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Puglia, un viaggio tra natura, cultura e gastronomia, nella regione "over the top" per numero di visitatori
La "California italiana" sorprende per paesaggi e ospitalità. Il magico Salento.


LECCE (Italy) - L'Apulia dei Romani, greci, bizantini, arabi e poi angioini e borboni non è solo mare e paesi da visitare, ma anche bellezze naturali e paesaggi meravigliosi come i borghi, i tramonti, le masserie, i castelli ed il Salento. Nella Terra che nasce dall’abbraccio di due mari, Adriatico e Jonio, si scoprono tratti tra i più belli del Mondo con spettacolari scogliere a strapiombo sul mare e lunghe spiagge ricche di vegetazione mediterranea. Ma la Puglia si racconta anche attraverso l'anima delle proprie città roccaforti di storie millenarie e tra queste Lecce spicca quale capitale ideale del "magico Salento".


In Puglia ci si arriva in Aereo attraverso gli aeroporti di Bari e Brindisi oppure utilizzando la rete ferroviaria nazionale o, in alternativa, percorrendo le numerose strade e autostrade che terminano appunto nel "tacco d'Italia". Ma in Puglia si arriva soprattutto "con l'animo del viaggiatore" per poi ripartire quasi sempre "portandola nel cuore".

Due, a nostro avviso, gli itinerari ideali per abbracciare la Puglia mixando tra di loro genuinità e originalità: Polignano a Mare - Ostuni - Brindisi - Lecce - Otranto (200 km) e, complementarmente, un "Salento around" per meglio avventurarsi in un territorio che viene definito dagli specialisti come "la mecca del turismo italiano": Lecce - Gallipoli - Santa Maria di Leuca - Castro - Otranto - Torre dell'Orso - Lecce (200 km).

Su uno sperone roccioso a strapiombo sul Mare Adriatico sorge Polignano a mare il cui borgo antico è uno dei luoghi più suggestivi del territorio. L’ingresso avviene passando sotto un imponente arco marchesale che conduce alla centrale Piazza dell’Orologio che ospita il palazzo del Governatore e la Chiesa Madre che, cattedrale fino al 1818, conserva alcune opere importanti come il presepe interamente in pietra. Dalla piazza si diramano numerose stradine selciate che indicano al turista la via da seguire per le terrazze: sono delle logge che si affacciano a strapiombo sul mare e offrono un panorama mozzafiato. Polignano a mare è famosa per la bellezza delle sue grotte, che sono assolutamente da visitare. Quella più bella è la Grotta Palazzese, chiamata così per via dei marchesi Leto che la inclusero nei beni del “Palazzo”. Significativa, l'assegnazione sin dal 2008 della Bandiera Blu per la naturalezza delle sue spiagge e acque.

In Puglia dal romanico al barocco, cattedrali e monumenti incorniciano le piazze, all’ombra di castelli imponenti e palazzi nobiliari. Dal Gargano al Salento, la Puglia è scrigno di inestimabili tesori e meraviglie architettoniche, come i siti Unesco, luoghi talmente belli da essere considerati patrimonio dell’umanità.

Ostuni, è arroccata su una collina che affaccia sull'Adriatico e dal colore delle sue case in calce bianca, è chiamata anche "Città Bianca". E' caratterizzata da un Centro Storico disseminato di palazzi nobiliari e Chiese tra cui spicca la Cattedrale che si raggiunge percorrendo il caratteristico cammino lastricato che porta in cima al centro storico. Raggiungere la cima collinare è anche un'occasione per perdersi nelle numerose stradine coloratissime di tinte pastello che si incrociano in un labirinto infinito. Per gli amanti dello shopping, giova sapere che la maggior parte delle bancarelle e delle boutique, sono disseminate tra le viuzze imbiancate. Soprattutto d'estate "la città bianca" è invasa da turisti che tengono a non predersi qualche ora nei locali del centro degustando le prelibatezze pugliesi o anche solo un gelato fresco. Ma Ostuni è anche Movida notturna per gli amanti del vivere l'alba "live" a tutti i costi e offre lungo il litorale apprezzate discoteche.

Dal Gargano al Salento, deliziate il palato con la genuinità delle specialità pugliesi. Menù che profumano di orecchiette fatte in casa, carne alla brace, specialità a base di pesce e frutti di mare, latticini, formaggi e tanti prodotti da forno: focacce, “pettole” fritte e dolci. Abbandonatevi nella serenità della campagna all'ombra degli ulivi secolari e vigneti che regalano eccellente olio extravergine e vini prelibati: il Negroamaro, l’Aleatico e il Primitivo.

Sorta in una insenatura naturale che si incunea nella costa e grazie alla sua felice posizione è dall’antichità uno dei porti più importanti dell’Adriatico, tanto che qui i Romani fecero terminare la regina viarium, la Via Appia. La Brindisi turistica offre alcune attrattive che vale la pena visitare oltre ad un centro cittadino piccolo ma molto amabile. Nel periodo estivo il capoluogo pugliese si risveglia dal torpore ed offre una serie di eventi mondani tra i quali il Wine Fest, Gp di Motonautica e la celebratissima Regata Internazionale Brindisi - Corfù.

Gran parte dell’entroterra è occupata dalla Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli con paesi del bianco e dell’azzurro: Cisternino, Ceglie Messapica, Carovigno, Ostuni.
Favorito poi da un clima particolarmente mite anche in autunno, il territorio offre anche una delle principali aree naturalistiche della regione, Torre Guaceto che, insieme ad un importante centro termale, Torre Canne, e allo Zoosafari di Fasano compongono l’offerta turistica del nord brindisino.

Fatevi cullare dalle acque cristalline tra spiagge dorate e scogliere mozzafiato. Lasciatevi baciare dal sole sui litorali fino ai panorami del Salento. Scegliete una vacanza all’insegna del relax e del benessere. O una vacanza da dedicare allo sport e allo svago, immersi nella natura. Avventuratevi nell’ambiente incontaminato delle aree marine protette o lasciatevi avvolgere dal divertimento nella movida. Se siete in barca, poi, avete a disposizione un’infinità di approdi e punti di ormeggio.

Al centro della penisola salentina si trova Lecce, detta anche “Firenze del Sud” o “Atene delle Puglie” per il suo vastissimo patrimonio artistico, storico e culturale: meta imperdibile per gli appassionati dello stile Barocco, ma altrettanto ricca di monumenti d’epoca romana, medievale e rinascimentale. Lecce è stata “Capitale italiana della cultura" nel 2015 e ospita dal 2000 il Festival del Cinema Europeo. Celebre e pregiatissima quì è l’antica arte della cartapesta, ancora praticata da abili artigiani nelle botteghe nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, cuore pulsante della città nella quale fu scoperto - all’inizio del Novecento - l’Anfiteatro romano d’età augustea ancora in parte nascosto nel sottosuolo. Anche le buone forchette, tuttavia, non rimarranno insoddisfatte da una passeggiata per le strade del centro storico: tra le specialità gastronomiche leccesi, infatti, non si possono non citare: Rustico, Puccia e Pasticciotto.


La Puglia vi accoglie in ogni stagione dell’anno, grazie al clima particolarmente mite. Se invece amate il turismo attivo, praticate il vostro sport preferito a stretto contatto con la natura. Dal trekking all’equitazione, dal surf allo snorkeling per scoprire fondali straordinari, la scelta è vasta per i più esperti ma anche per chi vuole imparare. E se amate il binomio salute-benessere rivolgetevi con fiducia ai numerosi centri termali, da Santa Cesarea a Torre Canne fino Margherita di Savoia.

Otranto, detta anche "la città dei Martiri" è il vero gioiello del Salento, un ponte fra Occidente ed Oriente, un territorio pieno di spiagge caraibiche, un luogo ricco di storia, arte, cultura. Passeggiare tra le strade di Otranto è un’emozione che raramente si dimentica. I vicoletti, i monumenti e la bellezza antica del centro storico, le conferiscono un fascino ineguagliabile, capace di rapire lo sguardo e il cuore di ogni visitatore. Il centro storico accoglie turisti da tutto il mondo che amano perdersi nelle ricchezze storiche che offre: la Cattedrale cone le ricchezze storiche interne, il Castello aragonese, la cinta muraria...
Ma Otranto è famosa anche per le spiagge immacolate tra queste ricordiamo soprattutto la Spiaggia degli Alimini bordata da dune incontaminate, tra i profumi tipici della macchia mediterranea e sabbia immacolata. La Baia dei Turchi, una suggestiva lingua di sabbia bianca costeggiata da ricca vegetazione mediterranea e Porto Badisco, un’insenatura da sogno dove approdò, secondo la leggenda, Enea durante la sua fuga da Troia.

