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Luca Ronconi, un gran pezzo di storia del teatro italiano e non solo
Incontro con il maestro impegnato nel Falstaff al Petruzzelli di Bari

BARI (Italy) - In occasione della permanenza a Bari del maestro Luca Ronconi, impegnato nell’allestimento del Falstaff di Giuseppe Verdi al Teatro Petruzzelli, Fibre Parallele ha organizzato un incontro aperto alla città. Più che una lezione, una chiacchierata con uno dei più grandi registi di teatro a livello mondiale, un momento per ascoltare alcuni episodi di vita teatrale, un tempo per sentire qual è il suo rapporto col teatro oggi, dopo 60 anni di carriera, un’occasione per fare delle domande. L’incontro è stato presieduto al Teatro Abeliano del capoluogo pugliese alle ore 16 del pomeriggio, quando ragazzi, giovani, adulti e anziani hanno reso stracolmo il foyer del teatro, con una folla di molti metri persino al di fuori dell’entrata. A far meraviglia è la varietà di generazioni, accomunati tutti dalla volontà di conoscere l’artista, ognuno con un proprio personale motivo.


La maggior parte dell’uditorio è composto da attori, ex-artisti, altri invece sono semplici spettatori. All’aprire delle porte, con tanta agitazione e fermento, tutti i presenti entrano in sala: un sipario aperto e un palcoscenico con al centro tre sedie con tre rispettivi tavoli. Dopo pochissimi istanti vi è l’arrivo di Ronconi e, come per magia, senza che nessuno pronunciasse alcuna parola, tutti contemporaneamente si apprestano ad applaudire l’attesissimo artista, il quale ammirando da seduto il suo pubblico sembra essere a suo agio, nonostante tutti gli sguardi siano rivolti a lui, sembrano non colpirlo. Dopo pochissimi minuti una voce al microfono invita gli ascoltatori ad applaudire ancora una volta un “Gran pezzo di storia del teatro”. La frase sembra ancora dover terminare, che tutti si alzano nuovamente senza esitazione. Con grandissima umiltà, però, l’attore invita il pubblico a sedere e, con un minimo imbarazzo, si inchina dinanzi alla platea, le porge a sua volta un applauso e siede, pronto per l’intervista.

Lo spazio teatrale. Ci può parlare del suo lavoro con lo spazio teatrale?. Egli risponde: “1949. Avevo 40 anni, adesso il doppio… Ma è inutile parlare del passato. Ho parlato già troppe volte di queste cose. Parliamo di qualcosa di più recente”. Sviando un po’ la domanda, racconta di altre esperienze successive, in particolare le sue folli volontà di creare spettacoli sull’acqua o altri materiali quasi mai utilizzati prima in scena. “1972, Zurigo. Mi hanno chiamato per fare uno spettacolo nuovo. È l'occasione per fare qualcosa di diverso. Voglio provare a fare uno spettacolo sull'acqua.” - torna in se - “Si sarebbe dovuto svolgere su un palco fatto d'acqua. Ci sarebbero dovuti essere degli acrobati che volavano da una parte all'altra, mentre dal palco emergevano delle bellissime strutture simili ad animali marini. Poi si sarebbe calato, nel caos più totale, dall'alto, un cavaliere che si sarebbe seduto su un cavallo che sarebbe dovuto arrivare su dei binari subacquei. Parlo al condizionale, perché non è mai andato in scena.”

Il grande Ronconi, anziché raccontarci dei suoi successi, ci racconta dei suoi insuccessi. “Siamo arrivati a fare la prova generale, ma poi non si è fatto più niente. La motivazione era che non c'erano abbastanza bagni. O almeno è quello che hanno detto a me. Comunque, l'assessore alla cultura di Zurigo, quell'anno perse il posto. Ricordo anche di Ferrara. Dovevamo tappezzare tutto il corso con uno specchio, dove le persone ci avrebbero camminato sopra. Ce l'hanno proibito.” Ci racconta, poi, di un suo ultimo spettacolo tenuto in uno spazio non teatrale, all'interno di una villa. Chiude il discorso: “Lo spazio condiziona il tempo teatrale, ma soprattutto condiziona la percezione del tempo allo spettatore.” Interrompendo il maestro, viene sottoposto ad un’altra domanda: Lei ha parlato di spettatore, ma con gli attori che rapporto ha? Come li sceglie? La risposta è eloquente: “Non so rispondere. Non c'è un modo.” Attende un attimo, sembra essere preso alla sprovvista. “È un po' una scelta reciproca. Per l'esperienza che ho, riesco a capire chi può avere un rapporto con me in futuro e chi invece deve essere frustato. La cosa importante è che non si crei un rapporto conflittuale, non mi piace. Anche perché non è bello quando hai il coltello dalla parte del manico.” L’ultima domanda che abbiamo posto al maestro è stata l’emblema della sua intera esistenza: Perché ha scelto di fare teatro? Perché non ha deciso di fare il cinema?. “Penso sempre a cosa avrei fatto se non avessi messo piede in teatro. Sono cresciuto senza avere mai altri giocattoli, altre distrazioni. Come spettatore ero sempre stato in palcoscenico. Perché sarei stato la rovina dei produttori. Mi pace improvvisare ed essere libero, ma in cinema non puoi. O nasci dietro la cinepresa, o è meglio non avventurarsi”. Molti altri sono stati gli argomenti affrontati dal maestro durante la conferenza, sebbene secondari, a cui sono succeduti autografi, baci, abbracci e fotografie. Fondamentale è stato per tutti coloro che hanno assisto all’incontro immortalare l’incontro con un grande attore, regista, maestro. Un uomo che è riuscito a realizzare ogni suo sogno. “Lo dico con molta serenità, posso andarmene senza aver nessun sogno nel cassetto. Vuoto.” (Luana Fedele - 22 novembre 2013 ore 12.00) (Foto: Rosaria Pastoressa)


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