie al solito Gilardino, ma le perle di Immobile e Cerci, messe a segno rispettivamente al secondo e terzo minuto di recupero, regalano a Ventura tre punti insperati.

Capitolo retrocessione: il Chievo cala il poker a Livorno e mette un piede fuori dalle sabbie mobili. I padroni di casa passano con Siligardi, ma gli ospiti, trascinati da Thereau e Paloschi, autore di una incredibile tripletta, vanificano il vantaggio iniziale ed anche il momentaneo pari di Paulinho. Il Sassuolo, invece, deve accontentarsi dell'1-1 contro il Cagliari in uno scontro-salvezza che ha il sapore di un'occasione persa. I neroverdi sbloccano il risultato al 36' grazie a Zaza che, complice una rivedibile marcatura di Astori, trova lo spazio per trafiggere Avramov. La risposta degli ospiti, guidati dal richiamato Pulga, si materializza in avvio di ripresa, quando Ibarbo si procura il penalty trasformato dal macedone Ibraimi. Occasioni da ambo le parti nel convulso finale, ma il punteggio non cambia. Cambiano invece le speranze di salvezza di Sassuolo e Livorno, decisamente ridimensionate dall'ultima giornata disputata. (Angelo Mingolla - 13 aprile 2014 ore 19.00)


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Serie A, 31.a giornata: la Roma vince ed aspetta Napoli-Juve
I capitolini superano il Sassuolo in attesa del big-match domenicale
Bene anche Lazio, Toro e Milan. Pari per la Fiorentina

ROMA (Italy) - La Roma si impone per 2-0 sul Sassuolo e si porta a -11 dalla Juventus a parità di partite giocate, in quanto i giallorossi dovranno recuperare in settimana il match col Parma, sospeso per impraticabilità del campo dopo una manciata di minuti. Proprio i ducali, sconfitti mercoledì dalla Juventus dopo una lunga striscia di imbattibilità, crollano contro l'altra capitolina, ovvero la Lazio, che vince 3-2 con un gol a tempo scaduto di Candreva.

Tre gol anche per Milan e Verona, che asfaltano rispettivamente Chievo e Genoa. Nuovo stop per la Fiorentina, che deve accontentarsi dello 0-0 a Marassi, mentre è ancora ok l'Atalanta, che fa sua la partita del Dall'Ara costringendo il Bologna ad un'altra botta d'arresto. Si riprende il Torino, vittorioso per 2-1 su un Cagliari ancora non pienamente al riparo dalla bagarre-salvezza.


La Roma batte il Sassuolo e può così godersi in assoluta tranquillità il big-match domenicale tra Napoli e Juventus, che le permetterà di guadagnare qualcosa sulla capolista, sulla sua diretta inseguitrice oppure su entrambe. I capitolini trovano il vantaggio al 16' con il solito Mattia Destro, al decimo sigillo di un Campionato da incorniciare. Tante le proteste per un presunto rigore non assegnato ai neroverdi, ma a chiudere una partita che stenta a decollare è Michel Bastos, che sfrutta un'azione firmata dalla vecchia guardia (palla intercettata da Taddei ed assist di Totti) per inserirsi con tempismo e freddare l'incolpevole Pegolo. E' il ventunesimo successo stagionale per la banda di Garcia. Ne vanta certamente di meno il Milan, che piega il Chievo nell'anticipo del sabato sera e bissa il successo ottenuto a Firenze nel turno infrasettimanale confermando il buon momento di forma. I rossoneri sbloccano la partita dopo meno di quattro minuti grazie a Balotelli, imbeccato da Rami, quindi inizia lo show di Kakà: prima il tocco sotto su assist di Honda, poi la gran conclusione dal limite sul secondo palo che beffa l'incolpevole Agazzi. Gli ospiti, mai concretamente in partita, falliscono l'occasione per siglare il gol della bandiera con Thereau, che calcia sulla traversa il rigore del possibile 3-1.

Tris anche per la Lazio, che si sbarazza del Parma all'ultimo istante. Gli aquilotti si portano in vantaggio già al quarto d'ora, quando Lulic colpisce a Mirante battuto su servizio del terzino Konko, protagonista di una galoppata laterale vincente. La reazione ducale non stenta ad arrivare, e si materializza in un tiro di Cassano che trova una respinta incerta di Marchetti: Biabiany, lesto nella circostanza, non perdona. A metà ripresa ancora in vantaggio gli uomini di Reja grazie a Miro Klose, che pesca il settimo sigillo stagionale su perfetto servizio di Lulic, ma non è ancora finita. Una frittata di Marchetti riporta il punteggio in parità, ed il colpo di reni di Candreva, che batte Mirante al 93', chiude definitivamente una sfida spettacolare. Poco spettacolo, invece, a Marassi, dove Samp-Fiorentina finisce a reti inviolate: la Viola, in tenuta grigia, costruisce poco e rischia di affondare sotto i colpi di Eder e Gabbiadini, che mancano le occasioni del vantaggio. Da segnalare tra le fila ospiti una bella conclusione di Mati Fernandez e soprattutto la punizione di Vargas, che decide di rompere la noia al 78' rischiando di mandare in frantumi la traversa.

Resta una lunghezza davanti a Klose e compagni, in piena zona Europa League, la soprendente Atalanta, che sbanca Bologna ed ottiene la sesta vittoria consecutiva: gli orobici passano al 22' quando la Zanzara, ovvero il giovane Giuseppe De Luca, punge Curci mettendo a referto la seconda rete in quattro giorni. Pochi minuti dopo è un bolide di Estigarribia, alla prima gioia stagionale, a chiudere definitivamente i conti. Inutili i tentativi del solito Lazaros e di Acquafresca, che trovano sulla loro strada un attento Consigli. Il Bologna è ormai in caduta libera. Si rialza da un momento terribile il Verona, che annienta il Genoa dopo aver incassato quattro sconfitte negli ultimi quattro match: l'Hellas, che ritrova il gol dopo un mese, si sblocca grazie al siluro di Donadel, ma l'espulsione di Albertazzi complica le cose. Nel finale sale in cattedra Luca Toni, che dopo un lungo digiuno ritrova la via della rete firmando una doppietta facile facile grazie agli assist a porta spalancata di Marquinho prima ed Agostini poi. Infine il successo del Torino, vittorioso sul Cagliari per 2-1: El Kaddouri porta avanti i granata a fine primo tempo, quindi Cerci, lanciato perfettamente da Vives, raddoppia al 67' ritrovando il gol dopo un mese e mezzo. Bello ed inutile il colpo di testa di Nenè, che fa secco Padelli su assist di Pisano per il punto dell'orgoglio. I sardi, ad oggi forti dei rassicuranti otto punti sulla terzultima, saranno costretti a sudare ancora un po' per ottenere la salvezza. (Angelo Mingolla - 30 marzo 2014 ore 21.00)


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Serie A, 29.a giornata: la Roma vince ed aspetta Napoli e Juve
I giallorossi, molto lontani dalla capolista, possono solo sperare in un miracolo del Catania
Prosegue il tabù-Atalanta per l'Inter

ROMA (Italy) - La Roma espugna il Bentegodi nell'anticipo del sabato e consolida la sua seconda posizione in classifica in attesa della Juventus, che ha comunque ben 11 punti di vantaggio a parità di partite disputate, e soprattutto del Napoli, impegnato nell'ostico turno interno con la Fiorentina.

Se per la vittoria finale del Campionato sembra ormai cosa fatta, per la seconda piazza sarà battaglia fino alla fine, come anche alle spalle di capitolini e partenopei. L'Inter cade a sorpresa in casa con l'Atalanta non riuscendo a porre fine alla lunga striscia negativa contro i bergamaschi, che si sono imposti tre volte negli ultimi quattro confronti. Manca ancora all'appello il Milan di Seedorf, ma c'è da registrare la frenata del Parma, bloccato in casa dal Genoa. Flop del Verona, che subisce una sonora manita dalla Sampdoria.


La Roma supera il Chievo ed ottiene tre punti preziosi in attesa del Napoli: i capitolini si impongono al Bentegodi grazie alle reti di Gervinho e Destro, maturate grazie alla complicità della disastrosa retroguardia avversaria. L'ivoriano infila Agazzi sfruttando un retropassaggio maldestro di Cesar, mentre il giovane bomber giallorosso va a segno con una perfetta imbucata su suggerimento del redivivo Taddei. Sono tre punti fondamentali soprattutto in ottica secondo posto, ma il Napoli può ugualmente star tranquillo: l'Inter si tira infatti definitivamente fuori dal discorso perdendo in casa con l'Atalanta una partita piena di emozioni. Occasioni da ambo le parti in avvio, ma a passare per primi sono gli orobici che coronano con il bolide di Bonaventura una ripartenza mortifera guidata da Maxi Moralez. I padroni di casa rispondono subito: lungo lancio di Guarin ed Icardi, che ha tutto il tempo di liberarsi della marcatura di un difensore, mette il pallone fra palo e portiere. I nerazzurri di casa insistono, soprattutto nella ripresa, dove arriveranno le traverse di Jonathan e Guarin, oltre al palo di Palacio, ma a spuntarla sono gli uomini di Colantuono: sugli sviluppi di un calcio di punizione viene premiato ancora una volta l'inserimento vincente di Bonaventura, che beffa Handanovic al 90' per il 2-1 finale. L'Inter viene così raggiunta dal Parma, stoppato al Tardini dal Genoa: è proprio l'undici di Gasperini a portarsi in vantaggio con il sigillo di Cofie, ma appena dieci minuti dopo è un tiro in mischia di Schelotto, protagonista sino ad ora di una grande avventura con la casacca ducale, a riportare in equilibrio le cose. Il Parma prova a vincere la partita ma non riesce a scardinare la compatta retroguardia avversaria, e lascia così per strada due punti fondamentali.

Chi invece sta vedendo sfumare quanto di buono fatto all'inizio è il Verona, che subisce un'amara lezione dalla Samp: Mihajlovic aveva promesso in conferenza di voler far cadere Giulietta dal balcone, e più che cadere l'ha fatta davvero precipitare. I blucerchiati, sempre in pieno controllo, sbloccano il risultato con Sansone, lesto a ribattere dopo il palo di Renan, che pochi minuti dopo trova gloria personale con un altro diagonale da fuori. La doppietta di Soriano da' forma al robusto risultato finale, ulteriormente ingigantito dal sigillo di Palombo. Il Verona, rivelazione del girone d'andata, è in caduta libera. Si rialza dopo un brutto periodo invece il Torino, che regola 3-1 il Livorno: il re dell'anticipo del sabato è Ciro Immobile, che sciorina tutto il suo repertorio (colpo di testa, inserimento e tiro da fuori) lanciando, con una fantastica tripletta, un chiaro segnale a Cesare Prandelli. Il bel gol di Siligardi, arrivato nel finale, è l'unico lampo degli amaranto. Un solo lampo basta al Bologna, che vince l'importante scontro salvezza col Cagliari: ancora un rigore di Lazaros, che stavolta vale tre punti, dopo l'inutile trasformazione di domenica scorsa a Livorno. I sardi hanno ancora cinque punti di vantaggio sulla terzultima, ma il periodo di flessione degli uomini di Lopez è evidente. Infine un altro 1-0, il risultato con cui l'Udinese si sbarazza del Sassuolo: un colpo di testa di Di Natale da distanza ravvicinata vale il gol-vittoria, ma non è questa l'unica emozione del match. Da segnalare infatti i due rigori sbagliati, uno per parte: a fallire per primo è proprio il numero 10 friulano, che manca la doppietta personale, mentre Floccari tradisce i neroverdi al 72' sciupando il tiro dagli undici metri che poteva valere un punto prezioso sia per la classifica che per il morale di una squadra in seria difficoltà. (Angelo Mingolla - 23 marzo 2014 ore 21.00)


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Serie A, 28.a giornata: è discorso a tre per il quarto posto
In attesa delle big, si scatenano Inter e Parma, che battono in trasferta
Verona e Milan: nuova debacle per gli uomini di Seedorf

ROMA (Italy) - Mancano all'appello le grandi, che scenderanno in campo nei posticipi della domenica e del lunedì, ma la nona giornata di ritorno, uno dei turni più spezzettati degli ultimi anni, non si è fatta mancare nulla: l'Inter colleziona il secondo successo consecutivo a Verona, imponendosi contro una squadra che pare quasi appagata della famosa ''quota 40'' già acquisita. Ma il Parma, di scena a San Siro contro i cugini del Milan, risponde alla grande: i ducali si impongono 4-2 costringendo i rossoneri ad incassare un'altra goleada dopo il poker subito al Calderon martedì scorso. La Lazio passa per 2-0 a Cagliari e si mette alle spalle un periodo turbolento per fatti di campo e non, mentre le affermazioni di Livorno e Sassuolo nei due spareggi di bassa classifica riaccendono i sogni salvezza amaranto e neroverdi. Crolla la Sampdoria a Bergamo, dove l'Atalanta si impone con un secco 3-0 mettendo il punto esclamativo su una salvezza già ampiamente costruita nei mesi passati: è l'ennesima stagione indimenticabile targata Colantuono per una squadra che non è più una delle rivelazioni del Campionato.


L'Inter sbanca Verona e scavalca, almeno per 24 ore, la Fiorentina: i nerazzurri spaventano l'Hellas già al 4', quando un'incornata di Icardi si stampa sulla traversa. I padroni di casa non riescono ad interrompere il possesso-palla nerazzurro, che al 13' porta i suoi frutti: Jonathan fa secco Albertazzi a suon di finte e serve a Palacio, pronto a colpire nel cuore dell'area di rigore, il pallone del vantaggio. Il Trença, ben appostato, non perdona. Il punteggio favorevole permette a Cambiasso e compagni di rilassarsi un po', ma il Verona, che pure recrimina per un presunto rigore su Toni, non riesce a creare nulla di pericoloso. Nella ripresa altra traversa, colpita stavolta da Hernanes su punizione. E' il preludio del raddoppio, messo a segno da Jonathan, già protagonista in occasione del primo gol, la cui caparbia viene premiata: dopo due tiri ribattuti, il terzino brasiliano riesce a calciare ancora e stavolta fa secco Rafael per il 2-0 finale.