Vivi le notti di Puglia tra le discoteche e i locali più gettonati dal turismo internazionale. Nel borgo antico, una piazzetta gremita di gente è perfetta per un aperitivo in compagnia e nel ristorantino tipico puoi conoscere i sapori di Puglia. La natura è tua complice in ogni stagione dell’anno tra baie esclusive e fughe romantiche nella natura, puoi prendere il sole indisturbato su una scogliera selvaggia o rifugiarti in un’antica masseria. In tutto questo, la Puglia ti è amica e di certo sapra farsi amare. (Redazione Italia News)


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Il Gargano nei suoi splendidi scenari naturali e sacralità dei luoghi millenari
Un tour nel "tacco d'Italia" che ospita una serie di cittadine considerate oasi di bellezza estrema

VIESTE (Italy) - Il Gargano, affacciato sul Mare Adriatico rappresenta una delle oasi più suggestive d'Italia, grazie al suo potente mix di selvaggia natura, spiagge, scogliere paradisiache e una cucina che accontenta anche i palati più esigenti. Il Gargano è da sempre considerato terra sacra merito delle molte chiese e delle tante abbazie. A tutto questo si aggiunge il fascino delle isole Tremiti, dove poter godere di assoluto relax, perdersi nella bellezza dei fondali marini e ammirare la rigogliosa vegetazione. Ecco un tour ideale tra Vieste e Isole Tremiti passando da Peschici, Mattinata, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo ed il Parco Nazionale del Gargano con la Foresta Umbra.


Collocata sull’estrema punta del Gargano, Vieste è la località di mare più amata del territorio, coi suoi 30 chilometri di litorale bagnati da un mare cristallino sui quali si alternano spiagge dorate, splendide insenature ombreggiate da pini secolari, strapiombi mozzafiato, romantici isolotti, incantevoli grotte marine, deliziose calette e baie solitarie. Una delle principali destinazioni turistiche di tutto il Sud Italia, è meta prescelta sia dai giovani che dalle famiglie per il suo splendido mare e per il suo suggestivo centro storico, cuore pulsante della città che si anima tra viuzze, saliscendi, piccole botteghe e negozi. Superbi ed imponenti spiccano il Castello e la Cattedrale, eretti da Federico II nel tentativo di fortificare il paese dopo che fu raso al suolo dai veneziani. Tra le principali attrazioni di Vieste spiccano anche i famosi trabucchi, antichi capanni da pesca oggi riconvertiti in suggestivi ristorantini, le torri costiere, la Marina Piccola, con le sue candide casette scavate nella roccia, e il Pizzomunno, imponente monolite in pietra calcarea divenuto il simbolo stesso della cittadina garganica.

Situata in splendida posizione panoramica su una rupe a picco sul mare, Peschici sorprende con il dedalo di viuzze del borgo antico, l’intenso profumo dell’entroterra e la suggestiva atmosfera dell’incantevole litorale. Il centro storico è ricco di scorci di grande suggestione, con le sue botteghe artigiane, i locali in cui gustare i piatti tipici della tradizione pugliese, ilCastello Normanno, la Torre del Ponte e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Scendendo le piccole e tortuose scalette si raggiunge la celebre Baia di Peschici, rinomata per la sua meravigliosa spiaggia di sabbia bianca incorniciata da grandi scogli e punto di partenza ideale per l’esplorazione di incantevoli grotte marine, antiche torri di avvistamento, baie, trabucchi e intime cale.

Rodi Garganico sorge su un piccolo promontorio a picco sul mare e conserva ancora oggi alcune torri e ricchezze archeologiche che raccontano la sua antica storia i colonia greca e romana. Sono tanti i motivi che rendono Rodi Garganico una località affascinante, attraverso questa guida scopri cosa vedere in questa affascinante località. Ilmare limpido e le lunghe spiagge sabbiose, i ruderi del suo antico porto e del castello, i campanili di alcune chiese, come San Pietro, San Nicola e del Crocifisso. Da non tralasciare sicuramente anche una passeggiata nel caratteristico quartiere del “Vuccolo”. Rodi Garganico è oggi apprezzata meta balneare, dotata di accoglienti strutture ricettive e di eccellenti strutture turistiche.

Mattinata è una delle località più suggestive del Gargano, coi suoi splendidi gradoni coltivati a ulivi, mandorli e fichi d’India che si protendono verso il mare cristallino sul quale si specchiano le bianchissime case del centro. Impossibile resistere al fascino della sua ampia baia, con gli affascinanti ruderi dell’Abbazia della Trinità a proteggere il sottostante porto turistico, oggi uno dei più affollati dell’intera Costa Garganica. Mattinata vanta una delle più belle spiagge del Gargano ed un incantevole corollario di grotte, cale e spiaggette accessibili solo dal mare, come i Faraglioni di Baia delle Zagare incorniciati nel biancore della costa, la spiaggia di Vignanotica e quella di Mattinatella.

San Giovanni Rotondo sorge in montagna, in corrispondenza di uno dei percorsi che conducevano alla Grotta dell’Arcangelo Michele, scopri di più su cosa vedere nella città di Padre Pio, il santo che l’ha resa famosa. La sua storia è legata alle dominazioni longobarda, bizantina e normanna. Dopo una gloriosa parentesi sotto Federico II, cominciarono i periodi bui delle occupazioni angioina ed aragonese. A riscattare la città dall’abbandono dei Governi centrali e dalla povertà di una terra avara, arrivò nel 1916 Padre Pioda Pietrelcina, che qui visse e operò per 52 anni. Da quel momento San Giovanni Rotondo porterà il nome di Padre Pio, che ha avuto il merito di rinnovare il messaggio di fede diffondendolo in tutto il mondo cattolico ed anche l’economia del paese che ruota intorno alla figura del Santo. Visitare San Giovanni Rotondo significa scoprire i luoghi densi di significati sacri ed evocativi nella zona del Convento, legati a Padre Pio. Il percorso continua passeggiando per le vie del paese con la visita alle tante ed antiche chiese di grande valore storico. La Chiesa di San Nicola con il suo prezioso portale in rame, la Chiesa più antica del paese dedicata a Santa Caterina, la Chiesa Matrice di San Leonardo, di Sant'Orsola e della Madonna di Loreto per citarne solo alcune.

Il Parco Nazionale del Gargano è uno dei luoghi piu belli d'Italia, per la varietà di paesaggi e conseguentemente di habitat naturali. La Foresta Umbra rappresenta il polmone verde del Parco e si sviluppa fino a circa 830 m. di altitudine. La foresta e millenaria e ha conservato quasi integralmente il suo manto vegetativo. Facilmente immaginabile quanto sia preziosa la Foresta per tutti gli studiosi e amanti della flora e della fauna che popola questo territorio. La Foresta è molto frequentata anche da appassionati di fotografia naturalistica, che in tal modo realizzano scatti fantastici approfittando della moltitudine di animali che vivono in assoluta libertà o protetti da zone recintate.

Le Isole Tremiti sono un luogo splendido. Queste isole offrono moltissimi angoli nascosti e poco conosciuti, difficilmente visitabili in un solo giorno, ma che meritano un giro più approfondito, di almeno 2-3 giorni. L’arcipelago, formato dalle isole di San Nicola, San Domino e Caprara, oltre che dagli scogli Cretaccio e La Vecchia, è raggiungibile via mare. Una volta arrivati a terra si può decidere di andare alla scoperta della parte storica e architettonica dell’isola, oppure darsi al trekking nella macchia mediterranea, o ancora immergersi nelle acque cristalline, soli o con istruttore, per ammirare i relitti archeologici dei fondali e le acque caraibiche di questo tratto di mare.

Le Isole Tremiti sono anche sinonimo di romanticismo e panorami mozzafiato: un’alternativa interessante per chi viaggia in coppia potrebbe essere quella di noleggiare un gommone o un altro tipo d’imbarcazione, esplorando l’isola e i suoi scenari suggestivi. Tra le spiagge più belle, che vale la pena visitare, citiamo Pagliai, Cala dei Fucili, Cala Spido, Cala degli Inglesi… ed ovviamente le numerose calette presenti in tutta l’isola. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comuni del Gargano e Puglia turismo))


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La regina dello Ionio, tra cultura, storicità e relax per tutti
Gallipoli è la nuova meta italiana “trend” per giovani e famiglie

GALLIPOLI (Italy) - Affacciata sul mar Ionio, è divisa tra città e il caratteristico centro storico. Il borgo antico di Gallipoli è circondato da mura di difesa costruite per opporsi ai tanti conquistatori che nel tempo hanno cercato di dominarla. Il centro antico, infatti, è una sorta di isola legata alla city attraverso un ponte. Da visitare il “Castello Angioino” e la “Cattedrale”. Per gli amanti del "relax mare" la splendida “Spiaggia della Purità” che si raggiunge attraverso le viuzze oppure percorrendo “La Riviera”, la panoramica strada circolare che percorre le mura di cinta in tutta la loro lunghezza.


Gallipoli è una cittadina costiera che fa parte della provincia di Lecce da cui dista 40 km e in Puglia è nota come “Perla dello Ionio”. La cittadina si trova lungo la costa occidentale della penisola salentina, ed è divisa in due parti: il Borgo ovvero la città nuova, ed il Centro Storico. Il nome della città ha origini greche, Kallipolis che tradotto significa “città bella” e la si riconosce per la suggestiva Fortezza del Seicento. A Gallipoli, a farla da padrone è il pittoresco porto di pescatori visitatissimo da turisti e residenti. La città nuova, invece, propone una ricca area commerciale che si posiziona nella parte “continentale” del territorio. La strada principale, offre negozi ideali per lo shopping e numerosi bar e gelaterie.