In attesa della Fiorentina, il Parma piega il Milan a San Siro e rimane a -1. La partita dell'undici di Seedorf inizia male: Schelotto, lanciato a rete, viene travolto da Abbiati in area di rigore, ed il Milan si ritrova così in dieci dopo soli quattro giri di lancette. Cassano fa secco Amelia e trasforma il penalty del vantaggio. Gli ospiti provano a gestire la gara ma rischiano di essere raggiunti (palo di Balotelli), poi ad inizio ripresa è ancora Cassano a trovare la via del gol, quello che pare chiudere definitivamente la sfida. Il Milan trova la forza di rialzarsi, pur essendo sotto negli uomini e nel risultato: Rami accorcia di testa e Montolivo si procura un discutibile rigore assegnato per trattenuta praticamente inesistente di Obi. Balotelli, che si incarica della battuta, non perdona. I rossoneri sembrano aver ripreso in mano la partita, ma solo due minuti dopo sono ancora sotto. Schelotto affonda sulla corsia destra e serve ad Amauri la palla del tris: l'italo-brasiliano ringrazia il Galgo capitalizzando con un magnifico colpo di tacco. Contestazione mista a delusione sugli spalti, poca convinzione in campo: il Milan non riesce più a risalire la china, e subisce anzi il gol del clamoroso 2-4 all'ultimo secondo del recupero. A siglarlo è Biabiany con un colpo di testa che Poli prova invano a respingere sulla linea di porta.

La Lazio espugna Cagliari
e ritrova la tranquillità: l'assolo di Lulic regala il vantaggio biancoceleste in apertura, ma la risposta del Cagliari arriva nella ripresa. I rossoblu si procurano un calcio di rigore per fallo di Alvaro Gonzalez: Pinilla si incarica della battuta ma fallisce l'occasione. Neanche un minuto dopo la bella azione personale del giovanissimo Keita, al quarto centro stagionale, vale il 2-0. Quando si dice ''oltre al danno anche la beffa''. L'Atalanta asfalta la Sampdoria e scavalca i blucerchiati in classifica: Gabbiadini e Soriano spaventano Consigli, ma un tiro al volo angolatissimo di Carmona porta in vantaggio gli orobici. Nel giro di sei minuti arriva il raddoppio, con protagonista Bonaventura, che corregge in rete un cross di Cigarini. Nella ripresa Moralez serve Denis e, complice un buco clamoroso nella retroguardia di Mihajlovic, il Tanque non perdona. Tre gol anche per il Sassuolo, che batte il Catania in una sorta di spareggio-salvezza: a passare per primi sono gli ospiti grazie a Bergessio che, alla mezz'ora, sfrutta un lungo lancio dalle retrovie e silura Pegolo. Gli uomini di Di Francesco entrano in campo con un altro spirito nella ripresa: Zaza firma il pari, quindi Missiroli, lasciato colpevolmente solo dalla retroguardia etnea, porta i suoi in vantaggio. Ci pensa poi Sansone a chiudere i giochi, proprio su assist di Missiroli, all'ultimo minuto. Infine l'altro scontro dei bassifondi, disputato all'Ardenza, che premia il Livorno ai danni del malcapitato Bologna: gli amaranto sbloccano il risultato al primo minuto della ripresa grazie a Benassi, ed è Paulinho, sette minuti dopo, a raddoppiare. Espulsi Mbaye ed Emeghara, il Bologna ha la ghiotta chance di riportarsi in partita, ma il rigore trasformato da Lazaros non basta. Adesso in coda alla classifica ci sono cinque squadre in quattro punti, ma i posti disponibili per il prossimo Campionato sono soltanto due.
(Angelo Mingolla - 16 marzo 2014 ore 21.00)


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Serie A, 27.a giornata: vendetta e fuga bianconera
Ancora un successo per la Juve, che piega la Fiorentina dopo il 4-2 dell'andata: ok l'Inter, cade il Milan

ROMA (Italy) - L'ennesimo atto di un monologo già noto: la Juventus, ormai lanciata verso il terzo Scudetto di fila, batte la Fiorentina 1-0 ed ottiene la vittoria numero 23 in Campionato. Dopo lo scontro fra Napoli e Roma, squadre immediatamente alle spalle, si avranno le idee più chiare riguardo gli altri gradini del podio, dato che la vittoria finale sembra ormai già decisa. Scatto dell'Inter, che grazie a Palacio si porta ad una sola lunghezza da una Viola in caduta libera: ancora una battuta d'arresto per il Milan di Seedorf e per il Verona di Mandorlini. Prosegue il sogno europeo del Parma.

La vendetta è servita: la Juventus supera la Fiorentina 1-0 e si mette definitivamente alle spalle il pesante 4-2 incassato al Franchi in rimonta un girone esatto fa. La squadra di Conte domina in lungo e in largo nel primo tempo, che regala un epilogo positivo per via della splendida giocata di Asamoah: il ghanese si libera di due avversari con un numero di suola e fa secco Neto grazie ad una deviazione avversaria.


Nella ripresa i gigliati crescono di intensità: Diakitè si vede annullare un gol per posizione di fuorigioco, mentre Ryder Matos, entrato al posto di uno spento Gomez, spedisce di testa sulla traversa il pallone del possibile pari. La Juventus si ricompone e conduce in porto un successo fondamentale, quello che vale il momentaneo +14 sulla Roma anche se con due partite in più. Un distacco che sembra ormai essere destinato a diventare fatale per i giallorossi.

E intanto per la quarta piazza lo scontro è agguerrito: l'Inter sfrutta l'ennesimo passo falso viola piegando il Torino sotto gli occhi di Erick Thohir. Già definito un colpo per la prossima stagione, quella del riscatto (si tratta di Vidic, capitano del Manchester United), i nerazzurri provano a salvare almeno quella corrente: la rete decisiva porta la firma del solito Palacio, che beffa Padelli di testa dopo aver costretto il portiere avversario agli straordinari solo una manciata di minuti prima. Il Toro cresce sensibilmente nella ripresa, ma crea pochi grattacapi alla retroguardia avversaria; Hernanes e compagni, in pieno controllo, abbassano i ritmi e conducono in porto il quinto risultato utile consecutivo. Acque agitate sull'altra sponda dei Navigli: il Milan naufraga ad Udine nell'anticipo del sabato e vede allontanarsi la zona Europa League. Un colpo ravvicinato a porta sguarnita di Totò di Natale, al nono centro stagionale, condanna i rossoneri. Scuffet salva a più riprese sullo sfortunato Pazzini, ed ormai agli uomini di Seedorf resta solo la Champions per salvare una stagione estremamente deludente. Martedì servirà un'impresa al Calderon, dato che l'Atletico Madrid partirà forte dell'1-0 dell'andata. Chi invece sta vivendo un'annata indimenticabile è proprio un ex rossonero, ovvero Donadoni: il suo Parma regola il Verona e continua a sognare un posto in Europa. I ducali passano in vantaggio al 20' con una rocambolesca deviazione in mischia di Biabiany, e completano l'opera grazie al centro di Schelotto, il cui inserimento vale il 2-0 finale. Da segnalare la magistrale palombella con cui Cassano scherza Rafael in occasione della seconda rete: solo il palo nega la gioia del gol al barese, ed il Galgo, anche lui ex Inter, ne approfitta.

Crollo verticale della Lazio, superata dall'Atalanta in un Olimpico disertato dai sostenitori biancocelesti in segno di contestazione nei confronti del presidente Lotito. La partita, poco emozionante, viene decisa dal gol in mischia di Maxi Moralez, che timbra il cartellino al quarto d'ora della ripresa proseguendo la sua personalissima stagione del riscatto. Espulso Candreva quattro minuti dopo per doppio giallo. Gol ed emozioni a Genova, dove la Samp cala il poker col Livorno: gli amaranto trovano il doppio vantaggio nel primo tempo grazie alle reti del giovane Mbaye, che in entrambi i casi si inserisce con grande opportunismo sfruttando le giocate di Mesbah e Greco. Nella ripresa cambia tutto: Krsticic accorcia immediatamente, e la sfortunata autorete di Ceccherini riporta il punteggio in parità dopo soli otto minuti. Un tiro dalla lunga distanza di Okaka, deviato, beffa l'incolpevole Bardi prima del 4-2 in contropiede firmato da Gabbiadini: la festa è completa. Zero emozioni invece al Dall'Ara, dove è 0-0 tra Bologna e Sassuolo: l'unica chance del match capita ai neroverdi, freschi di cambio in panchina (è ritornato Di Francesco al posto di Malesani), che colgono una traversa con Sansone. Il Sassuolo resta fanalino di coda, mentre il Bologna viene scavalcato dal Chievo, vittorioso sul Genoa. I gialloblu si impongono grazie alla doppietta di rigore di Paloschi (5' e 92'): nel mezzo la rete del pari di Gilardino, firmata all'88', che sembrava il giusto premio per una ripresa interamente di marca genoana. Infine il pari dell'anticipo del sabato sera: il Catania riprende il Cagliari e conquista un punto prezioso in ottica salvezza. A bussare per primi sono gli ospiti, che passano in vantaggio con Vecino, al secondo centro consecutivo. L'immediata risposta porta la firma di Bergessio, che sfiora il traversone di Lodi e lo spedisce dove Avramov non può arrivare. Ennesima X per il Cagliari, che sta costruendo la sua permanenza in A grazie a tanti pareggi preziosi: meno bene gli etnei, che dovranno faticare molto per non precipitare in Serie B. (Angelo Mingolla - 9 marzo 2014 ore 21.00)


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Serie A, 26.a giornata: la Juve piega il Milan e scappa via
Llorente-Tevez: 2-0 nel posticipo. I bianconeri vincono e ringraziano l'Inter, che ferma la Roma:
ora 11 punti tra le prime due. Ancora pari per il Napoli

ROMA (Italy) - La grande fuga: la Juventus conquista San Siro e vola ad 11 punti di vantaggio dalla Roma, che dovrà comunque recuperare la partita casalinga col Parma interrotta per maltempo. La banda di Conte sfrutta lo 0-0 capitolino con l'Inter, primo verdetto di una giornata scoppiettante: altro 1-1 per il Napoli, stavolta col Livorno, mentre la Lazio passa a sorpresa al Franchi superando una Fiorentina in ombra. I biancocelesti restano dietro a Verona e Torino, appaiate ad un punto dall'Inter, quinta, ma gli effetti della cura-Reja sono sensibili. In fondo alla classifica si profila un discorso a cinque per la retrocessione.

Sofferenza e cinismo: una Juve più in affanno del solito si impone col Milan a San Siro e chiude probabilmente già ad inizio marzo il discorso Scudetto. I bianconeri patiscono l'avvio deciso dei padroni di casa, che nei primi 45 minuti sfiorano il gol a più riprese con Poli, Kakà e Pazzini: Buffon è attento.


E proprio nel momento migliore del Milan si consuma la più atroce delle beffe: nel corso dell'ultimo giro di lancette del primo tempo, sugli sviluppi di un disimpegno macchinoso, Lichtsteiner affonda e serve a Llorente la palla dell'1-0 a porta vuota: il Re Leone non perdona. Nella ripresa il Milan gioca con grande cattiveria, ma non riesce più a confezionare palle-gol a ripetizione: la superiorità di Tevez e compagni viene fuori, ed è proprio una saetta dell'Apache (al primo big-gol italiano) a chiudere i conti. Nel finale pali di Pogba e Robinho. Tre punti d'oro, dato che nell'anticipo del sabato una bella Inter costringe la Roma al pari: i giallorossi, privi di diversi titolari (su tutti Totti e Maicon), faticano ad ingranare, tanto che sono i nerazzurri a rendersi pericolosi in diverse circostanze: dapprima con Palacio, la cui incornata termina alta, quindi con Icardi, atterrato per due volte in area di rigore (solare il fallo di De Rossi, a serio rischio stangata, che lo colpisce con un pugno a palla lontana). Brutto colpo anche di Jesus a Romagnoli, ma la partita, più intensa che ricca di spunti, vive un ultimo sussulto sull'inserimento di Pjanic, che costringe Handanovic al miracolo per mantenere la porta inviolata.

Capitolo terzo posto: il Livorno ferma il Napoli sull'1-1, e i partenopei ottengono il secondo pari deludente. Un rigore procurato da Pandev e trasformato da Mertens al 32' pare mettere la gara della squadra di Benitez sul binario giusto, ma l'autogol di Reina dopo un colpo di tacco di Mbaye riporta il risultato in parità. L'assenza di Higuain, squalificato, si sente, ed è il Livorno, rigenerato dall'arrivo di Di Carlo, a sfiorare il colpaccio, ma Paulinho fallisce da distanza ravvicinata. Poco male, dato che la Lazio vince a Firenze: i biancocelesti trovano il gol vittoria già al 5' grazie alla spettacolare mezza rovesciata del difensore albanese Cana, giocata dunque decisiva in una partita controllata senza grandi patemi d'animo. Tra Napoli e Fiorentina ci sono ben sette punti, ma non è ancora finita: il rientro a pieno regime di Gomez fa sperare i viola.

Si ferma la marcia del Verona, bloccato in casa sullo 0-0 dal Bologna: i padroni di casa pagano dazio l'assenza del loro uomo più in forma, ovvero Luca Toni, fermato per un turno dal giudice sportivo. I gialloblu stentano a creare grandi occasioni senza il loro bomber, ed infatti la chance numero uno della partita capita al Bologna, che al secondo minuto della ripresa si procura un calcio di rigore: Bianchi si incarica della battuta ma si lascia ipnotizzare da Rafael. Da segnalare il gran tiro dalla distanza di Romulo, che nel finale sfida le leggi della balistica con un siluro che trova lungo la sua strada la sola opposizione di Curci. Non si arresta invece la corsa del Parma, vittorioso in casa del Sassuolo ed ancora in corsa per un posto in Europa: Parolo, al settimo centro stagionale, capitalizza dopo 62 secondi l'assist di Biabiany, ed è Tagliavento ad impedire il raddoppio ducale annullando la rete del 2-0 di Lucarelli, esperto centrale che quest'anno ha decisamente preso confidenza col gol. Da segnalare l'espulsione di Berardi: la partita del giovane attaccante neroverde, iniziata al 71', dura solo un minuto, a causa della manata rifilata a Molinaro. Prosegue anche l'ondata vincente del Genoa, che fa secco il Catania: a Marassi è Antonelli a sbloccare il risultato dopo una convulsa azione d'area di rigore. Al gol del laterale genoano, al terzo centro stagionale, fa eco il diagonale vincente del giovane Sturaro; cacciato Bellusci tra le fila ospiti. Non va invece il Torino, che si arrende alla Sampdoria: Okaka apre le danze in mischia, anche se la sua posizione di partenza è irregolare, ed è Gabbiadini a chiudere i giochi con una punizione che trafigge Padelli da distanza siderale. Un successo interno arriva invece a Bergamo, dove l'Atalanta sconfigge il Chievo: un colpo di controbalzo di Carmona sblocca il risultato, riportato poi sul pari dall'incornata di Dainelli. Il Chievo, in dieci per l'espulsione di Cesar, non si dà affatto per vinto, ma nonostante il pari in inferiorità numerica alla fine deve arrendersi: Cigarini trova il sigillo del 2-1 dal limite a pochi giri di lancette dal fischio finale, costringendo i clivensi ad una brutta sconfitta. Sfrutta il fattore campo anche il Cagliari, che asfalta l'Udinese nel turno di pranzo: i rossoblu passano in vantaggio grazie ad un bel gol di Ibarbo al 18', e Di Natale, poco lucido in diverse circostanze, non concretizza le opportunità del pari. L'Udinese si perde d'animo nella ripresa, e la resa definitiva degli uomini di Guidolin si consuma sotto i colpi di Vecino, che gela Scuffet con un colpo al volo, ed Ibraimi, autore di un pregevole spunto personale in ripartenza sugellato dal bolide del 3-0. Fra gli enormi punti interrogativi legati ai capitoli società, panchina e stadio, c'è finalmente un po' di pace anche per i sardi.
(Angelo Mingolla - 2 marzo 2014 ore 23.00)


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Serie A, 25.a giornata: Juve e Roma si inseguono di misura
I giallorossi passano a Bologna grazie ad un gol di Nainggolan: la capolista risponde con Tevez,
che decide il derby. Ok il Milan, per l'Inter solo pari

ROMA (Italy) - Il duello tra Juventus e Roma continua: i capitolini bussano nell'anticipo del sabato espugnando il Dall'Ara, ma la risposta bianconera non stenta ad arrivare e si materializza in una delle partite più attese della stagione, ovvero quella contro il Torino nel derby della Mole. Mancano all'appello ancora Napoli e Fiorentina, e intanto l'Inter, dopo il bel successo colto al Franchi, si ferma ancora: ennesimo 1-1 per gli uomini di Mazzarri. Il Milan passa invece a Genova, sponda blucerchiata, e si avvicina alla zona Europa League, dove staziona ancora l'Hellas Verona, ormai non più rivelazione di questo Campionato. Fondamentale successo del Chievo sul Catania in ottica salvezza nei bassifondi della classifica.

Un colpo di Tevez decide il derby della Mole, vinto dalla Juventus per 1-0 sul Torino: i bianconeri si impongono nel match dello Juventus Stadium grazie ad una bella girata dell'Apache, che trafigge Padelli dal limite dell'area di rigore dopo trenta minuti esatti di gioco.


Tante interruzioni soprattutto nella ripresa, dove il Toro prova a riacciuffare la sfida con grande cuore e si vede negare un rigore per presunto fallo di Pirlo su El Kaddouri; fatto sta che la Juve riesce a gestire il suo prezioso vantaggio e, senza grandi patemi d'animo, porta a casa una stracittadina che non vede andare in gol i granata dal lontanissimo 24 febbraio 2002, praticamente dodici anni fa: dopo quella rete di Cauet dieci edizioni che hanno visto uscire la Vecchia Signora, trionfatrice per ben nove volte, senza reti al passivo. 1-0 anche per la Roma, che si impone a Bologna: i lupacchiotti colgono un palo clamoroso con Destro in apertura, e dopo qualche fatica (grande intervento di De Sanctis sul pallonetto di Bianchi) passano grazie a Nainggolan. Pjanic premia lo sforzo del belga, il cui inserimento vale la rete del vantaggio. Poi tante chance da ambo le parti, ma il risultato non cambia: gli uomini di Garcia proseguono il loro entusiasmante Campionato, anche se le ambizioni di vittoria diminuiscono partita dopo partita di fronte ad un'avversaria così solida e costante.

Si ferma ancora l'Inter, che non va oltre l'1-1 interno col Cagliari: un rigore di Pinilla, concesso per fallo di mano di Juan, archivia un primo tempo povero di grandi spunti tecnici, dove i nerazzurri non riescono ad ingranare. L'ingresso di Icardi in avvio di ripresa cambia tutto: l'argentino, dopo aver sfiorato il gol con un bel gesto in area di rigore, fornisce a Rolando l'assist del pari. L'Inter preme e sfiora il vantaggio con Guarin e Palacio, poi la traversa nega il gol-vittoria ad Icardi. I ragazzi di Mazzarri confermano l'andamento altalenante: non hanno mai messo in fila tre successi, ed ogni volta dopo due vittorie consecutive è arrivato un 1-1. Una stagione davvero strana. Poco esaltante anche l'annata dei cugini, che riescono comunque a regalarsi un bel successo: il Milan sbanca infatti il Ferraris, imponendosi per 2-0 sulla Samp. Taarabt sblocca il risultato al 12' dopo una debole respinta di Da Costa proprio su un colpo di testa del centrocampista marocchino. Sempre al 12', stavolta della ripresa, dopo il vantaggio di Adel (Taarabt), arriva anche la volta di Adil, ovvero Rami, che archivia la pratica con un colpo di testa che segue un'uscita a vuoto di Da Costa, ostacolato nella circostanza. Nel convulso finale espulso Maxi Lopez. Vince anche il Verona, che supera il Livorno con più fatica del previsto: i gialloblu, infatti, chiudono i primi 45 minuti sul rassicurante vantaggio di 3-0, maturato grazie alle reti di Jankovic, Romulo e Toni, quest'ultimo imbeccato da Iturbe al termine di una splendida azione personale. Al 72' un gran colpo di Paulinho pare il gol della bandiera, ma la gara si riapre improvvisamente quando, esattamente 51 secondi dopo, un assist proprio dell'attaccante amaranto permette a Greco di colpire sotto il sette con potenza e precisione. Il Livorno si porta sul 2-3, risultato rocambolesco ma che non cambierà fino alla fine.

Fondamentale successo per il Chievo in una sorta di spareggio-salvezza col Catania: i gialloblu passano con Thereau, che trasforma un rigore arrivato per fallo di mano di Alvarez, ed è Rigoni a chiudere la sfida. Per l'undici di Corini sono tre punti d'oro. Pari interno per l'Udinese: finisce 1-1 con l'Atalanta. Gli ospiti, reduci dal pesante 0-4 interno subito dal Parma, siglano la rete del momentaneo vantaggio con Brivio, ma è un rigore di Di Natale a riportare in equilibrio la sfida. Le due compagini, che rimangono appaiate in classifica, si accontentano del pari. Per la serie:''Un punto ciascuno non fa male a nessuno''.
(Angelo Mingolla - 23 febbraio 2014 ore 21.00)


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Serie A, 24.a giornata: ok Juve e Napoli, ora tocca alla Roma.
I bianconeri liquidano il Chievo e si portano a +12 sulla Roma con due partite in più
Il Napoli espugna Sassuolo e guadagna tre punti sulla Fiorentina, sconfitta dall'Inter

ROMA (Italy) - Dopo il pareggio subito in rimonta a Verona, la Juve non esita a riprendere la sua marcia: i bianconeri battono 3-1 il Chievo in attesa di notizie positive dall'Olimpico. Il Napoli bissa il successo col Milan imponendosi per 2-0 in casa del Sassuolo, mentre c'è da segnalare l'exploit dell'Inter di Mazzarri, che sbanca il Franchi di Firenze con gol decisivo messo a referto dal rientrante Icardi. Bene il Milan nell'anticipo col Bologna: Balotelli riscatta una prestazione tutt'altro che esaltante con la prodezza decisiva. La Lazio crolla a Catania e dà speranza agli etnei, ancora in zona retrocessione a causa della bella affermazione esterna del Livorno, che passa 2-1 a Cagliari.

La solita Vecchia Signora: la Juventus vince 3-1 con il Chievo e riprende la sua lunga striscia di vittorie, giunta a quota 20 su 24 partite disputate. Asamoah sblocca la partita con un bolide dal limite, ed il tap-in di Marchisio sembra archiviare la pratica.


Il Chievo riesce in realtà a riaprire il match grazie ad un rocambolesco autogol di Caceres, ma è lo stacco di Llorente su corner calciato da Pirlo a chiudere definitivamente i conti. Il Napoli sconfigge il Sassuolo ed è momentaneamente a -1 dalla Roma: i partenopei passano al 37' con una conclusione angolata di Dzemaili, ed è l'assolo di Insigne (al secondo centro in Campionato) a portare la gara sul 2-0 finale. La banda di Benitez, che veniva dall'esaltante 3-0 rifilato alla Roma in Coppa Italia, pare aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori.

Colpo grosso dell'Inter a Firenze: i nerazzurri piegano la Fiorentina 2-1 e si portano a -5 dal quarto posto, rilanciando le ambizioni di un Campionato che si preannunciava avaro di soddisfazioni. Palacio, servito da una palombella di Guarin, porta in vantaggio i suoi anticipando Neto: per il Trença è il primo sigillo nel 2014. L'Inter controlla la partita senza patemi d'animo nel primo tempo, ma nella ripresa cambia tutto: a Cuadrado bastano 58 secondi per pareggiare, complice Handanovic. La Viola gioca meglio ma Icardi, out da quasi due mesi, riporta in vantaggio i suoi con un gesto da centravanti puro nel giorno del rientro. Restano alcuni dubbi sulla posizione di partenza dell'attaccante argentino. Bene anche i cugini: il Milan supera il Bologna 1-0 grazie ad un tiro ad effetto di Balotelli dalla lunga distanza che coglie impreparato Curci. I rossoneri, poco pimpanti durante tutto l'arco della partita, avevano rischiato di andare in svantaggio quando Abbiati aveva sventato in controtempo una testata di Khrin. Ma la giocata di SuperMario mette tutti d'accordo.

Il turno di pranzo sorride al Catania, che piega la Lazio 3-1. I rossazzurri passano dopo trenta secondi, quando Izco colpisce di controbalzo beffando l'incolpevole Berisha. Il primo tempo, di marca etnea, si chiude però in parità: Andujar non trattiene un colpo di testa di Mauri tutt'altro che irresistibile e la partita torna in equilibrio proprio sul gong. Nella ripresa il Catania entra in campo con un'altra marcia: dapprima Spolli, che colpisce di testa su assist di Lodi, e quindi il giovane Peruzzi (al primo sigillo in Italia) vanno a segno per il definitivo tre a uno. Il Parma cala il poker a Bergamo: travolta l'Atalanta. Gli ospiti passano dopo soli dieci minuti quando un tiro di Molinaro, sporcato da una deviazione avversaria, fa secco Consigli. Il resto succede nell'ultimo quarto d'ora: Benalouane, ex di turno, corregge nella sua porta di petto un cross innocuo proveniente dal settore di destra, quindi Cassano trova il tris con una punizione che si insacca senza trovare deviazioni. A completare l'opera ci pensa Schelotto, anche lui ex, al primo centro con la casacca ducale. Gol e spettacolo a Marassi, dove Genoa-Udinese finisce 3-3: gli ospiti bussano due volte nel finale di primo tempo, prima con una bordata di Basta, poi con il tap-in di Fernandes. Uno stacco imperioso di Konatè riapre la partita, che pare chiudersi nuovamente quando Muriel trasforma un discusso penalty. Sull'1-3 ci pensa Gilardino a risvegliare i suoi: l'attaccante di Biella trova la doppietta del pari conclusivo. Infine l'acuto esterno del Livorno, che vince a Cagliari: un missile da distanza siderale di Emerson (difensore non nuovo a queste conclusioni) sblocca il match, ed è un rigore di Paulinho a portare il risultato sul 2-0. Tanto bello quanto inutile il capolavoro di Nenè, che accorcia invano le distanze. Dopo la sagra dei gol spettacolari c'è spazio per un finale turbolento: cacciati Conti, Ceccherini e Benassi. I sardi, che non sfruttano la superiorità numerica, rischiano ora di essere risucchiati nel vortice retrocessione. (Angelo Mingolla - 16 febbraio 2014 ore 21.00)


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Serie A, 23.a giornata: si ferma la corsa di Juve e Roma
Bianconeri raggiunti a Verona al 95', ma il derby della Capitale finisce 0-0
Lezione del Napoli al Milan di Seedorf: bene la Fiorentina

ROMA (Italy) - Due pareggi per le squadre di testa: è questo il verdetto della quarta giornata di ritorno. La Juventus si lascia rimontare due reti in casa dell'Hellas Verona, che aggiunge un nuovo capitolo all'entusiasmante Campionato disputato sino ad ora. La Roma non sfrutta lo scivolone bianconero, raccogliendo un solo punto dall'infuocatissima stracittadina con la Lazio. Bene il Napoli, che rifila tre reti al Milan e torna al successo, anche se la Fiorentina, vittoriosa sull'Atalanta, tiene il passo. Cade il Torino, superato all'Olimpico dal Bologna.

A volte succedono: la Juventus si fa rimontare dal Verona dopo essersi portata in vantaggio di due reti. I bianconeri passano due volte con Tevez, che va a segno al 4' ed al 20', anche se in occasione del secondo gol la posizione dell'Apache è quanto meno dubbia.


Gli uomini di Mandorlini entrano in campo con un altro piglio nella ripresa, tanto che Toni accorcia immediatamente le distanze su assist di Romulo. Tanti gli episodi sull'1-2: palo ospite lambito dal neo-arrivato Osvaldo e proteste per i falli di mano in area di rigore di Lichtsteiner e Vidal, ma è Juanito Gomez a mettere tutti d'accordo all'ultimo istante. L'attaccante dell'Hellas supera Buffon sfruttando un altro cross di Romulo, e porta così il punteggio sul pari finale, più che giusto per quanto visto in campo. Pari anche all'Olimpico, dove Lazio-Roma termina a reti inviolate: i giallorossi dominano in lungo e in largo ma stentano a rendersi concretamente pericolosi, tanto che le migliori occasioni capitano soltanto a Totti, molto ispirato: Berisha è attento. La Lazio, decisamente contratta, attende per poi ripartire, ma non riesce mai a creare concrete palle gol: l'unico tiro verso la porta è una conclusione tutt'altro che pericolosa di Alvaro Gonzalez.

Il Napoli ritrova il successo: i partenopei battono 3-1 il Milan mettendosi alle spalle un periodo abbastanza tribolato. In realtà sono gli ospiti a bussare in avvio grazie a Taarabt, arrivato negli ultimi giorni di mercato, che fa tutto da solo prima di colpire dove Reina non può arrivare. Tre minuti dopo subito il giusto pari: una conclusione di Inler, arcuata dalla deviazione di De Jong, beffa Abbiati per il meritato 1-1. Il Napoli continua a creare diverse occasioni, soprattutto con Insigne ed Higuain, ed è proprio il Pipita a siglare sia la rete del vantaggio che quella del 3-1 finale, sfruttando due assist al bacio rispettivamente di Inler e Callejon. La Fiorentina non sta a guardare: i viola superano 2-0 l'Atalanta in attesa del ritorno di Gomez, che in settimana ha ripreso ad allenarsi con i compagni. Ilicic sblocca il risultato con una pennellata su punizione, e dopo qualche chance di troppo sprecata sia dallo sloveno che da Vargas, è Wolski, al primo centro in Serie A, a chiudere l'incontro. Splendido l'assolo del polacco, che salta diversi avversari prima di trovare l'angolo dove Consigli non può proprio arrivare.