La città vecchia, invece, è il vero punto d'attrazione per chiunque si avventuri in questi luoghi. Il centro storico è situato su un'isola collegata alla terraferma da un ponte. Il Borgo antico a forma di isola possiede una lunga storia costruita anche su alcune leggende. L’insediamento messapico nel 265 diventò colonia romana. Distrutta dai vandali e dai goti, la città venne ricostruita dai bizantini e successivamente fu proprietà dei Papi romani. Addentrandosi nel caratteristico intreccio di vicoli, si incontra la Cattedrale di Sant’Agata in puro stile barocco salentino. Proseguendo e a due passi dal mare sono collocati gli altri tre suoi gioielli: la seicentesca chiesa di Santa Maria della Purità e San Francesco d’Assisi e la fontana greca risalente al 16esimo secolo.

Gallipoli è nota anche per i suoi due litorali. La riviera a sud collega Gallipoli a Santa Maria di Leuca con rinomate località marine quali Torre San Giovanni, Torre Mozza e Pescoluse, mentre percorrendo la litoranea nord sino a Porto Cesareo, si giunge alle famosissime Santa Maria al Bagno e Santa Caterina. Il miglior periodo per visitare o fare una vacanza sulla costa Gallipolina resta giugno e settembre mentre, a luglio e agosto tutte le località sono prese d’assalto da turisti provenienti da tutto il mondo. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comune di Gallipoli)


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Polignano sospesa tra mare e cielo con un borgo tra i più affascinanti d'Italia
La patria di Domenico Modugno è denominata anche "perla dell'adriatico"

POLIGNANO A MARE (Italy) - Polignano è una splendida località nella provincia di Bari, che si affaccia sul mar Adriatico. Nel corso dei secoli è stata abitata dai Corinzi ed Attici, Bizantini, Normanni e Aragonesi del Regno di Napoli. Da vedere il suggestivo Borgo Antico il cui ingresso avviene passando sotto l'incantevole Arco Marchesale che conduce alla Piazza dell'Orologio, il cuore del centro storico e alle famose Balconate che offrono un panorama mozzafiato del Mar Adriatico. Molto affascinante anche l'intera Costa completamente alta e rocciosa, che comprende diverse baie e Grotte Naturali visitabili in barca. Polignano a Mare costituisce una vera e propria attrazione turistica ed è la meta ideale per una Vacanza unica immergendosi nella Natura ancora incontaminata in un posto ricco di fascino e storia. Negli ultimi cinque anni questa importante località è stata premianta con la Bandiera Blù di Lega ambiente per la pulizia del proprio Mare e per la qualità dei servizi turistici.


Polignano è considerata "perla dell'Adriatico”, per il mix tra il mare cristallino e le scogliere del borgo antico che si immergono a strapiombo. Dal 2008 al 2016 è stata insignita della Bandiera Blu, un riconoscimento conferito alle località turistiche balneari che rispettano determinati requisiti nella gestione sostenibile del territorio. Proprio per questo motivo, uno dei primi posti da visitare sono le sue grotte marine che si aprono nella falesia. Alcune tra le più belle grotte da visitare sono: la grotta delle rondinelle, la grotta azzurra e la grotta dell'arcivescovado.

Il suo centro storico è all’interno di alte mura di cinta e rocce a strapiombo sulle acque marine. Al Borgo antico si accede attraverso “L'arco marchesale” che spunta nella piazza dell'Orologio, per la sua antica meridiana. La piazza è contornata dalla chiesa Matrice, il palazzo del Governatore e i depositi di grano ed olio, fondamentali in passato per l'economia cittadina. Su di essa si affaccia la Chiesa S. Maria Assunta, risalente al 1295, già cattedrale sino al 1818.

Ma il vero "must" dell'offerta paesaggistica proviene dalle vedute mozzafiato che Polignano offre ai suoi milioni di visitatori ed estimatori. Dalla piazza, infatti, si diramano tante piccole stradine che conducono in uno dei più affascinanti panorami che la costa pugliese possa offrire. Le balconate prosperano sull'incantevole mare a più di 20 metri di altezza sulle circa quaranta grotte marine veri pilastri della città. Visitabili dal mare sono la "grotta Ardito", la "grotta Azzurra", "delle Monache", "delle Colonne", "dei Colombi", la "grotta delle rondinelle" e la più famosa “Grotta Palazzese”. Eccezionale è anche il Ponte della Via Traiana costruito dai romani sotto al quale si trova la più bella spiaggia cittadina “Grottone” e dalla quale si ammira il sovrastante e bellissimo borgo antico.

Sono 6 le spiagge più belle di Polignano: Cala Paura, Ponte dei Lapilli, San Giovanni, San Vito, Torre Incina e Grottone il cui accesso è dal lungomare Domenico Modugno, dove è situata la statua del cantante nato proprio in questa splendido scenario. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comune di Polignano)


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Otranto, "la città dei Martiri" è il vero gioiello del Salento e ponte ideale fra Occidente ed Oriente
La fortunata natura salentina offre spazi incontaminati e spiagge immacolate

OTRANTO (Italy) - Otranto è una stupenda cittadina della provincia di Lecce situata sulla costa adriatica della penisola salentina ed è il comune più orientale d’Italia. La città oltre a essere rinomata come località turistica balneare, custodisce un patrimonio storico, culturale e religioso molto ricco di testimonianze e attrattive turistiche. Il suo storico litorale marino attrae turisti da tutto il mondo grazie a 10 km di spiagge e scogliere, recentemente scelte anche dalla “jet society” per una vacanza all’insegna del relax. In città, la cattedrale ospita grandi mosaici risalenti al XII secolo ed un Castello Aragonese vero vanto della Puglia. Il clima è piuttosto mite durante l'anno con precipitazioni e venti concentrati soprattutto in autunno ed inverno.

Otranto, detta anche "la città dei Martiri" è il vero gioiello del Salento, un ponte fra Occidente ed Oriente, un territorio pieno di spiagge caraibiche, un luogo ricco di storia, arte, cultura. Passeggiare tra le strade di Otranto è un’emozione che raramente si dimentica. I vicoletti, i monumenti e la bellezza antica del centro storico, le conferiscono un fascino ineguagliabile, capace di rapire lo sguardo e il cuore di ogni visitatore. Il centro storico accoglie turisti da tutto il mondo che amano perdersi nelle ricchezze storiche che offre: la Cattedrale cone le ricchezze storiche interne, il Castello aragonese, la cinta muraria... Il clima è piuttosto mite durante l'anno con precipitazioni e venti concentrati soprattutto in autunno ed inverno.

Ma Otranto è famosa anche per le spiagge immacolate tra queste ricordiamo soprattutto la Spiaggia degli Alimini bordata da dune incontaminate, tra i profumi tipici della macchia mediterranea e sabbia immacolata. La Baia dei Turchi, una suggestiva lingua di sabbia bianca costeggiata da ricca vegetazione mediterranea e Porto Badisco, un’insenatura da sogno dove approdò, secondo la leggenda, Enea durante la sua fuga da Troia.

Otranto ha uno dei borghi più belli d’Italia e, accedendo al centro storico tramite la “Porta Terra” con la “Torre Alfonsina”, si percorre Corso Garibaldi che rappresenta la stradina commerciale del paese con innumerevoli e piacevolissimi negozietti, aperti fino a notte. Il Corso principale termina in Piazza del Popolo dove si trova la "Torre dell'orologio" con lo stemma cittadino. L’edificio religioso più importante è la Cattedrale con il suo mix di stili differenti: paleocristiano, bizantino e romanico. L'elemento che, però, più di tutti rende speciale la cattedrale di Otranto è lo splendido mosaico che fa da pavimento alla chiesa, nonché la raccolta in vitro “delle ossa” dei martiri di Otranto, unitamente alla spettacolare Cripta posta sotto la Cattedrale. Altra perla della cittadina è rappresentata dal Castello Aragonese realizzato dagli spagnoli, che ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare.

Un altro gioiello scenografico è dato dalla spettacolare veduta del porto interno percorrendo le mura di cinta cittadine (via Bastione dei Pelasgi). Un panorama sulle acque azzurre che la circondano e che ne fanno la cornice ideale per una città da sempre tra le più amate al mondo. L’itinerario, poi, si completa con una passeggiata sul lungomare cittadino per gustare “gelati e pasticciotti” oppure prendere il sole sulla bianchissima spiaggia frequentata da turisti e cittadini di Otranto.

Una delle principali attrattive della città dei martiri è l’impareggiabile mare e gli splendidi scenari naturali. Verso nord, troviamo siti balneari con una natura fantastica: la Baia dei Turchi, con spiaggia caraibica ed il mare limpido. I Laghi Alimini, due splendidi bacini (uno di acqua dolce e l’altro salato), circondati da una fantastica macchia mediterranea da una bianchissima sabbia. Oppure Torre Sant’Andrea e Torre dell’Orso, dove la costa si frastaglia con dei notevoli faraglioni. A sud, invece, troviamo Porto Badisco con le sue insenature da favola marina. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comune di Otranto)


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Puglia, un viaggio tra natura, cultura e gastronomia: Ostuni, la "città bianca"
si svela in tutta la sua meravigliosa naturalezza
A pochi chilometri da Brindisi, vanta un centro storico tra i più belli del mondo

OSTUNI (Italy) - Pittoresca e tutta da scoprire è Ostuni, la Città bianca. Rinomata meta turistica, vanta un borgo medievale meraviglioso, ricco di stradine e abitazioni imbiancate con la calce in un dedalo che ricorda una casbah araba. Una passeggiata nella città vecchia, detta la “terra”, regala scorci pittoreschi tra vicoli, ripide scalinate, corti e piazzette su cui si affacciano case bianche impreziosite da gerani, botteghe artigiane, ristoranti tipici e negozietti.