Il Torino cade in casa col Bologna: i granata vanno in vantaggio dopo meno di 300 secondi grazie ad Immobile, che sfrutta l'assist vincente di Darmian. Ma poi proprio un errore del laterale scuola-Milan, in un'azione rocambolesca, permette a Cristaldo di pareggiare; l'attaccante argentino, che non trovava la via del gol da quasi un girone, sigla pure la rete del 2-1, sfruttando la respinta di Padelli su un tiro violento di Khrin, che lo mette di fatto in condizione di colpire a porta sguarnita. Nonosante l'assenza di Diamanti, ceduto in settimana ai cinesi del Guangzhou, il Bologna vince e convince. Il Genoa espugna Livorno: i rossoblu passano al 9' con Antonelli, che colpisce da pochi passi dopo la risposta di Bardi su una conclusione ravvicinata di Gilardino. Gli amaranto provano a riacciuffare la gara con grande cuore, ma non bastano le occasioni capitate a Greco e Paulinho, su cui salva Portanova a Perin battuto. La Sampdoria continua a vincere: l'undici di Mihajlovic supera il Cagliari di misura grazie ad un gol di testa messo a segno da Gastaldello sugli sviluppi di un lungo traversone di Regini. I blucerchiati sfiorano il raddoppio a più riprese con Gabbiadini, ma c'è spazio anche per molte polemiche isolane per un gol annullato a Sau per dubbia posizione di fuorigioco. L'Udinese rifila tre reti al Chievo e centra il secondo successo consecutivo, il terzo se si considera l'affermazione in Coppa Italia sulla Fiorentina, competizione dove i friulani quest'anno non hanno mai sbagliato. Di Natale sblocca il risultato in avvio di ripresa con un bel diagonale ad incrociare dei suoi, e Fernandes chiude i conti dopo una devastante azione di Pereyra sulla corsia mancina. E' poi Badu a chiudere i conti per il 3-0 finale: ancora una prova convincente per il centrocampista ghanese. E per concludere un altro 0-0, quello fra Parma e Catania. Gli etnei, al terzo pareggio consecutivo, colpiscono due legni, rispettivamente con Bergessio e Barrientos, mentre i ducali non riescono quasi mai a rendersi pericolosi. Risultato che non fa contenta nessuna delle due squadre, ma ai punti avrebbe sicuramente vinto il Catania.
(Angelo Mingolla - 9 febbraio 2014 ore 19.00)


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Serie A, 22.a giornata: la pioggia ferma la Roma, harakiri Napoli
Il match tra capitolini e Parma viene sospeso dopo 10 minuti
Trafalgar partenopea a Bergamo: finisce 3-0. Cade la Fiorentina, pari Milan

ROMA (Italy) - La Juve si prepara al derby d'Italia nel migliore dei modi: la partita della Roma viene sospesa a causa dell'impraticabilità del terreno di gioco dell'Olimpico, mentre il Napoli crolla in casa dell'Atalanta dicendo presumibilmente addio all'ambizione secondo posto. Una Fiorentina ridotta ai minimi termini cade a Cagliari, mentre il Verona, vittorioso a Sassuolo, balza al quarto posto staccando l'Inter, almeno in via momentanea, di scena nel posticipo domenicale allo Juventus Stadium. Primo stop per il Milan di Seedorf, che fa solo 1-1 in casa col Torino.

Il maltempo batte la Roma: l'incontro che oppone i giallorossi al Parma si ferma dopo appena dieci minuti a causa delle perturbazioni violente che rendono l'Olimpico più una piscina che un terreno di gioco.


Sino al triplice fischio, che causa l'interruzione momentanea di una gara che sarà recuperata entro la prima metà di marzo, si era visto davvero poco. I giocatori, ingolfati nelle molteplici paludi presenti nel campo, si erano dati battaglia, senza però creare occasioni di rilievo. L'Atalanta distrugge il Napoli: i nerazzurri sfruttano il fattore campo e rifilano un secco 3-0 all'undici di Benitez, completamente allo sbando. Dopo un primo tempo privo di particolari spunti, Denis sblocca il risultato al secondo minuto della ripresa grazie ad una colossale papera di Reina. Uno sciagurato retropassaggio di Inler serve poi al Tanque la palla del raddoppio, e l'attaccante argentino, grande ex della partita, non perdona. A completare l'opera ci pensa poi Maxi Moralez, sempre su suggerimento di Denis. Risultato pesante, che non giova alla Fiorentina, battuta dal Cagliari: al Sant'Elia Pinilla risolve la sfida trasformando un penalty concesso per via di un intervento molto ingenuo di Roncaglia ai danni di Sau. Il cileno, che anche all'andata aveva giustiziato i viola, è al quarto gol consecutivo contro la formazione di Montella. Con Rossi e Gomez ancora lontani dal rientro, si preannunciano tempi duri.

Il Verona riprende la sua marcia entusiasmante: i gialloblu fanno secco il Sassuolo e tornano così al successo dopo tre passaggi a vuoto. Manfredini sblocca il match deviando un cross innocuo nella propria porta, e a chiudere i giochi ci pensa Toni, che sigla il 2-0 (decimo gol in Campionato per lui) con una palombella che scavalca Pegolo. Inutile l'1-2 finale messo a segno da Floro Flores, che in pieno recupero corregge in rete un cross di Berardi. Il Torino ferma il Milan di Seedorf: i rossoneri vanno subito sotto, con Immobile che, servito da Moretti sul filo del fuorigioco, aggira Bonera prima di battere l'incolpevole Abbiati. I rossoneri spingono, e trovano il pari in avvio di ripresa grazie ad una bordata di Rami, centrale dal gol facile arrivato nella sessione invernale del mercato. Inutile il forcing finale: il risultato non cambia. La Lazio espugna il Bentegodi: i biancocelesti rifilano un secco 2-0 al Chievo pur essendo privi di Hernanes, ceduto all'Inter in settimana per circa 20 milioni di euro. Candreva, servito dal giovane Keita, sblocca il risultato in avvio con una sassata su cui Puggioni non può nulla, ed a metà ripresa proprio il classe '95, prodotto della cantera del Barcellona, trova la rete del raddoppio, la terza per lui in Italia. Il suo tiro, sporcato dalla deviazione di un difensore, beffa l'incolpevole portiere avversario. Gol e spettacolo al Massimino, dove Catania-Livorno finisce 3-3. Succede tutto nella ripresa: gli ospiti bussano con Emeghara, abile a respingere in rete la risposta di Frison ad un potente tiro di Emerson. Bergessio pareggia in mischia, ma poco dopo Paulinho trasforma un rigore procurato da Emeghara, che riporta poi in vantaggio gli ospiti dopo il momentaneo 2-2 siglato dal Pitu Barrientos sugli sviluppi di un corner. Il gol del pari finale è opera di Almiron, che, dimenticato dalla retroguardia amaranto, ha tutto il tempo di controllare il pallone e spedirlo dove Bardi non può arrivare. Successo dell'Udinese a Bologna nel primo anticipo del sabato: i friulani vanno subito in vantaggio grazie ad un rigore perfettamente trasformato da Di Natale, ed in pieno recupero Nico Lopez, servito da Maicosuel, mette il punto esclamativo sulla vittoria. Della serie: non siamo belli da vedere soltanto in Coppa. (Angelo Mingolla - 2 febbraio 2014 ore 19.00)


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Serie A, 21.a giornata: la Roma accorcia su una Juve di ferro
I bianconeri, sotto in 10, pareggiano all'Olimpico con la Lazio: la banda di Garcia espugna Verona ed è a -6. Ancora stop per Napoli ed Inter, per Seedorf buona anche la seconda

ROMA (Italy) - La Juventus pareggia in casa della Lazio e convince: strano a dirsi ma vero. I bianconeri vanno in svantaggio in inferiorità numerica, ma riescono ad evitare la sconfitta: poco importa l'interruzione della lunga striscia di vittorie consecutive. La Roma non si lascia sfuggire la ghiotta chance e passa 3-1 a Verona, restando così più che mai in scia. Il Napoli, fermato al San Paolo dal modesto Chievo, getta via altri due punti preziosi, ma dietro deve badare soltanto alla Fiorentina. L'Inter è ormai fuori dal discorso terzo posto dopo il deludentissimo 0-0 interno col Catania, ed i cugini del Milan, a -12 prima di Natale, sono ora soltanto a cinque punti. Continuano a vincere Torino e Parma, ora soltanto ad una lunghezza dai nerazzurri.
La Lazio ferma la Juventus sull'1-1 nell'anticipo del sabato: gli aquilotti passano in vantaggio al 27', quando Candreva trasforma un rigore concesso dal direttore di gara Massa per fallo di Buffon, espulso nella circostanza, su Klose.


Gli uomini di Conte man mano si riassettano, ed anche con un uomo in meno riescono a fare la partita trovando il pari grazie ad una delle solite incornate di Llorente, al nono sigillo stagionale. Nel finale grandi chance per i padroni di casa con Klose, su cui interviene un miracoloso Storari, e Keità, promettente classe '95, ma finisce così. La Roma non si lascia sfuggire l'occasione e sbanca Verona: i giallorossi passano in vantaggio grazie al tap-in di Ljajic su assist di Gervinho allo scadere della prima frazione di gioco. In avvio di ripresa una gran botta dell'islandese Hallfredsson riporta il match in parità, ma subito dopo un assolo dello scatenato Gervinho vale il 2-1. La Roma archivia definitivamente la pratica grazie ad un generoso rigore perfettamente trasformato da Totti, che trova così il quinto sigillo stagionale.

Dietro il Napoli si ferma ancora: i partenopei, nel turno inaugurale della seconda di ritorno, vanno subito sotto col Chievo, che trova il vantaggio grazie ad una rasoiata di Sardo. I padroni di casa lambiscono tre legni, due con Mertens ed uno con Insigne, ma non riescono ad organizzare una manovra avvolgente in modo tale da mettere seriamente in difficoltà il muro clivense, che crolla solo all'88' per via di un colpo in area di rigore di Albiol, al primo gol italiano. Magra consolazione, dato che finisce 1-1. Pareggio casalingo anche per l'Inter col Catania: i nerazzurri, una delle pochissime squadre ancora a secco di successi nel 2014, non riescono a creare nell'intero arco dei 90 minuti nessuna occasione degna di nota, se non un colpo di testa di Rolando che costringe ad un bell'intervento il portiere avversario Frison. La partita degli etnei cresce di intensità col passare del tempo, e le occasioni più ghiotte capitano a Lodi e Bergessio: per il Catania è il primo punto ottenuto lontano dal Massimino dopo dieci sconfitte su dieci quest'anno. Se per l'Inter questa non è crisi...

Secondo successo consecutivo per il Milan di Seedorf: i rossoneri passano a Cagliari 2-1 ritrovando così la marcia a pochi giorni di distanza dalla cocente eliminazione in Coppa Italia inflitta dall'Udinese. Sau sblocca il risultato al 25' sfruttando un incredibile svarione difensivo, ma il Milan, dopo aver creato numerose chance, ribalta l'incontro quando sembrava ormai profilarsi un'amara sconfitta: una punizione di Balotelli ed un colpo in mischia di Pazzini valgono il 2-1 finale che, più che per la classifica, vale molto per il morale. La zona Champions resta un miraggio, ma l'Europa League è ora molto più vicina rispetto a poche settimane fa. Il Torino batte l'Atalanta ed è adesso a -1 dal quinto posto: ai granata basta un rigore trasformato da Cerci all'ora esatta di gioco per risolvere un match molto delicato. L'ala di Velletri viene poi sostituita poco dopo, e così il secondo rigore, assegnato nel finale ai granata, viene calciato da Immobile, che però fallisce il bersaglio. Finisce comunque 1-0, proprio come a Parma, dove i gialloblu piegano l'Udinese: decide un gol segnato al 35' da Amauri, che fa centro di testa sfruttando l'assist di Cassano. I bianconeri di Guidolin confermano l'altalenante andamento stagionale: impeccabili nelle notti di Coppa Italia ma irriconoscibili in Campionato.

Torna al successo il Livorno, rivitalizzato dall'arrivo di Mimmo Di Carlo, che supera 3-1 in casa il Sassuolo. Greco apre le marcature dopo soli quattro giri di lancette, ed è un siluro di Paulinho a portare la sfida sul 2-0 all'11'. Una manciata di minuti dopo Benassi cala il tris con un fendente, e serve solo per le statistiche il centro di Berardi, numero dodici in stagione, che accorcia le distanze su rigore. Il risultato, maturato nei primi 28 minuti, non cambierà. Il Bologna agguanta il pari in casa della Samp: i blucerchiati passano in vantaggio col solito Gabbiadini, che sigla così il classico gol dell'ex, non festeggiato in virtù della bella esperienza vissuta alla corte del presidente Guaraldi l'anno scorso. Al 91' arriva però l'insperato pari ospite: Lazaros, atterrato, si procura il rigore che Diamanti trasforma. Alino, ancora al centro di insistenti voci di mercato che lo vorrebbero al Guangzhou di Lippi, non sbaglia dal dischetto. Sarà il suo ultimo gol con la casacca felsinea?
(Angelo Mingolla - 26 gennaio 2014 ore 21.00)


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Serie A, 20.a giornata: la Roma chiama, la Juve risponde
Continua il duello fra le due squadre di testa, ancora separate da 8 punti
La Fiorentina sfrutta il passo falso del Napoli, harakiri Inter a Genova. Buona la prima di Seedorf

ROMA (Italy) - Il girone di ritorno si apre esattamente come si era chiuso quello di andata: è sempre e solo Juve-Roma lo scontro ai vertici della classifica. I giallorossi aprono la 20.a giornata con un comodo 3-0 casalingo al Livorno, ma la capolista risponde rifilando un rocambolesco 4-2 ad una buona Samp. La doppietta di Bianchi ferma il Napoli a Bologna: ne approfitta la Fiorentina, che si impone in casa del Catania grazie ad un rigenerato Matri, che si presenta alla corte di Montella con due gol. L'Inter crolla a Genova, mentre il Milan torna al successo contro il sempre pimpante Verona. La Lazio di Reja strappa tre punti al Friuli contro una malcapitata Udinese.

La Juve festeggia per la dodicesima volta consecutiva, e stavolta a farne le spese è la Sampdoria di Mihajlovic, anche se il successo è più complicato di quanto il punteggio finale non dica.


Lo Juventus Stadium esplode in avvio grazie al tocco vincente di Vidal su assist di Pogba, ed al 25' arriva il raddoppio con un'incornata di Llorente.La Samp riesce ad accorciare grazie ad una sfortunata deviazione di Barzagli su cross di Gabbiadini, che sfiora il gol in almeno altre due circostanze prima di trovare il tap-in del 3-2. A metterci una pietra sopra ci pensa il solito Pogba, che inventa il bolide della vittoria definitiva dal limite dell'area. La Roma, vittoriosa sul Livorno, resta così ad otto punti. I capitolini passano subito con Destro, che mette dentro da pochi passi, e sono una deviazione vincente di Strootman ed un assolo di Ljajic a dare forma ad un risultato neanche troppo severo per gli amaranto, praticamente mai in partita e per nulla rigenerati dalla cura-Perotti.

Bianchi ferma il Napoli, che deve accontentarsi del 2-2 a Bologna: l'attaccante rossoblu, trasformato dall'arrivo di Ballardini, apre le danze con un movimento da grande centravanti su splendido cross di Diamanti. All'ora esatta è un discusso rigore trasformato da Higuain a riportare in equilibrio un match che vive poi un altro scossone una manciata di minuti più tardi: Callejon, perfettamente servito proprio dal Pipita, si inserisce e fa secco Curci con uno dei suoi classici colpi in diagonale. L'espulsione di Kone sembra chiudere la partita, che invece Bianchi, sfruttando un buco clamoroso nella difesa partenopea, riporta sul 2-2. La Fiorentina sbanca Catania e rosicchia due punti preziosi: i viola passano in vantaggio con un gran tiro di Mati Fernandez, servito da Matri. Proprio l'ex rossonero, all'esordio in maglia viola, trova una bella doppietta in chiusura di primo tempo, dapprima con un gol in scivolata, quindi con un tocco a porta sguarnita. Il secondo tempo è una sorta di passerella per i gigliati, che, nonostante le pesanti assenze, continuano a collezionare grandi risultati.

L'Inter crolla a Marassi: il Genoa vince 1-0 la partita dei rimpianti grazie ad un colpo di testa di Antonelli arrivato allo scadere. I nerazzurri sciupano una lunga serie di chance clamorose, rispettivamente due con Jonathan e due con Palacio. Un Perin in giornata di grazia salva poi su Guarin e Botta, mentre il collega Handanovic, incolpevole in occasione della rete decisiva, è chiamato agli straordinari solo sullo scatenato Feftatzidis. Per i nerazzurri, pericolosi a più riprese ma mai in pieno controllo della partita, è un periodo no: ancora una prestazione con più ombre che luci, e con annesse proteste per un presunto rigore non concesso da Rizzoli per fallo di mano di Cofie. Decisamente meglio i cugini: il Milan supera il Verona nel posticipo e festeggia con un successo molto prezioso la prima di Seedorf sulla panchina rossonera. La partita, molto tignosa, non vive grandi sussulti prima dell'episodio decisivo: Gonzalez atterra Kakà, che inseguiva senza grandi speranze un pallone destinato a terminare la sua corsa sul fondo, e regala il rigore che Balotelli trasforma. Gli ospiti, privi di Jorginho (ceduto al Napoli in settimana) e Toni, creano poche chance durante tutto l'arco dei 90 minuti, ma continuano ad impressionare per la loro compattezza nonché per la lucidità con cui gestiscono gli incontri disputati.

La Lazio di Reja trova il successo ad Udine: i friulani passano in avvio con un rigore di Di Natale, e l'espulsione di Onazi sembra complicare irreversibilmente una partita equilibrata. Candreva fa centro, anche lui dal dischetto, ma una splendida giocata di Badu regala il 2-1 ai padroni di casa. Nel finale succede di tutto: l'autogol di Lazzari (uscita di Brkic completamente sbagliata) porta la sfida sul 2-2, ed è una perla del recuperato Hernanes a valere il successo. Successo in rimonta sulla sirena anche per il Parma, che espugna il Bentegodi contro il Chievo: gli uomini di Corini sbloccano il risultato con Paloschi, ma una prodezza di Cassano (gol numero 101 in Serie A) ristabilisce subito il pari. A tempo scaduto Puggioni, che aveva respinto un rigore ad Amauri, si lascia beffare da un cross di Lucarelli che termina così in porta per il 2-1 finale. Il Torino batte il Sassuolo e torna ad esultare dopo due passaggi a vuoto: Immobile sblocca il risultato facendo praticamente tutto da solo in ripartenza, ed è Brighi a chiudere il match. A sette giorni dall'impresa col Milan, i neroverdi tornano a vedere le streghe. L'Atalanta fa secco il Cagliari in una partita in cui raccoglie molto di più rispetto a quanto seminato: nel primo tempo legni ospiti di Conti ed Ibarbo, poi espulso nelle battute conclusive, ma è un perfetto inserimento di Bonaventura a premiare gli sforzi degli uomini di Colantuono per l'1-0 finale. (Angelo Mingolla - 19 gennaio 2014 ore 23.00)


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Serie A, 19.a giornata: Juve e Roma duellano a suon di poker
4-1 in rimonta a Cagliari per la capolista: i giallorossi rispondono con un'altra goleada
Grande successo esterno del Napoli a Verona, si fermano Fiorentina e Inter. Berardi stende il Milan


ROMA (Italy) - Se fosse un Campionato normale la Roma sarebbe probabilmente in vetta, tra l'altro con ogni merito, ma quest'anno non è così: la solita Juventus, spietata e cinica, confeziona l'undicesimo successo consecutivo e chiude il girone d'andata a +8 sulla seconda, con ben 52 punti all'attivo.

La banda di Conte sta battendo ogni record, ma i capitolini non si arrendono e rifilano quattro reti al Genoa. Alle spalle molto bene anche il Napoli, vittorioso a Verona, un Napoli che sta vivendo un periodo positivo, anche se il buon Campionato disputato sino ad ora vale soltanto il terzo posto. La Fiorentina, in piena emergenza nel reparto avanzato, frena a Torino, mentre il Milan cede 4-3 al Sassuolo. Non meglio i cugini dell'Inter, che escono da San Siro solo con un 1-1 col Chievo. Pari esterno per la Lazio di Reja.


Non si fermano più: la Juventus vince anche a Cagliari ed ottiene la vittoria numero 17 in Campionato, l'undicesima consecutiva. In un Sant'Elia quasi deserto, i rossoblu passano in vantaggio a metà primo tempo con Pinilla, abile a sfruttare un'azione in mischia. La reazione ospite porta la firma di Llorente, che batte di testa Adan dieci minuti dopo l'1-0 sardo. I bianconeri soffrono, ma si scatenano nell'ultimo quarto d'ora: Marchisio trova il primo centro stagionale con un tiro secco dal limite, quindi Llorente chiude la partita con un tap-in a porta sguarnita. Dopo una partita di grande sacrificio, alla fine c'è gloria anche per Lichtsteiner, che sfrutta una papera di Adan e lo ringrazia col gol del 4-1. Poker anche della Roma con il Genoa: all'Olimpico la partita si sblocca al 25', quando Florenzi inventa la spettacolare rovesciata del vantaggio. Quattro minuti dopo Totti raddoppia (gol numero 231 in Serie A, sempre con la stessa maglia) ed a completare la festa ci pensano Maicon e Benatia. La squadra di Garcia torna al successo in Campionato ma resta ad otto lunghezze dai primi. Un divario non incolmabile, ma davvero difficile da rimontare tenendo conto dello straordinario momento di forma che sta vivendo la Juventus.

Il Napoli espugna Verona e mette cinque punti fra sé e la Fiorentina, che rimane quarta: al Bentegodi è un trionfo per i partenopei, che passano ancora con un gran gol di Mertens, al quinto centro stagionale, e chiudono il match nel giro di quattro minuti grazie alle reti di Insigne, al primo gol in questo Campionato, e Dzemaili. Ora il terzo posto è decisamente più consolidato, anche e soprattutto in virtù del pareggio della Fiorentina, fermata sullo 0-0 a Torino: i viola, privi di Gomez e Rossi, creano troppo poco per portare a casa la sfida dell'ora di pranzo, ma gestiscono con grande maturità una partita complicata, riducendo al minimo gli spazi utili per ripartire a Cerci e compagni. Le occasioni migliori capitano a Meggiorini da una parte e Borja Valero dall'altra, che prova invano a regalarsi il gol-vittoria nel giorno del suo compleanno. Chi invece segna non uno, ma quattro gol-vittoria è Domenico Berardi: il Sassuolo batte 4-3 il Milan e si coccola il suo gioiellino, uno dei prospetti più luminosi del calcio italiano. I rossoneri trovano due gol in apertura con Robinho e Balotelli, ma poi l'attaccante di proprietà della Juventus estrae dal cilindro un poker clamoroso e ribalta una partita che sembrava già decisa. L'assedio finale rossonero porta al gol di Montolivo e ad una serie di occasioni per il nuovo pari: da segnalare il palo del nipponico Honda, all'esordio in A, e la traversa a botta sicura del rientrante Pazzini. Non se la passa bene neanche l'altra milanese: l'Inter si ferma ancora e non va oltre l'1-1 interno col Chievo. I gialloblu passano in vantaggio dopo otto giri di lancette grazie ad un gran gol di Paloschi, ma l'immediata risposta nerazzurra si concretizza nella rete siglata al 12' da Nagatomo dopo un ottimo inserimento. Il giapponese in realtà riesce poi anche a ripetersi, ma il direttore di gara Tommasi annulla inspiegabilmente la regolare rete del 2-1. Tanta confusione nella ripresa, con alcune ghiotte chance in ripartenza sciupate dal Chievo, ma il risultato non cambia (da segnalare anche un rigore negato all'Inter per un fallo ai danni dell'argentino Ruben Botta).

Negli anticipi del sabato una vittoria esterna ed un pareggio. Il Parma rifila un secco 3-0 al Livorno, anche se il punteggio finale è troppo severo per gli amaranto. La squadra di Donadoni passa in vantaggio dopo 2' grazie ad un pregevole tiro al volo di Palladino, e chiude una partita molto combattuta con una doppietta di Amauri, non pervenuto nei primi 85 minuti ma implacabile nel finale. Priva di emozioni invece la sfida del Dall'Ara, dove Bologna-Lazio finisce 0-0: le due squadre, fresche di cambi tecnici in panchina, giocano con grande prudenza, e l'unica vera opportunità capita a Klose, che spara alto da pochi passi. Torna al successo l'Atalanta: gli orobici battono il Catania e mettono fine ad un prolungato periodo negativo. Denis sblocca il match al 67' con un rigore calciato perfettamente, poi un bellissimo assolo di Moralez sembra chiudere la sfida: nel finale ci pensa Leto a mettere un po' di pepe ad un incontro che si chiude comunque sul 2-1. (Angelo Mingolla - 12 gennaio 2014 ore 23.00)


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Serie A, 18.a giornata: la Juve abbatte la Roma e vola in testa al Campionato
Grande prova di forza della capolista nell'attesissimo big-match: il Napoli vince e si porta a -2 dai capitolini
Ok Fiorentina e Milan, l'Inter cade con la Lazio

ROMA (Italy) - E' una prova di forza che ha il sapore della fuga solitaria quella della Juventus, che rifila un secco 3-0 alla Roma confermandosi la prima della classe. I bianconeri sono campioni d'inverno con un turno d'anticipo, mentre la banda di Garcia, uscita con le ossa rotte dall'inusuale anticipo domenicale, deve iniziare a guardarsi le spalle. Solo undici punti nelle ultime otto partite per una Roma che sta vivendo una notevole flessione rispetto all'avvio. Flessione ben sfruttata dal Napoli, ora a sole due lunghezze dopo l'affermazione casalinga sulla Sampdoria.
La Fiorentina, uscita vittoriosa dal derby toscano col Livorno, tiene il passo mentre alle spalle l'Inter viene sconfitta dalla Lazio e pare farsi da parte per il discorso Champions. Continua a sorprendere la rivelazione Verona (3-1 ad Udine) mentre il Milan, ancora molto lontano dal terzo posto, torna al successo grazie al solito Kakà.


La Juventus fa suo il delicato match-scudetto di fine girone d'andata e lancia un ulteriore messaggio a chi non avesse capito le intenzioni degli uomini di Conte: i padroni di questo Campionato sono loro. Una malcapitata Roma viene travolta dalla forza d'urto dei primi della classe, che patiscono l'orchestrata manovra ospite nel primo quarto d'ora, ma che poi passano ancora una volta con Vidal, servito da Tevez. Il tap-in di Bonucci su cross di Pirlo chiude i conti, poi c'è tempo anche per il gol dell'ex, ovvero il rigore trasformato da Vucinic con gli ospiti ridotti a nove unità (espulsi De Rossi e Castan). Garcia pensa ancora allo scudetto ma deve stare attento: il Napoli supera 2-0 la Sampdoria ed è ora vicinissimo. Ai partenopei basta una doppietta di Dries Mertens, che sblocca il risultato deviando al volo uno splendido cross di Higuain ed archivia la pratica su punizione, dove il portiere blucerchiato Da Costa non è esente da colpe. Da segnalare i due legni ospiti (traversa e doppio palo), scheggiati rispettivamente da Gabbiadini e Sansone.

La Fiorentina batte il Livorno e continua la sua marcia, anche se le preoccupazioni non mancano: al di là del risultato finale, arrivato grazie ad uno stacco imperioso di Gonzalo Rodriguez sugli sviluppi di un corner, preoccupano molto le condizioni di Rossi, infortunatosi al ginocchio già operato due volte: Pepito rimarrà ai box per almeno tre mesi mentre Mario Gomez, assente da metà settembre, non ha ancora recuperato pienamente la forma. Montella sarà obbligato ad inventarsi qualcosa sperando in un robusto intervento sul mercato di riparazione da parte del patron Della Valle. La Lazio punisce l'Inter e supera così i nerazzurri all'Olimpico per il quarto anno consecutivo. Ancora una volta ci pensa Klose, che decide un match pieno di errori tecnici con una fantastica girata volante. Per Mazzarri è la terza sconfitta in Campionato: i suoi si allontanano pericolosamente dal primo biglietto disponibile per l'Europa che conta.