La Puglia supera se stessa e si aggiudica il premio del National Geographic “Best value travel destination in the world”: mare fantastico, paesaggi naturali affascinanti e meravigliosi, borghi antichi ricchi di cultura e buon cibo. Sulla base di queste valutazioni la Puglia è stata eletta come la “miglior destinazione del mondo”. Secondo il National Geographic infatti “La Puglia vanta il meglio dell’Italia meridionale, i ritmi di vita, le tradizioni, la bellezza dei luoghi. Indomita”.

Stesso tipo di opinione arriva anche dal New York Times e dalla Lonely Planet, che descrive la regione come ricca di numerosi piccoli centri abitati e borghi dove non esiste il caos delle grandi città e dove inoltre, stando alle parole della Lonely Planet, “si possono assaggiare alcuni vini di qualità per niente costosi, in una regione che è la terza produttrice di vini e conta ben trenta diverse qualità di uve autoctone”.

Arroccata su tre colli, Ostuni sorge nella Valle d’Itria a 218 m sul livello del mare. Dista 40 km da Brindisi e 8 dalla sua costa adriatica da sempre omaggiata della Bandiera Blu. La magia di Ostuniè legata alla caratteristico centro del borgo antico su cui troneggia la quattrocentesca Cattedrale in stile romanico-gotico e su cui spicca un grande rosone a 24 raggi di rara bellezza. Lungo via Cattedrale che divide in due il cuore medievale della città, si trova l’ex Monastero carmelitano sede del Museo delle civiltà preclassiche della Murgia Meridionale dove è esposto il calco di Delia, una donna in gravidanza vissuta 25.000 anni fa. In Largo Trinchera, si fronteggiano i settecenteschi edifici del Palazzo Vescovile e del vecchio Seminario, collegati dal suggestivo arco Scoppa.

Ostuni è meglio conosciuta come "la città bianca" per le sue costruzioni dipinte con la calce, che creano uno splendido effetto luce soprattutto nei mesi estivi. Il borgo medioevale è molto caratteristico e gode di una posizione suggestiva sulla collina. ogni casa è dipinta di bianco con pittura a calce. Nel XVII secolo la peste imperversò nella zona risparmiando Ostuni soprattutto per l’abitudine di imbiancare le abitazioni con la calce che ha la proprietà di essere un disinfettante naturale. Il centro storico di Ostuni è uno dei più belli d'Italia ed è conosciuto in tutto il mondo per la sua originalissima architettura.

Ostuni, con i suoi 33.000 abitanti, sorge sulle ultime propaggini della Murgia meridionale. La sua città vecchia, detta La Terra, è inconfondibile l’accecante monocroma colorazione del suo abitato, rigorosamente di bianco. Le case tinteggiate di calce e la peculiare topografia hanno fatto meritare epiteti fiabeschi, come Città Bianca, Regina degli Ulivi, Città Presepe, II nucleo antico - probabile supporto dell'acropoli messapica - è infatti arrampicato sui fianchi scoscesi di un colle e presenta una pianta ellissoidale, chiaramente espressa dalla cinta muraria rafforzata dai torrioni aragonesi. Ne rimangono otto dei quindici originari, come pure buone parti dei baluardi che chiudevano la città medioevale.

Ostuni è un affascinante groviglio di stradine anguste e tortuose, un susseguirsi di corti, piazzette e vicoli che un tempo facevano capo a cinque porte che si aprivano nella cinta muraria, munite di torri, piombatoi e bertesche. L'unica vera strada che raggiunge il vertice del "cono" e che divide il centro storico in due parti è via Cattedrale, mentre tutte le altre che lo intersecano sono vicoli ciechi o scalinate strette e ripide.Abitazioni scavate nella roccia, unite da archi e semiarchi da sostegno; come pure palazzi che, per gli stemmi gentilizi, i portali e la varietà delle linee architettoniche, con macchie d'ocra dorato ombreggiano l'accecante bagliore del bianco labirinto. Sulla sommità del colle si erge la Cattedrale, con elementi romanici, gotici e veneziani.

Abitato fin dalla preistoria, il territorio di Ostuni è occupato intorno al 1000 a. C. da Japigi e Messapi. La città è distrutta da Annibale nella seconda guerra punica, ricostruita dai coloni greci e, nei secoli successivi, occupata da Ostrogoti e Longobardi, Saraceni e Mori, Svevi e Normanni. Nel 1507 viene annessa al ducato di Bari di Isabella d'Aragona. Durante quasi due secoli di dominio spagnolo gli ostunesi tentano più volte di opporsi, finché nel 1799 proclamano la città libera e repubblicana. II congresso di Vienna segna il ritorno dei Borboni, ma anche la fioritura di sezioni della Carboneria e poi della Giovane Italia. Il 26 agosto 1860, a pochi giorni dalla partenza di Garibaldi da Messina, Ostuni - prima città della Puglia - abbatte gli stemmi borbonici e fa sventolare il tricolore. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comune di Ostuni)


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Alberobello, la magia dei Trulli conquista e ammalia milioni di viaggiatori
Il tesoro della Valle d'Itria è patrimonio mondiale dell'umanità sotto vincolo dell'Unesco

ALBEROBELLO (Italy) - E' uno dei borghi più belli del mondo incastonato in un territorio da sempre tra i più apprezzati della penisola. La ridente cittadina, infatti, sorge nella Valle d’Itria capitale incontrastata dei Trulli con i suoi circa 1.000 nel solo centro storico. Il panorama è un acquerello che attira turisti da tutto il mondo nell'intero periodo dell'anno. Un successo legato anche alla severa conservazione cui è sottoposto. Il centro storico di Alberobello si visita agevolmente a piedi, passeggiando per le incantevoli stradine lastricate dei quartieri simbolo Monti e Aia Piccola - dichiarati Patrimonio dell'Umanità - dove si affacciano le porte dei trulli abbellite con piante rampicanti o vasi di fiori. Un paesaggio che sembra un quadro raffigurante storie antiche e secolari fatte di tradizioni e rispetto per la propria terra.


I due principali rioni della città, Monti e Aia Piccola, entrambi monumenti nazionali e dal dicembre 1996 riconosciuti dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, rappresentano un sito di eccezionale valore universale ed esempio di una forma di costruzione di edifici derivanti da tecniche preistoriche, ancora oggi sopravvissute intatte e funzionanti nel mondo moderno. L’atmosfera è agreste e mistica allo stesso tempo. Immersa in un paesaggio agrario d’altri tempi, in cui a perdita d’occhio si estendono vegetazioni di mandorli ed ulivi intervallati dai tipici muretti a secco, la cittadina di Alberobello, in provincia di Bari, nella Valle d’Itria, si sviluppa su due rilievi collinari. Emergono così agglomerati di case uniche nel loro genere che ci riportano indietro nel tempo, quando le prime costruzioni dell’uomo erano una continuazione naturale del luogo sul quale nascevano.

I trulli hanno in comune con le abitazioni dei popoli primitivi la forma esterna, un cilindro sormontato da un cono, ma in tutto il resto sono una costruzione originale: sono interamente costruiti in pietra calcarea locale tramite la tecnica “a secco”. Primitiva è la forma, così come i mezzi, ma certo non lo è la sapienza con cui è stata raggiunta una staticità eccezionale. Molto particolare è l’elemento del tetto, composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole, le cosiddette “chianche” e “chiancarelle”. Il risultato è una costruzione con un eccellente isolamento termico fresco d'estate e caldo d'inverno.

Da notare la chiave di volta, spesso decorata con motivi di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio ed ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto utilizzato per la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne. L'arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici. La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico.

Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli. Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari. O, ancora, semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone.

Secondo alcuni studi, i trulli risalirebbero alla metà del XIV secolo. La loro maggior diffusione sarebbe datata secondo alcuni storici alla fine del XVI secolo, quando la costruzione a secco, senza malta, venne autorizzata dalla famiglia Acquaviva d’Aragona, i conti di Conversano, feudatari del posto, per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano. Pertanto, tali edifici risultavano costruzioni precarie, di facile demolizione e non tassabili, quando in verità la loro struttura interna, seppur priva di elementi di sostegno e collegamento, possiede infatti una straordinaria capacità statica.

È il Rione Monti dove sorgono i trulli più antichi. Via Monte San Michele, via Monte Nero e via Monte Pasubio che ospita il quattrocentesco Trullo Siamese. La chiesa di Sant’Antonio, dalla particolare forma di trullo è tra gli edifici più caratteristici del luogo. L'altro suggestivo quartiere, l'Aia Piccola è l'unica zona esente da attività commerciali. Qui gli scorci testimoniano l'aspetto che buona parte del paese doveva avere agli albori. Oggi è Patrimonio UNESCO ed è ubicato sul versante sud-est di Alberobello, separato dal Rione Monti dal Largo delle Fogge, agli inizi del diciannovesimo secolo contava quattrocento trulli, che si affacciavano su otto piccole strade, abitati da circa 1300 abitanti. (Giorgio Esposito) (Fonti: Comune di Alberobello)


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Puglia, un viaggio tra natura, cultura e gastronomia nella regione "over the top" per numero di visitatori
Brindisi non solo mare: dalle Colonne Romane al Teatro sospeso, un percorso tra storia e misteri

BRINDISI (Italy) - Filia Solis, Valigia delle Indie, Porta d'Oriente, Porta di Pace: sono tanti i nomi con cui si descrive la città di Brindisi, punto d'accesso alle meraviglie del Salento e portatrice silenziosa di un grande retaggio storico. Già terra dei Messapi e poi cuore dell'Impero Romano, il suo porto a forma di testa di cervo divenne snodo commerciale nel Medioevo e collegamento tra Londra e Bombay nel XIX secolo; oggi la città “Figlia del Sole”, così come la definiva Federico II di Svevia, è conosciuta per essere l'approdo di quanti vogliono godere delle spiagge e dei paesaggi del tacco d’Italia. Nascosti tra i suoi vicoli e nel silenzio del suo anonimato, però, la città conserva ancora impregnati tra i misteri e tra le tradizioni locali, i segni di un passato glorioso. Ci sarebbe ancora molto, in realtà, da raccontare su questa piccola ma secolare città, forse un buon motivo per visitarla o per tornarci. Per questo vi lasciamo con un “brindisi”, l’augurio più famoso d’Italia che ha qui i suoi natali. (clicca sulla foto per ingrandire la mappa...)


“Passeggero, se non ti reca molestia fermati e leggi. Io ho spesso traversato l’Oceano su navi a vela; mi sono recato in molte terre […] Qui ho deposto tutti i miei affanni e le mie fatiche”. Queste le parole che un anonimo commerciante ha rivolto a coloro che transitavano per Brindisi. Oggi, quelle stesse parole, conservate nel Museo Archeologico Ribezzo, riecheggiano nelle orecchie dei viandanti che hanno voglia di perdersi nei meandri della storia ai quali sarà indirizzata questa breve guida. Che si sia in arrivo o in partenza vale infatti la pena spendere qualche ora tra i rumori, gli odori e i sapori di Brindisi.

Partendo proprio da quel porto che lo storico De Leo definì “il più celebre che immaginar si possa”, si può ammirare in lontananza uno dei castelli più caratteristici del XV secolo, il Castello Alfonsino (detto anche forte a mare). Nato nel 1481 sotto l'ordine di Federico di Aragona questo sorge guardiano su un isolotto adiacente la città; pensato infatti come ad una rocca/fortezza in grado di difendere il porto e la città con un minor dispendio di soldati fu poi implementato con un bastione triangolare. Ciò che lo rende unico però è una costruzione successiva: il porto interno che accoglieva le imbarcazioni in arrivo dal seno di Levante. Purtroppo oggi il forte è chiuso al pubblico e ne si può ammirare solo l'incredibile facciata esterna.

Spostando lo sguardo verso la terra ferma, invece, appare la meravigliosa Scalinata Virgilio che porta all’omonima piazza a destra della quale si troverebbe la casa del poeta epico Virgilio e le famosissime Colonne Romane la cui origine è uno dei primi misteri che impareremo a conoscere: comunemente culmine della via Appia come simbolo dell’importanza della città durante l’Impero Romano (I- III sec d.C), secondo alcuni potrebbero invece essere state erette in onore di Ercole padre di Brento (il leggendario fondatore della città). A testimonianza di ciò, le colonne in Africa e in Spagna che segnavano all’epoca la fine del mondo conosciuto. Un’altra credenza vuole che le colonne trovandosi in un luogo elevato servissero come punto di riferimento per i naviganti che entravano nel porto.

Oggi di colonne ve n’è solo una, superstite del crollo del 1528 dopo il quale i resti vennero, pare, donati alla città di Lecce per scongiurare un'epidemia. Qualunque sia l’origine di questo monumento, le colonne sono sempre state il segno della grandezza di Brindisi e anche ora caratterizzano la città nell’ immaginario comune.

Percorrendo via Colonne si attraversa poi l’arco della torre campanaria, risalente al XVIII secolo e si sbuca in Piazza Duomo, dove, prima fra tutti salta all’occhio la Cattedrale che conserva le spoglie di San Teodoro, patrono della città. Nella stessa piazza, troviamo a sinistra il Palazzo Arcivescovile e il Palazzo del Seminario, che sono sedi dell'arcidiocesi di Brindisi-Ostuni. A destra dopo l’imponente campanile vi è il Museo Provinciale istituito nel 1956 e dedicato a Francesco Ribezzo, studioso della civiltà messapica. Il Museo, al suo interno custodisce numerosi reperti dall'età messapica fino ai tempi più recenti, segno tangibile dell'importanza della città fin dai tempi dei messapi.

Da piazza Duomo si possono scegliere poi due percorsi: seguendo il primo, attraverso via Duomo si giungerà nella piazza del “Teatro Verdi” unico teatro al mondo a essere costruito “sospeso” su antichi reperti archeologici di epoca repubblicana: resti di abitazioni e pavimenti a mosaico, un complesso termale e sculture marmoree. Una gigantesca palafitta di acciaio di 40 mila metri cubi di volume e 500 metri quadrati di superficie si impone solenne allo sguardo esterno e preannuncia la bellezza del suo interno. Il teatro può ospitare 995 spettatori (658 in platea e 337 in galleria) e il suo palco è uno dei più ampi d’Italia. Oggi ha un’intensa attività durante le stagioni nelle quali vengono proposte grandi opere con i più grandi rappresentanti del palcoscenico italiano. Nella stessa piazza si trova inoltre Palazzo Granafei-Nervegna che, oltre ad essere il palazzo di rappresentanza del governo della città, ospita grandi mostre ed è il sito della versione originale del “capitello della colonna romana”.

Ritornando a piazza Duomo, via Tarantini condurrà al secondo percorso fino allo straordinario “Tempio di San Giovanni al Sepolcro”. Il tempio risalente all’anno 1112 o 1128 (in cui si ha la prima attestazione scritta) è la più fedele replica dell’Anastasis del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Originariamente vi erano 3 entrate con figure intagliate direttamente nella pietra di costruzione. Sul portale che oggi accoglie il pubblico sono incisi dei leoni stilofori rivolti l’uno verso l’altro, guardiani della purezza delle persone che entravano nei templi. La costruzione sorge sopra i resti di una domus romana della quale oggi si può ammirare solo parte dell’atrio.

Secondo una leggenda vuole che il normanno Boemondo ordinò la costruzione della chiesa prima di partire con i Crociati da Brindisi e che questa sia a pianta circolare proprio come quella che di Santa Maria Maggiore di Lucera e quella di Santa Lucia a Perugia. Non tutti sanno però che il tempio è avvolto nel velo di mistero che la storia dei cavalieri Templari porta con sé. Sono infatti presenti numerosi simboli templari come la croce di Lorena o il cerchio con il centro; l’ultimo ritrovato su una colonna è il “nodo di Salomone”.

Dal tempio di San Giovanni si giunge poi nella medievale Chiesa di San Benedetto, la più antica tra quelle Brindisine, che esisteva già nel 1089 ed era dedicata a Santa Maria Veterana. La prima attestazione risale infatti all’atto di donazione della stessa da parte del conte Goffredo, signore di Brindisi, che beneficò il monastero delle Benedettine (annesso alla chiesa). Quando nel 1866 le Benedettine lasciarono il monastero, la chiesa con l’antico chiostro fu consegnata all’arcivescovo di Brindisi così da diventare poi nel 1877 sede della parrocchia vicariale. Nelle vicinanze si trova anche Piazza Santa Teresa al centro della quale si erge il Monumento ai Caduti, opera dello scultore brindisino E. Simone. A sinistra della Piazza c’è la Chiesa di Santa Teresa edificata nella seconda metà del XVII secolo ed esempio di architettura barocca .

Suggestivo, affacciandoci dalle possenti mura, lo spettacolo del Seno di Ponente del porto e del Castello Svevo che attualmente ospita un reparto della Marina Militare. A destra una lunga discesa ci porta a costeggiare le scalinate di Piazza Santa Teresa sotto le quali ritroviamo il nostro meraviglioso porto a forma di cervo. Le bellezze di Brindisi, però, non finiscono qua. Basta, infatti, salire su una semplice navetta per ammirare altri due colossi storici. La prima che incontriamo sulla strada è la fontana Tancredi costruita dal normanno re di Sicilia fuori dalle mura della città e lungo l'antico percorso della via Appia in occasione del matrimonio tra suo figlio Ruggero e la principessa bizantina, figlia dell'imperatore Isacco II (Urania di Costantinopoli). La fontana è costruita al ridosso di un’altura naturale e sovrastata da un boschetto di pini e si narra che fosse usata dai crociati per l’abbeveramento dei cavalli.