Il Milan pesca il tris con l'Atalanta e torna a vincere in casa: Kakà sblocca la partita dopo una bella percussione di Emanuelson trovando così il gol numero 100 in rossonero, e a metà ripresa si ripete da pochi passi. Il diagonale dal limite del giovanissimo Cristante, classe '95 alla prima da titolare in A, chiude i conti, e permette ai rossoneri di festeggiare una vittoria più complicata di quanto il risultato non dica. Inarrestabile Verona: l'Hellas passa in casa dell'Udinese e continua a confermarsi la vera e propria outsider del Campionato. Toni inizia l'anno nuovo con una doppietta, esattamente come aveva terminato quello precedente, ed è un assolo di Iturbe a mettere il punto esclamativo sul successo ospite dopo il momentaneo 1-2 di Pereyra, autore di un pregevole gesto tecnico. Il Torino crolla a Parma: l'undici di Ventura passa in avvio grazie alla deviazione vincente di Immobile, ma una splendida girata di Marchionni ed un colpo di tacco di Lucarelli ribaltano il risultato. Nel finale c'è poi tempo anche per il sigillo di Amauri, il primo in Campionato, al termine di una devastante azione personale condotta in area di rigore. Il Catania torna a sorridere: 2-0 al Bologna nel giorno di Ciccio Lodi, di nuovo nella squadra che lo ha lanciato dopo l'infelice parentesi genoana. E' proprio Lodi il protagonista assoluto del match: il centrocampista napoletano serve dapprima la palla del vantaggio a Bergessio, quindi sugella la vittoria dal dischetto. Stesso risultato a Marassi, dove il Genoa stende il Sassuolo: i rossoblu passano in vantaggio con un rigore trasformato da Gilardino (che se ne farà ribattere un altro da Pegolo al 90') e trovano il raddoppio con Bertolacci sulla sirena del primo tempo. Gasperini torna così al successo dopo quasi due mesi di astinenza mentre per i neroverdi è la quarta sconfitta consecutiva, a cui si aggiunge un altro dato pesante, ovvero i 431 minuti di astinenza dal gol. Numeri da retrocessione. Nel primo anticipo della giornata finisce 0-0 tra Chievo e Cagliari: al Bentegodi va in scena una partita ai limiti del proponibile, dove l'unica emozione è regalata da Pinilla, che spara alto il rigore della possibile vittoria.
(Angelo Mingolla - 6 gennaio 2014 ore 21.00)


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Serie A, 17.a giornata: Juve inarrestabile ma la Roma non molla
I bianconeri sbancano Bergamo e conservano cinque punti di vantaggio sugli uomini di Garcia,
che tornano al successo: stop Napoli, ne approfitta la Fiorentina. All’Inter il derby della Madonnina

ROMA (Italy) - La marcia della Juventus prosegue a ritmo spedito: i bianconeri tornano a subire gol, ma in compenso continuano a vincere (nono successo di fila) bissando all’Atleti Azzurri d’Italia il poker di domenica scorsa. Alle spalle la Roma tiene duro: altro poker, stavolta giallorosso, al malcapitato Catania e secondo posto sempre più consolidato in attesa del big-match dello Juventus Stadium dell’Epifania. Il Napoli non riesce infatti ad andare oltre l’1-1 nell’anticipo di Cagliari e così la Fiorentina, vittoriosa in casa del Sassuolo, si avvicina ai partenopei con la terza posizione nel mirino, obiettivo in comune con un’Inter fortemente rilanciata dal prezioso successo ottenuto sui rivali del Milan. Il Verona rifila quattro reti alla Lazio, che continua a perdere lontano dall’Olimpico: adesso la panchina di Petkovic rischia di saltare. In fondo alla classifica sorride solo il Bologna.


La Juventus piega l’Atalanta ed aggiunge un nuovo capitolo al film del suo cammino trionfale: la banda di Conte passa in apertura col solito Tevez (undicesimo centro stagionale), ma Maxi Moralez riporta la partita in parità abbattendo il muro dell’imbattibilità di Buffon, che si ferma a 744 minuti. Nella ripresa è show bianconero; prima Pogba, quindi Llorente e Vidal per il 4-1 in scioltezza che sa tanto di messaggio forte e chiaro al Campionato: comandano i bianconeri. La Roma cala il poker col Catania e finge di non recepire il messaggio di Conte: protagonista assoluto del match Benatia, che spiana la strada con una doppietta intervallata dal gol di Destro (che fa così tre su tre), lesto a sfruttare una papera colossale di Frison. Gervinho, che sbaglia un gol altrettanto clamoroso, chiude i conti su assist di Ljajic. La Roma, a -5 dalla vetta, è ancora imbattuta, e sarà la prossima giornata a dire tanto sul futuro di Totti e compagni, e di conseguenza sul proseguo di questa Serie A.

Il Cagliari ferma il Napoli al Sant’Elia e complica la classifica degli azzurri: partenza sprint dei padroni di casa, suggellata dalla rete di Nenè, servito da Astori dopo uno svarione di Maggio. Il vantaggio del brasiliano, che esce tra l’altro poco dopo, viene subito annullato dal pari di Higuain, che spiazza Avramov dagli undici metri e fissa lo score sull’1-1 finale. La partita degli ospiti cresce di intensità, ma il Napoli non trova la forza per portarsi in vantaggio ed alla fine deve accontentarsi di un pari quasi inutile. La Fiorentina vince infatti in casa del Sassuolo e si porta a sole tre lunghezze dai diretti avversari: la viola fatica molto al cospetto di una squadra ben organizzata, ma a risolvere la partita ci pensa il solito Rossi, sempre più capocannoniere di questa Serie A, che con un colpo potente ed angolato batte Pegolo per l’1-0 finale. 1-0 anche per l’Inter, che si aggiudica il derby di Milano n.159 in Serie A: i nerazzurri colpiscono con una fantastica giocata di suola di Palacio all’86’, portando a casa tre punti pesantissimi. Il risultato, meritato, premia gli sforzi dei giocatori di Mazzarri, che vincono un match caratterizzato da una elevatissima intensità ma privo di particolari spunti tecnici (da segnalare un rigore solare negato all’Inter proprio per un fallo di Zapata su Palacio).

Il Verona non sta a guardare e dilaga con la Lazio: i gialloblu vincono 4-1 e restano così al sesto posto con ben 29 punti, grazie ad una doppietta di Toni a cui si aggiungono le reti di Romulo ed Iturbe, che mette a segno la punizione del 2-1 da distanza siderale. Inutile il momentaneo pari di Biglia (primo centro italiano per lui), ed ora la già pericolante panchina di Petkovic è a serissimo rischio. 4-1 anche del Torino sul Chievo: i granata, che stanno vivendo un periodo da incorniciare a livello mentale e fisico, vanno in svantaggio in apertura a causa di un gol di Thèreau, ma la doppietta di Immobile (fantastica la sassata del vantaggio) e le firme di Vives e Cerci, che ritorna nel tabellino dei marcatori, ribaltano il punteggio. Dopo tre vittorie consecutive, ora per il Chievo è un periodo no, e dalle parti del Bentegodi, sponda clivense, ricominciano a rivedere le streghe. Pari nello spareggio-salvezza fra Sampdoria e Parma: i blucerchiati passano con Eder, al settimo centro stagionale, ma uno stacco imperioso di Lucarelli fissa il punteggio sull’1-1. Vittoria fondamentale invece quella del Bologna sul Genoa: i rossoblu ringraziano ancora una volta Alessandro Diamanti, che inventa dal nulla una parabola imprendibile per Perin, punendo così la formazione di Gasperini. Gilardino e compagni restano in una posizione di classifica tranquilla, ma per ottenere la salvezza ci sarà ancora molto da fare. Infine il Livorno, penultimo, superato dall’Udinese nell’anticipo del Picchi: Nico Lopez ed Hertaux fanno gioire Guidolin, a poco serve il momentaneo 1-1 di Siligardi. Gli uomini di Nicola registrano un’altra sconfitta, mentre i friulani possono respirare e festeggiare con un successo l’arrivo delle vacanze natalizie, che posticipano al weekend del 5 gennaio la ripresa del Campionato.
(Angelo Mingolla - 22 dicembre 2013 ore 23.00)


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Serie A, 16.a giornata: pari Roma, la Juve tenta la fuga
Bianconeri sul velluto col Sassuolo, giallorossi (ora a -5 dalla capolista) fermati dal Milan
Il Napoli cala il poker con l’Inter, la Fiorentina vince ed è quarta

ROMA (Italy) - La Juventus non si ferma più: i bianconeri rifilano quattro reti al Sassuolo e conquistano la vittoria numero 14 su sedici partite disputate (tra l’altro è l’ottava consecutiva senza subire gol), una vittoria ancor più importante se si considera il quinto stop stagionale della Roma, che esce da San Siro con un 2-2 che non rende felici né i capitolini né il Milan. Alle spalle il Napoli ritrova il successo con l’Inter, che adesso è molto lontana dal primo biglietto disponibile per l’Europa.
I nerazzurri, sconfitti dalla diretta avversaria per la Champions, vengono così scavalcati anche da una entusiasmante Fiorentina, che continua a seminare bel calcio ed a raccogliere notevoli risultati. Si rialza la Lazio, che si mette così alle spalle diverse settimane molto difficili, mentre in coda alla classifica resta ultimo il Catania, staccato nettamente dalla Sampdoria di Mihajlovic, in netta ripresa.


L’eliminazione in Champions subita ad Istanbul probabilmente non è ancora andata giù, ma la Juventus si consola col Sassuolo per dimenticare la delusione europea e proseguire il glorioso cammino che la sta vedendo protagonista in Italia: i ragazzi di Conte fanno esplodere per quattro volte lo Juventus Stadium, con un protagonista assoluto, ovvero Carlos Tevez. L’Apache, forse infastidito dalla musichetta della Champions (non segna nell’Europa che conta da venti partite), cambia di nuovo volto in Campionato e confeziona una tripletta a cui si aggiunge l’assist a Peluso del momentaneo 2-0, una sorta di ciliegina sulla torta. Davvero sensazionale. La Roma pareggia con il Milan e perde altre due lunghezze dai primi in classifica: a San Siro i giallorossi passano in apertura con un tocco vincente di Destro che chiude una azione manovrata perfettamente architettata. Zapata riacciuffa il pari in mischia, ma ad inizio ripresa arriva il nuovo vantaggio ospite grazie ad un rigore perfettamente trasformato da Strootman (fallo dell’appena entrato Gabriel). La banda di Garcia abbassa il ritmo, ed i rossoneri trovano il nuovo pari con una precisa conclusione di Muntari su assist di Balotelli che, pochi giri di lancette dopo, si divora la palla del clamoroso 3-2. Occasioni anche per la Roma (con Florenzi e Gervinho) ma alla fine il pareggio premia l’equilibrio, la vera e propria costante di una partita molto divertente.

Il Napoli punisce l’Inter
di Mazzarri ed esce vittorioso da una sorta si spareggio europeo anticipato: gli azzurri chiudono un primo tempo ad elevatissimo coefficiente di spettacolarità sul 3-2 con le reti di Higuain, Mertens e Dzemaili. Il momentaneo pareggio ospite porta la firma di Cambiasso, mentre il tap-in sulla sirena Nagatomo tiene in vita il match. Nella ripresa i nerazzurri le provano tutte, restano anche in 10 (espulsione molto fiscale di Alvarez), ma poi Callejon ci mette la parola fine con un tocco sotto. C’è tempo anche per un penalty, tra l’altro parato da Handanovic, che indovina l’angolo scelto da uno dei tanti ex di turno, Goran Pandev. La Fiorentina asfalta il Bologna al Franchi e torna al successo dopo la sconfitta di Roma di domenica scorsa: i viola sbloccano la gara con un grande assolo di Ilicic, a cui fanno eco la rasoiata di Borja Valero ed il pallonetto di Rossi, ancora capocannoniere di questa Serie A, proprio su suggerimento dello spagnolo. Montella può godersi il quarto posto in classifica.
Vittoria scaccia-crisi per la Lazio, che piega il Livorno all’Olimpico per 2-0 grazie ad una doppietta siglata nel primo tempo dall’ormai pienamente recuperato Klose: Petkovic può stare più tranquillo dopo diversi passaggi a vuoto dei suoi. Vittoria che sfuma invece all’ultimo istante a Marassi, dove l’Atalanta riprende il Genoa al 94’ grazie al sigillo di Giuseppe De Luca, al primo centro stagionale. I padroni di casa, andati in vantaggio con Bertolacci, non erano riusciti ad archiviare la pratica, e la vecchia legge del gioco del calcio (‘’gol sbagliato gol subito’’ per intenderci) ha fatto una nuova vittima. Si ferma la corsa del Chievo di Corini, superato dalla Sampdoria al Bentegodi: i blucerchiati trovano il gol vittoria nel primo tempo grazie ad una bella girata di testa di Eder su calcio d’angolo, e proseguono così alla grande l’era-Mihajlovic, giunta al quarto capitolo, che vede due vittorie e due pareggi.

L’unico anticipo del sabato è a reti bianche: al Massimino Catania-Verona finisce 0-0, con il portiere ospite Rafael che nega a più riprese la gioia del gol del vantaggio ai rossazzurri. Punto prezioso per l’Hellas, meno per gli etnei. Altro 0-0 al Tardini tra Parma e Cagliari: occasioni da ambo le parti, ma più che i padroni di casa (in una singolare tenuta di lana, maglietta davvero vecchio stampo) si rende pericolosa la squadra di Lopez, che non concretizza le opportunità create. Chi invece sfrutta le proprie occasioni è il Torino, corsaro al Friuli contro la malcapitata Udinese: gli uomini di Ventura vanno due volte a segno (con Farnerud ed Immobile) e sono ora settimi in classifica, forti dei 10 punti ottenuti nelle ultime quattro partite giocate. Quando si dice un periodo da incorniciare. (Angelo Mingolla - 16 dicembre 2013 ore 23.00)


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Serie A, 15.a giornata: è botta e risposta Juve-Roma
La Juve chiama e la Roma risponde: è scontro a due per il primo posto
Alle spalle continuano a perdere punti tutte le altre: solo pareggi per Napoli ed Inter, perde la Fiorentina

ROMA (Italy) - La Juventus continua a vincere e tenta la fuga solitaria, ma la Roma, immediatamente alle spalle dei bianconeri, non molla: i giallorossi sconfiggono la Fiorentina e guadagnano così anche due punti preziosi su un Napoli che forse abbandona, dopo il beffardo pareggio interno con l’Udinese, gran parte delle sue ambizioni scudetto. Per il terzo posto è bagarre, ma l’Inter, con l’ennesimo pareggio deludente, non sfrutta i punti lasciati per strada dai partenopei. Il Milan trova un altro pari e resta a -14 dalla zona Champions, un divario davvero proibitivo ed ai limiti dell’incolmabile per i rossoneri. Continua anche la crisi verticale della Lazio.
La Juventus si impone a Bologna 2-0 nell’anticipo serale del venerdì e mantiene la vetta solitaria: i bianconeri passano con Vidal, che porta in vantaggio i suoi al 12’ con uno dei suoi soliti inserimenti, e chiudono il match all’ultimo minuto, quando Chiellini beffa Curci con uno stacco imperioso su assist da calcio d’angolo di Tevez.