Arriviamo, prima di giungere all'aeroporto alla chiesa di Santa Maria del Casale. Leggende narrano che in quel luogo si sia soffermato San Francesco d’Assisi di ritorno dall’Oriente; si dice che un ragno avesse ricoperto con la sua tela l’immagine della Vergine e che dopo le parole del santo questo abbia disfatto la tela per rendere visibile l’affresco. Non si conosce con esattezza la data dell’edificazione della chiesa ma il più antico riferimento ad un luogo di culto nella zona risale al 1300 mentre nel 1310 fu utilizzata come cancelleria nel processo contro i templari del Regno di Sicilia. Nel 1568 l’arcivescovo di Brindisi Giovanni Carlo Bovio cedette l’intero complesso al padre provinciale Bonaventura da Lecce che trasformò la chiesa nel primo cenobio di Terra d’Otranto. Ora è stato completamente restaurato e recuperato.


Ci sarebbe ancora molto, in realtà, da raccontare su questa piccola ma secolare città, forse un buon motivo per visitarla o per tornarci. Per questo vi lasciamo con un “brindisi”, l’augurio più famoso d’Italia che ha qui i suoi natali. Pare, infatti, che durante l’Impero Romano in molti partissero dal porto per la Grecia salutandosi con un: “possano gli dei propizi farci tornare a Brindisi”. (Marika Del Zotti)

Brindisi è anche la Riserva di Torre Guaceto, con le sue acque cristalline e le meraviglie della natura ma anche le storiche spiagge di Granchio Rosso, Lido Risorgimento, la Spiaggia di Santa Lucia, di Lido Azzurro, Penna Grossa … spiagge bellissime e ben organizzate con il mare che davvero nelle belle giornate d’estate, appare meravigliosamente limpido e trasparente. Percorrere la strada che porta agli stabilimenti balneari, partendo dalla Sciaia a Mare, dà l’occasione di osservare incantevoli paesaggi marini tanto caratteristici e suggestivi, come la famosa “Conca” dove i Brindisini si cimentano nei tuffi più spettacolari, e dove si celebra il famoso “tuffo di Capodanno”.

Gran parte dell’entroterra, invece, è occupata dalla Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli con paesi del bianco e dell’azzurro: Locorotondo, Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni...



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Lecce, il Barocco vince anche a Natale
La "capitale" del Salento nella Top Ten delle città dove trascorrere le festività 2016 - 2017

LECCE (Italy) - Barocco, per me, il Natale lo è stato da sempre: da bambina, niente mi rallegrava più della teatralità dell’albero di famiglia, un tripudio di decorazioni chiaramente provenienti da set diversi che sembravano pronte a precipitare addosso alla sottoscritta da un momento all’altro.

In seguito al mio trasferimento a Lecce, le cose non sono cambiate: continuo ad apprezzare ogni aspetto di questa festività, finanche i più superficiali e opulenti; d’altro canto, in assenza di quelle “persone accese” tanto decantate da Charles Bukowski le luci intermittenti vanno più che bene alla sottoscritta. Ciononostante, spero che le settimane a venire possano offrire a ogni lettore di Italia News Press Agency - www.italianews.org un’occasione per riempirsi testa e cuore non solo di persone e luci, ma soprattutto di momenti accesi. E che Lecce possa costituire lo scenario ideale per i vostri ultimi stralci di duemilaesedici, non siamo i soli a pensarlo!


Di recente, persino Trivago ha inserito l’Atene delle Puglie nella sua classifica delle dieci mete perfette per la notte di San Silvestro. Degna di nota, però, è anche la Fiera di Santa Lucia, nell’ex convento dei Teatini, che dal 7 al 24 Dicembre offrirà ai visitatori la possibilità di ammirare i tipici “pupi” (figure presepiali in ceramica e terracotta); per non parlare dello splendido presepe realizzato nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano e dei tradizionali mercatini che attirano ogni anno visitatori da tutta la regione. Dedicate all’arte scenica saranno invece la serata “Artisti barboni per un giorno” (17 Dicembre) e la seconda edizione di “Kids – Festival Internazionale del teatro e delle arti per le nuove generazioni” (dal 28 Dicembre al 6 Gennaio) adatto soprattutto ai più piccini. Segnaliamo infine, tra i concerti, “Flatus Vocis in Spiritual Songs” (16 Dicembre), che prevede un’inedita “rilettura filo spirituale” di un repertorio che spazia da John Lennon a David Bowie. (Erica A. Montanaro)

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Lecce, “la città che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)
Briciole di gastronomia

LECCE (Italy) - Un caffè in ghiaccio con latte di mandorla per iniziare al meglio una giornata a Lecce? Certo, ma non solo: il centro storico della città è ricco di idee interessanti per pasti e spuntini dei viaggiatori più curiosi (e golosi). Quelli che la sottoscritta vi offre qui, naturalmente, sono solo piccoli ... assaggi: d’altro canto, eventi come il Festival dello Street Food tenutosi a metà Luglio in Piazza Libertini non fanno che confermare quanto la città del Barocco possa sorprendere anche i suoi stessi abitanti dal punto di vista gastronomico.


Supponiamo, per esempio, che stiate passeggiando in via Vittorio Emanuele II: sarebbe alquanto probabile imbattervi in squisite signore armate di sorriso smagliante e cesti di vimini colmi di taralli dolci e salati. “La casa del tarallino” di Giovanni DeGennaro, nato circa un anno fa nelle immediate vicinanze della chiesa di Sant’Irene, è in gran parte dedicato proprio alle numerose “variazioni sul tema” di questa delizia meridionale. Tra i tarallini salati, molto apprezzati dagli stranieri sono quelli alle olive nere, alle cime di rapa o cipolla e uvetta; tra i tarallini dolci, gettonatissimi quelli con zenzero e cannella o cioccolato e mandorle. Vicinissimo a “La casa del tarallino” è “GustoLiberrima”, la 'libreria del tempo libero' che, accanto a letture su temi che spaziano dalla moda al giardinaggio e dalla pesca allo sport, propone una vasta selezione di prodotti enogastronomicipugliesi. Prodotto di punta della libreria, nonché ottima idea per un regalo ad amici e parenti a casa, è il Cesto letterario: un pratico ma elegante cofanetto colmo di libri e leccornie inviabile in ogni angolo del globo.

Fatto un cospicuo rifornimento di tarallucci e vino potreste spostarvi verso Piazza Sant’Oronzo e fermarvi in uno dei numerosi bar con (splendida vista) sull’Anfiteatro Romano: amato e frequentatissimo da leccesi e non è soprattutto “Alvino”, perfetto per scoprire in quale fazione schierarvi nell’ardua disputa “rustico o pasticciotto” lanciata sul web da Fiorello qualche mese fa. Oppure, se è già ora di pranzo e dopo la camminata mattutina avrete bisogno di qualcosa di più sostanzioso, è d’obbligo una tappa all’altrettanto apprezzata “Piadina salentina”, in cui partendo da un menu di base è possibile sceglierenon solo gli ingredienti da inserire nella piadina ma anche tra più possibili impasti della stessa: dal farro ai 10 cereali, dalla canapa al tritordeum.

Ancor più particolari i prodotti de “Il fornaio”, tra i quali degni di menzione sono due speciali pani leccesi cotti in forno di pietra: la piscialetta (con cipolla, pomodori a pendolo e olive nere) e il pizzo (ugualmente condito ma più secco e rustico). Ancora affamati e magari accompagnati da piccoli esploratori che scalpitano per un dessert? Se sceglierete di non allontanarvi dalla Piazza, non posso non consigliarvi le crepes dei gemelli Scrimieri, proprietari de “Le Mille e una Crêpes” in via Dei Mocenigo, creperia nata poco più di quattro anni fa: ovvero quando Luca e Mauro, dopo aver sottoposto i propri amici a numerosi 'assaggi di prova', hanno scelto di mettersi in gioco proponendo ai clienti crêpes create su misura dei loro gusti. Nella mia prediletta ci sono cioccolato fondente, marmellata di fichi, granella di mandorle e Grand Marnier ... ma credetemi, sceglierne una è stato davvero difficile!

L’afa estiva potrebbe tuttavia indurvi a optare per qualcosa di più fresco: in tal caso vi sarebbe di grande aiuto farequattro passi lungo via Trinchese, dove c’è una tale concentrazione di gelaterie da indurre la sottoscritta e molte sue colleghe universitarie a festeggiare in quella zona ogni esame andato bene (o eventualmente a consolarsi in caso contrario).

Anche in questo caso preferisco indirizzarvi verso le specialità locali: ad esempio, da “Natale” potreste abbinare ai classici cioccolato o stracciatella un gusto unico al mondo, “D’Enghien”. Si tratta della versione gelato di una torta a base di mandorle verdi, crema di limone, panna frescae pasta choux, vincitrice del concorso Donna Salentina; il suo inusuale nome si ispira alla contessa di Lecce Maria D’Enghien (1367-1446), grande benefattrice della città e appassionata di... agrumi.


Anche da “Martinucci” avreste l’imbarazzo della scelta in fatto di gusti: oltre agli ottimi e tipicamente “made in Sud” mandorle e fichi, caffè leccese e Barocco, periodicamente la gelateria propone novità dai nomi misteriosi (Provami, Gusto del mese, Solo qui...) e dai sapori unici. E se al gelato preferite lo yogurt, non avreste bisogno di spostarvi granché: vi consiglio infatti quello di “Settimo Cielo”, accanto al Teatro Politeama Greco. Si trovano invece nei pressi di Piazza Mazzini – meta ideale, tra l’altro, per chi ha un disperato bisogno di fare shopping – “La puccia” e il raffinato “300mila” Lounge Bar. La prima permette per tutta la settimana di scoprire il sapore del tipico pane leccese (farcito a vostro piacimento); il secondo è uno dei locali più frequentati dai leccesi (in particolare per pause pranzo e aperitivi) e pluripremiato, tra gli altri motivi, per aver portato in Puglia “un modo internazionale e trasversale di fare cultura del bar”, tra quadri d’arte contemporanea e musiche jazz e lounge.

A conclusione di questo breve excursus gastronomico, credo sia giusto dedicare qualche dritta anche a una realtà recentemente in crescita, ovvero quella vegetariana e vegana: esistono infatti – e non solo nel centro storico – diversi locali che mettono a disposizione varianti “verdi” di piadine, pucce e compagnia bella. Ne cito tre per tutte: il “vegan kebab” di “Piadina salentina” nella centralissima Piazza Sant’Oronzo, a base di seitan ed ottimo con la crema d’avocado, la focaccia vegana di “Sapori di Strada” in via Palmieri e l’intero menu del ristorante “Zenzero” (sul Viale dell’Università) che offre anche il servizio d’asporto. Tutti consigliatissimi anche agli onnivori, beninteso! (Erica A. Montanaro)


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Lecce, “la citta’ che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)
Briciole di arte, cultura e poesia in via Palmieri

LECCE (Italy) - Mi ero trasferita a Lecce da circa una settimana e tutto ciò che avevo visto era l’Obelisco dal balcone della mia nuova casa. Capita, quando si è con l’acqua alla gola a causa dell’ennesimo esame. Eppure ad oggi sono contenta di aver dovuto aspettar tanto la prima, errabonda mattina tra i vicoli della città. Forse senza tutti quei mesi chiusa in camera a studiare avrei apprezzato di meno un mucchio di cose: il modo in cui la luce colpiva le facciate dei palazzi, per esempio. Le forme bizzarre delle maniglie che presto avrei imparato a memoria. La cordialità di artigiani e artisti di strada che, per fortuna, sin da allora hanno sopportato di buon grado le mie domande indiscrete o semplicemente il mio sguardo fisso sulle loro mani. E poi, quella meravigliosa piazzain cui convivono con una naturalezza disarmante i residui di epoche tra loro lontanissime.


Ebbene, ciò di cui vorrei parlarvi in questa seconda tappa del nostro piccolo viaggio virtuale è proprio tale naturalezza. Per farlo, però, mi piacerebbe spostarci da Piazza Sant’Oronzo - di cui vi ho raccontato nella puntata precedente – a un’altra zona del centro storico, non troppo distante, che probabilmente vi capiterà di percorrere per recarvi nei pressi dei monumenti più apprezzati dai turisti – quelli in Piazza Duomo, per intenderci. Perché per quanto il campanile, l’episcopio, l’ex-seminario e lo stesso Duomo meritino in pieno d’essere immortalati ogni giorno da centinaia di macchine fotografiche, ricca di sorprese, di arte e cultura è anche la strada che a essi conduce. Questa strada si chiama Via Giuseppe Palmieri e rappresenta la perfetta fusione tra quelle che sono le tradizioni storiche di una città e lo sforzo innovativo di coloro che, chi da qualche anno, chi da qualche mese, la rendono dinamica e accattivante persino per chi di storia e tradizione parrebbe non volerne sapere affatto.

Ma andiamo con ordine: percorrendo quella che il magistrato e scrittore Michele Paone definì come una “tra le più eleganti arterie della città barocca”, un appassionato d’architettura non potrebbe non fermarsi ad ammirare le splendide facciate e i curiosi balconi dei palazzi Guarini e Marrese, il Teatro Paisiello – il più antico della città - o la suggestiva chiesa di San Giovanni di Dio, periodica sede di numerose esposizioni artistiche. Inoltre, sebbene la maggior concentrazione di botteghe si trovi in una zona più centrale, anche in via Palmieri è possibile ammirare alcuni notevoli prodotti dell’arte della cartapesta, nata nel XVII secolonei locali dei barbieri che a essa si dedicavano per ingannare il tempo tra un taglio di capelli e l’altro. A chi volesse saperne di più, consiglio una visita all’apposito Museo nei sotterranei del Castello Carlo V o, ancor meglio, una bella chiacchierata con i Maestri Cartapestai di Lecce!

Perché, più che di statue o monumenti, oggi vorrei parlarvi di persone: persone in carne ed ossa e soprattutto più vive e creative che mai. E questo in quanto, benché le loro attività siano assai differenti, pressoché identica è la passione che li anima e che rende inconfondibile l’atmosfera che si può respirare nelle sedi di tali attività, per l’appunto ospitate in via Palmieri. Qui citerò solo quattro di questi posti – quelli che conosco meglio – ma posso assicurarvi che non sono gli unici a saper incantare ... nelle settimane a venire, dedicherò loro molto altro spazio). Stavolta, allora, all’invito a perdervi della puntata precedente aggiungo quello a fermarvi. Facciamo tutto così di fretta, ormai. Fermiamoci a osservare le cose e le persone che ci colpiscono, parliamo con loro invece di considerarli solo per la manciata di secondi necessari a immortalarli con la fotocamera dello smartphone. Non sono immune alla frenesia del mio tempo, eppure questa città mi aiuta a distaccarmene ogni giorno un centimetro di più. E così le fotografie le scatto lo stesso, ma solo dopo aver ascoltato. E quanto hanno da raccontarci, queste persone e questi luoghi...

Chi, per esempio, alla storia seicentesca preferisce quella di decenni più recenti e soprattutto alla storia di vicoli e palazzi preferisce quella della moda, potrebbe trovare pane per i suoi denti nel “MILE’ VINTAGE STORE” di Ivan Di Paolo, nato a Milano ma residente a Lecce da 5 anni. Appassionatosi al vintage grazie ai suoi genitori (in particolare al padre artigiano), da un anno e cinque mesi circa Ivan offre ai visitatori del numero 64 di Via Palmieri un’ampia gamma di articoli retrò, forse più gettonati nelle grandi capitali della moda come Parigi o la stessa Milano ma che iniziano ad essere conosciuti e apprezzati anche al Sud.E con un tocco di creatività in più, perché oltre a cappelli cuciti a mano, abiti sartoriali, pipe da collezione e cartoline d’epoca a prezzi più convenienti di quanto possiate immaginare, non mancano originalissimi accessori realizzati artigianalmente dal MILE’ VINTAGE STORE” con… bottoni!

L’influenza di qualcuno a lei vicino negli anni dell’infanzia è stata fondamentale anche per Daniela, la bella e caparbia proprietaria de “Il ripostiglio di Atena” ma parallelamente anche pittrice e restauratrice. L’omaggio alla dea delle arti, ribadito anche dal gufo nell’insegna, non è quindi casuale e i turisti che ogni giorno entrano nel negozio, attirati dai vivaci colori della vetrina aggiornata “stagionalmente” (in foto in versione San Valentino), non possono fare a meno di notare la minuziosa cura per i dettagli visibile in ogni campanella, in ogni tazza, in ogniarticolo da regalo nato dalle abili dita di Daniela. E di lei, ci tengo a specificarlo, mi ha colpito soprattutto questo: non sempre all’amore per la bellezza si abbina la capacità di faticare in nome di quell’amore, ma questo è uno dei felici casi in cui ciò avviene. Mi è capitato più di una volta, rincasando a tarda notte, di vedere questa ragazza ancora in negozio, dopo l’ennesima “infornata” di manufatti, con le braccia a pezzi ma occhi sempre svegli, sorriso sempre lucente. Andate a trovarla e vedrete.

Sempre per restare in tema di accostamenti inusuali, vi è mai capitato di entrare in una libreria e di trovare una raccolta di fumetti accanto a un violino e un pianoforte? Questo è solo uno dei modi in cui “La bambola di Kafka”, libreria indipendente specializzata in usato e fuori catalogo, ha saputo conquistare il mio cuore.