La Roma piega la Fiorentina e tiene il passo. Il tap-in di Maicon fa esplodere l’Olimpico dopo soli sette minuti, ma l’immediata reazione viola porta al gol del pari: Tomovic salta tre avversari e deposita dalla linea di fondo un pallone che Vargas calcia in rete. La partita continua a ritmi elevatissimi, con una lunga serie di occasioni da ambo le parti, ma alla fine la spuntano gli uomini di Garcia, che si riportano in vantaggio a metà ripresa grazie ad una deviazione vincente di Destro, rientrante dopo un lunghissimo stop, di circa sei mesi, su assist di Gervinho.

Pari anche per il Napoli, fermato al San Paolo da un’Udinese rimaneggiata (assenti Di Natale e Muriel): azzurri avanti nel primo tempo con una doppietta di Pandev, ma una deviazione nella porta sbagliata di Fernandez tiene in vita i bianconeri, che in avvio di ripresa trovano anche il pari con una parabola arcuata di Bruno Fernandes che beffa Rafael. Dzemaili riporta davanti i padroni di casa insaccando con grande tempismo dopo una respinta di Brkic, ma il vantaggio è illusorio: complice un errore di posizionamento della difesa di Benitez, Basta fa centro in mischia trovando così il 3-3 finale. 3-3 anche a San Siro, dove il Parma blocca l’Inter: i nerazzurri recuperano due volte con Palacio il momentaneo vantaggio ducale, arrivato con Sansone prima, che taglia in due l’immobile retroguardia avversaria, e Parolo poi (clamorosa papera di Handanovic). Guarin completa la rimonta con un tiro sporcato da Lucarelli, ma tre minuti dopo una deviazione sottomisura ancora di Sansone riporta il punteggio in parità.

Balotelli trascina il Milan, che deve però accontentarsi di un pareggio in casa del Livorno: Super Mario sblocca il risultato in apertura, ma una conclusione angolata di Siligardi rimette le cose a posto. Nella ripresa Paulinho porta addirittura in vantaggio gli amaranto con un pregevole assolo, ma la furia di un Balotelli assolutamente recuperato rispetto alle ultime performance si abbatte sul portiere avversario Bardi: l’attaccante rossonero sigla dapprima il gol del 2-2 con un bolide su punizione, poi coglie la traversa da distanza siderale, rischiando di estrarre un altro coniglio dal cilindro. La Lazio capitola a Torino, e per i biancocelesti adesso è crisi nera: Glik insacca da pochi passi al 19’ su assist di D’Ambrosio condannando la formazione di Petkovic, sempre più in difficoltà. Il tecnico bosniaco è ora a serio rischio esonero, mentre il suo collega Ventura può godersi il terzo risultato utile consecutivo, ulteriore testimonianza di una classifica che sorride particolarmente alla squadra del presidente Cairo. Il Verona di Mandorlini rimonta l’Atalanta e riprende la sua marcia entusiasmante: gli ospiti passano al 42’ con una travolgente azione personale di Denis, ma i gialloblu trovano un insperato successo nei minuti finali grazie ad un colpo di testa di Juanito Gomez e ad un rigore solare (atterrato Cacia) calciato in maniera perfetta dall’infallibile Jorginho.

La Sampdoria batte un Catania sempre più in crisi e centra il primo successo dell’era-Mihajlovic: a Marassi a segno Eder e Gabbiadini (autore di un gol favoloso) per il 2-0 finale. Male invece l’altra genovese: il Cagliari supera infatti il Genoa, ottenendo così tre punti molto pesanti. Gli uomini di Gasperini passano in vantaggio con un’imbucata di Gilardino, servito chirurgicamente da Lodi, ma restano in dieci a seguito della discussa espulsione di Manfredini; una doppietta di Sau, arrivata nel finale, capovolge il risultato e premia gli sforzi dei sardi. Infine bel successo esterno del Chievo, che vince in casa del Sassuolo grazie ad un gol di Thèreau in una partita dominata dal freddo e dalla nebbia: terzo successo su tre dell’era-Corini. Non male per una squadra che sino a tre domeniche fa era ultima in classifica e senza grandi speranze di salvezza.
(Angelo Mingolla - 8 dicembre 2013 ore 23.00)


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Serie A, 14.a giornata: il Napoli risponde alla Juve
I partenopei espugnano l’Olimpico e restano in scia, anche se gli uomini di Conte stanno preparando la fuga. Bene anche la Fiorentina, mentre si fermano ancora Roma ed Inter

ROMA (Italy) - La Juventus vince ancora e fa i primi tentativi di fuga portandosi a tre lunghezze dalla Roma, che incappa nel quarto pareggio di fila, stavolta sul campo dell’Atalanta: per i bianconeri è il sesto successo consecutivo (Buffon mantiene tra l’altro la porta inviolata da 549 minuti). Dietro frena anche l’Inter, che deve accontentarsi dell’1-1 contro la Sampdoria sotto gli occhi del presidente Thohir, mentre dall’altra parte dei Navigli c’è grande soddisfazione per l’importante affermazione del Milan a Catania.

Anche se la zona Champions resta molto lontana i rossoneri possono godersi i lampi del vero Kakà, un lontano parente del giocatore lento e quasi svogliato di Madrid, come anche il ritrovato Balotelli. Continua il periodo positivo del Chievo, al secondo successo consecutivo da quando è arrivato in panchina Eugenio Corini.


Il Napoli cala il poker con la Lazio e lancia un forte messaggio al Campionato: la squadra di Benitez si è rialzata ed ha ancora la Juve nel mirino. Gli azzurri ritrovano un grande Higuain, che sblocca il risultato con un assolo prima dell’autorete di Behrami che riporta il match in parità. Una girata del fischiatissimo Pandev riporta in vantaggio gli ospiti, che trovano anche il terzo gol sempre col Pipita, imbeccato proprio da Pandev. La Lazio, ormai spenta, accorcia con la giovane promessa Keità, a segno dopo uno slalom speciale nella retroguardia azzurra, ma in pieno recupero Callejon fissa il punteggio sul 4-2 ritrovando il gol dopo un mese e riportando al successo un Napoli criticato negli ultimi tempi per le sconfitte con Juventus e Parma. Emozioni e spettacolo anche al Franchi, dove la Fiorentina supera il Verona con un rocambolesco 4-3. Gol a grappoli nel primo quarto d’ora: apre e chiude Borja Valero con due tiri dal limite, ma nel mezzo c’è spazio per la deviazione sottomisura di Romulo, ex di turno, e la conclusione vincente di Iturbe, complice un rivedibile Neto. Vargas rompe l’equilibrio al 43’ con un diagonale potente e preciso, e Rossi, al dodicesimo centro in Campionato, sembra archiviare la pratica ad inizio ripresa con un rigore trasformato perfettamente. Il Verona resta in dieci (espulso Jankovic) ma trova la forza per reagire ed accorcia con una staffilata di Jorginho: nel finale altre opportunità, soprattutto per i viola, ma è questo l’ultimo atto di una partita palpitante.

Con un’incornata di Llorente in pieno recupero, la Juve piega l’Udinese e prepara lo scatto decisivo in classifica: i bianconeri hanno ora tre punti di vantaggio sulla seconda e possono così festeggiare al meglio il sesto successo consecutivo, arrivato al 91’ con una deviazione improvvisa dell’attaccante spagnolo, al termine di una partita sofferta, che aveva visto grandi occasioni da ambo le parti con protagonisti i portieri Buffon e Brkic. L’Atalanta ferma la Roma, che registra così il quarto stop consecutivo: i giallorossi non riescono più a vincere, ma salvano almeno l’imbattibilità nel finale grazie al tap-in di Strootman. L’olandese, imbeccato da Ljajic, risponde al 90’ al vantaggio orobico, materializzatosi ad inizio ripresa per via di un grave errore di De Sanctis, che si lascia beffare da un tiro senza grandi pretese di Brivio.

Un gol all’89’ di Renan rovina invece la prima a San Siro da presidente di Erick Thohir: più luci che ombre nella prestazione dell’Inter, che pareggia 1-1 con la Sampdoria. I nerazzurri passano in avvio con Guarin, lesto ad insaccare dopo una splendida giocata di Ricky Alvarez, ma smarriscono strada facendo l’intensità e la freschezza del primo tempo, limitandosi solo alla fase difensiva. E così il blucerchiato Renan, alla prima gioia in Serie A, fa centro con una conclusione chirurgica da quasi trenta metri: per l’Inter è l’ennesima occasione sprecata. Il Milan sbanca Catania e torna al successo dopo un mese e mezzo, per la prima volta lontano da San Siro: gli etnei trovano il vantaggio in avvio con Castro, il cui tiro, sporcato da Bonera, beffa Gabriel. La reazione degli ospiti si concretizza poco dopo nel pari di Montolivo, e a rompere l’equilibrio ci pensa Balotelli, che con una punizione potente e precisa porta in vantaggio la banda di Allegri a metà ripresa; nel finale c’è gloria anche per Kakà, che con uno spunto dei suoi fissa il punteggio sul 3-1 per la gioia dei suoi tifosi.

Rocambolesco 2-2 tra Cagliari e Sassuolo: gli ospiti bussano due volte in apertura, prima con un colpo di testa di Marzoratti e poi con un bel diagonale di Zaza (per l’attaccante di Policoro è il quinto gol stagionale). La formazione di Lopez, colpita nell’orgoglio, non si da’ per vinta, e trova un insperato pari in rimonta nella ripresa, con le reti di Nenè e Sau, che a tre giri di lancette dalla fine sigla un gol importantissimo anche a livello personale, dato che aveva colpito la sua ultima vittima, ovvero il Milan, ben 91 giorni fa. Importante affermazione del Chievo, che liquida il Livorno 3-0: apre Rigoni con un tiro dal limite, poi gli uomini di Corini (al secondo successo in altrettante partite sulla panchina dei clivensi, sino ad ora una specie di toccasana) dilagano con Thèreau e Paloschi, che tornano ad esultare dopo una lunga astinenza.

Due pari negli anticipi del sabato: il derby emiliano fra Parma e Bologna finisce 1-1. Konè porta in vantaggio gli ospiti dopo 10’ con un bel tiro dal limite, ma la risposta dei ducali non stenta ad arrivare, e si concretizza a metà primo tempo quando Cassano, al centro numero 100 in Serie A, batte Curci con una splendida girata al volo. Nella freddissima serata di Marassi, il Torino impatta col Genoa: granata avanti con una fortunosa deviazione di El Kaddouri, che corregge in rete involontariamente un tiro di Farnerud. Tante chance da ambo le parti, con Perin protagonista, ma alla fine l’inserimento vincente di Biondini premia gli sforzi degli uomini di Gasperini. (Angelo Mingolla - 1 dicembre 2013 ore 22.00)


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Adriano Galliani lascia il Milan dopo 27 anni
L’addio, nell’aria da settimane, chiude una lunga pagina della storia del Milan e del calcio italiano

MILANO (Italy) - Alla fine è andata così: Adriano Galliani si dimette e lascia il Milan in punta di piedi, ed insieme alla società rossonera l’intero mondo del calcio. Lo fa dopo ventisette anni e dieci mesi, più di un quarto di secolo dove l’a.d., da sempre braccio destro di Berlusconi nel mondo del calcio, ha dimostrato incredibili abilità gestionali e soprattutto un’innata capacità di fiutare le trattative migliori.

Un fiuto unico per accaparrarsi talvolta a cifre incredibilmente basse, talvolta addirittura a parametro zero, giocatori considerati ormai fuori dai giri delle grandi, chi per svogliatezza, chi per fallimenti individuali. Interpellato, ha risposto di essere favorevole ad un '’ricambio generazionale, ma fatto con eleganza. L’addio ufficiale dovrebbe avvenire dopo Milan-Ajax, ultima giornata del girone di Champions, fondamentale per il passaggio del turno.


La decisione – La scelta di uscire di scena non è stata improvvisa, ma ha radici profonde: il ricambio generazionale a cui sta andando incontro il Milan cozza, almeno per Barbara Berlusconi, con la presenza di un dirigente che, per quanto abbia ampiamente dimostrato la propria competenza, rappresenta ancora la vecchia guardia, quella che non molla, ma che alla fine prima o poi cede. Oppure è costretta a farlo. Proprio a proposito di ciò, Galliani ha precisato di essere favorevole ad un '’ricambio generazionale, ma fatto con eleganza, non in questo modo’’ sostenendo di aver subito ‘’un grave danno alla reputazione’’, probabilmente in riferimento all’attacco sferrato alla società di via Turati qualche tempo fa, proprio da Barbara Berlusconi, per la gestione del club negli ultimi anni.

Colpi di mercato
– Per fare una lista delle grandi operazioni di mercato di Adriano Galliani bisognerebbe riempire pagine e pagine di nomi, ma tra i tanti è impossibile non citare quelli che hanno scaldato più degli altri i cuori rossoneri: da Van Basten a Baggio, acquistato per ‘’soli’’ 18 miliardi dopo l’esperienza bianconera, e Shevchenko, strappato alla concorrenza serrata di Real Madrid, Barcellona e Manchester United. Tutto questo passando per Ronaldinho e Kakà (pagato circa 8 milioni e rivenduto sei anni dopo ad una cifra più di otto volte superiore), ma anche per Ibrahimovic, arrivato per 24 milioni rateizzabili in quattro anni dopo che l’anno prima al Barça era costato 50 milioni più il cartellino di Eto’o, e chiudendo, in tempi recenti, con l’operazione-Balotelli, arrivato nel mercato invernale in un duro periodo di austerity, e soprattutto col ritorno di Kakà, sino ad ora un miracolo di mercato, una trattativa finalizzata dopo un lunghissimo corteggiamento, alla faccia degli sceicchi disposti a mettere sul piatto immediatamente montagne di banconote.