Nata nel Febbraio 2014 grazie al libraio Fabio Colella, leccese ma reduce da quindici anni di lavoro a Roma comprendenti anche la collaborazione consvariati studi bibliografici, “La bambola di Kafka” si propone, con un’offerta di oltre 15.000 volumi, di far scoprire a giovani e meno giovani autori dimenticati persino dalle case editrici più importanti. Anche in questo caso le altre passioni del proprietario, come la pittura e la musica, trovano il loro spazio attraverso eventi periodici e la perenne messa a disposizione degli strumenti musicali cui vi ho accennato prima per chiunque abbia voglia di suonarli. Ma “La bambola di Kafka” è per me speciale soprattutto perché mi ha regalato una bellissima storia: la storia del suo nome, che potete leggere qui (in italiano: https://labamboladikafka.wordpress.com/la-bambola-di-kafka/ - in inglese: http://lukestorms.com/2010/11/25/kafka-and-the-little-girl/ )

Ci sarebbe ancora molto altro da dire su Via Palmieri e su coloro che la abitano. La mia speranza è che queste parole possano spingervi a volerli conoscere di persona, a volervi addentrare nelle atmosfere che hanno saputo tratteggiare, non importa se in una libreria o nel salone di un antico palazzo. Prima di concludere il viaggio con un’appendice di piccoli (ed economici!) suggerimenti gastronomici, c’è tuttavia un’ultima realtà leccese da citare. Una realtà atipica da queste parti e in cui potreste imbattervi non solo in Via Palmieri, ma sostanzialmente in tutto il centro storico da circa un lustro. Nasceva nel 2010, infatti, il movimento “Poesia d’Assalto” ( https://www.facebook.com/#!/Poesia-dAssalto-Lecce-320570554626913/?fref=ts/ ) grazie al giovane autore Davide Casavola, autore di versi che pian piano iniziava a trascrivere sulle vecchie saracinesche abbandonate, un po’ come se fossero le pagine di un diario. Non è il solo a farlo in Italia, tant’è che a ispirarlo è stato proprio il casuale incontro con Ivan Tresoldi, in arte ivan, per Davide “il poeta di strada per antonomasia”. Ma in che cosa è peculiare la poesia di strada? “Non pretende di essere colta e raffinata e non si pone limiti: né nei suoi potenziali autori, né nel suo potenziale pubblico (del resto, per citare lo stesso ivan, ‘il poeta sei tu che leggi’).”E questo senso della condivisione, nel caso degli assalti poetici leccesi, è forse ancora più forte in quanto Davide e colleghi operano alla luce del giorno, senza nascondersi dalle forze dell’ordine. Per loro è essenziale far capire il senso di quanto stanno facendo: una ragionata e accurata opera di riqualifica. Davide non sceglie mai un muro o una saracinesca in maniera casuale, né vi riscrive la stessa poesia o lo stesso frammento se il sole o il vento li cancellano col trascorrere del tempo: “Nel momento in cui trascrivo la poesia dal mio quaderno al muro, quest’ultima diventa di tutti”. E proprio con una di queste poesie, ispirata a una canzone di Georges Brassen, la sottoscritta vi saluta e vi invita per l’ultima volta a perdervi. Tra i vicoli. Tra le storie. Tra i passanti. (Erica A. Montanaro)

Io dedico questi miei versi, ad
ogni passante in corsa nel Corso,
per ogni istante distolto,
per tutti gl'incontri andati persi.

Per quei banchetti d'artigiani
che, all'ombra di Rudiae
ingombra di sguardi,
metton in opera le propre mani,
porgendo l'affetto per chi ne ha riguardo.

Per quei migranti dal volto inespresso,
seduti in coro a cercare ristoro, dove
una sigaretta trova uno sguardo
perplesso sciogliendo
quell'indifferente, gelato decoro.

Per quei musicisti assorti e contorti,
che donano ai vicoli motivo per
festeggiare, seppur le custodie non
sian colme di spiccioli, trovan
conforto negli sguardi intenti a sostare.

Per quei pittori dal trepiedi sempre
in mostra che non costa fatica, la matita, che si giostra, per ogni insincero, passo gelido, dell'astante dona a colori il sentiero più vero,
per tradurre, il circostante.

Per quegli acrobati, giocolieri,
senza sosta che domano il fuoco
e gli sguardi concentrati, non un gioco ed è assai dura la posta
poiché è imposta dagli sguardi sconcertati.

Per quel passante ormai troppo indipendente, che ha fatto dell'indifferenza, la differenza, più eloquente, sapersi distante da ogni istante presente per non condividere un po’ di vero con tutta la propria gente…


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Lecce, “la città che mi abita” – una guida a perdersi (per ritrovarsi)

LECCE (Italy) - Ho sempre pensato che come guida turistica non sarei un granché: soprattutto se per guida turistica s’intende una persona capace di accompagnarvi da un punto x a un punto y illustrandovi a memoria vita morte e miracoli di ogni singola pietra, chiesa o statua in cui si imbatte durante il percorso. Se si trattasse di vita, morte e miracoli di ogni gatto magari potrei anche riuscirci, ma questa è un’altra faccenda. Qui si tratta di farvi da cicerone in un piccolo viaggio virtuale alla scoperta di una meta che negli ultimi anni ha riscosso crescente successo tra turisti non solo italiani, ma provenienti da ogni angolo del globo.


Atene delle Puglie, Firenze del Sud, Paradiso di Cartapesta sono solo alcuni degli appellativi che nel corso del tempo ha saputo guadagnarsi Lecce, la città in cui vivo ma soprattutto la città che mi abita. E che, da quando mi ci sono trasferita per motivi di studio, mi ha adottata un pezzettino di cuore alla volta. Per queste ragioni – vi prego - non considerate i miei suggerimenti come delle mete irrinunciabili, dei must da visitare e condividere sui social in tempo reale a tutti i costi. Considerateli briciole, un po’ come quelle che formano i sentieri delle fiabe: briciole che un corvo dispettoso o una strega cattiva potrebbero sottrarre dalla vostra vista da un momento all’altro. Considerateli un invito a perdervi, non solo a Lecce, ma anche nelle vostre città, quelle che credete di conoscere e che invece aspettano solo l’occasione giusta per sorprendervi. Perdetevi. E forse, in un vicolo, in una statua, in una scritta sul muro... forse vi ritroverete.

Per cominciare: Briciole di storia - Perché il Barocco, quel Barocco che la storia dell’arte e della letteratura ha lungamente sottovalutato, quel Barocco di cui raccontava lo scrittore e poeta Vittorio Bodini e di cui Lecce, nel Sud Italia, è la capitale indiscussa, è anche questo: continuo stupore, continua meraviglia, continuo artifizio. Emblema di ciò e per questo punto di partenza ideale per noi è la facciata del Duomo di Lecce: o per meglio dire, la falsa facciata. Essa, difatti, è molto più appariscente dell’effettivo prospetto principale: quest’ultimo, tuttavia, è collocato in maniera tale da sfuggire all’occhio di colui o colei che varca la soglia del sagrato per la prima volta. E, nella maggior parte dei casi, resta a bocca aperta. Al centro dello scenografico “Carnevale di pietra” (citando Bodini) della falsa facciata troviamo Sant’Oronzo, patrono della città dal 1658, anno in cui, secondo la leggenda devozionale, liberò i leccesi dalla peste spodestando dal ruolo di patrono della città Sant’Irene.

Naturalmente non è l’unica effigie del Santo in cui ci si potrebbe imbattere nel centro storico: degna di menzione è senz’altro la statua posta sulla sommità della Colonna situata nell’omonima Piazza, vero e proprio salotto della città. E lo è soprattutto per la sua travagliata vicenda: infatti, durante la festa patronale del 26 Agosto 1737, la prima versione della statua, di legno rivestito in rame, fu distrutta da un razzo. Mentre i leccesi si affannavano a raccogliere ceneri e tizzoni ardenti credendoli reliquie miracolose, una seconda statua fu ordinata a Venezia, dove fu inviata a bordo di una nave la testa della precedente - incredibilmente rimasta intatta. Per disgrazia, prima di giungere a destinazione, la nave fu sfasciata da una tempesta: nessun membro dell’equipaggio, tuttavia, perse la vita. E di tutto il carico a bordo si salvò solo una cosa: la testa di Sant’Oronzo. Solo nell’estate del 1739, finalmente, giunse a San Cataldo una nuova statua, quella che ancora oggi veglia sulla Piazza dall’alto della sua colonna di marmo.

Più fortunato della statua è stato a Lecce il nome di colui che raffigura, tant’è che da quando la sottoscritta si è trasferita qui ha conosciuto – che si trattasse di pagine di storia o pagine di vita quotidiana - almeno una ventina di Oronzi.

E proprio parlandovi di due di loro, un Oronzo del passato e un Oronzo del presente, voglio chiudere la prima parte del nostro piccolo viaggio virtuale. L’Oronzo del presente è Oronzo De Matteis, il “pittore degli oceani” che qualche tempo fa ho avuto l’onore e il piacere di vedere al lavoro nella Chiesa di San Giovanni di Dio, dove ha esposto alcune delle sue migliori opere durante la scorsa estate.

L’Oronzo del passato, invece è Oronzo Mansi, sindaco della città nel 1797: nella primavera di quell’anno, il re Ferdinando IV di Borbone visitò Lecce e, stando al “Ragguaglio” scritto dal sindaco che lo accompagnò, non sempre fu il massimo dell’affabilità.

Un giorno infatti, stanco di concerti ed elucubrazioni artistiche il sovrano rispose al “Maestà, questo è l’Arco di Prato del sindaco con un non proprio raffinato “Me ne strafotto, io, dell’Arco”: ebbene, il prode Mansi ebbe la prontezza di spirito, al momento della partenza del re, di spiegargli l’assenza del popolo irritato dal suo comportamento con queste parole: “Maestà, Lecce è città te l’arte: si ‘nde futte te ci rria e de ci parte!” (trad. dal dialetto: “Maestà, Lecce è città d’arte: se ne fotte di chi arriva e di chi parte!”)

Nella seconda parte: briciole di arte, cultura e poesia a spasso per via Palmieri. E qualche suggerimento gastronomico per i palati più curiosi. (Erica A. Montanaro)

Consulta anche la rubrica di "Viaggi & Turismo": Reportage, Consigli ed esperienze di viaggio

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