E ora? – L’addio ufficiale dovrebbe avvenire dopo Milan-Ajax, ultima giornata del girone di Champions, fondamentale per il passaggio del turno. E facendo due conti Galliani non ha scelto una partita a caso: la sfida con i lancieri gli ricorderà sicuramente il mitico 3-2 inflitto dalla sua squadra proprio all’Ajax del giovane Ibrahimovic. Era il 23 aprile del 2003, una data indimenticabile per il mondo Milan, quando un gol che non si è mai capito se sia stato di Inzaghi o di Tomasson regalò la vittoria alla formazione allora di Ancelotti spianando la strada verso il successo finale della Champions. Adriano Galliani è esattamente questo: mai qualcosa che succeda a caso, c’è sempre un motivo valido per tutto, anche per tesserare l’anonimo Valter Birsa di turno che poi ti risolve due partite di Campionato sorprendendo tutti. Le sue esultanze mai pacate e le immancabili statistiche, i talismani come la cravatta gialla e le smentite di mercato a cose fatte. Perchè Galliani, bandiere a parte, è uno degli ultimi top-player della dirigenza, un uomo dedito al proprio lavoro e soprattutto capace di sfruttare al massimo le sue incredibili doti manageriali (per dirla in termini moderni). Oggi il calcio italiano ha capito di aver perso un vero protagonista degli ultimi anni, quelli del boom del tanto amato mondo del pallone: quindi solo complimenti, Adriano. E grazie. (Angelo Mingolla - 29 novembre 2013 ore 18.00)


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Champions: è l’ora delle italiane
Napoli, Milan e Juventus attesi da un turno da brividi

ROMA (Italy) - Un turno di Champions così importante per il calcio italiano non lo si vedeva da tempo: Napoli, Milan e Juventus sono attesi da una sorta di triplo dentro-fuori che ne deciderà il futuro europeo e probabilmente anche il resto della stagione. Non si tratta solo di una questione di passaggio del turno: è un vero e proprio intreccio di destini fra squadre diverse per condizioni fisiche e psicologiche, forse differenti anche per ambizione, ma accomunate dall’obbligo di sfoderare una grande prestazione per dimostrare il proprio valore. Andare avanti non è un optional, anche per ragioni economiche: approdare fra le migliori sedici significherebbe rimpinguare le casse societarie con le generose iniezioni di denaro dell’Uefa. Al giorno d’oggi ha peso anche questo.


Nella tana dei vice-campioni – Il turno del Napoli è, almeno sulla carta, il più difficile: alla formazione di Benitez stasera basta un pari in casa del Borussia Dortmund per passare, ma sarà tutt’altro che semplice. Occhio all’impatto del Westfalenstadion: giocare con personalità in un catino capace di accogliere fino ad 80mila cuori gialloneri sarebbe una prova di grande maturità, ma non basta. Questa è una di quelle partite dove conta quasi esclusivamente il risultato, ed il Napoli, che ne ha a disposizione due su tre, si troverà di fronte un Bvb ferito dal pesante 0-3 inflittogli sabato scorso, proprio fra le mura amiche, dal Bayern. Rimpiazzare Hamsik, infortunato, sarà complicato, ma Benitez dovrebbe optare per un altro centrocampista di contenimento: il tecnico spagnolo ha già subito troppe scoppole nelle partite importanti (sino ad ora Roma, Arsenal e Juventus) ed ha probabilmente intuito che in questi palcoscenici è fondamentale anche coprirsi. Dall’altra parte Reus e Lewandowski fanno venire i brividi, ma i sostenitori azzurri sono fiduciosi e puntano sulla voglia di riscatto di Higuain.

Tra grane societarie e tecniche – Altro crocevia il turno del Milan, di scena stasera in casa del Celtic: gli scozzesi, superati 2-0 all’andata, non fanno particolarmente paura, ma una sconfitta costerebbe carissima ad Allegri, che in tal caso quasi sicuramente sarebbe esonerato. Il Milan deve vincere per archiviare il girone, ma soprattutto per ritrovare quel morale smarrito strada facendo, indispensabile in queste circostanze. Ecco perché Balotelli, negli ultimi tempi irriconoscibile, avrà subito l’opportunità di riprendere in mano la squadra e dimostrare il proprio valore, ampiamente discusso dopo le recenti performance, che definire deludenti rispetto al suo potenziale è un eufemismo. Non lo farà da solo, ma assistito dal brillante Kakà, forse l’unica nota positiva di una stagione da cancellare, almeno sino ad ora, ma che adesso può svoltare e, chissà, dimostrarsi tutt’altro che avara di sorprese e soddisfazioni.

Tre punti indispensabili – La partita più agevole dovrebbe essere quella della squadra attualmente più in forma, ovvero la Juventus: i bianconeri, da ieri sera ufficialmente primi in classifica, ospiteranno mercoledì il Copenaghen, dimostratosi spigoloso nelle partite giocate in casa (1-1 all’andata con la Juve, 1-0 rifilato al Galatasaray) ma docile in trasferta, dove ha incassato un poker dal Real e tre gol proprio dai turchi. Gli uomini di Conte, che hanno solo tre punti dopo quattro giornate, devono vincere per forza e tifare per il Real Madrid, nella speranza che l’assenza di Cristiano Ronaldo non si riveli troppo determinante. Sarà dunque fondamentale superare i giallorossi in classifica in questo turno per poi gestire due risultati su tre nella sfida di Istanbul, in programma all’ultima giornata. Sembra una formalità, ma il calcio, come anche la Champions, insegna che il minimo errore può costare carissimo: quindi occhi aperti ed in bocca al lupo a tutte e tre le italiane.
(Angelo Mingolla - 26 novembre 2013 ore 19.00)


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Calcio, la 13esima giornata ancora all'insegna della Juve
Scivolone della Roma in casa. Solo 0-0 con il Cagliari

ROMA (Italy) - La Juventus sbanca Livorno e si porta in testa al Campionato. Il Cagliari blocca la Roma sullo 0-0 all’Olimpico. Gli uomini di Garcia non riescono ad andare oltre il pari, il terzo consecutivo. I bianconeri sfruttano così anche lo scivolone interno del Napoli, portandosi a +6 dai partenopei e proseguendo una lunga striscia positiva, dato che nelle ultime cinque partite giocate sono arrivate altrettante vittorie, peraltro senza subire reti.

La Fiorentina esce con le ossa rotte dal Friuli, mentre un’Inter sfortunata impatta 1-1 a Bologna e non raggiunge il Napoli al terzo posto. Continua il periodo nero del Milan, che pareggia in casa col Genoa tra fischi e striscioni polemici indirizzati sia alla società che all’allenatore, il criticatissimo Massimiliano Allegri.


La Juve batte il Livorno 2-0 all’Ardenza ed ottiene tre punti pesanti: primo tempo guardingo dei padroni di casa, molto ordinati e pronti a ripartire, ma nella ripresa una bella girata di Llorente, su assist di Pogba, sblocca la partita. Ad un quarto d’ora dalla fine proprio il ritrovato spagnolo serve a Tevez la palla del 2-0: l’Apache non sbaglia ed archivia la pratica. I bianconeri festeggiano il successo ed il primato in classifica, dato che il Cagliari blocca la Roma sullo 0-0 all’Olimpico: gli uomini di Garcia vanno vicini al vantaggio a più riprese, dapprima con Gervinho, la cui testata si stampa sul palo, e poi con Strootman e Maicon, che esaltano i riflessi del portiere ospite Avramov, bravo ad intervenire in maniera provvidenziale anche in altre circostanze, ma non riescono ad andare oltre il pari, il terzo consecutivo dopo quelli ottenuti in casa del Torino e col Sassuolo. Inaspettato passo falso del Napoli, sconfitto dal Parma in un San Paolo gelato dal bel gol in diagonale di Cassano, quello che decide la partita: il barese trafigge Reina nel finale con una conclusione chirurgica dal limite dell’area di rigore. Seconda sconfitta consecutiva per gli azzurri e classifica sempre più complicata perché la Juve negli ultimi due turni ha guadagnato molto terreno.

Il Bologna ferma l’Inter e conquista un punto molto importante per morale e classifica: i rossoblu passano in vantaggio al 12’ con un contropiede da manuale finalizzato da Konè, ma la rabbiosa reazione nerazzurra porta al pari di Jonathan ad inizio ripresa. La formazione di Mazzarri crea molte opportunità, tra cui due traverse, ma deve accontentarsi del pari, che di certo non premia i suoi sforzi. Frena la Fiorentina, superata dall’Udinese grazie ad una deviazione da pochi passi di Heurtaux, lesto ad insaccare di piatto a porta sguarnita al 34’ di gioco. Il primo tempo, di marca gigliata, vede la formazione di Montella più volte vicina al gol, ma nel finale i bianconeri concedono meno spazio alle iniziative ospiti e conducono in porto la vittoria.

Continua la crisi di risultati del Milan, fermato dal Genoa sull’1-1 dopo aver giocato i due terzi della partita in superiorità numerica. Botta e risposta nei primi otto minuti: al vantaggio di Kakà fa eco un rigore dell’ex di turno Gilardino, poi tanti rimpianti per le occasioni sprecate (in primis quella di Balotelli, che si fa respingere un rigore dall’eroe di serata Perin) e clima di contestazione.

Il derby scaligero va al Chievo, che piega il Verona grazie ad un pregevole spunto di Lazarevic, che decide la stracittadina ad un minuto dalla fine: è il primo successo dell’era-Corini. Cana rovina invece un altro esordio in panchina, ovvero quello di Mihajlovic: il gol a tempo scaduto del difensore albanese, un gesto da centravanti puro più che da difensore centrale, vale l’1-1 della Lazio con la Sampdoria, che si era portata in vantaggio con Soriano nonostante l’inferiorità numerica. Festeggia il Torino, che rifila in scioltezza quattro reti al Catania: in gol Immobile, El Kaddouri (due volte) e Moretti, mentre il momentaneo 2-1 ospite siglato da Leto, al primo centro in Serie A, serve solo per le statistiche. Per gli etnei ora è crisi vera. Lo stesso non si può dire del Sassuolo, che coglie un importante successo in casa con l’Atalanta grazie ai suoi due gioiellini, Zaza e Berardi, attaccanti dal futuro assicurato.

La Juve conquista dunque la vetta dopo undici giornate e si prepara per la Champions nel migliore dei modi. Il Napoli, che non sta reggendo il passo della coppia di testa, deve prestare molta attenzione alle squadre immediatamente alle spalle, anche se solo l’Inter è riuscita a rosicchiare un punto ai partenopei. Il Campionato è decisamente vivo, e se si inizia a profilare uno scontro a due ai vertici della classifica, per il terzo posto ci sarà da divertirsi. (Angelo Mingolla - 25 novembre 2013 ore 23.00)


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Calcio, la 12esima giornata incorona la Juve alle spese del Napoli
In zona salvezza sempre più bagarre

ROMA (Italy) - Il verdetto è decisamente chiaro: la Juventus abbatte 3-0 il Napoli nel posticipo di lusso dell’attesissima 12.a giornata e si porta ad una sola lunghezza dalla Roma capolista, dimostrando di essere ancora, classifiche a parte, la squadra da battere. I giallorossi non vanno oltre l’1-1 interno col Sassuolo, mentre Inter e Fiorentina vincono e sperano di potersi riagganciare al treno delle grandi. Prosegue invece la crisi di risultati del Milan: i rossoneri escono dal Bentegodi con un pareggio a reti bianche ottenuto col Chievo, ultimo in classifica.

Per la salvezza è dunque ancora bagarre, ma c’è da registrare una profonda spaccatura fra le prime sei, fra cui resta comunque il sorprendente Verona, ed il resto del gruppo, molto attardato. Reinserirsi tra le favorite in un Campionato dal così elevato tasso di difficoltà sarà davvero complicato, per il Milan in primis.


La Juve strapazza dunque il Napoli 3-0. I partenopei creano diverse occasioni ma perdono per presunzione: lo schieramento offensivo scelto da Rafa Benitez lascia troppo campo alle iniziative dei padroni di casa, tanto che dopo soli due minuti la Juve si trova in vantaggio con una deviazione di Llorente (che parte da posizione irregolare al momento del tacco di Tevez). La punizione telecomandata di Pirlo e lo spettacolare colpo di contro balzo di Pogba, che agli eurogol col Napoli ci ha preso gusto, è proprio il caso di dirlo, completano l’opera. Un’opera dall’evidente messaggio simbolico: i bianconeri hanno lanciato un segnale fortissimo al Campionato, e soprattutto alla Roma, che deve accontentarsi del secondo pareggio consecutivo, stavolta con il Sassuolo. La formazione di Rudi Garcia passa infatti in vantaggio grazie ad una goffa autorete del difensore neroverde Longhi, e dopo aver sprecato diverse occasioni per raddoppiare incassa il gol dell’1-1, siglato in mischia da Berardi, già al sesto centro stagionale.

Intanto Inter e Fiorentina si avvicinano al Napoli, terzo in classifica: gli uomini di Mazzarri avevano piegato nell’anticipo del sabato sera il Livorno 2-0, nel giorno dell’addio del Presidente Moratti e del miracoloso rientro di Zanetti, ristabilito appena sei mesi dopo la rottura del tendine d’Achille. Proprio l’argentino ispira la rete di Nagatomo, quella che chiude il match dopo l’iniziale vantaggio arrivato per via di una clamorosa autorete di Bardi, che respinge nella propria porta un innocente cross di Jonathan. La Fiorentina invece, supera la Sampdoria e si coccola uno scatenato Rossi, che sigla la doppietta decisiva in una partita giocata dai viola in maniera spettacolare per settanta minuti. Gli ospiti accorciano con Gabbiadini e sfiorano a più riprese la rimonta, ma i gigliati vincono e staccano così il Verona, superato per 2-0 a Marassi da un Genoa rinato grazie alla cura-Gasperini.

Il Milan frena ancora, ma la panchina di Allegri non pare traballare: i rossoneri devono accontentarsi di un modesto 0-0 sul campo del fanalino di coda Chievo, in una partita intensa ma gestita con scarsa lucidità. Pari anche per la Lazio, raggiunta a Parma da uno stacco in terzo tempo di Lucarelli dopo l’iniziale vantaggio del giovane Keita: per la squadra di Petkovic prosegue la crisi di risultati. Da segnalare il primo successo del Catania della gestione De Canio, nella fattispecie 1-0 sull’Udinese: agli etnei basta un rigore del ritrovato Maxi Lopez per imporsi sui friulani, sempre più in difficoltà. Si rilanciano anche l’Atalanta, che supera il Bologna grazie ad un gol siglato da Livaja all’ultimo istante, ed il Cagliari, che batte il Torino al Sant’Elia con due splendide punizioni di Conti, intervallate dall’illusorio pari granata firmato da Immobile.

Per la salvezza è dunque ancora bagarre, ma c’è da registrare una profonda spaccatura fra le prime sei, fra cui resta comunque il sorprendente Verona, ed il resto del gruppo, molto attardato. Reinserirsi tra le favorite in un Campionato dal così elevato tasso di difficoltà sarà davvero complicato, per il Milan in primis. E mentre la Juve si gode la sosta delle Nazionali vicinissima alla vetta, il Napoli deve cominciare a guardarsi le spalle.
(Angelo Mingolla - 11 novembre 2013 ore 10.00)


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